Gli inglesi lo fanno meglio!

Lo scopo di questo speciale è confrontare la condizione italiana con quella di uno stato europeo che, pur partendo da “fondamentali” analoghi, ha ottime prestazioni relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro e ha esportato il suo metodo in tutto il mondo: il Regno Unito. Questa nazione di circa 63 milioni di abitanti (l’Italia ne ha circa 61[1]), ha un reddito pro capite di circa 43.000 euro (il PIL-PPA è di circa 38.000 euro)[2]. Ebbene, secondo i dati raccolti dall’International Labor Organization ILO, l’agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite, nel 2015 in Inghilterra si sono verificati 760 infortuni ogni 100.000 lavoratori (in Italia 1.314), che hanno causato la perdita di 3.775.601 giornate di lavoro (in Italia sono state più del doppio, 9.023.862), registrando un totale di 0,80 morti sul lavoro ogni 100.000 lavoratori, quando in Italia sono stati esattamente il triplo: 2,40.

Il modello britannico è stato esportato in tutto il mondo: se volete lavorare nel Golfo Persico o nei grandi cantieri internazionali, vi chiedono un NEBOSH o un’affiliazione IOSH, e in Canada, Australia o USA sono riconosciuti i titoli e certificati anglosassoni, ma non il modulo B da RSPP. Il NEBOSH è una commissione d’esame indipendente con sede nel Regno Unito con lo status di ente di beneficenza, che fornisce qualifiche professionali in materia di salute, sicurezza e pratiche e gestione ambientali. Il suo General Certificate in Health and Safety, nella versione international, ha corsi disponibili in inglese, francese, spagnolo, turco e arabo. L’eccezionalità del modello inglese è tale anche al confronto con le altre grandi nazioni europee: Germania e Francia, secondo i medesimi dati ILO, nel 2015 hanno registrato più infortuni sul lavoro persino dell’Italia: 1.811 la Germania, 3.353 la Spagna e 3.160 la Francia (infortuni sul lavoro ogni 100.000 lavoratori), ma mentre la prima ha totalizzato 1,00 decessi ogni 100.000 lavoratori, la Spagna 1,80 e la Francia ha un sorprendente 2,60.

Raffronto tra infortuni e infortuni mortali, dati ILO 2015, numeri per 100.000 lavoratori, dati ILO.

Leggi lo Speciale 1/2020 di Igiene e Sicurezza del Lavoro.

[1] Stime ONU 2013.

[2] Dati World Bank 2016.

Autore: Antonio Pedna

Dopo avere lavorato oltre vent’anni per grandi imprese italiane nel mondo delle infrastrutture, in Italia e all’estero, ho deciso di intraprendere la libera e professione. Il mio lavoro è aiutare le imprese che vogliono migliorare le loro prestazioni di qualità, salute e sicurezza, ambiente e sostenibilità. Sono un consulente per le organizzazioni, specialmente quelle che costruiscono e gestiscono infrastrutture in giro per il mondo. Analizzo i progetti ed eseguo audit per aiutarle a migliorare i loro processi e scegliere i propri appaltatori. Offro servizi di mentoring, per condividere la mia esperienza con i giovani HSE manager e le loro aziende e faccio formazione a tutti i livelli: lavoratori, supervisori, manager. Scrivo su riviste, siti web e ho un podcast dove parlo delle novità del settore e spiego le tecniche consolidate per la gestione HSE. Sono laureato in architettura e ingegneria edile, iscritto all’Ordine degli Architetti della provincia di Milano, Technical Member IOSH (Institution of Occupational Safety and Health), Associate Member IEMA (Institute of Environmental Management and Assessment), Associate ICW (Institute for Collaborative Working) e socio AIAS, l'Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza. Ho conseguito un NEBOSH IGC e un FIDIC Module 1, sono lead auditor/auditor certificato per sistemi di gestione qualità, sicurezza e ambiente e ho lavorato come responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP) per diverse grandi imprese nel settore delle costruzioni. Come coordinatore in fase di progettazione e di esecuzione (CSP/CSE) ho seguito lavori infrastrutturali per circa 10 miliardi di euro.

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