Come leggere i dati di ESENER 2024, l’indagine di EU-OSHA sui nuovi rischi per la sicurezza sul lavoro? | IPSOA

ESENER è l’indagine europea con cui EU-OSHA rileva, attraverso interviste ai responsabili aziendali, come le imprese gestiscono salute e sicurezza sul lavoro, rischi emergenti, ostacoli alla prevenzione e partecipazione dei lavoratori. L’edizione 2024 offre una base dati ampia e comparabile, utile per capire come stanno cambiando lavoro da remoto, uso delle tecnologie digitali, fattori psicosociali e pratiche di valutazione dei rischi.
Il valore di ESENER sta nella possibilità di leggere i fenomeni in modo ordinato, andando oltre i singoli eventi gravi e osservando tendenze, priorità e aree ancora deboli del sistema prevenzionistico.


Il confronto con l’Italia richiama il SINP, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro, previsto dall’articolo 8 del d.lgs. 81/2008 per integrare dati su infortuni, malattie professionali, vigilanza e attività di prevenzione. Il SINP avrebbe dovuto offrire una base informativa nazionale stabile per orientare controlli, politiche pubbliche, programmazione istituzionale e valutazione dell’efficacia degli interventi.
La lezione di ESENER 2024, letta accanto al ritardo italiano del SINP, è netta: senza indicatori affidabili, accessibili e confrontabili, la prevenzione rischia di restare meno tempestiva, meno coordinata e meno verificabile.

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ISO 19011:2026: cosa cambia per gli audit dei sistemi di gestione | Ipsoa

ISO 19011:2026 aggiorna le linee guida per gli audit dei sistemi di gestione mantenendo la continuità con l’impianto della versione 2018. La revisione prende atto di come gli audit siano ormai svolti anche in ambienti digitali, remoti o ibridi, con evidenze raccolte tramite piattaforme, sistemi gestionali e strumenti collaborativi. Il metodo di audit deve essere scelto e motivato in funzione di obiettivi, rischi, processi da verificare, accessibilità delle evidenze e necessità di osservazione diretta.

La nuova edizione rafforza anche la governance del programma di audit, collegando priorità, frequenza, risorse e competenze a rischi, opportunità, prestazioni e maturità del sistema. Cresce inoltre l’attenzione verso sicurezza delle informazioni, privacy, tracciabilità delle evidenze digitali e limiti degli strumenti tecnologici. Per le organizzazioni già allineate alla versione 2018, l’adeguamento può essere gestito come una revisione mirata di programma, pianificazione, competenze, gestione delle evidenze e reporting.

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AD e CdA: governare bene senza gestione del dettaglio | ISL

Un amministratore delegato e un consiglio di amministrazione non devono sostituirsi a chi gestisce ogni giorno attività, impianti e lavoratori, ma devono fare in modo che la sicurezza entri stabilmente nelle decisioni aziendali, dagli investimenti agli appalti, dall’organizzazione del lavoro alla valutazione dei dirigenti. Delegare l’operatività ha senso solo se il vertice continua a conoscere ciò che accade, assegna obiettivi e risorse, pretende verifiche attendibili e interviene quando il sistema mostra ritardi, deviazioni o rischi non adeguatamente trattati. Procedure firmate e report ben costruiti servono a poco quando i problemi vengono filtrati lungo la gerarchia o arrivano al vertice soltanto dopo essere diventati emergenze.

Per governare davvero occorrono informazioni leggibili, un RSPP in grado di parlare direttamente e con autorevolezza alla direzione, audit indipendenti e riesami periodici dai quali emergano scelte, responsabilità e tempi di attuazione. La qualità del sistema si riconosce dalla continuità tra un problema rilevato, la decisione presa, le risorse messe a disposizione, l’azione realizzata e la verifica che quella misura abbia effettivamente ridotto il rischio.
È in questa continuità, molto più che nella presenza del vertice sul singolo dettaglio operativo, che si vede una leadership capace di prevenire gli eventi e di assumersi fino in fondo il governo dell’organizzazione.

Puoi leggere l’articolo AD e CdA: governare bene senza gestione del dettaglio sul numero 5/2026 di ISL (è richiesto un abbonamento).

