Se il sociale tutela la sicurezza sul lavoro | Ambiente & Sicurezza

Nella foto, la Dhobi Ghat la più grande lavanderia a cielo aperto di Mumbay.

Scritto assieme a Helmut Lansbergen, consulente, auditor ISO 9001, ISO 28001, ISO 45001 e SA 8000 e docente.

Il termine inglese dumping individua la pratica commerciale scorretta di immettere sul mercato beni o servizi a prezzi che non coprono i costi per la loro produzione, in modo da manipolare il mercato. Il dumping sociale è il mancato rispetto delle leggi in materia di sicurezza, diritti del lavoratore e tutela ambientale, che consente a un’impresa di ridurre i costi di produzione e quindi di vendere le proprie merci a prezzi molto più bassi di quelli di mercato.

Sweatshop, è un termine della lingua inglese, testimoniato a partire dal 1892 per indicare luoghi di lavoro caratterizzati da condizioni povere, insicure e socialmente inaccettabili. In particolare, è interessante constatare che il termine sweat non indica solo il sudore, ma nel XIX secolo ha assunto anche il significato di lavoro pesante sottopagato.

Le buone prassi internazionali, i concetti ESG, hanno iniziato quindi a responsabilizzare le grandi organizzazioni che, essendo al vertice della propria filiera produttiva, hanno approfittato, a volte bassamente, dell’esternalizzazione dei processi produttivi, affidando la produzione ai cosiddetti sweatshop situati in paesi stranieri a bassissimo reddito, in modo da lucrare enormemente sui vantaggi economici generati dal rivendere le merci prodotte in economia, a caro prezzo nel primo mondo. Per la legge del contrappasso ora l’opinione pubblica e la legge, più o meno timidamente, chiedono loro di rendersi garanti delle condizioni lavorative non solo dei lavoratori che sono assunti direttamente da loro, ma anche e soprattutto di quelli impiegati lungo la catena di forniture, in milanese moderno supply chain: tutti coloro che sono coinvolti nei processi produttivi: appaltatori, subappaltatori e fornitori.

Abbiamo sempre fatto così: come cambiare la politica aziendale nei confronti del rischio? | Teknoring

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Chi ha a che fare con la sicurezza negli ambienti di lavoro si è sentito ripetere questo concetto innumerevoli volte e sa che è pericoloso, perché normalmente è associato a condizioni o comportamenti pericolosi. Ribattere a quest’atteggiamento non è facile e i motivi possono essere differenti.

Prima di accingersi a modificare i processi o a chiedere alle persone di mutare i propri comportamenti è necessario valutare con attenzione le cause per le quali l’attività lavorativa si è incanalata in questo modo. Una azione correttiva è maggiormente efficace se arriva ad incidere sulle cause radice della non conformità, e comprendere quali sono le condizioni per cui si è sviluppato un processo che presenta punti deboli è la condizione necessaria per studiare una buona idea per modificarlo. Per affrontare una persona che ha sempre fatto così, è necessario essere preparati e sapere perché non ha mai considerato di fare diversamente.

Puoi leggere l’articolo Abbiamo sempre fatto così: come cambiare la politica aziendale nei confronti del rischio? su Teknoring.

Le organizzazioni ad alta affidabilità | ISL

Sembra impossibile, ma esistono aziende che hanno autonomamente sviluppato tecniche molto avanzate per prevenire gli incidenti, perché al loro interno vengono eseguite attività con potenziali rischi catastrofici. Per queste la conformità normativa non è il principale problema; lo è la capacità di gestire le operazioni senza incidenti. Negli ultimi decenni l’attenzione dei ricercatori si è concentrata su questo genere di organizzazioni, che si sono dimostrate capaci di raggiungere livelli estremamente elevati di sicurezza. All’inizio si sono esaminati i sistemi di gestione del traffico aereo e le portaerei nucleari, ma poi si è allargato lo sguardo ad altri tipi di aziende. Sono state chiamate con il nome collettivo di HRO, acronimo di High Reliability Organizations, organizzazioni ad alta affidabilità, che hanno definito autonomamente i propri sistemi di regole. Sulla riflessione basata sull’osservazione di queste è nata la HROT, la teoria delle organizzazioni ad alta affidabilità. Nel 2011 Health and Safety Executive, l’amministrazione pubblica che, nel Regno Unito, ha in carico la tutela della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro come parte della propria attività istituzionale, ha promosso un’analisi della bibliografia frutto delle ricerche su questo tema, documento che è scaricabile liberamente a questo indirizzo.

