Si dice che da una crisi possono nascere opportunità

È così anche per una delle conseguenze della pandemia di COVID-19, la DAD: la didattica a distanza.

Abbracciata frettolosamente con il lockdown di marzo, è uno strumento che potrà tornare utile in futuro, per tanti aspetti. Pensiamo ad esempio agli studenti costretti a casa per malattie che richiedono degenze brevi o lunghe, ma anche all’opportunità di mantenere coinvolti insegnanti che per età o condizione della salute vorrebbero continuare a dare il loro contributo ma non possono. Purtroppo, l’Italia si colloca al 24mo posto tra i 28 stati membri dell’UE nell’indice di #digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), elaborato dalla Commissione europea per il 2019. Fanno peggio di noi solo Polonia, Grecia, Romania e Bulgaria e ciò, oltre ad essere un brutto colpo per la nostra autostima, è anche un altro dei motivi che ci consiglierebbero di investire sulla didattica a distanza: gli studenti di oggi saranno i cittadini digitali di domani.

Antonio Pedna | LinkedIn

Siamo noi, gli adulti

Siamo noi, gli adulti, a dover mettere a disposizione ai nostri ragazzi gli strumenti, personali e morali prima che tecnici, per potere gestire questa nuova condizione generata dalla pandemia. La tecnica la conosciamo: identificazione precoce dei sintomi, distanziamento sociale, protezione degli altri e nostra, e discutere sul metro o sui venti centimetri, sulla mascherina di comunità o quella chirurgica, è un passatempo ozioso. Sicuramente la scuola si è fatta trovare impreparata da questa condizione, come del resto tutto il Paese, ricordate le terapie intensive a marzo? E le mascherine? Ma questo non deve essere un buon motivo per tirarsi fuori dal gioco. Abbiamo due scelte di fronte a noi: affrontare il futuro cercando di fare del nostro meglio o chiuderci nel prossimo lockdown gridando “governo ladro” dal balcone. Perché vi potete scordare di fare #smartworking dalle Bahamas.

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