Un quesito su imprese comunitarie e normativa italiana sulla sicurezza del lavoro

Un collega, dopo aver letto questo mio articolo su Teknoring, mi ha contattato per discutere un caso specifico: un’impresa comunitaria affidataria di un cantiere per la ristrutturazione di un edificio.

Il consulente dell’impresa sostiene che non vi sia obbligo di applicare la normativa italiana sulla sicurezza sul lavoro relativamente a formazione, sorveglianza sanitaria, eccetera, facendo riferimento alla libertà di prestazione dei servizi nell’UE (artt. da 56 a 62 del TFUE), alla Direttiva 2005/36/CE (e sue modifiche con la Direttiva 2013/55/UE), e alle direttive quadro 89/391/CEE e 92/57/CEE.

È importante sapere che queste Direttive hanno impegnato i paesi membri al loro recepimento, e sono vincolanti per il cittadino nella misura in cui i loro criteri sono stati adottati dalla legislazione nazionale, e non nel loro testo originale. Bisognerà quindi fare riferimento alla legge italiana e, eventualmente, fare ricorso al TAR o alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che può essere avviato tramite una richiesta di pronuncia pregiudiziale da parte del giudice italiano.

Poi, nel nostro paese, vale l’interpretazione letterale della norma, e non si possono applicare i casi per analogia (art. 12 delle Preleggi). Dunque, né la direttiva 89/391/CEE (direttiva quadro su salute e sicurezza, recepita in Italia con il Titolo I del D.Lgs. 81/2008), né la 92/57/CEE (direttiva cantieri, equivalente al Titolo IV) affrontano il tema delle imprese straniere (comunitarie). In particolare, non è scritto da nessuna parte il parallelismo tra requisiti della nazione di origine e quelli italiani. Questo è molto importante, perché l’articolo 3 del Codice Penale stabilisce la validità della legge penale italiana sul territorio dello Stato, a meno che non ci siano eccezioni, che devono essere indicate specificamente e non genericamente. Le violazioni alle prescrizioni del D.Lgs. 81/2008 sono sanzionate penalmente, per cui sono valide – alla lettera – per chiunque faccia business in Italia, a prescindere dal paese di provenienza.

Il TFUE, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, è uno dei principali trattati che definisce le competenze, le politiche e le procedure dell’Unione Europea, compresa la regolamentazione del mercato interno e la cooperazione tra gli stati membri e gli articoli da 49 a 55 trattano il diritto di stabilimento e da 56 a 62 i servizi. In particolare, il TFUE garantisce la libera prestazione dei servizi all’interno dell’UE, permettendo ai prestatori di servizi di operare temporaneamente in un altro Stato membro senza restrizioni di nazionalità o residenza, e con le stesse condizioni applicate ai cittadini di quello Stato (artt. 56, 57, par. 3, e 61 ). Un’impresa straniera ma comunitaria, quindi può fare liberamente business in Italia, ma alle stesse condizioni delle imprese italiane. Anche qui, il TFUE è stato recepito dalla legislazione italiana, e quindi non è possibile fare riferimento a questo in maniera diretta, ma occorre rispettare la norma italiana.

Se volete approfondire questo tema, vi consiglio di leggere la pagina Avviare ed espandere una impresa nell’UE. Spoiler: «Non si può tuttavia dare per scontato che sia possibile fornire servizi senza costituire una società a livello locale. Tutto dipende dalla frequenza, durata e regolarità dei servizi che intendi prestare, oltre che dal tipo di servizio».

Infine, la Direttiva 2005/36/CE che cita il consulente affronta il tema delle professioni regolamentate (ambito di applicazione), che, per brevità, sono quelle elencate in questo sito. Chi esercita una professione regolamentata, quindi, può farsi riconoscere la qualifica professionale nei paesi UE. Come chiunque può vedere, tra queste non ci sono i ruoli previsti dal D.Lgs. 81/2008 e, comunque, la formazione per la sicurezza difficilmente può essere riconosciuta come qualifica professionale.

In conclusione, la legislazione italiana in materia di sicurezza sul lavoro si applica rigorosamente e indistintamente a tutte le imprese operanti sul territorio nazionale, indipendentemente dalla loro origine.

Il 15 ottobre prossimo condurrò un webinar su questo argomento. Per informazioni e iscrizioni potete cliccare qui.

Ultime novità nelle normative UE sui rendiconti di sostenibilità | ISL

Sembra che sempre più persone si siano spostando per garantirsi una vita dignitosa. Per quale motivo un essere umano, per la sola ventura di essere nato nell’Africa subsahariana o in Asia centrale, non ha il diritto di aspirare al medesimo livello di benessere del suo omologo che ha avuto la fortuna di venire alla luce a Treviso, Italia, o magari a Frensdorf, Germania, Crawfordville, USA, o Dandenong, Australia? Tutti questi avvenimenti rendono necessario ai governi dedicare sempre maggior risorse a controllare le conseguenze di questi avvenimenti, sottraendole alla difesa, all’istruzione, alla sanità e ai servizi sociali. Questo genera scontento tra i cittadini e pregiudica l’efficacia della politica pubblica.

I principi ESG sono la risposta che la leadership mondiale sta cercando di dare ai problemi epocali che si stanno manifestando in questi anni.

L’Unione Europea è stata fondata nel 1957 con il Trattato di Roma tra Francia, Germania, Italia e i Paesi Bassi, con il nome di Comunità economica europea (CEE). Lo scopo della CEE era quello di creare un’area comune di libero scambio e di stabilizzare gli scambi economici tra i paesi membri. Nel corso degli anni, la CEE si è evoluta in Unione europea (UE), che ha ampliato il suo obiettivo originale per includere la cooperazione politica e la creazione di un’unione monetaria. Nel 1992, il Trattato di Maastricht ha formalmente creato l’Unione europea e ha stabilito l’euro come moneta comune tra alcuni paesi membri. Attualmente, l’UE è composta da 27 paesi membri che lavorano insieme per raggiungere obiettivi comuni in materia di commercio, politica estera, ambiente e sicurezza.

Tra gli strumenti sviluppati per allineare le pratiche economiche nei paesi membri, ci sono anche le direttive UE sulla rendicontazione economica, che sono state studiate per garantire la comparabilità e la trasparenza dei bilanci delle società quotate in borsa in Europa. Questo allo scopo di consentire agli investitori e al pubblico in generale, di valutare la performance e la situazione finanziaria delle società e di prendere decisioni informate.

Leggi tutto l’articolo sul numero 2/2023 di Igiene & Sicurezza del Lavoro