Il prestigio non fa gli audit

«Lavorare con noi dà prestigio. Fa curriculum.»

Sì, buongiorno. Ho ricevuto il contratto.

Sì, proprio quello.

Dopo due mesi di contatti, call, allineamenti, disponibilità chieste, disponibilità date, messaggi, ipotesi di agenda, “poi le mandiamo tutto”, “poi la facciamo parlare con il cliente”, “poi definiamo i dettagli”, siamo arrivati al venerdì prima dell’audit.

Al venerdì.

Prima dell’audit.

Che, per chi non frequenta questo mestiere, è quel momento in cui normalmente dovresti avere già chiari perimetro, criteri, documenti, interlocutori, tempi, logistica, output atteso e magari anche l’indirizzo esatto del sito, così da evitare di auditare per errore un autogrill.

Invece no. Siamo al venerdì prima dell’audit e io ricevo il contratto.

Lo leggo come si leggono certi documenti arrivati tardi: con attenzione selettiva, battito accelerato e una certa gratitudine verso la funzione “cerca” del PDF. Del resto, l’audit è praticamente domani, l’ultimatum scade tra poche ore, e io non ho ancora ricevuto i documenti che mi erano stati promessi in mattinata.

Come dice?

Sì, capisco l’urgenza.

L’urgenza, però, non è una clausola contrattuale. È uno stato emotivo.

Partirei dalla tariffa. Mi avete spiegato che è più bassa di quella che avevo chiesto, ma lavorare con voi dà prestigio. Fa curriculum.

Capisco.

Solo che il curriculum me lo sono fatto in trent’anni di lavoro. In giro per il mondo. In cantieri dove per arrivare alla riunione bisognava attraversare una dogana, tre procedure di sicurezza e almeno un capocantiere con il casco storto. Ho lavorato con gallerie, ponti, sistemi di gestione, audit, emergenze, committenti pubblici, multinazionali, ispettori, direttori lavori, RSPP e persone convinte che una cartella condivisa fosse un sistema documentale.

Quindi il prestigio lo apprezzo.

Però ho provato a pagare l’F24 con il prestigio e l’Agenzia delle Entrate ha mostrato una rigidità sorprendente.

Poi apro il contratto e scopro che dovrei svolgere un audit Health and Safety, ma il testo parla di consulenza informatica, desktop provisioning, supporto utenti, server, reti e dispositivi.

Splendido.

Io arrivo per verificare ruoli, responsabilità, DVR, procedure, evidenze, controlli, gestione dei rischi. Voi mi fate entrare da RSPP e mi fate uscire sistemista. A quel punto manca solo che durante il sopralluogo qualcuno mi chieda: “Già che c’è, mi guarda perché la stampante non prende il toner?”

Come dice?

È un refuso.

Certo. Un refuso in un contratto, però, non è una virgola scappata. È una piccola mina con la giacca e la cravatta. Se l’oggetto dell’incarico è sbagliato, tutto il resto diventa incerto: responsabilità, assicurazione, pagamento, contestazioni.

Poi c’è il punto più curioso: parliamo di audit, ma mancano i pezzi dell’audit.

Quali sono i criteri? Qual è il perimetro? Quale sito? Quali processi? Quali documenti? Quali interlocutori? Quale output? Quante giornate? Che tipo di report volete?

Come dice?

Me lo avete detto a voce?

Interessante. Molto conviviale. Però l’audit ha questa piccola debolezza professionale: vive di criteri documentati, evidenze verificabili e perimetro definito. Se i criteri restano in una telefonata, non siamo davanti a un audit. Siamo davanti a un’impressione organizzata con rimborso chilometrico.

Un audit, per sua natura, confronta evidenze con criteri. Senza criteri, io posso osservare, intuire, commentare, annusare l’aria, fare esperienza del luogo, forse perfino avere ragione. Ma non sto auditando. Sto facendo una visita guidata con responsabilità professionale.

Il contatto per la documentazione, intanto, non c’è ancora stato. Doveva esserci in mattinata, siamo a metà pomeriggio, e i documenti dell’audit continuano a vivere in una dimensione teorica.

Come dice?

Arriveranno.

Benissimo. Li attendo con fiducia, che però non è ancora una evidenza documentale.

Va ancora bene che, per accedere al deposito documentale, non mi abbiate chiesto di installare un software speciale. Anche lì ho già dato. Un altro potenziale cliente, tempo fa, mi ha detto: “È semplice, deve solo installare questa piccola applicazione”. Nella consulenza, questa frase andrebbe trattata come l’odore di gas in cucina.

L’ho installata.

Ha dato problemi.

C’era assistenza?

No.

C’era una guida?

Sì. Ventisette pagine, con schermate di una versione precedente, scritta da qualcuno che non aveva mai incontrato un essere umano fuori dal reparto IT.

C’era un referente tecnico?

Certo. Un indirizzo e-mail condiviso, presidiato forse da un algoritmo triste, forse da un tirocinante in smart working da Marte.

Quindi, nel nostro caso, apprezzo almeno questo: i documenti non sono arrivati, ma almeno non ho dovuto compromettere il computer per scoprire che non c’erano.

Poi arriva il meccanismo di approvazione: posso fatturare solo dopo approvazione del report, e se l’attività è approvata parzialmente il compenso si riduce.

Ricostruiamo: i criteri non sono scritti, il perimetro non è definito, i documenti non sono arrivati, l’output non è concordato. Però alla fine qualcuno approva.

