Near miss e obbligo ISO 45001 tra segnalazione, indagine, VDR e azioni correttive | ISL

La norma ISO 45001 comprende i near miss nella definizione di incidente e, attraverso il punto 10.2, ne richiede la segnalazione, l’indagine e la gestione. L’approfondimento dell’indagine deve essere proporzionato alla natura dell’evento e alle sue possibili conseguenze, ricercando anche le cause tecniche e organizzative che hanno contribuito al suo verificarsi. Le informazioni raccolte devono consentire di individuare eventuali situazioni analoghe, definire le azioni correttive necessarie, verificarne l’efficacia e riesaminare, quando opportuno, la valutazione dei rischi.

Per favorire l’emersione degli eventi, l’organizzazione deve garantire ai lavoratori canali di segnalazione accessibili, protezione dalle ritorsioni e partecipazione alle indagini. ISO 45001 non prescrive moduli, registri separati, metodologie di analisi o obiettivi numerici di segnalazione, e il semplice conteggio dei near miss non costituisce una misura affidabile della prestazione di sicurezza. L’efficacia del sistema dipende dalla capacità di trasformare gli eventi segnalati in conoscenze utili a migliorare i controlli, prevenire il ripetersi degli incidenti e orientare le decisioni organizzative.

Leggi l’articolo Near miss e obbligo ISO 45001 tra segnalazione, indagine, VDR e azioni correttive sul numero 10/2026 di ISL-Igiene & Sicurezza del Lavoro.

La sicurezza deve essere accessibile a tutti

La sicurezza sul lavoro deve essere progettata tenendo conto delle differenti capacità fisiche, sensoriali e cognitive delle persone, affinché ciascuno possa riconoscere i pericoli, comprendere le istruzioni e utilizzare efficacemente le misure di protezione. L’accessibilità riguarda gli spazi, le attrezzature, le informazioni e le modalità con cui vengono organizzate le attività lavorative. Una segnaletica comprensibile, procedure formulate con chiarezza e strumenti intuitivi facilitano l’applicazione delle regole e riducono le possibilità di errore. Anche le tecnologie digitali possono contribuire, attraverso interfacce personalizzabili, promemoria e sistemi di comunicazione capaci di rispondere a esigenze differenti.

Particolare attenzione richiedono le emergenze, nelle quali allarmi, vie di esodo e procedure di evacuazione devono consentire a tutte le persone di reagire tempestivamente. La progettazione inclusiva richiede quindi di valutare le effettive condizioni di utilizzo degli ambienti e degli strumenti, coinvolgendo le persone interessate e verificando sul campo l’efficacia delle soluzioni adottate. Le misure che migliorano l’accessibilità possono contribuire anche alla qualità del lavoro, alla riduzione dello stress e all’affidabilità dei processi. Integrare questi criteri nella gestione della sicurezza significa riconoscere la diversità delle persone come una condizione ordinaria della progettazione organizzativa.

La sicurezza è il risultato dell’interazione di più barriere

La sicurezza sul lavoro dipende dalla capacità dell’organizzazione di prevenire e contenere gli errori attraverso un insieme di misure tecniche, procedurali e organizzative. Anche il lavoratore più esperto può commettere errori, sottovalutare un pericolo o trovarsi di fronte a condizioni impreviste, soprattutto quando l’abitudine porta a considerare normali comportamenti rischiosi. Il principio della ridondanza prevede che più livelli di protezione, indipendenti e complementari, concorrano al controllo del rischio, consentendo al sistema di mantenere la propria efficacia anche quando una barriera si indebolisce.

Ripari, dispositivi di sicurezza, procedure operative, verifiche, manutenzione e supervisione costituiscono elementi di un sistema che deve funzionare in maniera coordinata. La rimozione o il mancato funzionamento di una misura altera le condizioni sulle quali si basa la valutazione del rischio e può compromettere l’efficacia delle altre protezioni. La ridondanza riguarda anche l’organizzazione, attraverso la distribuzione delle responsabilità e la presenza di controlli affidati a figure differenti. Nel video approfondisco questo principio, evidenziando come la prevenzione richieda una progettazione capace di considerare i limiti delle persone e di mantenere efficaci le difese durante il lavoro. Una sicurezza affidabile nasce da un sistema in grado di riconoscere gli errori, intercettarli e limitarne le conseguenze.

Formazione sulla sicurezza: come verificarne davvero l’efficacia | IPSOA

La possibilità di valutare i risultati di un corso dipende dalla definizione preventiva degli obiettivi, che devono tradursi in capacità e comportamenti osservabili durante l’attività lavorativa. La progettazione formativa deve quindi partire dall’analisi dei bisogni, dalla rilevazione della situazione iniziale e dall’individuazione del miglioramento atteso.

