Il Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro 2026 raccoglie iniziative utili su formazione, vigilanza, incentivi, dati e mancati infortuni, ma presenta più i caratteri di un’agenda istituzionale che quelli di un piano operativo. Il documento indica obiettivi generali condivisibili senza precisare il cambiamento atteso, i risultati misurabili, le risorse necessarie e i criteri con cui valutarne l’efficacia. L’assenza di baseline, target, indicatori di risultato, responsabilità e scadenze rischia di ridurre il monitoraggio al conteggio delle attività realizzate, senza verificare ciò che è realmente cambiato nei luoghi di lavoro.
Anche il richiamo alla cultura della sicurezza rimane generico quando non viene collegato all’organizzazione del lavoro, alla manutenzione, alla gestione degli appalti, alle pressioni produttive e alla capacità decisionale dei soggetti aziendali. Gli elementi più promettenti, come l’analisi dei near miss, la vigilanza mirata e l’integrazione delle banche dati, richiedono tuttavia strumenti semplici per le piccole imprese e un sistema informativo nazionale affidabile e pienamente operativo. Un vero piano nazionale dovrebbe selezionare poche priorità basate sui dati, assegnare responsabilità e risorse, misurare gli effetti e rendere pubblicamente conto di ciò che ha funzionato, di ciò che non ha funzionato e delle correzioni introdotte.
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