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Disclaimer – limitazione di responsabilità
Le informazioni contenute in questa pagina hanno unicamente scopo informativo e non sostituiscono la consulenza legale o tecnica di un esperto in materia di sicurezza sul lavoro. La normativa sulla sicurezza può variare in base al settore di attività, alla tipologia contrattuale e agli accordi internazionali. Per ottenere indicazioni specifiche e aggiornate, si consiglia di consultare le autorità competenti, gli enti di formazione accreditati o un consulente qualificato.
Risorse utili
- Ispettorato Nazionale del Lavoro – https://www.ispettorato.gov.it
- INAIL – Assicurazione contro infortuni e malattie professionali – https://www.inail.it
- INPS – Previdenza sociale e contributi – https://www.inps.it
- Ministero della Salute – Sorveglianza sanitaria sul lavoro – https://www.salute.gov.it
- Sindacati (CGIL, CISL, UIL) e associazioni per la sicurezza – https://www.cgil.it, https://www.cisl.it, https://www.uil.it
Contenuti
- Disclaimer – limitazione di responsabilità
- Risorse utili
- Contenuti
- Cosa devono fare le aziende straniere per lavorare in Italia
- Quadro normativo di riferimento
- Messa in regola e requisiti per lavorare in sicurezza
- Le amministrazioni e gli enti preposti alla sicurezza sul lavoro
- Formazione obbligatoria sulla sicurezza sul lavoro
- Formazione generale e specifica per i lavoratori
- Formazione per mansioni a rischio
- Obblighi formativi per datori di lavoro, preposti e dirigenti
- Validità e aggiornamento della formazione
- Aggiornamenti obbligatori
- Formazione continua e aggiornamenti specifici
- Requisiti per gli enti erogatori della formazione
- Verifica dell’apprendimento e documentazione della formazione
- Riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute all’estero
- Diritti dei lavoratori sulla formazione
- Sorveglianza sanitaria e tutela della salute dei lavoratori
- Ruoli e responsabilità nella sicurezza sul lavoro
- Strumenti di prevenzione e protezione sul lavoro
- Infortuni sul lavoro e malattie professionali
- Controlli e sanzioni per il mancato rispetto delle norme di sicurezza
Cosa devono fare le aziende straniere per lavorare in Italia
Quando un’azienda straniera intende svolgere attività fisiche o operative sul territorio italiano, non può comportarsi come se operasse nel proprio Paese. La semplice iscrizione nel registro estero o il possesso di partita IVA non sono sufficienti. È obbligatorio regolarizzare la propria presenza secondo la normativa italiana. Fanno eccezione solo alcuni settori specificamente regolati da norme europee armonizzate, come il trasporto su strada, che segue direttive dedicate.
Per tutte le altre attività (cantieri, manutenzioni, installazioni, servizi continuativi o temporanei), esistono solo due modalità legittime per operare:
Aprire una posizione legale in Italia
L’impresa estera può scegliere di costituire una presenza stabile, ad esempio una sede secondaria, una succursale o una filiale, iscrivendosi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio territorialmente competente.
Questa iscrizione è regolata dagli articoli 2188, 2193 e 2195 del Codice Civile, che disciplinano:
- L’obbligatorietà della registrazione per le imprese che esercitano attività economiche sul territorio nazionale;
- La pubblicità legale degli atti d’impresa e la loro opponibilità ai terzi;
- Le categorie di imprenditori soggette all’obbligo (industriali, commerciali, logistici, ecc.).
A seguito della registrazione, l’azienda deve:
- Ottenere un codice fiscale e, se del caso, una partita IVA italiana;
- Iscriversi agli enti previdenziali (INPS) e assicurativi (INAIL) per la gestione del personale;
- Rispettare le norme su salute, sicurezza e contrattualistica (D.Lgs. 81/2008 e normative sul lavoro), come ogni operatore economico italiano.
Si tratta di una posizione legale completa e formalmente riconosciuta, necessaria per operare in modo diretto e autonomo.
Distaccare i propri lavoratori presso un soggetto giuridico italiano
In alternativa, un’impresa straniera può distaccare temporaneamente il proprio personale in Italia, ma esclusivamente a beneficio di un soggetto già regolarmente stabilito sul territorio italiano (cliente, partner, società del gruppo, ecc.).
Il distacco è possibile solo se:
- È notificato preventivamente al Ministero del Lavoro, secondo le regole del D.Lgs. 136/2016, in attuazione della Direttiva UE 2014/67;
- Sono rispettate le condizioni lavorative previste dalla legge italiana, inclusi retribuzione, orario, sicurezza, formazione e contratti collettivi;
- Il rapporto tra le aziende è genuino e non maschera una somministrazione illecita o un’interposizione di manodopera.
Il distacco non costituisce una presenza legale autonoma: è una modalità transitoria e va gestita con attenzione per evitare sanzioni o contestazioni.
Attenzione alle scorciatoie
L’integrazione europea ha facilitato molti aspetti della libera circolazione, ma non ha eliminato gli obblighi nazionali legati alla costituzione giuridica e all’operatività d’impresa. Ogni Stato membro dell’UE conserva il potere di definire le condizioni per svolgere attività economiche sul proprio territorio, nel rispetto dei propri principi di diritto del lavoro, tutela dei lavoratori e sicurezza.
Diffida da chi minimizza questi aspetti, proponendo soluzioni “snelle” o suggerendo che basti una semplice apertura di partita IVA da remoto. Spesso si tratta di consulenti non aggiornati o non qualificati, e le conseguenze di un’irregolarità possono essere gravi: sanzioni amministrative, interdizione delle attività, problemi fiscali e assicurativi.
Quadro normativo di riferimento
La sicurezza sul lavoro in Italia è regolamentata da un insieme di normative che stabiliscono misure di prevenzione e protezione per tutelare la salute dei lavoratori. La normativa principale è il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, Decreto Legislativo 81 del 2008, che definisce gli obblighi per datori di lavoro, lavoratori e figure responsabili della sicurezza. Il suo obiettivo è garantire ambienti di lavoro sicuri e ridurre il rischio di infortuni e malattie professionali attraverso misure preventive, formazione e sorveglianza sanitaria.
