Sono un consulente QHSSE e sostenibilità con oltre 30 anni di esperienza in vari paesi, tra cui Africa, Europa dell'Est e Medio Oriente. Ho maturato una profonda conoscenza delle sfide e delle opportunità in ambienti culturali e normativi differenti.
Supporto le aziende a soddisfare requisiti normativi e a dimostrare impegno per sostenibilità e responsabilità sociale. Offro servizi di sviluppo di politiche e procedure QHSSE allineate a standard internazionali, con valutazioni del rischio e audit per identificare aree di miglioramento. Erogo formazione su QHSSE e sostenibilità per preparare il personale a operare in sicurezza, assisto nel rispetto di standard come ISO 45001, ISO 14001, ISO 9001 e ISO 44001, e fornisco consulenza su strategie sostenibili, quali efficienza energetica e gestione rifiuti.
La mia esperienza e competenza sono a disposizione per migliorare le performance QHSSE della tua organizzazione. Per informazioni, contattami.
I conflitti sul luogo di lavoro possono compromettere la produttività e il benessere dei dipendenti, spesso originando da confusione sui ruoli e le responsabilità. Gli HSE Manager, con competenze specifiche e conoscenza delle normative, giocano un ruolo fondamentale nella loro gestione, fungendo da mediatori e promuovendo una comunicazione chiara. Implementano politiche e procedure mirate che aumentano la consapevolezza dei ruoli e responsabilità, contribuendo a ridurre le tensioni.
Attraverso una gestione preventiva e strutturata, gli HSE Manager favoriscono un ambiente di lavoro sicuro e collaborativo. Devono essere inoltre pronti a utilizzare strategie di negoziazione flessibili per affrontare conflitti imprevisti. Il loro obiettivo finale è creare una cultura aziendale che prioritizzi la sicurezza e il benessere dei lavoratori.
Puoi leggere l’articolo Negoziazione e gestione dei conflitti: abilità fondamentali per HSE manager sul sito di Vistra.
Le Procedure Operative Standard (SOP) sono documenti che descrivono dettagliatamente come svolgere attività in modo sicuro e conforme agli standard. Nell’HSE, le SOP sono fondamentali per la gestione dei rischi e la conformità normativa, e la digitalizzazione ne ottimizza l’efficienza e l’accessibilità.
La digitalizzazione richiede una revisione delle procedure per integrarle con tecnologie avanzate, migliorando la gestione dei dati e la risposta alle emergenze. In futuro, l’adozione di tecnologie come la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale renderà le SOP ancora più efficaci, migliorando la formazione e la prevenzione dei rischi.
Puoi scaricare il documento Le Procedure Operative Standard HSE nell’era digitale cliccando qui (registrazione richiesta).
Il concetto tradizionale di un unico lavoro per tutta la vita è in crisi da tempo a causa dell’invecchiamento della popolazione e della crisi economica, richiedendo un’estensione della vita lavorativa. Ciò ha portato alla necessità di promuovere un invecchiamento attivo nei luoghi di lavoro, affrontando sfide come l’adattamento dell’ambiente lavorativo alle capacità cambianti dei lavoratori anziani. La promozione dell’invecchiamento attivo richiede un approccio inclusivo che coinvolga diversi attori e richiede modifiche strutturali significative nel concetto stesso di lavoro.
Integrare il coordinamento medico tra medici del lavoro e di famiglia può migliorare la gestione della salute dei lavoratori anziani, contribuendo alla prevenzione precoce delle malattie e all’adattamento delle mansioni lavorative. Questo cambiamento richiede un’immediata azione coordinata da parte delle istituzioni e delle imprese per garantire la sostenibilità del mercato del lavoro in un contesto di cambiamenti senza precedenti.
Se adottate i principi di un sistema di gestione, vi renderete conto dell’importanza della valutazione accurata delle prestazioni organizzative in materia di salute e sicurezza. La tecnica di analisi delle cause radici è fondamentale per identificare e affrontare le cause sottostanti dei problemi, e la mentalità orientata al cambiamento e alla crescita è essenziale per il miglioramento continuo.
