Sono un consulente QHSSE e sostenibilità con oltre 30 anni di esperienza in vari paesi, tra cui Africa, Europa dell'Est e Medio Oriente. Ho maturato una profonda conoscenza delle sfide e delle opportunità in ambienti culturali e normativi differenti.
Supporto le aziende a soddisfare requisiti normativi e a dimostrare impegno per sostenibilità e responsabilità sociale. Offro servizi di sviluppo di politiche e procedure QHSSE allineate a standard internazionali, con valutazioni del rischio e audit per identificare aree di miglioramento. Erogo formazione su QHSSE e sostenibilità per preparare il personale a operare in sicurezza, assisto nel rispetto di standard come ISO 45001, ISO 14001, ISO 9001 e ISO 44001, e fornisco consulenza su strategie sostenibili, quali efficienza energetica e gestione rifiuti.
La mia esperienza e competenza sono a disposizione per migliorare le performance QHSSE della tua organizzazione. Per informazioni, contattami.
La tragedia di Suviana ci porta dolore per le vite perse e ammirazione per i soccorritori, mentre offriamo sostegno ai familiari delle vittime.
È fondamentale rispettare la legge e cercare di comprendere le cause degli incidenti sul lavoro. Spesso ci concentriamo sulla punizione anziché affrontare le cause sistemiche degli incidenti: le indagini approfondite e le azioni correttive sulle cause radice sono essenziali per prevenire la ripetizione degli incidenti.
È necessario semplificare le normative e coinvolgere esperti per migliorare la sicurezza sul lavoro. Infine, dobbiamo riflettere sull’importanza di una maggiore comprensione e azione riguardo alla sicurezza sul lavoro.
Spesso, all’interno dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) così come nei Modelli Organizzativi di Gestione e Controllo (MOGC), ci si limita alla mera misurazione dei rischi, chiamandola però valutazione. Si fa riferimento alla tecnica della matrice dei rischi, attribuendo valori ai danni e alle probabilità, si calcolano i punteggi, prestando bene attenzione a rimanere all’interno della zona di accettabilità definita. Questo processo, però, dovrebbe essere seguito per definire le priorità e sviluppare gli strumenti per la gestione dell’azienda.
La matrice dei rischi, se elaborata secondo le linee guida di questo documento, si compone di una griglia 4×4=16, ed è di solito suddivisa in quattro aree distinte. L’estensione di ciascuna area non è definita da regole fisse, ma piuttosto dipende dalle decisioni strategiche dell’azienda e dall’atteggiamento nei confronti del rischio, un concetto che si riferisce all’inclinazione di individui, organizzazioni o qualsiasi entità verso l’assunzione di decisioni o l’adozione di azioni che comportano un certo livello di rischio. La propensione al rischio può variare da individuo a individuo o da organizzazione a organizzazione, ed è influenzata da fattori come la tolleranza al rischio, gli obiettivi, le priorità aziendali e le considerazioni di natura finanziaria.
La regione che raccoglie i punteggi più bassi, concentrata intorno alla casella 1, delinea i rischi che vengono considerati accettabili. Infatti, il punteggio di 1 può essere ottenuto solo quando si valuta un danno con un livello bassissimo (R=1), che ha una probabilità di occorrenza altrettanto bassa (P=1). Questo significa che, secondo l’esperto incaricato di valutare la situazione, nell’ambito industriale di riferimento il rischio non è mai stato sperimentato. Le zone rimanenti sono generalmente suddivise in tre aree. Quelle che circondano il valore 4×4=16, indicando che l’esperto prevede che un danno di gravità molto alta (R=4) sia avvenuto diverse volte nell’industria di riferimento (P=4), rappresentano i rischi considerati inaccettabili così come si presentano, perché destinati a verificarsi spesso, con conseguenze molto negative. Vi sono poi i rischi che possono essere tollerati temporaneamente, ma richiedono un intervento prioritario per quanto riguarda i processi correlati. Infine, ci sono quelli che, anche se accettabili per il momento, devono affrontati in un secondo momento, dopo che saranno stati affrontati ed eliminati i rischi più elevati.