Una delle caratteristiche delle HRO è chiamata just colture, ovvero cultura dell’equanimità, e inevitabilmente si trascina dietro un altro aspetto di queste organizzazioni, definito dalla HROT come mindful leadership, leadership consapevole. Qui come altrove, la questione dell’impegno dell’alta direzione nello sviluppo di una cultura della sicurezza funzionale all’effettivo miglioramento delle prestazioni dell’organizzazione, e non solo della puntigliosa determinazione delle rispettive responsabilità, è un elemento chiave. Secondo le definizioni comuni che ISO si è data per le norme sui sistemi di gestione, l’alta direzione è la «persona o gruppo di persone che, al livello più elevato, guidano e tengono sotto controllo una organizzazione». È quindi questo ente ad assumere la decisione di adottare la HROT per migliorare le proprie prestazioni relative alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. Sta quindi all’alta direzione orientare nella direzione voluta, la considerazione di questi processi nelle menti di coloro che appartengono all’organizzazione. Questo può avvenire con la predisposizione di soluzioni sia tecniche che organizzative.

Leggi l’articolo Le organizzazioni ad alta affidabilità, sul numero 12/2022 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Episodio 10 | Una questione di evoluzione: dal RSPP all’HSE manager | Il rischio è il mio mestiere

L’RSPP è quella figura che è entrata nel panorama professionale italiano nel 1994, quando il Decreto legislativo 626 recepì per la prima volta nel nostro paese la direttiva 391 del 1989. La seconda volta è stato nel 2008, quando è stato promulgato l’attuale testo unico, il decreto legislativo 81.

Ultimamente aziende e professionisti vogliono passare dal ruolo di RSPP a quello di HSE manager. Un po’ è a causa della globalizzazione: i rapporti professionali con aziende straniere si sono fatti più fitti e pervasivi. Una volta era semplicemente una questione di import-export, oggi si lavora molto di più fianco a fianco. HSE manager è come viene chiamato lo specialista della salute e sicurezza nella lingua degli affari, l’inglese. Ma è anche per la crescente rilevanza del concetto di sostenibilità: il dato economico positivo è pienamente accettabile solo se è accompagnato da un analogo successo nella tutela dell’ambiente e della comunità in cui si opera.

Puoi ascoltare l’episodio 10 del podcast “Il pericolo è il mio mestiere” su Spotify.

Ancora ISO 45001 | ISL – Soluzioni tecniche per la sicurezza

Ho provato a scrivere un testo su come progettare un SGSL secondo ISO 45001 senza ricadere nella “dittatura del requisito”, ovvero descrivendo un percorso logico che possa essere di reale supporto per le imprese e i professionisti che hanno intenzione di intraprenderlo. Naturalmente uno degli obiettivi è quello di rispettare i requisiti che permettono la certificazione, ma è stato fatto uno sforzo per concentrarsi sugli strumenti per raggiungere questo traguardo.

L’esposizione principale è affiancata da due approfondimenti specifici: Il primo affronta un tema presente nello standard, che ha la potenzialità di costituire un importante opportunità di sviluppo: ISO 45001 supera il paradigma dei sistemi organizzativi cui ci si riferisce di solito per rappresentare le organizzazioni, attirando l’attenzione sugli aspetti sociali e comunitari di questi gruppi di individui che si incontrano in un sistema strutturato per il raggiungimento di un obiettivo comune. Il secondo tratta del sistema di gestione come strumento per la prevenzione dei reati contro la salute e la sicurezza, secondo i criteri della responsabilità amministrativa degli enti, così come definita dal Decreto Legislativo 231 del 2001.

Leggi Costruire e applicare il sistema ISO 45001 sul supplemento 2/2022 Soluzioni tecniche per la sicurezza di Igiene e Sicurezza sul Lavoro

Episodio 9 – I nerd della sicurezza | Il rischio è il mio mestiere

Per molti, la gestione della sicurezza è questione di norme: esiste un sistema di regole che è dato, sono le leggi che si occupano di proteggere i lavoratori, e i problemi sono principalmente provocati dalle violazioni. Basta ricondurre i comportamenti all’interno della legge e il problema è risolto.

In realtà, però, le cose non stanno così. Il modo in cui le regole vengono rispettate o violate, si dice, è un problema di cultura della sicurezza.