Lo standard ISO 45001 fornisce un quadro per promuovere la sicurezza sul lavoro, coinvolgendo leadership e dipendenti. L’alta direzione svolge un ruolo chiave nel promuovere una cultura della sicurezza sul lavoro; coinvolgere attivamente i dipendenti attraverso formazione, comunicazione e partecipazione alle decisioni è fondamentale per creare una cultura condivisa di sicurezza sul posto di lavoro.
Puoi leggere l’articolo Miglioramento continuo e ISO 45001: strategie per HSE manager sul sito di Vistra.
Le interviste sono fondamentali nelle indagini riguardanti non conformità e infortuni, consentendo l’approfondimento dei dettagli e la validazione delle ipotesi. È essenziale adottare un approccio professionale per assicurare l’affidabilità e la completezza delle informazioni raccolte. L’obiettivo principale è individuare le cause alla radice, evitando di attribuire colpe personali. Un approccio non accusatorio e empatico favorisce la collaborazione e la condivisione di informazioni, promuovendo la prevenzione futura.
Mantenere l’oggettività è fondamentale durante le interviste, richiedendo una preparazione meticolosa, la gestione dei pregiudizi attraverso gruppi di intervistatori e privilegiando le interviste individuali per garantire la qualità e l’imparzialità delle informazioni ottenute. Una pianificazione dettagliata delle interviste è essenziale per condurre indagini professionali su non conformità e infortuni. L’inclusione di un margine temporale nell’agenda aiuta a gestire ritardi e imprevisti, rispettando il tempo delle persone coinvolte. Durante le interviste, è fondamentale adottare un approccio empatico e rispettoso, tenendo conto di fattori come lo stress emotivo e le dinamiche culturali per ottenere informazioni accurate e dettagliate.
La tragedia di Suviana ci porta dolore per le vite perse e ammirazione per i soccorritori, mentre offriamo sostegno ai familiari delle vittime.
È fondamentale rispettare la legge e cercare di comprendere le cause degli incidenti sul lavoro. Spesso ci concentriamo sulla punizione anziché affrontare le cause sistemiche degli incidenti: le indagini approfondite e le azioni correttive sulle cause radice sono essenziali per prevenire la ripetizione degli incidenti.
È necessario semplificare le normative e coinvolgere esperti per migliorare la sicurezza sul lavoro. Infine, dobbiamo riflettere sull’importanza di una maggiore comprensione e azione riguardo alla sicurezza sul lavoro.
Spesso, all’interno dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) così come nei Modelli Organizzativi di Gestione e Controllo (MOGC), ci si limita alla mera misurazione dei rischi, chiamandola però valutazione. Si fa riferimento alla tecnica della matrice dei rischi, attribuendo valori ai danni e alle probabilità, si calcolano i punteggi, prestando bene attenzione a rimanere all’interno della zona di accettabilità definita. Questo processo, però, dovrebbe essere seguito per definire le priorità e sviluppare gli strumenti per la gestione dell’azienda.
La matrice dei rischi, se elaborata secondo le linee guida di questo documento, si compone di una griglia 4×4=16, ed è di solito suddivisa in quattro aree distinte. L’estensione di ciascuna area non è definita da regole fisse, ma piuttosto dipende dalle decisioni strategiche dell’azienda e dall’atteggiamento nei confronti del rischio, un concetto che si riferisce all’inclinazione di individui, organizzazioni o qualsiasi entità verso l’assunzione di decisioni o l’adozione di azioni che comportano un certo livello di rischio. La propensione al rischio può variare da individuo a individuo o da organizzazione a organizzazione, ed è influenzata da fattori come la tolleranza al rischio, gli obiettivi, le priorità aziendali e le considerazioni di natura finanziaria.