Una valutazione del rischio, però, non è completa se non viene accompagnata dalla descrizione delle scelte strategiche che vengono fatte per la loro gestione. Alcune saranno immediate, altre saranno messe in pista in un secondo tempo, altre ancora successivamente, quelle sui processi a rischio più basso. Per quanto riguarda il contenuto tecnico delle scelte, la gerarchia dei controlli è uno strumento valido anche per la valutazione del rischio strategico, e non solo per quello infortunistico: si tratta di un concetto fondamentale nell’ambito della gestione della salute e sicurezza sul lavoro, nonché in molte altre aree dove è necessario gestire i rischi in modo efficace, e rappresenta un approccio strutturato e sequenziale per affrontare e ridurre i rischi associati a una determinata attività, situazione o ambiente. L’obiettivo principale della gerarchia dei controlli è quello di minimizzare o eliminare il rischio, proteggendo i beni da tutelare, e consiste in un elenco di tipologie di controlli, ordinati per efficacia. Ecco una spiegazione di ciascun livello, applicata alla gestione della catena degli approvvigionamenti:
Eliminazione: se la valutazione dei rischi associati alla fornitura di un prodotto specifico rilevasse una probabilità molto elevata di pratiche scorrette o eticamente discutibili, dovrebbe essere preso in considerazione l’abbandono totale di quel prodotto dai processi operativi aziendali.
Sostituzione: nel caso in cui la valutazione dei rischi per determinati fornitori mostri un alto rischio di violazioni dei diritti umani e impatti ambientali negativi, dovrebbe essere valutata l’opzione di sostituire questi fornitori con alternative più etiche e responsabili.
Controlli ingegneristici: quando si tratta di fornitori che forniscono materiali critici o prodotti sensibili, potrebbe diventare necessario implementare soluzioni tecnologiche avanzate, come sistemi di tracciamento, per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento.
Misure amministrative: nella valutazione dei fornitori, potrebbero essere introdotte procedure di verifica delle referenze, la richiesta di certificazioni di terze parti o audit periodici per garantire che i fornitori rispettino rigorosi standard di qualità, sicurezza e conformità.
Protezione individuale: questa categoria nella gerarchia dei controlli del rischio è difficilmente applicabile quando l’oggetto della valutazione dei rischi è il rischio strategico. Questo perché i DPI sono progettati per affrontare rischi specifici sul posto di lavoro, mentre i rischi strategici coinvolgono questioni complesse legate alla pianificazione aziendale, alle decisioni strategiche e a fattori finanziari e operativi. La gestione dei rischi strategici richiede approcci più ampi e mirati, come la pianificazione strategica, l’analisi finanziaria e l’adeguamento delle politiche aziendali, che non sono affrontati efficacemente dai DPI.
L’idea chiave della gerarchia dei controlli è che si dovrebbero esplorare prima le opzioni ai livelli superiori prima di passare ai livelli inferiori. In altre parole, si dovrebbe cercare di eliminare o ridurre il rischio alla fonte prima di affidarsi a misure di protezione individuale o amministrative: questo approccio aiuta a garantire che vengano adottate le misure più efficaci per prevenire incidenti e danni. L’obiettivo dei controlli del rischio è quello di condurre tutti i potenziali rischi a un livello accettabile, quando possibile, o almeno ridurli al livello più basso praticabile; un processo che mira a garantire che siano gestiti in modo da non costituire una minaccia eccessiva per la sicurezza, la salute o altre priorità aziendali. Affinché ciò avvenga, l’analisi non deve solamente stabilire le misure di controllo da adottare per mitigarli, ma deve anche affrontare il concetto di rischio residuo.
Il rischio residuo rappresenta il livello di rischio che si prevede possa rimanere dopo aver implementato le contromisure identificate. Questo aspetto è fondamentale poiché fornisce una prospettiva realistica e trasparente sulle probabilità di esposizione ai rischi rimanenti, nonostante l’attuazione di tutte le azioni preventive. La valutazione del rischio residuo offre una chiara base per prendere decisioni informate riguardo alla gestione dei rischi: in alcuni casi, potrebbe essere accettabile un certo grado di rischio residuo, considerando le risorse disponibili, le implicazioni finanziarie e altre considerazioni, in altri scenari, potrebbe essere necessario rivalutare le misure di controllo o cercare ulteriori azioni da intraprendere per ridurre ulteriormente il rischio residuo a un livello ancora inferiore.
