La sicurezza dei lavoratori all’estero

Nella foto: Tbilisi, Georgia. La città alta.

L’internazionalizzazione è una realtà. L’economia non conosce frontiere e la necessità di inviare i lavoratori in missione all’estero, per durate più o meno brevi, è ormai una condizione comune a tante aziende italiane, di tutte le dimensioni. Le occasioni possono essere diverse: incontri di affari, nuovi stabilimenti, partecipazione a società locali, cantieri di costruzione, installazione o manutenzione di impianti. Il modo in cui gestire la sicurezza dei lavoratori impegnati all’estero può diventare un problema, e l’attuale pandemia di COVID-19 ha contribuito a complicare le cose.

Le fonti di informazione

Il primo passo per pianificare una missione all’estero è quello di fare una ricognizione delle leggi in vigore nel paese da visitare.

Valutazione dei fattori legati al sito

Una volta definito il panorama normativo, è necessario informarsi sulle condizioni locali che possono impattare sulle nostre attività: sicurezza personale, regime dei visti e dei permessi di lavoro, profilassi e vaccinazioni obbligatorie e consigliate, situazione sanitaria e possibilità di comunicare con l’estero.

Safety e security

Occorre considerare che la giurisprudenza ha iniziato a considerare rientranti nel perimetro delle responsabilità aziendali i rischi cui sono esposti i lavoratori all’estero in conseguenza dei viaggi e della presenza in aree con problemi di ordine pubblico, per non dire in zone di guerra. La cosiddetta “Sentenza Bonatti”, che nel gennaio del 2019 ha condannato i vertici dell’impresa di Parma per “cooperazione colposa in delitto doloso” per la morte di due dipendenti italiani rapiti in Libia, in questo caso ha fatto scuola.

La trasferta e il soggiorno

In ogni caso, anche nei paesi più tranquilli, l’azienda che invia lavoratori in trasferta dovrebbe pianificare i viaggi in modo da mantenere il contatto con i lavoratori in missione. In generale nella scelta del mezzo di trasporto le mere considerazioni economiche dovrebbero passare in second’ordine rispetto alla sicurezza del viaggiatore.

Alberghi e alloggi

Per missioni di breve durata, il soggiorno dovrà fare riferimento ad alberghi o altro tipo di ospitalità privata. La scelta dell’hotel deve essere improntata a criteri di igiene dell’alloggio e del vitto: in questo caso le grandi catene internazionali sono una relativa garanzia, anche nei paesi con gli standard più bassi. Nelle zone con problemi di ordine pubblico il consulente per la security potrà indicare quali sono le aree in cui è possibile alloggiare e quali quelle da cui è meglio tenersi a distanza, questione da tenere in considerazione anche nell’eventualità le persone in trasferta vogliano fare un po’ di turismo nel tempo libero, e visitare il luogo in cui si trovano.

Informazioni al personale

Lavorare in un paese straniero significa doversi confrontare con leggi e con mentalità che possono essere anche molto lontane da quanto siamo abituati, e solo persone con spiccate doti di apertura mentale e di flessibilità dovrebbero essere scelte per queste attività. Questa valutazione non è motivata solo da aspetti etici; ci sono importanti conseguenze pratiche in cui un’organizzazione può incorrere solo perché ha mandato la persona sbagliata nel paese sbagliato: rescissioni di contratti, ma anche incidenti, omicidi e arresti, causati da un approccio improvvido alle sensibilità dei locali, sono avvenuti in passato, e quindi potranno accadere anche in futuro.

Gestione delle emergenze

Un tema imprescindibile del lavoro all’estero è la necessità di potere fornire assistenza sanitaria ai propri lavoratori in qualsiasi momento, per cui la scelta di una assicurazione sanitaria internazionale è fondamentale. L’offerta ospedaliera nel mondo è molto varia, e le condizioni in cui questa viene erogata possono essere estremamente differenti da quanto noi siamo abituati.

Rapporti con le autorità locali

Quando la missione inizia a prendere consistenza, magari con l’apertura di un ufficio e la presenza continuativa di personale espatriato, è il momento di studiare come individuare e prendere contatto con le autorità locali che possono essere rilevanti per le attività svolte. Chiedere un incontro per presentarsi è una cosa che susciterà il loro apprezzamento, tantopiù se ci si trova in un’area remota, magari scarsamente popolata, dove anche la presenza di un piccolo gruppo di “forestieri” fa notizia.

Il COVID-19

Il COVID-19 ha introdotto una ulteriore criticità nella programmazione delle missioni dei lavoratori italiani all’estero. La pandemia ha investito tutto il mondo, ma il contagio si è sviluppato con modalità differenti in tempi differenti a seconda del paese. Ulteriori fattori di complicazione sono anche in modo in cui ha risposto sistema sanitario dei vari stati, nonché la capacità di raccogliere e processare le informazioni, unita ad una certa volontà politica di divulgarle o, al contrario, di mantenerle riservate.

Puoi leggere l’articolo completo sul numero 12 del 2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Autore: Antonio Pedna

Dopo avere lavorato oltre vent’anni per grandi imprese italiane nel mondo delle infrastrutture, in Italia e all’estero, ho deciso di intraprendere la libera e professione. Il mio lavoro è aiutare le imprese che vogliono migliorare le loro prestazioni di qualità, salute e sicurezza, ambiente e sostenibilità. Sono un consulente per le organizzazioni, specialmente quelle che costruiscono e gestiscono infrastrutture in giro per il mondo. Analizzo i progetti ed eseguo audit per aiutarle a migliorare i loro processi e scegliere i propri appaltatori. Offro servizi di mentoring, per condividere la mia esperienza con i giovani HSE manager e le loro aziende e faccio formazione a tutti i livelli: lavoratori, supervisori, manager. Scrivo su riviste, siti web e ho un podcast dove parlo delle novità del settore e spiego le tecniche consolidate per la gestione HSE. Sono laureato in architettura e ingegneria edile, iscritto all’Ordine degli Architetti della provincia di Milano, Technical Member IOSH (Institution of Occupational Safety and Health), Associate Member IEMA (Institute of Environmental Management and Assessment), Associate ICW (Institute for Collaborative Working) e socio AIAS, l'Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza. Ho conseguito un NEBOSH IGC e un FIDIC Module 1, sono lead auditor/auditor certificato per sistemi di gestione qualità, sicurezza e ambiente e ho lavorato come responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP) per diverse grandi imprese nel settore delle costruzioni. Come coordinatore in fase di progettazione e di esecuzione (CSP/CSE) ho seguito lavori infrastrutturali per circa 10 miliardi di euro.

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