La regione che raccoglie i punteggi più bassi, concentrata intorno alla casella 1, delinea i rischi che vengono considerati accettabili. Infatti, il punteggio di 1 può essere ottenuto solo quando si valuta un danno con un livello bassissimo (R=1), che ha una probabilità di occorrenza altrettanto bassa (P=1). Questo significa che, secondo l’esperto incaricato di valutare la situazione, nell’ambito industriale di riferimento il rischio non è mai stato sperimentato. Le zone rimanenti sono generalmente suddivise in tre aree. Quelle che circondano il valore 4×4=16, indicando che l’esperto prevede che un danno di gravità molto alta (R=4) sia avvenuto diverse volte nell’industria di riferimento (P=4), rappresentano i rischi considerati inaccettabili così come si presentano, perché destinati a verificarsi spesso, con conseguenze molto negative. Vi sono poi i rischi che possono essere tollerati temporaneamente, ma richiedono un intervento prioritario per quanto riguarda i processi correlati. Infine, ci sono quelli che, anche se accettabili per il momento, devono affrontati in un secondo momento, dopo che saranno stati affrontati ed eliminati i rischi più elevati.
Una valutazione del rischio, però, non è completa se non viene accompagnata dalla descrizione delle scelte strategiche che vengono fatte per la loro gestione. Alcune saranno immediate, altre saranno messe in pista in un secondo tempo, altre ancora successivamente, quelle sui processi a rischio più basso. Per quanto riguarda il contenuto tecnico delle scelte, la gerarchia dei controlli è uno strumento valido anche per la valutazione del rischio strategico, e non solo per quello infortunistico: si tratta di un concetto fondamentale nell’ambito della gestione della salute e sicurezza sul lavoro, nonché in molte altre aree dove è necessario gestire i rischi in modo efficace, e rappresenta un approccio strutturato e sequenziale per affrontare e ridurre i rischi associati a una determinata attività, situazione o ambiente. L’obiettivo principale della gerarchia dei controlli è quello di minimizzare o eliminare il rischio, proteggendo i beni da tutelare, e consiste in un elenco di tipologie di controlli, ordinati per efficacia. Ecco una spiegazione di ciascun livello, applicata alla gestione della catena degli approvvigionamenti:
Eliminazione: se la valutazione dei rischi associati alla fornitura di un prodotto specifico rilevasse una probabilità molto elevata di pratiche scorrette o eticamente discutibili, dovrebbe essere preso in considerazione l’abbandono totale di quel prodotto dai processi operativi aziendali.
Sostituzione: nel caso in cui la valutazione dei rischi per determinati fornitori mostri un alto rischio di violazioni dei diritti umani e impatti ambientali negativi, dovrebbe essere valutata l’opzione di sostituire questi fornitori con alternative più etiche e responsabili.
Controlli ingegneristici: quando si tratta di fornitori che forniscono materiali critici o prodotti sensibili, potrebbe diventare necessario implementare soluzioni tecnologiche avanzate, come sistemi di tracciamento, per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento.
Misure amministrative: nella valutazione dei fornitori, potrebbero essere introdotte procedure di verifica delle referenze, la richiesta di certificazioni di terze parti o audit periodici per garantire che i fornitori rispettino rigorosi standard di qualità, sicurezza e conformità.
Protezione individuale: questa categoria nella gerarchia dei controlli del rischio è difficilmente applicabile quando l’oggetto della valutazione dei rischi è il rischio strategico. Questo perché i DPI sono progettati per affrontare rischi specifici sul posto di lavoro, mentre i rischi strategici coinvolgono questioni complesse legate alla pianificazione aziendale, alle decisioni strategiche e a fattori finanziari e operativi. La gestione dei rischi strategici richiede approcci più ampi e mirati, come la pianificazione strategica, l’analisi finanziaria e l’adeguamento delle politiche aziendali, che non sono affrontati efficacemente dai DPI.
L’idea chiave della gerarchia dei controlli è che si dovrebbero esplorare prima le opzioni ai livelli superiori prima di passare ai livelli inferiori. In altre parole, si dovrebbe cercare di eliminare o ridurre il rischio alla fonte prima di affidarsi a misure di protezione individuale o amministrative: questo approccio aiuta a garantire che vengano adottate le misure più efficaci per prevenire incidenti e danni. L’obiettivo dei controlli del rischio è quello di condurre tutti i potenziali rischi a un livello accettabile, quando possibile, o almeno ridurli al livello più basso praticabile; un processo che mira a garantire che siano gestiti in modo da non costituire una minaccia eccessiva per la sicurezza, la salute o altre priorità aziendali. Affinché ciò avvenga, l’analisi non deve solamente stabilire le misure di controllo da adottare per mitigarli, ma deve anche affrontare il concetto di rischio residuo.
