Prevenzione degli infortuni durante la guida dei veicoli aziendali | Job81

La prevenzione degli infortuni nella guida dei veicoli aziendali è fondamentale, perché gli incidenti stradali sono pericolosi per i lavoratori e l’azienda stessa e sono rilevanti nell’analisi degli infortuni aziendali, derivando da fattori legati al lavoro e influenzare la sicurezza stradale.

Il rispetto delle regole del codice della strada promuove una cultura di sicurezza aziendale, migliorando la disciplina di guida e la consapevolezza dei dipendenti. La guida sicura contribuisce alla sicurezza di tutti gli utenti stradali, riduce le responsabilità legali e finanziarie dell’azienda e favorisce una cultura di sicurezza generale, richiedendo formazione, valutazione dei rischi e coinvolgimento dei dipendenti.

Puoi leggere l’articolo Prevenzione degli infortuni durante la guida dei veicoli aziendali sul blog di Job81.

Colloqui di lavoro e sicurezza: lavorare sotto stress non fa bene ai luoghi di lavoro | Teknoring

La selezione del personale è fondamentale per le organizzazioni poiché influenza la qualità e la produttività del personale. Tradizionalmente, l’attenzione si è concentrata sulla capacità di lavorare sotto stress, ma in un’epoca di priorità di sostenibilità e sicurezza sul lavoro, questa prospettiva va rivalutata. La sostenibilità riguarda l’agire etico e responsabile, mentre la sicurezza sul lavoro è fondamentale per un ambiente protetto.

La richiesta di lavorare sotto stress può portare a burnout e a una cultura aziendale negativa. Valutare competenze trasversali come la resilienza e la gestione del tempo è essenziale: approcci alternativi includono valutare esperienze passate e simulazioni di situazioni lavorative, soft skills come la comunicazione sono altrettanto importanti.

Promuovere una cultura aziendale che incentivi il benessere dei dipendenti e gestisca lo stress è fondamentale per creare un ambiente sano e produttivo.

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Infortuni in itinere, una strategia globale di prevenzione | ISL

Gli infortuni in itinere rappresentano una parte significativa degli infortuni sul lavoro in Italia. Nel 2022, il 27,5% di tutti gli infortuni mortali è stato classificato come infortunio in itinere, mostrando un aumento del 21% rispetto all’anno precedente. Questi infortuni causano gravi lesioni e un alto costo umano per le vittime e le loro famiglie e la loro prevenzione è essenziale per mantenere la produttività aziendale e ridurre i costi.

Una strategia globale HSE che consideri la pianificazione del lavoro, infrastrutture stradali sicure e comportamenti degli utenti può contribuire a una maggiore sicurezza durante gli spostamenti casa-lavoro. L’Italia sta implementando un Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030 per ridurre il numero di vittime e feriti gravi degli incidenti stradali; un approccio completo coinvolgendo istituzioni, aziende e lavoratori può promuovere la sicurezza stradale come priorità, contribuendo anche agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.

Puoi leggere l’articolo Infortuni in itinere, una strategia globale di prevenzione su ISL numero 7/2023.

La nuova direttiva sulla due diligence CSDD | Teknoring

Una nuova Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence (CSDD) è stata adottata dal Parlamento Europeo. La CSDD impone alle aziende di esaminare e prevenire impatti negativi sulla sostenibilità delle proprie operazioni, includendo diritti umani e ambiente.

La direttiva richiede alle aziende di adottare politiche di due diligence, piani di transizione per il cambiamento climatico e collega la remunerazione del management a tali piani. Gli obiettivi dell’UE sono promuovere un’economia sostenibile e integrare meglio la sostenibilità nelle decisioni aziendali. Questo riflette in parte la legge tedesca Lieferkettengesetz, che può influenzare le aziende italiane con legami commerciali con aziende tedesche.

Puoi leggere questo articolo su Teknoring.