La normativa italiana si allinea inoltre alle direttive europee sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, armonizzando le disposizioni con standard internazionali. Questo garantisce una protezione omogenea per tutti i lavoratori, inclusi quelli stranieri, che hanno diritto agli stessi livelli di tutela dei cittadini italiani.
Principi fondamentali della prevenzione
Il sistema di sicurezza sul lavoro si basa su principi chiave che mirano a prevenire gli infortuni e migliorare le condizioni lavorative. Tra questi, il principio della prevenzione impone di ridurre i rischi alla fonte, adottando misure tecniche, organizzative e formative. Ad esempio, un’azienda deve garantire la manutenzione periodica dei macchinari, fornire dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati e predisporre procedure di emergenza.
Un altro principio fondamentale è la responsabilità condivisa, secondo cui la sicurezza è un impegno comune tra datori di lavoro, preposti e lavoratori. Il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare misure di protezione, mentre i lavoratori devono rispettare le istruzioni ricevute e segnalare eventuali situazioni di pericolo.
Infine, il principio della formazione e informazione stabilisce che tutti i lavoratori, compresi quelli stranieri, devono ricevere adeguata formazione sulla sicurezza. Questa formazione deve essere chiara e comprensibile, con materiali disponibili in più lingue se necessario, per garantire che anche chi non parla italiano possa comprendere le procedure di sicurezza.
Applicabilità ai lavoratori stranieri
I lavoratori stranieri, regolarmente assunti in Italia, godono degli stessi diritti e doveri in materia di sicurezza sul lavoro. Questo significa che devono essere informati sui rischi specifici della loro mansione, ricevere la formazione adeguata e accedere alla sorveglianza sanitaria obbligatoria. Tuttavia, possono esistere difficoltà linguistiche o culturali che ostacolano la piena comprensione delle norme. Per questo motivo, molte aziende adottano strumenti di formazione multilingue o supporti visivi per facilitare l’apprendimento.
Un altro aspetto importante riguarda i lavoratori irregolari o in nero, che spesso operano senza adeguate tutele di sicurezza. Sebbene la legge preveda sanzioni per chi impiega manodopera non regolare, in alcuni settori, come l’edilizia o l’agricoltura, il fenomeno rimane diffuso. In caso di infortunio, anche un lavoratore senza contratto ha diritto a ricevere assistenza sanitaria e può denunciare il mancato rispetto delle norme, anche in forma anonima.
I lavoratori stranieri devono inoltre essere a conoscenza dei canali di supporto disponibili, come sindacati, associazioni di categoria e istituzioni pubbliche, che offrono assistenza per comprendere e far valere i propri diritti in materia di sicurezza sul lavoro.
Messa in regola e requisiti per lavorare in sicurezza
Il lavoro in Italia è regolato da norme che garantiscono la sicurezza e la protezione dei lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità o dalla tipologia di contratto. Tuttavia, i requisiti amministrativi e previdenziali variano in base al tipo di rapporto di lavoro e agli accordi internazionali in vigore.
Lavoratori assunti in Italia
I lavoratori stranieri assunti direttamente da un’azienda italiana devono soddisfare i seguenti requisiti:
- Cittadini dell’Unione Europea (UE): Non necessitano di permesso di soggiorno, ma devono registrarsi presso l’anagrafe del comune di residenza se soggiornano in Italia per più di 90 giorni.
- Cittadini extra-UE: Devono possedere un permesso di soggiorno valido per motivi di lavoro e ottenere un contratto regolare. Il datore di lavoro deve verificare la validità del permesso e comunicare l’assunzione agli enti competenti.
Indipendentemente dalla nazionalità, tutti i lavoratori devono essere:
- Registrati presso l’INPS per la previdenza sociale e presso l’INAIL per la copertura contro infortuni e malattie professionali.
- Inclusi nei programmi di formazione obbligatoria in materia di sicurezza sul lavoro.
- Dotati di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) quando previsto dalla mansione.
L’omessa registrazione comporta sanzioni per il datore di lavoro e limita i diritti del lavoratore in caso di infortunio o malattia professionale.
Lavoratori UE distaccati in Italia
I lavoratori di un’azienda con sede in un altro Stato membro dell’UE, ma inviati temporaneamente in Italia per svolgere un’attività lavorativa, sono considerati lavoratori distaccati.
- L’azienda estera deve notificare il distacco alle autorità italiane attraverso il Portale del Distacco Transnazionale, specificando la durata e le condizioni del lavoro.
- Il lavoratore continua a versare i contributi previdenziali nel Paese di origine, dimostrando tale situazione tramite il modulo A1, rilasciato dall’ente previdenziale del Paese di provenienza.
- Le condizioni di sicurezza e di lavoro devono rispettare gli standard italiani, compresa la partecipazione ai corsi di formazione sulla sicurezza.
Il lavoratore distaccato deve quindi operare in conformità alle normative italiane in materia di sicurezza, mentre la gestione previdenziale rimane legata al Paese d’origine.
Lavoratori transfrontalieri
I lavoratori transfrontalieri, ossia coloro che risiedono in un Paese e lavorano in un altro, sono soggetti a specifici accordi bilaterali che regolano la sicurezza, la previdenza sociale e la tassazione. Questi accordi mirano a garantire la continuità dei diritti dei lavoratori e a evitare disparità di trattamento tra lavoratori locali e transfrontalieri.
Il principio generale prevede che i lavoratori transfrontalieri siano soggetti alle norme di sicurezza del Paese in cui svolgono l’attività lavorativa. Questo significa che un lavoratore svizzero impiegato in Italia deve rispettare la legislazione italiana in materia di salute e sicurezza sul lavoro, mentre un lavoratore italiano in Svizzera è tenuto a seguire le norme elvetiche.
Accordi tra Italia e Svizzera sui lavoratori transfrontalieri
Uno dei casi più frequenti riguarda i lavoratori italiani e svizzeri impiegati oltre confine:
- Applicazione delle norme di sicurezza: Un lavoratore svizzero in Italia è soggetto alla normativa italiana sulla prevenzione degli infortuni e alla formazione obbligatoria prevista dalla legge. Lo stesso vale per i lavoratori italiani impiegati in Svizzera, che devono seguire le disposizioni elvetiche in materia di sicurezza.