Attraverso il ciclo PDCA è possibile collegare contenuti, esercitazioni, indicatori e verifiche, stabilendo criteri attendibili per misurare i risultati. L’analisi deve inoltre considerare le condizioni organizzative che influenzano i comportamenti, distinguendo le carenze di competenza dagli ostacoli operativi e valutando con cautela il contributo effettivo della formazione. L’articolo propone un approccio operativo che consente alle aziende di progettare e verificare gli interventi formativi sulla base di risultati concreti e misurabili.

Leggi l’articolo completo su IPSOA

SafeWork Days 2026: dal permesso di lavoro al sistema

Il 30 ottobre 2026 interverrò alla seconda edizione dei SafeWork® Days – Going Beyond, organizzata da GIS International presso il Grand Hotel Villa Politi di Siracusa. L’evento, che proseguirà il 31 ottobre, riunirà imprese, professionisti e partner tecnologici per confrontarsi sull’innovazione, sulla digitalizzazione e sull’evoluzione dei sistemi di gestione della sicurezza. Il mio intervento, inserito nella sessione dedicata al confronto fra standard internazionali, avrà come titolo «Dal permesso al sistema: UNI 10449 e HSG250 nell’evoluzione del permesso di lavoro». Partendo dall’incidente di Piper Alpha del 1988, ripercorrerò lo sviluppo dei sistemi di permit-to-work e il progressivo affinamento dei meccanismi di controllo delle attività a rischio.

L’analisi riguarderà l’attribuzione delle responsabilità, il coordinamento dei lavori simultanei, la gestione degli isolamenti e il trasferimento delle informazioni tra turni. Confronterò la norma italiana UNI 10449 e la guida britannica HSG250, evidenziando come pratiche nate in ambienti industriali diversi siano progressivamente confluite nei sistemi adottati dalle imprese. Il tema di fondo sarà la capacità dell’organizzazione di mantenere nel tempo la corrispondenza fra il lavoro autorizzato, le misure di sicurezza previste e le condizioni effettivamente presenti sul campo. L’incontro offrirà inoltre l’occasione per discutere con imprese e colleghi delle prospettive della digitalizzazione e dell’evoluzione dei processi di gestione della sicurezza.

Clicca per avere maggiori informazioni sul SafeWork® Days – Going Beyond, organizzata da GIS International presso il Grand Hotel Villa Politi di Siracusa

L’emergenza climatica come nuovo scenario di rischio | AIASMag

Il rischio climatico è ormai una componente ordinaria della gestione aziendale, perché caldo estremo, siccità, temporali e allagamenti possono susseguirsi rapidamente e produrre effetti cumulativi su persone, impianti e attività. Il caldo, in particolare, richiede di intervenire sull’organizzazione del lavoro, programmando orari, pause, attività, responsabilità e criteri di sospensione prima che l’esposizione diventi critica.

Piogge intense e allagamenti coinvolgono anche la continuità operativa, mettendo a rischio accessi, trasporti, forniture, edifici, merci e possibilità di raggiungere i luoghi di lavoro. Diventa quindi necessario conoscere le vulnerabilità dell’organizzazione, considerando insieme persone, siti, impianti, energia, acqua, logistica, fornitori e processi decisionali. DVR, sistemi di gestione, piani di emergenza, business continuity, appalti ed ESG devono dialogare, perché gli stessi eventi possono attraversare contemporaneamente tutte queste dimensioni.
La capacità di affrontare questi scenari dipende soprattutto dalla preparazione: definire in anticipo responsabilità, soglie decisionali, alternative operative e modalità di ripristino permette di adattare l’organizzazione prima che sia l’emergenza a imporlo. 260701 05 emergenza climatica

Puoi leggere l’articolo L’emergenza climatica come nuovo scenario di rischio sul numero 43 di AIASMag

Consultazione e partecipazione: prima di decidere, ascoltare chi lavora | IPSOA

Comunicare per governare il lavoro

Consultare i lavoratori prima delle decisioni permette di utilizzare l’esperienza di chi opera sul campo per valutare rischi, vincoli e conseguenze organizzative, lasciando traccia dei contributi ricevuti e delle scelte effettuate. La comunicazione verticale deve funzionare in entrambe le direzioni, facendo arrivare ai reparti indirizzi comprensibili e riportando alla direzione fatti, difficoltà e segnali provenienti dal lavoro reale. Quando attività e decisioni coinvolgono più funzioni, il coordinamento preventivo consente di chiarire responsabilità, tempi, interferenze e condizioni operative prima dell’esecuzione.