Il rischio residuo rappresenta il livello di rischio che si prevede possa rimanere dopo aver implementato le contromisure identificate. Questo aspetto è fondamentale poiché fornisce una prospettiva realistica e trasparente sulle probabilità di esposizione ai rischi rimanenti, nonostante l’attuazione di tutte le azioni preventive. La valutazione del rischio residuo offre una chiara base per prendere decisioni informate riguardo alla gestione dei rischi: in alcuni casi, potrebbe essere accettabile un certo grado di rischio residuo, considerando le risorse disponibili, le implicazioni finanziarie e altre considerazioni, in altri scenari, potrebbe essere necessario rivalutare le misure di controllo o cercare ulteriori azioni da intraprendere per ridurre ulteriormente il rischio residuo a un livello ancora inferiore.
La revisione periodica della valutazione del rischio è un processo che ha due obiettivi primari. Il primo consiste nell’analizzare se i controlli stabiliti inizialmente hanno raggiunto gli effetti attesi, cioè se hanno ridotto il livello residuo di rischio nella misura prevista. In caso contrario, se il rischio non si è ridotto come previsto, questa situazione potrebbe essere considerata una non-conformità, specialmente all’interno di un sistema di gestione strutturato. In questo contesto, diventa necessario intraprendere un’indagine approfondita per individuare le cause radice di questa deviazione, un processo che mira a stabilire azioni correttive finalizzate al ripristino del corretto funzionamento del sistema. Il secondo obiettivo si concentra sulla revisione completa della valutazione del rischio, partendo dal livello di rischio residuo attuale: un passo che viene intrapreso per concentrarsi su quelle che, in conseguenza della prima definizione dei controlli, sono diventate le priorità più rilevanti, al fine di ridurre ulteriormente il livello di rischio. In pratica, ciò significa che, basandosi sull’esperienza e sulla valutazione delle azioni di mitigazione già implementate, è possibile apportare miglioramenti mirati ed efficaci: una iterazione costante che costituisce un approccio di miglioramento continuo, in cui la valutazione dei rischi è affinata e adattata nel tempo.
Questo articolo è contenuto nel volume Lieferkettengesetz: Guida Pratica per le Imprese Italiane nella Cornice della Legge Tedesca sulle Catene di Approvvigionamento (Quaderni del Networkaias), che potete acquistare su Amazon o scaricare dal sito di AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (solo i soci).
Lo standard ISO 45001, terzo più diffuso a livello mondiale con 397.339 certificati, di cui 15.220 in Italia, rappresenta un punto di riferimento cruciale nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, evidenziando l’importanza crescente attribuita a questo ambito e il ruolo significativo della norma nel fornire un quadro strutturato per affrontare le relative sfide. ISO 45001 promuove una cultura della sicurezza attraverso requisiti innovativi di leadership e partecipazione, coinvolgendo attivamente la direzione e i lavoratori nella gestione efficace della salute e della sicurezza sul lavoro.
La leadership dell’organizzazione deve dimostrare un impegno visibile e promuovere una cultura della sicurezza, stabilendo una politica appropriata, definendo ruoli e responsabilità, e incoraggiando la partecipazione attiva dei lavoratori. Coinvolgere la leadership e i lavoratori non solo migliora la cultura della sicurezza, ma consente anche un miglioramento continuo delle prestazioni, identificando e mitigando i rischi in modo tempestivo e promuovendo comportamenti sicuri sul lavoro. La creazione di comitati dei lavoratori per la salute e la sicurezza sul lavoro favorisce un coinvolgimento significativo e una migliore gestione dei rischi, promuovendo un ambiente di lavoro sicuro, protetto e sostenibile nel tempo.