La nuova norma tedesca per la tutela dei diritti umani e dell’ambiente | AIASMag

Gruppo Tecnico Specialistico Sostenibilità di AIAS

La Lieferkettengesetz (LkSG) è una legge tedesca che tutela i diritti umani e ambientali nella catena di fornitura delle aziende tedesche. In vigore dal 2023, si applica a imprese con oltre 3.000 dipendenti, interessando anche fornitori esteri. L’obiettivo è prevenire abusi e responsabilizzare le aziende. Ciò potrebbe impattare le aziende italiane che forniscono prodotti e servizi alla Germania. Il Gruppo Tecnico Specialistico Sostenibilità di AIAS sta sviluppando una guida per supportare aziende e professionisti italiani e tedeschi nell’adattarsi alla LkSG. La conformità potrebbe offrire vantaggi competitivi, ma ciò richiederà una maggiore trasparenza e adeguamenti operativi.

Puoi leggere l’articolo completo su AIAS Magazine.

Impostare un piano per migliorare la cultura della sicurezza | ISL

Il concetto di cultura della sicurezza definisce il modo in cui le organizzazioni e i lavoratori affrontano le questioni relative alla sicurezza sul lavoro. Riflette gli atteggiamenti, le convinzioni, le percezioni e i valori condivisi da tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione e nella gestione degli incidenti.

La cultura della sicurezza sta diventando sempre più un argomento attuale perché la tutela dei lavoratori non dipende solo dal rispetto delle norme o dall’assenza di infortuni, ma anche dall’impegno, dalla responsabilità e dalla cura che si manifestano a tutti i livelli dell’organizzazione. Una buona cultura della sicurezza richiede una leadership efficace, una comunicazione aperta, un apprendimento continuo e una condivisione dei rischi. In cambio, può portare a una maggiore produttività, qualità e soddisfazione dei lavoratori e dei clienti.

Puoi leggere l’articolo Impostare un piano per migliorare la cultura della sicurezza sul numero 5/2023 di Igiene & Sicurezza del Lavoro

Il ruolo del RSPP e la gestione ambientale in azienda oggi | Teknoring

Parlare solo di tutela ambientale in relazione ai processi economici e produttivi è limitativo, poiché non tiene conto dell’evoluzione culturale ed economica che è stata messa in moto dal concetto di sostenibilità. Questa non riguarda solo la tutela dell’ambiente, ma anche l’integrazione di aspetti economici, sociali e culturali nella gestione delle risorse naturali. I cambiamenti culturali, sociali ed economici degli ultimi anni, hanno portato ad una maggiore consapevolezza dell’importanza della responsabilità sociale e ambientale nel processo produttivo.

Un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) è una figura professionale che si occupa della sicurezza nei luoghi di lavoro, e la sua formazione e la sua esperienza lo portano ad avere un approccio mentale basato sulla prevenzione e sulla gestione del rischio. Questo approccio può essere estremamente utile anche nella formulazione di un piano di azione sostenibile per l’azienda. Infatti, il RSPP ha già acquisito una buona conoscenza delle pratiche e dei comportamenti che possono ridurre i rischi e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro: conoscenze che possono essere utilizzate per identificare le azioni e le misure necessarie per migliorare la sostenibilità dell’azienda.

Puoi leggere l’articolo Il ruolo del RSPP e la gestione ambientale in azienda oggi su Teknoring.

A sem di rumagnul lasis pasè

(siamo romagnoli, lasciateci passare)

Di solito uso queste pagine per parlare del mio lavoro. Ma è il pomeriggio del 17 maggio e sono appena rientrato da una passeggiata per la mia città, Ravenna. Le strade sono quasi vuote, e le poche persone che le popolano parlano solo di una cosa: l’alluvione e l’attesa ondata di piena dei fiumi.