La revisione periodica della valutazione del rischio è un processo che ha due obiettivi primari. Il primo consiste nell’analizzare se i controlli stabiliti inizialmente hanno raggiunto gli effetti attesi, cioè se hanno ridotto il livello residuo di rischio nella misura prevista. In caso contrario, se il rischio non si è ridotto come previsto, questa situazione potrebbe essere considerata una non-conformità, specialmente all’interno di un sistema di gestione strutturato. In questo contesto, diventa necessario intraprendere un’indagine approfondita per individuare le cause radice di questa deviazione, un processo che mira a stabilire azioni correttive finalizzate al ripristino del corretto funzionamento del sistema. Il secondo obiettivo si concentra sulla revisione completa della valutazione del rischio, partendo dal livello di rischio residuo attuale: un passo che viene intrapreso per concentrarsi su quelle che, in conseguenza della prima definizione dei controlli, sono diventate le priorità più rilevanti, al fine di ridurre ulteriormente il livello di rischio. In pratica, ciò significa che, basandosi sull’esperienza e sulla valutazione delle azioni di mitigazione già implementate, è possibile apportare miglioramenti mirati ed efficaci: una iterazione costante che costituisce un approccio di miglioramento continuo, in cui la valutazione dei rischi è affinata e adattata nel tempo.
Questo articolo è contenuto nel volume Lieferkettengesetz: Guida Pratica per le Imprese Italiane nella Cornice della Legge Tedesca sulle Catene di Approvvigionamento (Quaderni del Networkaias), che potete acquistare su Amazon o scaricare dal sito di AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (solo i soci).
Lo standard ISO 45001, terzo più diffuso a livello mondiale con 397.339 certificati, di cui 15.220 in Italia, rappresenta un punto di riferimento cruciale nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, evidenziando l’importanza crescente attribuita a questo ambito e il ruolo significativo della norma nel fornire un quadro strutturato per affrontare le relative sfide. ISO 45001 promuove una cultura della sicurezza attraverso requisiti innovativi di leadership e partecipazione, coinvolgendo attivamente la direzione e i lavoratori nella gestione efficace della salute e della sicurezza sul lavoro.
La leadership dell’organizzazione deve dimostrare un impegno visibile e promuovere una cultura della sicurezza, stabilendo una politica appropriata, definendo ruoli e responsabilità, e incoraggiando la partecipazione attiva dei lavoratori. Coinvolgere la leadership e i lavoratori non solo migliora la cultura della sicurezza, ma consente anche un miglioramento continuo delle prestazioni, identificando e mitigando i rischi in modo tempestivo e promuovendo comportamenti sicuri sul lavoro. La creazione di comitati dei lavoratori per la salute e la sicurezza sul lavoro favorisce un coinvolgimento significativo e una migliore gestione dei rischi, promuovendo un ambiente di lavoro sicuro, protetto e sostenibile nel tempo.
La dimensione ridotta delle aziende italiane, con una media di quattro persone impiegate per impresa, limita la capacità di investire in innovazione e competitività. L’introduzione del RENTRI, un registro elettronico per la tracciabilità dei rifiuti, mira a migliorare la gestione e la trasparenza del settore, offrendo opportunità di modernizzazione.
Il RENTRI rafforza gli adempimenti esistenti attraverso la digitalizzazione dei processi, richiedendo una struttura organizzativa dedicata e un chiarimento dei ruoli aziendali. Questo strumento rappresenta un’opportunità per l’Italia di affrontare il ritardo nel settore digitale, promuovendo l’innovazione e migliorando la competitività economica. Inoltre, può contribuire a una gestione più efficiente dei rifiuti, riducendo i costi operativi, migliorando la conformità alle normative e promuovendo la sostenibilità ambientale.
In un colpo di scena che ha lasciato il paese a bocca aperta, il sottosegretario alla salute con delega alla sicurezza sul lavoro appartenente al partito dei Fratelli di Padania, Osvaldo Al-Zabaij, nato a Brescia da genitori originari della Sultania, si è rivelato essere il vero eroe dietro il tanto acclamato Accordo Stato-Regioni sulla formazione per la sicurezza sul lavoro. Con il suo approccio incrollabile e la sua determinazione ferrea, Al-Zabaij ha guidato le negoziazioni con maestria, navigando tra le complesse dinamiche politiche e le pressioni dei vari interessi coinvolti.