- Tassazione e previdenza: Gli accordi tra Italia e Svizzera stabiliscono regole specifiche per evitare la doppia imposizione fiscale e garantire la copertura previdenziale. Un lavoratore transfrontaliero continua a versare i contributi previdenziali nel Paese di residenza, ma deve rispettare gli obblighi fiscali e dichiarativi previsti dall’accordo bilaterale.
- Ritorno regolare nel Paese di residenza: Per mantenere lo status di lavoratore transfrontaliero, è necessario rientrare nel Paese di residenza almeno una volta alla settimana, come stabilito dagli accordi internazionali.
Il datore di lavoro italiano che assume un lavoratore svizzero deve garantire l’applicazione delle norme italiane in materia di sicurezza, inclusa la formazione sui rischi specifici del settore e la sorveglianza sanitaria obbligatoria.
Accordi con altri Paesi europei
Oltre al caso svizzero, l’Italia ha stipulato accordi transfrontalieri con altri Stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo (SEE), come Francia, Austria e Slovenia. In questi casi:
- I lavoratori transfrontalieri sono coperti dalle normative di sicurezza del Paese in cui operano, con obblighi formativi e sanitari equivalenti a quelli dei lavoratori locali.
- La previdenza sociale segue il principio della portabilità dei contributi, che consente di cumulare i periodi di contribuzione tra diversi Paesi, evitando interruzioni nei diritti pensionistici.
- In alcuni casi, i lavoratori transfrontalieri possono beneficiare di sistemi di mutuo riconoscimento delle certificazioni di sicurezza, riducendo la necessità di duplicare corsi di formazione già svolti in un altro Stato.
Obblighi per il datore di lavoro
Un’azienda italiana che impiega un lavoratore transfrontaliero deve:
- Garantire l’applicazione delle misure di sicurezza previste dalla legge italiana, indipendentemente dalla nazionalità del lavoratore.
- Verificare l’iscrizione previdenziale e fiscale del lavoratore, secondo le regole stabilite negli accordi bilaterali.
- Assicurare che la formazione sulla sicurezza sia svolta in modo adeguato, con possibilità di erogarla in più lingue, se necessario.
- Garantire la copertura assicurativa contro gli infortuni, anche se il lavoratore versa i contributi previdenziali nel Paese di residenza.
La gestione della sicurezza per i lavoratori transfrontalieri richiede quindi una conoscenza approfondita delle normative nazionali e degli accordi bilaterali applicabili, affinché i diritti e i doveri dei lavoratori siano pienamente rispettati.
In tutti i casi, il datore di lavoro in Italia è responsabile di:
- Verificare la regolarità dei documenti del lavoratore, in base alla categoria di appartenenza.
- Garantire la copertura INAIL per la sicurezza sul lavoro, anche per i lavoratori distaccati se previsto dagli accordi bilaterali.
- Fornire formazione e DPI, assicurando il rispetto delle norme italiane sulla sicurezza.
- Registrare correttamente l’assunzione presso gli enti previdenziali o notificare il distacco se applicabile.
Il mancato rispetto di questi obblighi comporta sanzioni per il datore di lavoro e può esporre i lavoratori a condizioni di rischio.
Le amministrazioni e gli enti preposti alla sicurezza sul lavoro
In Italia, la sicurezza sul lavoro è regolata da diverse autorità pubbliche e enti specializzati che vigilano sull’applicazione delle norme, garantiscono la protezione dei lavoratori e forniscono assistenza in caso di infortuni. La loro funzione è essenziale per la prevenzione dei rischi e la tutela della salute nei luoghi di lavoro.
Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL)
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) è l’ente responsabile della vigilanza sul rispetto delle norme in materia di lavoro e sicurezza.
- Controlla il rispetto della normativa sulla prevenzione degli infortuni e sulla tutela dei lavoratori.
- Effettua ispezioni nei luoghi di lavoro per verificare la corretta applicazione delle misure di sicurezza.
- Sanziona le violazioni delle norme, applicando multe e, in caso di irregolarità gravi, imponendo la sospensione delle attività.
- Riceve segnalazioni e denunce da parte di lavoratori o sindacati su condizioni di lavoro pericolose o irregolari.
Le ispezioni possono essere programmate o effettuate su segnalazione, e riguardano sia aziende italiane che imprese straniere operanti in Italia.
INAIL – Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro
L’INAIL è l’ente che si occupa dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
- Gestisce l’assicurazione per tutti i lavoratori subordinati e alcune categorie di autonomi, garantendo un’indennità in caso di infortunio o malattia professionale.
- Fornisce assistenza ai lavoratori infortunati, coprendo le spese mediche e riconoscendo un’indennità economica nei casi di inabilità temporanea o permanente.
- Promuove campagne di prevenzione e ricerca, finanziando programmi per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro.
- Effettua controlli sulle denunce di infortunio, collaborando con le autorità per determinare le cause e le responsabilità degli incidenti.
L’iscrizione all’INAIL è obbligatoria per tutti i lavoratori subordinati, inclusi i distaccati e i transfrontalieri se previsto dagli accordi internazionali.
ASL e Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL)
Le Aziende Sanitarie Locali (ASL), attraverso il Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL), hanno un ruolo fondamentale nella vigilanza e nella prevenzione dei rischi lavorativi.
- Effettuano controlli nei luoghi di lavoro, verificando il rispetto delle normative di sicurezza.
- Monitorano le condizioni igienico-sanitarie nei settori a rischio, come edilizia, industria e agricoltura.
- Gestiscono la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, supervisionando l’operato del medico competente e valutando l’esposizione a rischi specifici.
- Intervengono in caso di infortuni gravi o mortali, collaborando con le autorità giudiziarie per accertare eventuali responsabilità.
Le ASL operano a livello locale, adattando i controlli alle specificità territoriali e ai settori produttivi prevalenti nella regione.
INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale
L’INPS gestisce il sistema previdenziale italiano e ha un ruolo indiretto nella sicurezza sul lavoro, garantendo:
- Copertura previdenziale ai lavoratori in caso di malattia professionale o invalidità derivante da un infortunio.
- Verifica dei contributi previdenziali, assicurando che i datori di lavoro rispettino gli obblighi di versamento.