Doveva essere così il 27 maggio del 1636, quando il governo cittadino dovette affrontare un’altra grave inondazione. Allora la città era circondata dai fiumi Ronco e Montone, che ruppero gli argini e scavalcarono le mura, trasformando Ravenna in una grande piscina: ancora oggi passeggiando per il centro storico si possono vedere le lapidi che segnano il livello raggiunto dalle acque, abbondantemente oltre al primo piano. Almeno si salvarono le campagne, evitando la fame l’anno successivo. La globalizzazione non è poi una cattiva cosa, se puoi pagarti il cibo che viene da fuori.

Ravenna ha sempre avuto un rapporto particolare con l’acqua, che forse ci siamo dimenticati. La bassa Romagna è un territorio artificiale, così come la Pineta è un bosco creato dall’uomo che senza l’uomo non potrebbe esistere. La terra è stata strappata alle acque esattamente come i Paesi Bassi.

Se guardate una carta geografica, ma anche solo Google Maps, potrete leggere il territorio e i periodi delle bonifiche. I terreni a sud della città furono bonificati in epoca romana: lo si capisce leggendo il reticolo regolare attorno alla via Dismano, che collega Cesena a Ravenna. Il nome di questa strada, poi, è la corruzione del vocabolo Decumano, uno degli assi della centuriazione romana.

A sud ovest abbiamo le bonifiche medievali, quando le piccole comunità locali avevano perduto la forza e la competenza tecnica dei Romani, e torrenti, strade e confini dei lotti sono mobili e ricchi di curve. A nord ovest, ai confini con la provincia di Ferrara la bonifica rinascimentale. Una curiosità è che i signori di Ferrara usarono anche manodopera forzata, e alcune delle località della zona nacquero come colonie penali dove i condannati scontavano la pena ai lavori forzati. A nord est la bonifica moderna, in gran parte Ottocentesca e Novecentesca. E qui mi piace ricordare un avvenimento che credo abbia avuto conseguenze che sono andate ben oltre la nostra città: la rotta del Lamone del 1839, lo stesso fiume che in questi giorni ha inondato Faenza, ma un poco più verso il mare: tra Mezzano e Savarna.

I funzionari dell’epoca, di fronte ad uno scenario di distruzione, seppero guardare al di là delle contingenze e, invece di riparare i varchi negli argini, che furono distrutti parzialmente per oltre un chilometro e mezzo, con una breccia completa di più di duecentocinquanta metri, realizzarono prima un bacino provvisorio per guadagnare tempo e studiare una soluzione radicale, trasformandolo poi in una cassa di colmata. In questo modo furono guadagnati all’agricoltura – prima alla coltivazione del riso, poi a frutteto – oltre ottomila ettari di terreno, dando lavoro ai primi gruppi di braccianti che si erano uniti per sottrarsi allo sfruttamento del lavoro a giornata. Il direttore del genio civile era Filippo Lanciani, ingegnere romano: dopo qualche anno passò qualche guaio, fino ad essere spedito al confino nel 1848, se non ricordo male.

Chissà se questo pericoloso sovversivo guardava così lontano? Chissà se pensava alla nascita delle prime industrie di trasformazione del riso, le pilerie che sorsero nell’attuale via Don Minzoni, chiaramente riconoscibile anche oggi, e nel Mulino Lovatelli, dove c’è un ristorante etnico? Queste sono la preistoria dell’industria di trasformazione di prodotti agricoli che caratterizza tuttora l’economia romagnola.

Che magari sperasse che i continui lavori di manutenzione e di ampliamento delle casse di colmata avrebbero potuto fornire un’occasione di riscatto per la popolazione marginale urbana e del contado, cosa che poi avvenne agendo da catalizzatore per i movimenti cooperativi, che nascono appunto allora?

Una cosa è sicura: Nicola Cavalieri di San Bartolo, che iniziò l’opera, e Filippo Lanciani decisero di cercare un lato positivo di un evento distruttivo. Una decisione che non solo ebbe come conseguenza il guadagno di migliaia di ettari di buona terra coltivabile, ma – e soprattutto – diventarono levatori di un nuovo ordine sociale ed economico più giusto e, per usare una parola in voga, sostenibile.