Politiche e procedure: dalla regola all’uso quotidiano | IPSOA

Politiche e procedure servono solo se aiutano l’organizzazione a lavorare in modo sicuro, sostenibile e coerente. AD e CdA devono definirne poche, chiare e applicabili, assicurando risorse, controlli e aggiornamenti quando il lavoro reale mostra criticità. I dirigenti le rendono praticabili, integrandole nella pianificazione, assegnando responsabilità e rimuovendo i conflitti tra produzione e sicurezza. I preposti ne verificano l’applicazione quotidiana, correggono le deviazioni e segnalano quando una regola risulta incompleta o difficile da usare.

RSPP e medico competente contribuiscono a mantenere regole tecniche e sanitarie usabili, tracciate, aggiornate e rispettose dei ruoli. I lavoratori completano il sistema applicando le procedure, chiedendo chiarimenti e segnalando ostacoli, quasi infortuni e soluzioni pratiche.

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Responsabilità apicali e sistemi di gestione | One HSE

La responsabilità dei vertici aziendali negli infortuni sul lavoro non può essere letta solo come problema penale, perché un incidente grave segnala prima di tutto un fallimento tecnico e organizzativo.
Il D.Lgs. 231/2001 e l’art. 30 del D.Lgs. 81/2008 spostano l’attenzione dal singolo errore al funzionamento complessivo dell’impresa. In questa prospettiva, un modello organizzativo fondato sui principi della ISO 45001 non è un documento da esibire, ma uno strumento per prevenire davvero gli eventi lesivi.

AD e CdA devono quindi assumere la sicurezza come responsabilità diretta, definendo obiettivi, risorse, controlli e flussi informativi affidabili.
Indicatori, audit, segnalazioni e riesami servono solo se vengono letti, discussi e usati per prendere decisioni. L’obiettivo non è costruire una difesa dopo l’incidente, ma governare l’organizzazione in modo che l’incidente diventi raro, eccezionale e tecnicamente spiegabile.

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UNI 12012:2026: una norma utile anche per chi si occupa di HSE | IPSOA

La UNI 12012:2026 definisce il profilo del risk manager come figura incaricata di coordinare la gestione integrata dei rischi nell’organizzazione, con un interesse diretto anche per chi opera in ambito HSE. La norma non si limita a descrivere un ruolo, ma costruisce un impianto completo fatto di attività, competenze, autonomia, responsabilità, aggiornamento professionale continuo ed elementi etici e deontologici. Il suo impianto è coerente con EQF, QNQ, Legge 4/2013 e con la logica della High Level Structure dei sistemi di gestione, favorendo un linguaggio professionale più ordinato e condiviso.

Il richiamo esplicito a UNI ISO 31000, IEC 31010 e UNI 11865 porta nell’HSE un metodo più strutturato, utile a collegare meglio analisi dei rischi, decisioni e allocazione delle risorse. In questa prospettiva, la valutazione dei rischi dovrebbe smettere di essere un adempimento statico e diventare uno strumento dinamico per orientare priorità, aggiornare le scelte e supportare il management. Per questo la UNI 12012:2026 è utile anche nel mondo HSE: aiuta a integrare meglio la gestione dei rischi e a rendere le professioni tecniche più coerenti, leggibili e capaci di operare con criteri comuni.

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Prevenzione predittiva e gestione dei near-miss | SimpledoNext

I near-miss sono eventi che non hanno causato danni, ma che avrebbero potuto farlo e per questo offrono informazioni utili per prevenire gli infortuni. Anche se il D.Lgs. 81/2008 non li prevede come obbligo autonomo, la loro gestione aiuta a rendere più concreta la valutazione dei rischi, il controllo operativo e l’aggiornamento delle misure di prevenzione. Per usarli bene bisogna distinguere tra near-miss, condizioni pericolose e atti pericolosi, così da leggere con precisione ciò che accade nel lavoro reale.