- Coordinamento con enti esteri per i lavoratori distaccati o transfrontalieri, garantendo la continuità dei diritti previdenziali secondo gli accordi bilaterali.
L’INPS è particolarmente rilevante per i lavoratori transfrontalieri e distaccati, poiché assicura che i contributi siano versati correttamente anche in caso di mobilità internazionale.
Enti bilaterali e sindacati
Oltre alle istituzioni pubbliche, in Italia esistono enti bilaterali e organizzazioni sindacali che supportano i lavoratori e le imprese nella gestione della sicurezza sul lavoro.
- Gli enti bilaterali (come quelli del settore edile o metalmeccanico) promuovono corsi di formazione, supportano le aziende nell’applicazione delle norme e forniscono assistenza ai lavoratori.
- I sindacati (CGIL, CISL, UIL) offrono tutela ai lavoratori, assistenza legale e supporto nella segnalazione di irregolarità in materia di sicurezza.
I lavoratori stranieri, inclusi quelli transfrontalieri, possono rivolgersi a questi enti per ricevere informazioni e tutela in caso di problemi legati alla sicurezza sul lavoro.
Formazione obbligatoria sulla sicurezza sul lavoro
La formazione sulla sicurezza è un requisito fondamentale per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità o tipologia contrattuale. Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire che ogni lavoratore riceva un’adeguata preparazione sui rischi legati alla propria mansione e sulle misure di prevenzione da adottare. La formazione deve essere comprensibile per tutti, quindi, nel caso di lavoratori stranieri, possono essere utilizzati materiali multilingue o supporti visivi per facilitare la comprensione.
Formazione generale e specifica per i lavoratori
Ogni lavoratore deve seguire un percorso formativo che si divide in due fasi principali:
- Formazione generale: Fornisce una conoscenza di base sulla normativa di sicurezza, sui diritti e doveri dei lavoratori e sulle principali misure di prevenzione. Questa parte è comune a tutti i settori lavorativi.
- Formazione specifica: Dipende dalla mansione svolta e dai rischi presenti nell’ambiente di lavoro. Ad esempio, un operaio edile deve conoscere i rischi legati ai cantieri, mentre un impiegato d’ufficio deve essere formato su sicurezza ergonomica e procedure antincendio.
La formazione deve avvenire prima che il lavoratore inizi l’attività e deve essere aggiornata periodicamente.
Formazione per mansioni a rischio
Alcune attività lavorative richiedono una formazione aggiuntiva e specifica, in quanto comportano rischi elevati. Tra le principali categorie soggette a formazione avanzata troviamo:
- Lavori in quota e utilizzo di ponteggi: È necessaria una formazione tecnica e pratica per evitare cadute e garantire l’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale.
- Uso di macchinari e attrezzature pericolose: Carrelli elevatori, gru, macchine industriali e strumenti da cantiere richiedono corsi certificati per il loro utilizzo in sicurezza.
- Lavori in ambienti confinati o con rischio chimico: I lavoratori esposti a sostanze tossiche o operanti in spazi ristretti devono ricevere istruzioni dettagliate sulle procedure di emergenza e sull’uso dei dispositivi di protezione.
- Sicurezza in ambito sanitario e assistenziale: Gli operatori sanitari devono essere formati sulla gestione del rischio biologico e sulle pratiche di prevenzione delle infezioni.
I corsi devono includere sia una parte teorica che una pratica, con esercitazioni specifiche per preparare i lavoratori a situazioni reali.
Obblighi formativi per datori di lavoro, preposti e dirigenti
Oltre ai lavoratori, anche altre figure aziendali devono ricevere una formazione adeguata in materia di sicurezza:
- Datori di lavoro: Devono conoscere gli obblighi di prevenzione e protezione, nonché le responsabilità derivanti dalla normativa sulla sicurezza.
- Preposti e dirigenti: Essendo responsabili della supervisione dei lavoratori, devono ricevere una formazione specifica sulla gestione dei rischi, sul monitoraggio delle misure di sicurezza e sulla comunicazione delle procedure di emergenza.
- RSPP: È il professionista incaricato della gestione della sicurezza aziendale e deve frequentare corsi avanzati per ottenere le competenze necessarie.
Validità e aggiornamento della formazione
La formazione sulla sicurezza non è un evento unico, ma un processo continuo che deve essere aggiornato periodicamente per garantire che i lavoratori siano sempre informati sui rischi e sulle nuove procedure. La normativa stabilisce specifici intervalli di aggiornamento e, in alcuni casi, impone requisiti agli enti che erogano la formazione. Inoltre, per i lavoratori stranieri, il riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute all’estero non è automatico, e deve essere valutato caso per caso.
Aggiornamenti obbligatori
Alcuni corsi di formazione sulla sicurezza devono essere ripetuti con cadenza regolare, generalmente ogni 3-5 anni, a seconda del settore e del livello di rischio. Ad esempio:
- Lavoratori esposti a rischi elevati (come chi opera in ambienti confinati o utilizza macchinari pericolosi) devono seguire aggiornamenti più frequenti.
- Preposti e dirigenti devono mantenere aggiornate le loro competenze in materia di gestione della sicurezza.
- Addetti alla prevenzione incendi, primo soccorso e gestione delle emergenze devono frequentare corsi di aggiornamento per garantire che le loro conoscenze siano sempre attuali.
L’aggiornamento periodico è essenziale per garantire che i lavoratori possano operare in sicurezza, tenendo conto delle nuove tecnologie, procedure e normative.
Formazione continua e aggiornamenti specifici
Oltre agli aggiornamenti obbligatori, il datore di lavoro deve prevedere sessioni di formazione continua in caso di:
- Introduzione di nuove tecnologie o attrezzature, che possono modificare le procedure operative e i rischi connessi.
- Cambiamenti nelle normative sulla sicurezza, che richiedono un adeguamento delle misure di prevenzione.
- Modifiche nei processi aziendali o nell’organizzazione del lavoro, che possono influenzare l’applicazione delle regole di sicurezza.
In questi casi, i corsi devono essere specifici e mirati alle nuove esigenze, garantendo che i lavoratori siano preparati ad affrontare le modifiche nel loro ambiente di lavoro.