Avercene ancora, di gente così.

Verificare l’efficacia della formazione durante il lavoro | ISL

Questo articolo nasce da una esperienza, fatta in AIAS Academy, nella quale un gruppo formato da Gilberto Crevena, l’autore di queste note e altri, si è domandato come realizzare concretamente il processo di valutazione dell’efficacia della formazione durante la prestazione lavorativa, che si è recentemente affacciato alla cronaca. Sono riconoscente a tutti i colleghi per la profondità dei loro stimoli. Chiaramente errori, omissioni o superficialità sono tutti da attribuire a me.

La necessità di misurare i risultati, per potere regolare lo sforzo in ragione degli obiettivi da raggiungere, non è solo una questione di buonsenso, ma anche un portato dei sistemi di gestione. In un ciclo PDCA, infatti, le attività operative sono tenute sotto controllo attraverso la predisposizione di un sistema di misurazione e di monitoraggio, per consentire di raccogliere dati utili a modificare la pianificazione vari processi, allo scopo di raggiungere gli obiettivi definiti. In sostanza si tiene sotto controllo che l’output delle attività raggiunga i risultati voluti, variando gli input dei vari sottoprocessi e la loro articolazione, che contribuiscono all’esito finale. In un viaggio, si accelera o rallenta il veicolo, in relazione alle condizioni del viaggio e al raggiungimento delle tappe intermedie, per assicurarsi di arrivare alla meta all’orario prestabilito.

Il singolo corso di formazione alla sicurezza ha un obiettivo più ampio di quello di fornire semplicemente nozioni: l’ambizione di mettere in moto un processo di rielaborazione interna al discente, che auspicabilmente dovrà sfociare in un miglioramento della sua consapevolezza dei pericoli e nel miglioramento della sua cultura della sicurezza. A questo obiettivo occorre concedere un certo tempo per potere essere raggiunto, durante il quale il lavoratore può essere esposto alle influenze negative provenienti dal proprio ambiente di lavoro che possono agire in senso contrario agli obiettivi della formazione, ma anche semplicemente abbassare il livello di priorità percepita verso il cambiamento, facendo dimenticare rapidamente le nozioni acquisite e la necessità di metterle alla prova.

Puoi leggere l’articolo Verificare l’efficacia della formazione durante il lavoro su ISL numero 4 del 2023.

Asseverazione MOGC: quali vantaggi per un’azienda? | Teknoring

A partire dal 2008 in Italia le lesioni colpose gravi e gravissime e l’omicidio colposo, avvenuto con la violazione delle norme sulla tutela della salute sul lavoro, possono essere contestate anche alle persone giuridiche, alle aziende, oltre che alle associazioni prive di personalità giuridica. Se il reato è stato commesso per un interesse dell’organizzazione, o per procurarle un vantaggio, da una persona che risponde, in senso lato, all’organizzazione stessa, quindi non necessariamente un dipendente, un dirigente o un procuratore di questa, allora l’organizzazione può essere condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria, o a sanzioni amministrative che impattano sulla sua capacità di produrre valore per i proprietari o gli azionisti.

Nel nostro Paese è in corso un ampio dibattito sull’efficacia di un sistema meramente repressivo per la prevenzione degli infortuni, perlopiù tra gli attori tecnici e professionali, con una partecipazione molto scarsa di quelli istituzionali. È necessario osservare che la 231 non si limita ad allargare l’area della repressione dalle persone fisiche alle organizzazioni, ma propone una azione preventiva nei confronti di questi reati, con strumenti e finalità prettamente tecniche.

Puoi leggere tutto l’articolo Asseverazione MOGC: quali vantaggi per un’azienda? su Teknoring.