La dimensione ridotta delle aziende italiane, con una media di quattro persone impiegate per impresa, limita la capacità di investire in innovazione e competitività. L’introduzione del RENTRI, un registro elettronico per la tracciabilità dei rifiuti, mira a migliorare la gestione e la trasparenza del settore, offrendo opportunità di modernizzazione.
Il RENTRI rafforza gli adempimenti esistenti attraverso la digitalizzazione dei processi, richiedendo una struttura organizzativa dedicata e un chiarimento dei ruoli aziendali. Questo strumento rappresenta un’opportunità per l’Italia di affrontare il ritardo nel settore digitale, promuovendo l’innovazione e migliorando la competitività economica. Inoltre, può contribuire a una gestione più efficiente dei rifiuti, riducendo i costi operativi, migliorando la conformità alle normative e promuovendo la sostenibilità ambientale.
In un colpo di scena che ha lasciato il paese a bocca aperta, il sottosegretario alla salute con delega alla sicurezza sul lavoro appartenente al partito dei Fratelli di Padania, Osvaldo Al-Zabaij, nato a Brescia da genitori originari della Sultania, si è rivelato essere il vero eroe dietro il tanto acclamato Accordo Stato-Regioni sulla formazione per la sicurezza sul lavoro. Con il suo approccio incrollabile e la sua determinazione ferrea, Al-Zabaij ha guidato le negoziazioni con maestria, navigando tra le complesse dinamiche politiche e le pressioni dei vari interessi coinvolti.
È accaduto! L’attesissimo Accordo Stato-Regioni sulla formazione per la sicurezza sul lavoro è stato finalmente pubblicato e ha ricevuto un’accoglienza sorprendentemente calorosa da parte di tutti gli attori coinvolti. Sì, avete capito bene, proprio tutti! Le associazioni datoriali, i sindacati, gli organismi di vigilanza, i magistrati impegnati nella sicurezza e persino i tecnici e i professionisti, si sono uniti in un coro unanime di approvazione.
Questa epica unione nazionale è stata alimentata dalla volontà condivisa di sconfiggere gli infortuni sul lavoro e di ridurre drasticamente il numero di tragedie mortali che affliggono il nostro paese. Attualmente, non possiamo fare a meno di notare che si verificano tre o quattro infortuni mortali ogni giorno. Ma temete meno, perché l’Accordo Stato-Regioni è qui per cambiare tutto!
Le reazioni positive hanno abbondato da ogni angolo del Paese. Le associazioni datoriali hanno applaudito l’accento posto sull’innovazione e sull’efficacia nella formazione, i sindacati hanno elogiato l’attenzione dedicata alla sicurezza dei lavoratori, gli organismi di vigilanza hanno salutato le nuove procedure di controllo come un baluardo contro le negligenze, i magistrati hanno visto nell’Accordo uno strumento prezioso per perseguire i trasgressori delle norme di sicurezza, e i tecnici e i professionisti hanno gioito per le nuove opportunità di mettere in pratica la loro esperienza.
Insomma, è un trionfo per tutti! Un successo così travolgente che ci chiediamo come abbiamo fatto a vivere senza di esso fino ad ora. E chissà, forse un giorno potremo dire addio agli infortuni sul lavoro per sempre.
Il futuro dell’accordo sulla sicurezza sul lavoro resta incerto
L’Accordo Stato-Regioni sulla formazione per la sicurezza sul lavoro, atteso per il 30 giugno 2022, continua a latitare, lasciando un’ombra di incertezza sul nostro futuro. Nel frattempo, le denunce di infortunio mortale nel 2023 sono state 1.041, con un lieve calo rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’Italia rimane il terzo paese in Europa per infortuni mortali, con 3,39 casi ogni 100.000 lavoratori. Ad esempio, i Paesi Bassi vantano un tasso incredibilmente basso di 0,27: per ogni operaio olandese che perde la vita sul lavoro, il nostro paese ne contabilizza quasi tredici. È un bilancio di sofferenza che pesa sulle nostre coscienze e ci riempie di malinconia per il futuro che avremmo potuto avere. È una situazione che ci pone di fronte a una triste realtà: il cambiamento auspicato sembra sempre più lontano.