Requisiti per gli enti erogatori della formazione
Non tutti i corsi di formazione sulla sicurezza possono essere erogati liberamente: in alcuni casi, la normativa prevede requisiti specifici per gli enti formatori.
- Per alcuni settori ad alto rischio, come l’edilizia o la sicurezza nei luoghi confinati, la formazione deve essere svolta da enti accreditati e riconosciuti dalle autorità competenti.
- I corsi devono seguire programmi standardizzati, definiti da regolamenti nazionali o accordi settoriali.
- Gli istruttori devono avere qualifiche specifiche e comprovata esperienza nel settore della sicurezza.
L’assenza di questi requisiti può rendere non valida la formazione ricevuta, esponendo il lavoratore e il datore di lavoro a sanzioni in caso di controlli.
Verifica dell’apprendimento e documentazione della formazione
Tutta la formazione sulla sicurezza deve essere documentata e certificata. Al termine dei corsi, il lavoratore deve ricevere un attestato di partecipazione, che dimostri:
- La frequenza al corso.
- Il superamento di eventuali prove di valutazione.
- La conformità del percorso formativo ai requisiti normativi.
In caso di ispezione, il datore di lavoro deve essere in grado di dimostrare che ogni lavoratore ha ricevuto la formazione obbligatoria e gli aggiornamenti previsti.
Riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute all’estero
I lavoratori stranieri che arrivano in Italia con esperienze e certificazioni ottenute in altri Paesi non hanno automaticamente il riconoscimento delle loro qualifiche professionali nel campo della sicurezza sul lavoro.
- Per i Paesi dell’Unione Europea, esistono procedure per il riconoscimento reciproco delle qualifiche, ma possono essere richiesti esami di integrazione o corsi di aggiornamento per adeguarsi alle normative italiane.
- Per i Paesi extra-UE, il riconoscimento è ancora più complesso e deve essere valutato caso per caso dalle autorità competenti. In molti casi, il lavoratore dovrà seguire nuovamente la formazione richiesta dalla legge italiana.
- Alcuni settori prevedono il rilascio di patentini o certificazioni specifiche, che devono essere ottenute seguendo percorsi formativi riconosciuti in Italia.
Per questo motivo, i lavoratori stranieri devono informarsi preventivamente e verificare con il datore di lavoro quali corsi di formazione sono validi in Italia per poter operare in sicurezza.
Diritti dei lavoratori sulla formazione
I lavoratori devono essere consapevoli del loro diritto a ricevere una formazione adeguata e aggiornata. Se il datore di lavoro non rispetta questo obbligo, possono:
- Segnalare la mancata formazione agli enti di controllo, come l’Ispettorato del Lavoro o i sindacati.
- Rifiutare di svolgere attività pericolose senza un’adeguata preparazione, senza subire conseguenze disciplinari.
- Chiedere chiarimenti sul riconoscimento delle qualifiche straniere, rivolgendosi agli enti preposti.
La formazione è un pilastro fondamentale della sicurezza e deve essere garantita a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro provenienza o esperienza precedente.
Sorveglianza sanitaria e tutela della salute dei lavoratori
La sorveglianza sanitaria è una misura essenziale per proteggere la salute dei lavoratori esposti a rischi specifici e prevenire le malattie professionali. In Italia, il controllo medico è obbligatorio per determinate categorie di lavoratori ed è svolto dal medico competente, che collabora con il datore di lavoro per garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alle norme di prevenzione.
Ruolo del medico competente e sorveglianza sanitaria obbligatoria
Il medico competente è un professionista specializzato nella tutela della salute dei lavoratori e ha il compito di:
- Eseguire le visite mediche obbligatorie, sia prima dell’assunzione che periodicamente, per verificare l’idoneità del lavoratore alla mansione.
- Controllare l’esposizione ai rischi professionali, come sostanze chimiche, rumore, vibrazioni e movimenti ripetitivi.
- Organizzare il programma di sorveglianza sanitaria, stabilendo la frequenza e il tipo di accertamenti necessari in base ai pericoli presenti nel luogo di lavoro.
- Suggerire misure di prevenzione, indicando eventuali modifiche alle condizioni lavorative per ridurre il rischio di malattie professionali.
La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per i lavoratori esposti a rischi e deve essere garantita dal datore di lavoro senza alcun costo per i dipendenti.
Visite mediche prima dell’assunzione e controlli periodici
La legge prevede diverse tipologie di visite mediche per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria:
- Visita medica prima dell’assunzione: Serve a verificare che il lavoratore sia idoneo a svolgere la mansione prevista.
- Visite periodiche: Hanno lo scopo di monitorare la salute dei lavoratori nel tempo e sono programmate in base ai rischi della mansione.
- Visita richiesta dal lavoratore: Se un lavoratore avverte problemi di salute legati al lavoro, può richiedere una visita straordinaria al medico competente.
- Visita al termine del rapporto di lavoro: Per alcune categorie di lavoratori esposti a sostanze pericolose, è prevista una visita finale per valutare eventuali danni alla salute.
Al termine di ogni visita, il medico competente rilascia un giudizio di idoneità, che può essere:
- Idoneità completa: Il lavoratore può svolgere la sua mansione senza restrizioni.
- Idoneità con limitazioni: Il lavoratore può continuare a svolgere l’attività, ma con alcune precauzioni (ad esempio, limitazione dell’esposizione a determinate sostanze).
- Inidoneità temporanea o definitiva: Se il lavoro è dannoso per la salute del lavoratore, il medico può dichiararlo inidoneo e l’azienda deve valutare un cambio di mansione.
Tutela per i lavoratori esposti a rischi specifici
Alcuni lavoratori sono esposti a rischi particolari e necessitano di controlli sanitari più approfonditi. Le categorie più a rischio includono:
- Lavoratori esposti a sostanze chimiche e cancerogene: Devono essere monitorati per prevenire effetti tossici a lungo termine.
- Lavoratori esposti a rumore e vibrazioni: Devono sottoporsi a controlli dell’udito e valutazioni mediche per prevenire danni permanenti.
- Lavoratori con turni notturni o sottoposti a forte stress fisico e mentale: Devono essere controllati per verificare l’adattamento ai ritmi di lavoro e il benessere psicofisico.