Anomalie, quasi incidenti, deviazioni e piccoli problemi ricorrenti sono informazioni da raccogliere e trattare tempestivamente, perché possono anticipare guasti, esposizioni o incidenti. La cultura della sicurezza emerge dalle scelte quotidiane, dalle prassi tollerate e dal modo in cui l’organizzazione reagisce quando obiettivi produttivi, tempi e tutela delle persone devono essere gestiti insieme. Anche i cambiamenti organizzativi richiedono quindi preparazione, comunicazione, coinvolgimento e verifiche sul campo, affinché nuove procedure e modalità di lavoro diventino pratiche applicabili e stabili.

Puoi leggere l’articolo Consultazione e partecipazione: prima di decidere, ascoltare chi lavora su IPSOA (a pagamento).

Mantenere le competenze nel tempo | IPSOA

La formazione produce valore quando parte dal lavoro reale: cambiamenti organizzativi, errori, segnalazioni, audit, nuovi impianti e difficoltà operative devono diventare informazioni per individuare le competenze da sviluppare. Dirigenti, preposti, RSPP, medico competente e lavoratori osservano il lavoro da punti di vista diversi e proprio dall’integrazione di queste letture può nascere un piano formativo collegato agli obiettivi dell’organizzazione. Manuali, procedure e istruzioni acquistano efficacia attraverso l’addestramento, quando le persone possono provare concretamente le attività, ricevere correzioni e dimostrare di saper operare anche di fronte ad anomalie e imprevisti.

La verifica dell’apprendimento deve quindi proseguire dopo il corso, osservando se cambiano comportamenti, qualità delle decisioni, autonomia, segnalazioni, applicazione delle procedure e risultati dei reparti. Anche la consapevolezza del rischio si costruisce nel lavoro quotidiano, spiegando pericoli, esposizioni e misure di controllo attraverso situazioni riconoscibili e mostrando perché determinate regole e protezioni sono necessarie. Poiché tecnologie, persone, mansioni e organizzazione cambiano nel tempo, le competenze devono infine essere osservate, aggiornate e rinforzate con continuità, trasformando la formazione da sequenza di corsi a processo stabile di governo dell’organizzazione.

Puoi leggere l’articolo Mantenimento delle competenze nel tempo su IPSOA (a pagamento).

Tecnologie inclusive e lavoro: l’accessibilità è un vantaggio per tutti | wolterskluwer.com

Le tecnologie inclusive rendono il lavoro più accessibile, semplice ed efficace per persone con esigenze diverse. Interfacce digitali chiare, intuitive e personalizzabili facilitano l’apprendimento, riducono gli errori e aiutano anche chi opera sotto pressione o con poco tempo a disposizione. Checklist digitali, promemoria e altri strumenti di supporto a memoria e attenzione alleggeriscono il carico cognitivo e favoriscono concentrazione e continuità operativa.


Progettare strumenti accessibili migliora quindi l’efficienza dell’organizzazione e permette a più persone di partecipare pienamente ai processi di lavoro. L’accessibilità diventa così una caratteristica della buona progettazione, capace di tenere conto delle differenze senza creare percorsi separati.
Un ambiente di lavoro costruito secondo questi criteri rafforza partecipazione, fiducia e collaborazione, trasformando l’inclusione in una qualità concreta dell’organizzazione.

Puoi leggere l’articolo e guardare il video Tecnologie inclusive e lavoro: l’accessibilità è un vantaggio per tutti su wolterskluwer.com

IA e sicurezza sul lavoro: servono governance industriale e responsabilità organizzativa | IPSOA

L’intelligenza artificiale può rafforzare la sicurezza sul lavoro analizzando grandi quantità di dati, individuando schemi ricorrenti e anticipando condizioni che potrebbero produrre incidenti. Sensori, dispositivi connessi, sistemi predittivi e assistenti digitali permettono di monitorare l’ambiente, prevedere guasti, segnalare anomalie e supportare le decisioni di prevenzione.
Questi strumenti introducono però nuovi rischi, legati all’affidabilità degli algoritmi, alla qualità dei dati, alla privacy, al controllo dei lavoratori e alla possibile dipendenza dalle indicazioni della macchina.


La supervisione umana resta quindi necessaria, perché l’IA può fornire informazioni e suggerimenti, mentre responsabilità, valutazione e decisione devono rimanere all’interno dell’organizzazione. L’adozione dell’IA richiede inoltre competenze adeguate, formazione, regole sull’utilizzo dei dati e integrazione con i processi esistenti di valutazione e gestione dei rischi. La capacità dell’IA di migliorare la prevenzione dipende dunque dalla governance con cui viene introdotta: obiettivi definiti, responsabilità chiare, controllo dei risultati e verifica continua dell’efficacia degli strumenti.

Puoi leggere l’articolo IA e sicurezza sul lavoro: servono governance industriale e responsabilità organizzativa su IPSOA.