È una formula elegante. Una specie di tiro al bersaglio al buio, con il bersaglio disegnato dopo lo sparo.

Come dice?

Sono clausole standard.

Sì, il contratto lo conferma. Ci sono dentro sedimenti di altri incarichi. Audit HSE, consulenza IT, rapporto da dipendente, GDPR, licenza gratuita del logo, proprietà intellettuale, non concorrenza ampia. Sembra un documento costruito per stratificazione geologica.

Andrebbe auditato lui.

Criterio: coerenza contrattuale.

Evidenza: desktop provisioning in un incarico Health and Safety.

Rilievo: il modello ha preso l’ascensore sbagliato.

Arriviamo alla non concorrenza.

Mi chiedete, per dodici mesi, di non svolgere qualsiasi attività, in qualsiasi forma, per soggetti che operino anche indirettamente in concorrenza con voi.

Qualsiasi attività. In qualsiasi forma. Anche indirettamente.

Per al massimo tre giornate.

Tre.

Pagate meno della tariffa richiesta, perché c’è il prestigio.

È una proporzione affascinante: tre giorni di incarico, dodici mesi di cintura professionale. Un bonsai contrattuale con radici da sequoia.

Come dice?

Non intendete applicarla così?

Perfetto. Allora non scrivetela così. Le clausole che nessuno intende applicare sono bellissime nei racconti aziendali, ma nei contratti producono effetti molto concreti.

In più, in quella stessa clausola, mi chiamate “Dipendente”.

Qui ho avuto un momento di commozione. Poche righe prima ero un libero professionista autonomo, senza vincolo di subordinazione, responsabile di tutto. Poi, appena arriva il divieto, divento dipendente. Una promozione senza stipendio, senza ferie, senza TFR, ma con penale.

La proprietà intellettuale è un altro passaggio poetico. Il report va bene, quello è dell’incarico. Manca, ma avrò fede. Ma metodi, format, check-list, schemi di intervista, strumenti e know-how me li porto dietro da anni. Li ho costruiti incarico dopo incarico, audit dopo audit, errore dopo errore, cliente dopo cliente.

Volete l’elaborato?

Benissimo.

Volete anche il retrobottega metodologico?

Allora serve un altro contratto e, temo, una tariffa meno spirituale.

Poi c’è la licenza gratuita per usare logo, marchio o ragione sociale. Con il campo “[Company]” ancora lì, sospeso, in attesa di incarnarsi.

Anche questo immagino sia rimasto da un altro modello.

Capita.

Solo che, se mi chiedete di lavorare a tariffa ridotta perché mi date prestigio, e poi volete pure usare il mio nome per fare promozione, il prestigio comincia ad avere un percorso circolare: parte da voi e torna da voi, mentre io nel frattempo compilo il consenso.

Come dice?

Gli altri consulenti non hanno mai sollevato problemi.

Può darsi: magari avevano condizioni diverse, magari hanno letto in fretta, magari hanno preferito non discutere.
Io però firmo per me: responsabilità, partita IVA, assicurazione e conseguenze restano mie.

Cosa dice? Il cliente finale si è indispettito per questi cavilli?

Capisco anche lui. Dal suo punto di vista doveva esserci un audit, non un seminario di anatomia contrattuale. Si è stancato, ha annullato tutto, e la macchina si è fermata.

Peccato.

Perché i cavilli, come li chiamano quando disturbano, spesso sono solo le parti del contratto che qualcuno avrebbe dovuto leggere prima. Oggetto dell’incarico, perimetro, criteri, responsabilità, pagamento, concorrenza, proprietà intellettuale. Tutte cose noiose, certamente. Però hanno un difetto: quando mancano, poi si vendicano.

Come dice?

Bisognava essere più flessibili?

La flessibilità professionale esiste. Il mestiere del consulente vive anche di adattamento, tempi stretti, documenti imperfetti, clienti nervosi, sopralluoghi messi in agenda all’ultimo momento.

Ma firmare un contratto sbagliato, per un audit non definito, con criteri detti a voce, documenti non ricevuti, compenso ridotto, pagamento subordinato ad approvazione generica, divieto di concorrenza annuale e un pezzo di desktop provisioning infilato nel mezzo, più che flessibilità sembra ginnastica estrema.

E io, alla mia età, faccio audit.

Il circo l’ho lasciato ai contratti standard.

Non ho capito. Cosa ha detto? Può ripetere?

Ma che gentile.

Io invece le auguro una buona serata.

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Autore: Antonio Pedna

Sono un consulente QHSSE e sostenibilità con oltre 30 anni di esperienza in vari paesi, tra cui Africa, Europa dell'Est e Medio Oriente. Ho maturato una profonda conoscenza delle sfide e delle opportunità in ambienti culturali e normativi differenti. Supporto le aziende a soddisfare requisiti normativi e a dimostrare impegno per sostenibilità e responsabilità sociale. Offro servizi di sviluppo di politiche e procedure QHSSE allineate a standard internazionali, con valutazioni del rischio e audit per identificare aree di miglioramento. Erogo formazione su QHSSE e sostenibilità per preparare il personale a operare in sicurezza, assisto nel rispetto di standard come ISO 45001, ISO 14001, ISO 9001 e ISO 44001, e fornisco consulenza su strategie sostenibili, quali efficienza energetica e gestione rifiuti. La mia esperienza e competenza sono a disposizione per migliorare le performance QHSSE della tua organizzazione. Per informazioni, contattami.

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