Ogni tanto mi piace definirmi un nerd della sicurezza: uno di quei personaggi che si trovano irresistibilmente attratti dai congegni e dai contenuti tecnici. Effettivamente, negli anni delle scuole superiori, con la mia classe all’intervallo uscivamo dalla scuola per andare a vedere i meccanici lavorare in una vicina officina di motociclette. Sotto questo punto di vista, occuparsi di sicurezza è molto appagante: esistono rischi “tecnici” di ogni tipo, devi capire come funzionano i macchinari, come reagiscono le sostanze pericolose. Si lavora con ogni sorta di strumento di misura, dai fonometri alle pompe per il campionamento.

Purtroppo, però tutto questo non è sufficiente: la presenza dell’elemento umano nei processi fa scardinare tutto il meccanismo. E non è sufficiente che chi si occupa di sicurezza impari ad utilizzare nuovi strumenti, ma bisogna cambiare proprio il modo di guardare alle cose.

Puoi ascoltare l’episodio 9 del podcast “Il pericolo è il mio mestiere” su Spotify.

Le riunioni per la sicurezza | HSE Manager Wolters Kluwer

Per prima cosa è necessario definire un 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨: una riunione può avere come scopo comunicare qualcosa o prendere una decisione.

La riunione deve terminare in orario. Tirarla per le lunghe è una mancanza di rispetto per chi ha preso altri impegni e vuole dire che non si è in grado di pianificare.

Leggi il post Riunioni di sicurezza sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.

La COP27 e Net zero guidelines di ISO | Teknoring

Al COP 27, la ventisettesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è appena tenuta a Sharm el-Sheik, in Egitto, ISO, International Organization for Standardization, la più importante organizzazione mondiale per la definizione di norme tecniche, ha presentato le Net Zero Guidelines, un documento che si pone l’obiettivo di fornire i principi guida e le raccomandazioni per un approccio condiviso che possa essere utilizzato dalle organizzazioni per raggiungere l’obiettivo net zero per le emissioni di gas serra (Green House Gases, GHG).

I gas serra sono responsabili dell’aumento della temperatura del globo. Consentono l’ingresso della radiazione solare all’interno dell’atmosfera, ostacolando la dispersione della radiazione infrarossa dal nostro pianeta nello spazio. Questo fenomeno fu riconosciuto già all’inizio del XIX secolo: il fisico e matematico Joseph Fourier, studiando la trasmissione del calore, capì che, senza l’atmosfera, la temperatura media del nostro pianeta sarebbe di circa -18°C, e quindi oltre trenta gradi in meno di quella reale.

Puoi leggere l’articolo Cosa contengono le Net zero guidelines di ISO presentate alla COP 27? su Teknoring.it

ESG: sostenibilità e organizzazioni | Ambiente & Sicurezza

Scritto assieme a Cristina Falzolgher, comunicatrice, RSPP, formatrice, socia Aias.

L’irruzione dei temi ambientali nel mondo della governance aziendale, contaminazione tra discipline differenti tipica dei processi creativi, non è avvenuta quindi in una sola direzione, ovvero quella finalizzata a definire sistemi per la protezione dell’ambiente, ma ha anche portato a adottare visioni nate del mondo che studia i processi viventi per descrivere le organizzazioni. È il caso della affascinante teoria dell’autopoiesi, nata in biologia dalla collaborazione di due brillanti scienziati cileni.

che si autoriproduce in modo funzionale e autonomo), si coglie quindi l’aspetto forse più difficile da realizzare in concreto nelle nostre organizzazioni: guardarsi allo specchio. Conoscersi a fondo, non raccontarsi bugie, non ricercare il plauso a tutti i costi (rientrare nei parametri di sicurezza anche in modo fittizio) a fini di relazioni interne o esterne con gli stakeholder. La brutale verità è un punto di partenza imprescindibile per debellare le lacune, fare tesoro dei “near miss” e, in ultima analisi, rinascere da sé stesse sempre più competitive.

Leggi l’articolo ESG: sostenibilità e organizzazioni sul numero 11/22 di Ambiente & Sicurezza.

La persona giusta al posto giusto | HSE Manager Wolters Kluwer

La scelta del responsabile della funzione aziendale che si occupa di salute e sicurezza, RSPP o HSE manager, se si preferisce, ha una grande importanza sulla percezione dell’importanza di questo tema in azienda.

Per rendere chiaro a tutti la posizione di questo manager e il valore di quello che è chiamato a fare, è opportuno prestare attenzione a non diffondere, neanche inavvertitamente, messaggi informali che posano sminuire la sua posizione nei confronti degli altri dirigenti.

Leggi il post Una strategia di comunicazione: la persona giusta al posto giusto sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.