- Lavoratori dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’industria pesante: A causa dell’elevata esposizione a polveri, sforzi fisici e sostanze pericolose, devono essere sottoposti a controlli frequenti.
I risultati delle visite mediche devono essere registrati in un fascicolo sanitario, che è riservato e può essere consultato solo dal medico competente e dalle autorità sanitarie.
Obblighi del datore di lavoro nella tutela della salute
Il datore di lavoro ha il compito di garantire un ambiente di lavoro sicuro e di proteggere la salute dei dipendenti attraverso:
- L’organizzazione della sorveglianza sanitaria, nominando un medico competente e predisponendo le visite obbligatorie.
- L’adozione di misure di prevenzione, come la riduzione dell’esposizione a sostanze nocive, il miglioramento delle condizioni ergonomiche e la formazione dei lavoratori sui rischi specifici.
- Il rispetto delle indicazioni del medico competente, adottando eventuali limitazioni per i lavoratori che necessitano di precauzioni particolari.
- La gestione degli infortuni e delle malattie professionali, segnalando tempestivamente ogni caso agli enti competenti e fornendo assistenza ai lavoratori colpiti.
Il mancato rispetto di questi obblighi può comportare sanzioni amministrative e penali per il datore di lavoro, oltre a gravi conseguenze per la salute dei lavoratori.
Ruoli e responsabilità nella sicurezza sul lavoro
La sicurezza nei luoghi di lavoro è un impegno condiviso tra diverse figure, ognuna con specifici obblighi e responsabilità. La normativa prevede che il datore di lavoro, i lavoratori e altre figure chiave collaborino per prevenire infortuni e garantire un ambiente sicuro.
Obblighi del datore di lavoro
Il datore di lavoro ha il ruolo principale nella gestione della sicurezza e deve adottare tutte le misure necessarie per prevenire rischi e tutelare la salute dei dipendenti. Tra i suoi obblighi principali ci sono:
- Valutare i rischi presenti nell’ambiente di lavoro e adottare misure adeguate per eliminarli o ridurli.
- Fornire ai lavoratori una formazione adeguata sui pericoli specifici della mansione e sulle procedure di emergenza.
- Garantire la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e verificare che siano utilizzati correttamente.
- Organizzare la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti a rischi specifici, nominando un medico competente.
- Designare le figure responsabili della sicurezza, come il preposto e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
- Gestire gli infortuni e le emergenze secondo le procedure previste dalla normativa.
In caso di mancato rispetto di questi obblighi, il datore di lavoro può essere soggetto a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, a conseguenze penali.
Responsabilità dei lavoratori
Anche i lavoratori hanno un ruolo attivo nella sicurezza e sono tenuti a rispettare le norme previste per evitare incidenti. I loro doveri comprendono:
- Seguire le istruzioni ricevute durante la formazione e applicarle correttamente nel proprio lavoro.
- Utilizzare in modo corretto i DPI forniti dal datore di lavoro, come caschi, guanti, occhiali protettivi e calzature antinfortunistiche.
- Segnalare immediatamente eventuali situazioni di pericolo o anomalie nei macchinari e nelle attrezzature.
- Evitare comportamenti rischiosi che possano mettere in pericolo sé stessi o i colleghi.
- Partecipare ai corsi di aggiornamento sulla sicurezza, quando richiesto.
Il mancato rispetto di queste regole può comportare sanzioni disciplinari e, in caso di gravi negligenze, responsabilità personali in caso di incidente.
Ruolo del preposto e del dirigente
Nelle aziende strutturate, il datore di lavoro può definire figure intermedie per supervisionare la sicurezza:
- Il preposto è responsabile della vigilanza operativa e deve assicurarsi che i lavoratori rispettino le misure di sicurezza. Ha l’obbligo di intervenire se nota comportamenti pericolosi e di segnalare eventuali problemi al datore di lavoro.
- Il dirigente ha compiti organizzativi e gestionali relativi alla sicurezza. Deve garantire che le disposizioni del datore di lavoro siano attuate correttamente e che le misure di prevenzione siano efficaci.
Entrambe queste figure possono essere sanzionate se non svolgono correttamente i propri compiti di vigilanza.
Compiti del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP)
Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione è una figura obbligatoria in ogni azienda. Può essere un consulente esterno o un dipendente con adeguata formazione.
I suoi compiti principali sono:
- Individuare i rischi sul luogo di lavoro e proporre misure per ridurli.
- Collaborare con il medico competente per la gestione della sorveglianza sanitaria.
- Organizzare la formazione e l’addestramento dei lavoratori sulla sicurezza.
- Supportare il datore di lavoro nella redazione del documento di valutazione dei rischi.
Il RSPP non ha potere decisionale, ma fornisce consulenza per migliorare la protezione dei lavoratori.
Ruolo del medico competente
Il medico competente è il professionista incaricato di monitorare la salute dei lavoratori esposti a rischi. I suoi compiti comprendono:
- Effettuare visite mediche preventive e periodiche per verificare l’idoneità dei lavoratori.
- Analizzare i rischi per la salute legati alle attività svolte.
- Suggerire misure di prevenzione e protezione per ridurre l’impatto delle condizioni di lavoro sulla salute.
- Partecipare alla gestione degli infortuni e delle malattie professionali.
Il medico competente collabora con il datore di lavoro e con il responsabile della sicurezza per garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
In ogni azienda deve essere presente un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, scelto tra i dipendenti o eletto dai lavoratori. Questa figura ha il compito di:
- Partecipare alle riunioni sulla sicurezza con il datore di lavoro e le altre figure responsabili.
- Segnalare problemi e proporre miglioramenti per la protezione dei lavoratori.
- Essere il punto di riferimento per i dipendenti che vogliono segnalare rischi o violazioni delle norme di sicurezza.
Il rappresentante dei lavoratori ha diritto a una formazione specifica e a un aggiornamento periodico.
Strumenti di prevenzione e protezione sul lavoro
Per garantire un ambiente di lavoro sicuro, il datore di lavoro deve adottare misure di prevenzione e protezione in base alla gerarchia dei controlli, un principio che stabilisce l’ordine di priorità per la gestione dei rischi. Le misure di protezione devono essere definite privilegiando soluzioni che eliminano il pericolo alla fonte, riducendo la necessità di interventi individuali.