Un sistema che funziona richiede segnalazioni facili, valutazione del potenziale dell’evento, analisi proporzionata e azioni seguite da una verifica della loro efficacia. Questo metodo è utile a consulenti, PMI e grandi imprese perché permette di individuare criticità prima che diventino incidenti, migliorando affidabilità, organizzazione e capacità decisionale.
Quando i segnali vengono raccolti, analizzati e trasformati in correzioni visibili, la prevenzione diventa davvero predittiva perché riduce in anticipo lo spazio in cui può verificarsi un danno.

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Dopo un’indagine sugli infortuni, il personale operativo deve essere coinvolto nei feedback | IPSOA

L’indagine RCA sugli infortuni non dovrebbe essere trattata come un esercizio tecnico dell’HSE, ma come uno strumento di governo dei processi, utile solo se produce cambiamenti concreti nelle decisioni, nelle regole operative e nell’organizzazione del lavoro. Per questo la responsabilità sostanziale dell’indagine appartiene alla linea, cioè a dirigenti, preposti e process owner, mentre l’HSE ha il compito di facilitare il metodo, garantire rigore e presidiare la coerenza del processo. Anche i lavoratori hanno un ruolo indispensabile, perché conoscono il lavoro reale, gli adattamenti quotidiani e quei segnali deboli che spesso non compaiono nelle procedure ma aiutano a capire perché l’evento sia diventato possibile.

Il feedback non è una fase accessoria: serve a verificare se le azioni correttive individuate siano davvero praticabili, pertinenti rispetto alle cause sistemiche e capaci di produrre effetti utili nel contesto operativo. Chi partecipa all’indagine, in particolare attraverso interviste e confronti, ha una legittima aspettativa di restituzione, perché senza un ritorno chiaro sul modo in cui le informazioni sono state usate il processo rischia di apparire estrattivo, formale e poco credibile. Quando invece i risultati vengono restituiti, spiegati e collegati ai cambiamenti introdotti, l’indagine smette di essere un adempimento, rafforza la consapevolezza organizzativa e sostiene un miglioramento continuo più partecipato e più solido.

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Governare il vuoto: ISO 45001, modelli organizzativi e l’illusione normativa del decreto sicurezza | ISL

Per decenni l’idea che “piccolo è bello” ha spinto molte imprese a tagliare funzioni di struttura e governo, trattando l’organizzazione come un costo evitabile. Quando la complessità aumenta, quel vuoto viene riempito da soluzioni informali: urgenze che dettano l’agenda, responsabilità sfumate e dipendenza da poche persone chiave. Esaurita la compressione delle strutture, la competizione si è spesso spostata sul costo del lavoro, con salari reali fermi e fuga di competenze che rende ancora più difficile stabilizzare i processi.

Anche la “digitalizzazione” finisce per essere una toppa: chat, fogli Excel e strumenti sparsi che moltiplicano rumore e scarsa tracciabilità invece di integrare davvero i flussi. In questo scenario i sistemi di gestione (ISO 45001 in testa) diventano una stampella tardiva, con un PDCA applicato più per dimostrare conformità che per pianificare, verificare e migliorare sul serio. L’aggiornamento normativo dell’art. 30 verso la UNI EN ISO 45001:2023+A1:2024 può aiutare, ma senza competenze manageriali diffuse e una legislazione più “di progetto” resta il rischio di confondere la certificazione con il governo reale del rischio.

Leggi l’articolo Governare il vuoto: ISO 45001, modelli organizzativi e l’illusione normativa del decreto Sicurezza su ISL 2/2026.

Che cosa sono i near-miss? E perché se ne parla tanto? | Wolters Kluwer Italia

In questo video ti parlo di near-miss: eventi non voluti in cui “la dinamica c’era tutta”, ma è mancato poco e non ci sono stati danni. Parto da una cosa concreta: perché spesso li scambiamo per normali problemi operativi e perché, se la segnalazione è vissuta come colpa o burocrazia, finisce nel silenzio. Poi entro nel merito di cosa vuol dire analizzarli davvero: non un processo alle persone, ma un modo per imparare “a basso costo”, andando oltre la sensazione e risalendo alle cause fino a quelle organizzative. Chiudo con l’obiettivo pratico: una segnalazione rapida, un’analisi fatta bene e un riscontro su cosa è cambiato, così i near-miss smettono di essere fortuna e diventano prevenzione.