È accaduto! L’attesissimo Accordo Stato-Regioni sulla formazione per la sicurezza sul lavoro è stato finalmente pubblicato e ha ricevuto un’accoglienza sorprendentemente calorosa da parte di tutti gli attori coinvolti. Sì, avete capito bene, proprio tutti! Le associazioni datoriali, i sindacati, gli organismi di vigilanza, i magistrati impegnati nella sicurezza e persino i tecnici e i professionisti, si sono uniti in un coro unanime di approvazione.
Questa epica unione nazionale è stata alimentata dalla volontà condivisa di sconfiggere gli infortuni sul lavoro e di ridurre drasticamente il numero di tragedie mortali che affliggono il nostro paese. Attualmente, non possiamo fare a meno di notare che si verificano tre o quattro infortuni mortali ogni giorno. Ma temete meno, perché l’Accordo Stato-Regioni è qui per cambiare tutto!
Le reazioni positive hanno abbondato da ogni angolo del Paese. Le associazioni datoriali hanno applaudito l’accento posto sull’innovazione e sull’efficacia nella formazione, i sindacati hanno elogiato l’attenzione dedicata alla sicurezza dei lavoratori, gli organismi di vigilanza hanno salutato le nuove procedure di controllo come un baluardo contro le negligenze, i magistrati hanno visto nell’Accordo uno strumento prezioso per perseguire i trasgressori delle norme di sicurezza, e i tecnici e i professionisti hanno gioito per le nuove opportunità di mettere in pratica la loro esperienza.
Insomma, è un trionfo per tutti! Un successo così travolgente che ci chiediamo come abbiamo fatto a vivere senza di esso fino ad ora. E chissà, forse un giorno potremo dire addio agli infortuni sul lavoro per sempre.
Il futuro dell’accordo sulla sicurezza sul lavoro resta incerto
L’Accordo Stato-Regioni sulla formazione per la sicurezza sul lavoro, atteso per il 30 giugno 2022, continua a latitare, lasciando un’ombra di incertezza sul nostro futuro. Nel frattempo, le denunce di infortunio mortale nel 2023 sono state 1.041, con un lieve calo rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’Italia rimane il terzo paese in Europa per infortuni mortali, con 3,39 casi ogni 100.000 lavoratori. Ad esempio, i Paesi Bassi vantano un tasso incredibilmente basso di 0,27: per ogni operaio olandese che perde la vita sul lavoro, il nostro paese ne contabilizza quasi tredici. È un bilancio di sofferenza che pesa sulle nostre coscienze e ci riempie di malinconia per il futuro che avremmo potuto avere. È una situazione che ci pone di fronte a una triste realtà: il cambiamento auspicato sembra sempre più lontano.
Il libro “Lieferkettengesetz: Guida Pratica per le Imprese Italiane nella Cornice della Legge Tedesca sulle Catene di Approvvigionamento (Quaderni del Networkaias)” rappresenta il risultato del lavoro del GTS Sostenibilità di AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza , al quale hanno contribuito Maria Amalia Martines, Francesca Rocculi, Roberto Sammarchi e Guido Chiogna. Il volume è stato curato da Riccardo Belloni e io ho coordinato i lavori. È disponibile per l’acquisto su Amazon.
La Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz (LkSG) è una legge tedesca che richiede alle grandi aziende tedesche di considerare attentamente gli impatti ambientali e sulle persone derivanti dalle loro operazioni lungo l’intera catena di approvvigionamento, sia in Germania che nei paesi da cui ottengono le materie prime.
Le imprese soggette devono:
Definire una politica aziendale che dimostri il loro impegno a prevenire danni.
Valutare i rischi presenti nella catena di approvvigionamento per individuare eventuali problematiche.
Adottare misure correttive in caso di situazioni critiche, come cambiare fornitore o assistere il fornitore nel migliorare la situazione.
Informare il pubblico sulle azioni intraprese per ottemperare alla legge.