La gerarchia dei controlli nella sicurezza sul lavoro
Le misure di protezione devono essere adottate seguendo un ordine preciso:
- Eliminazione del rischio – La soluzione più efficace è eliminare il pericolo alla radice, modificando il processo lavorativo per evitare l’esposizione a rischi. Ad esempio, sostituire un prodotto chimico pericoloso con uno meno nocivo.
- Controlli tecnici e protezione collettiva – Se non è possibile eliminare il rischio, si adottano soluzioni tecniche per ridurre l’esposizione, come sistemi di ventilazione, protezioni sui macchinari e barriere fisiche.
- Misure organizzative – Si applicano regole e procedure per limitare l’esposizione ai rischi, come la rotazione dei turni o la riduzione del tempo di esposizione a condizioni pericolose.
- Formazione e informazione – I lavoratori devono essere istruiti sui rischi e sulle corrette procedure di lavoro per ridurre il rischio di incidenti.
- Dispositivi di protezione individuale (DPI) – Quando le misure precedenti non sono sufficienti, si forniscono ai lavoratori dispositivi di protezione individuale come caschi, guanti o maschere. I DPI sono considerati l’ultima linea di difesa e non devono mai sostituire le misure di protezione collettiva.
Protezione collettiva e controllo dei rischi ambientali
Le misure di protezione collettiva riducono i rischi per tutti i lavoratori e devono essere adottate prima di ricorrere ai DPI. Alcuni esempi includono:
- Ventilazione e aspirazione localizzata: Indispensabili per rimuovere fumi, polveri o vapori tossici negli ambienti chiusi.
- Protezioni sui macchinari: Barriere fisiche e sistemi di blocco per impedire il contatto con parti pericolose.
- Superfici antiscivolo e segnaletica: Utili per prevenire cadute e garantire percorsi sicuri.
- Isolamento acustico e protezione contro le vibrazioni: Necessari per ridurre l’esposizione a rumori eccessivi o a macchinari che generano vibrazioni dannose.
- Sistemi di rilevazione e allarme: Per individuare fughe di gas, incendi o altre situazioni di emergenza e avvisare tempestivamente i lavoratori.
Tutte le misure collettive devono essere mantenute in efficienza con controlli periodici e interventi di manutenzione programmata.
Dispositivi di protezione individuale (DPI)
I dispositivi di protezione individuale devono essere forniti solo se le misure collettive non possono eliminare il rischio. Il datore di lavoro ha l’obbligo di:
- Fornire DPI adeguati alla mansione e conformi alle norme di sicurezza.
- Formare i lavoratori sull’uso corretto dei dispositivi e sui limiti di protezione che offrono.
- Verificare periodicamente lo stato di efficienza dei DPI e sostituire quelli usurati o danneggiati.
I principali DPI includono:
- Protezione della testa: Caschi per prevenire impatti e cadute di oggetti.
- Protezione degli occhi e del viso: Occhiali o visiere per evitare proiezioni di schegge, polveri o sostanze chimiche.
- Protezione dell’udito: Cuffie o tappi auricolari per ambienti rumorosi.
- Protezione delle mani e delle braccia: Guanti resistenti a tagli, sostanze chimiche o alte temperature.
- Protezione dei piedi: Scarpe antinfortunistiche con suola antiscivolo e punta rinforzata.
- Protezione delle vie respiratorie: Maschere filtranti per polveri, gas o vapori tossici.
- Protezione contro le cadute dall’alto: Imbracature di sicurezza e sistemi anticaduta per lavori in quota.
Segnaletica di sicurezza e procedure di emergenza
La segnaletica è fondamentale per informare i lavoratori sui pericoli presenti e sulle misure di protezione da adottare. Deve essere chiara, visibile e comprensibile anche per chi non conosce bene la lingua italiana.
I principali tipi di segnaletica comprendono:
- Segnali di divieto (es. vietato fumare, divieto di accesso a persone non autorizzate).
- Segnali di obbligo (es. uso obbligatorio di caschi o guanti protettivi).
- Segnali di pericolo (es. rischio di incendio, presenza di sostanze tossiche).
- Segnali di emergenza (es. indicazioni delle uscite di sicurezza, posizionamento degli estintori).
Ogni azienda deve inoltre predisporre un piano di emergenza, che preveda:
- Le procedure di evacuazione in caso di incendio, fuga di gas o eventi pericolosi.
- La designazione di addetti alla gestione delle emergenze, incaricati di guidare i lavoratori durante un’evacuazione.
- L’organizzazione di esercitazioni periodiche, per addestrare i lavoratori a reagire correttamente in caso di pericolo.
Controlli e manutenzione delle misure di protezione
Per garantire l’efficacia delle misure di sicurezza, il datore di lavoro deve organizzare verifiche regolari su:
- Efficienza dei dispositivi di protezione individuale, sostituendo quelli danneggiati o scaduti.
- Funzionamento delle protezioni collettive, come barriere, impianti di ventilazione e sistemi di rilevamento incendi.
- Aggiornamento della segnaletica di sicurezza in caso di modifiche nei luoghi di lavoro.
- Stato degli impianti di emergenza, come estintori, allarmi e vie di fuga.
La sicurezza sul lavoro non è un’azione isolata, ma un impegno continuo che richiede la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, dal datore di lavoro ai dipendenti.
Infortuni sul lavoro e malattie professionali
Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali rappresentano un rischio concreto in molte attività lavorative. La normativa prevede specifiche tutele per i lavoratori coinvolti, garantendo il diritto all’assistenza sanitaria, all’indennizzo economico e alla prevenzione di ulteriori rischi. Il datore di lavoro ha l’obbligo di segnalare ogni incidente e di adottare misure per evitare il ripetersi di eventi dannosi.
Obbligo di denuncia e registrazione degli infortuni
Il datore di lavoro è tenuto a segnalare tempestivamente ogni infortunio che comporta un’assenza dal lavoro superiore a un giorno. La comunicazione deve essere inviata all’INAIL e, nei casi più gravi, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Le principali fasi della segnalazione sono:
- Registrazione dell’infortunio nel registro aziendale obbligatorio.
- Comunicazione all’INAIL entro 48 ore per gli infortuni superiori a tre giorni e immediatamente in caso di decesso o evento grave.
