Le normative e gli standard internazionali insistono sempre più nell’integrazione della sicurezza nelle attività lavorative: la prevenzione va integrata nei processi di lavoro, più volentieri che adattata ad essi. Sembra paradossale ma la progressiva integrazione va di pari passo con la definizione di aree di specializzazione dei tecnici della sicurezza: nuove professionalità che sono sorte per meglio padroneggiare i rischi che si incontrano nelle diverse attività di produzione. Alcune di esse risentono dell’ordinamento legislativo, che è tipico di ogni paese; anche in Europa le direttive comunitarie sono state recepite in modalità tali che, pur in presenza di tratti comuni, è difficile pensare alla possibilità di scambiare ruoli in ambito transnazionale, se non in particolari situazioni e in parti del mondo che hanno “ereditato” la regolamentazione della sicurezza, di solito dal mondo anglosassone. Una panoramica è necessariamente parziale perché, pur decidendo di limitarsi alle figure manageriali, ci sono tante professionalità per così dire “ibride”, dove spesso e volentieri si passa dal livello gestionale a quello operativo e viceversa. E poi il processo di integrazione ha reso molte professionalità border-line. Quanto queste fanno riferimento alla sicurezza e quante alla produzione? Un tecnico in possesso di certificato di formazione ADR (trasporto materiali pericolosi), un esperto qualificato in radioprotezione, una persona in possesso di certificato previsto dalla norma CEI 11-27 per Persona Esperta PES di cosa di occupano? Di sicurezza o di produzione?
Le professionalità della sicurezza sul lavoro all’estero