Questa normativa riveste particolare importanza poiché rappresenta il primo caso in Europa in cui uno Stato impone alle aziende di monitorare i diritti umani e l’ambiente lungo l’intera catena di approvvigionamento.
La delega non esonera il datore di lavoro dalla responsabilità generale, ma piuttosto distribuisce i compiti operativi, richiedendo un monitoraggio costante per garantire l’adempimento normativo. Questo ampliamento del perimetro della responsabilità può portare a un fenomeno noto come “effetto binocolo”, dove i delegati possono concentrarsi solo sui loro compiti specifici, trascurando aspetti critici della sicurezza sul lavoro. Integrare la gestione della sicurezza nei processi aziendali è fondamentale per prevenire questo fenomeno e assicurare un ambiente lavorativo sicuro.
La delega, sebbene importante, non esclude la responsabilità legale, che può manifestarsi attraverso accuse di colpa specifica o colpa generica, richiedendo un equilibrio tra delega e responsabilità diretta per garantire la sicurezza complessiva. Mantenere una visione olistica della sicurezza sul lavoro e un’attenzione costante al contesto più ampio rimangono fondamentali per la gestione efficace dei rischi.
La delega nella gestione della sicurezza è uno strumento utile, ma deve essere accompagnata da un impegno costante e bilanciato da parte di tutti i soggetti coinvolti per garantire un ambiente lavorativo sicuro e conforme alla normativa.
La formazione a distanza ha assunto un ruolo fondamentale durante la pandemia, sfidando le precedenti perplessità e dimostrando la sua efficacia. Caratterizzata da flessibilità, accessibilità e riduzione dei costi, ha aperto nuove opportunità educative, diventando altrettanto efficace della formazione in presenza. Presenta però sfide nell’ottenere e mantenere l’attenzione degli studenti senza interazioni faccia a faccia.
Strategie interattive come quiz, scenari pratici e esercitazioni aiutano a coinvolgere gli studenti e a migliorare l’apprendimento a distanza. L’uso di elementi multimediali e spazi online per la discussione favorisce la partecipazione attiva degli studenti, creando un ambiente virtuale stimolante. La guida UNI/PdR 149:2023 fornisce linee guida essenziali per organizzare e gestire la formazione in modalità videoconferenza sincrona, migliorando la qualità complessiva dei corsi e la credibilità dell’organizzazione. Questi standard promuovono un approccio professionale e di alta qualità alla formazione a distanza, fondamentale per garantire un’esperienza di apprendimento efficace e autorevole.
Recentemente, ISO ha introdotto modifiche ai suoi standard di gestione per affrontare direttamente l’impatto del cambiamento climatico sulle aziende. Questi emendamenti includono la valutazione dell’impatto del cambiamento climatico nelle operazioni aziendali e l’attenzione alle esigenze delle parti interessate in merito al cambiamento climatico. L’obiettivo di queste modifiche è promuovere una gestione più sostenibile e resiliente delle organizzazioni.
La certificazione dei sistemi di gestione sta diventando sempre più diffusa, riflettendo un crescente impegno delle organizzazioni nel migliorare le proprie pratiche aziendali. L’integrazione di queste clausole nei sistemi di gestione offre alle organizzazioni l’opportunità di sviluppare strategie più adattabili e sostenibili per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
La pandemia ha catalizzato cambiamenti aziendali, mettendo in evidenza fragilità nelle catene di approvvigionamento e accelerando la transizione al lavoro remoto e alla digitalizzazione. La sostenibilità, comprendendo aspetti ambientali, sociali ed economici, è diventata fondamentale per garantire stabilità e longevità alle aziende. La resilienza delle catene di approvvigionamento è ora prioritaria per la continuità operativa, con strategie come la diversificazione e la localizzazione delle forniture che diventano essenziali.
L’adozione di pratiche sostenibili non solo protegge l’ambiente, ma offre anche vantaggi economici e operativi tangibili. Le aziende che abbracciano la sostenibilità diventano più competitive, attraggono talenti e costruiscono relazioni solide, promuovendo un vantaggio a lungo termine. Integrare la sostenibilità nella gestione aziendale non solo aiuta a gestire i rischi in modo proattivo, ma favorisce anche la trasparenza e la fiducia delle parti interessate, contribuendo a un futuro sostenibile e prospero.