- Segnalazione agli organi di vigilanza per eventuali accertamenti sulle cause dell’incidente.
Se il datore di lavoro non denuncia l’infortunio, rischia sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, responsabilità penali.
Il lavoratore deve invece:
- Informare immediatamente il proprio responsabile in caso di infortunio.
- Recarsi dal medico o al pronto soccorso per ricevere un certificato che attesti l’accaduto e l’eventuale prognosi.
- Consegnare il certificato al datore di lavoro, che provvederà alla trasmissione all’INAIL.
Procedura per la richiesta di indennizzo all’INAIL
L’INAIL assicura ai lavoratori un sostegno economico e medico in caso di infortunio o malattia professionale. Il risarcimento è previsto per:
- Infortuni sul lavoro, ovvero incidenti avvenuti durante l’orario di lavoro o nel tragitto casa-lavoro (infortunio in itinere).
- Malattie professionali, ossia patologie causate dall’attività lavorativa, come disturbi muscoloscheletrici, patologie respiratorie o intossicazioni da sostanze chimiche.
L’iter per ottenere l’indennizzo prevede:
- Visita medica e certificazione: Il lavoratore deve presentare un certificato medico che attesti l’infortunio o la malattia.
- Invio della documentazione all’INAIL: Il datore di lavoro trasmette il certificato all’ente assicurativo.
- Valutazione del caso: L’INAIL verifica la compatibilità tra il danno subito e l’attività lavorativa.
- Indennizzo economico e assistenza sanitaria: L’INAIL eroga una prestazione economica proporzionata all’inabilità temporanea o permanente del lavoratore.
L’indennizzo copre le giornate di assenza dal lavoro e, nei casi più gravi, garantisce un sostegno economico duraturo o un’eventuale rendita in caso di invalidità permanente.
Responsabilità civili e penali in caso di incidente
Se l’infortunio è causato da carenze nella sicurezza o da negligenza del datore di lavoro, possono scattare:
- Responsabilità amministrativa, con sanzioni economiche per mancata adozione di misure di prevenzione.
- Responsabilità civile, con eventuale obbligo di risarcire il danno al lavoratore.
- Responsabilità penale, se l’infortunio è dovuto a gravi violazioni delle norme di sicurezza, con conseguenze che possono arrivare alla reclusione.
Anche il lavoratore può essere responsabile se non rispetta le norme di sicurezza, mettendo a rischio sé stesso o i colleghi. Tuttavia, la principale responsabilità ricade sul datore di lavoro, che deve dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenire gli incidenti.
Controlli e sanzioni per il mancato rispetto delle norme di sicurezza
Il rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro è un obbligo fondamentale per datori di lavoro e lavoratori. Per garantire l’applicazione delle regole, le autorità competenti effettuano controlli periodici e prevedono sanzioni in caso di irregolarità. Il mancato rispetto delle disposizioni può comportare multe, sospensioni dell’attività e, nei casi più gravi, responsabilità penali.
Tipologie di ispezioni e verifiche da parte delle autorità
I controlli nei luoghi di lavoro sono effettuati da diversi enti, tra cui:
- Ispettorato Nazionale del Lavoro: Vigila sull’applicazione delle norme di sicurezza e può imporre sanzioni amministrative e sospendere l’attività in caso di gravi violazioni.
- INAIL: Controlla la regolare registrazione dei lavoratori per l’assicurazione contro gli infortuni e analizza i dati sugli incidenti sul lavoro.
- ASL e Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL): Effettuano sopralluoghi per verificare le condizioni igienico-sanitarie e la corretta applicazione delle misure di prevenzione.
- Vigili del Fuoco: Controllano il rispetto delle normative antincendio e rilasciano le certificazioni di conformità.
Le ispezioni possono essere programmate o avvenire a seguito di segnalazioni. Durante il controllo, gli ispettori verificano la presenza del documento di valutazione dei rischi, la formazione dei lavoratori, l’uso dei dispositivi di protezione e il rispetto delle misure di sicurezza.
Sanzioni per il datore di lavoro e per i lavoratori inadempienti
Il mancato rispetto delle norme di sicurezza comporta sanzioni di diversa entità, a seconda della gravità dell’infrazione.
- Sanzioni amministrative: Previste per irregolarità meno gravi, come la mancata registrazione delle visite mediche o l’assenza di segnaletica di sicurezza. Le multe possono variare da centinaia a migliaia di euro per ciascuna violazione al commissariamento dell’azienda e al sequestro dei profitti ottenuti illecitamente.
- Sanzioni per gravi violazioni: Se vengono accertate carenze strutturali o mancanza di dispositivi di protezione, l’azienda può essere obbligata a sospendere l’attività fino alla risoluzione dei problemi.
- Sanzioni penali: In caso di incidenti gravi o di mancata adozione di misure di sicurezza essenziali, le diverse persone coinvolte possono essere perseguite penalmente. Se un infortunio è causato da negligenza, il responsabile può essere condannato alla reclusione.
Anche i lavoratori sono tenuti al rispetto delle norme e possono essere sanzionati se non utilizzano correttamente i dispositivi di protezione o se adottano comportamenti pericolosi per sé e per i colleghi.
Quando può essere sospesa l’attività lavorativa
L’autorità di vigilanza può disporre la sospensione immediata dell’attività aziendale, ad esempio in caso di:
- Mancata formazione dei lavoratori sui rischi del lavoro.
- Gravi carenze nelle misure di protezione.
- Uso di macchinari pericolosi senza adeguate protezioni.
- Elevato numero di lavoratori irregolari.
La sospensione rimane in vigore fino a quando l’azienda non dimostra di aver risolto le irregolarità.
Come segnalare situazioni di pericolo o mancato rispetto della sicurezza
I lavoratori possono segnalare anonimamente situazioni di rischio alle autorità competenti, come l’Ispettorato del Lavoro o le ASL. Le segnalazioni possono riguardare:
- La mancanza di dispositivi di protezione.
- La mancata formazione sulla sicurezza.
- Condizioni di lavoro pericolose o strutture non a norma.
I sindacati e le associazioni di categoria offrono supporto ai lavoratori per far valere i propri diritti in materia di sicurezza.