Aspettando le edizioni 2026 delle ISO 9001 e ISO 14001 | Teknoring

Nel 2026 usciranno le nuove edizioni delle norme ISO 9001 e ISO 14001, con l’obiettivo dichiarato di adattarle ai cambiamenti sociali e tecnologici in corso.
Non ci saranno rivoluzioni, ma una spinta ad approfondire temi già presenti come la sostenibilità, il cambiamento climatico e la digitalizzazione. Si parlerà di economia circolare, resilienza organizzativa, intelligenza artificiale e impatti ambientali lungo la catena del valore.


Le norme evolveranno verso una maggiore integrazione con gli SDGs e con i nuovi standard di sostenibilità, senza perdere l’impostazione basata sul rischio.
Le imprese più attente stanno già lavorando su questi temi, anche in assenza di prescrizioni esplicite. Chi aspetta solo l’aggiornamento formale della norma rischia di trovarsi in ritardo, e con un sistema già vecchio.

Puoi leggere l’articolo Aspettando le edizioni 2026 delle ISO 9001 e ISO 14001 su Teknoring.

Caldo estremo al lavoro: come nasce il nuovo quadro di riferimento? | Teknoring

Le ondate di calore stanno diventando una minaccia sempre più concreta per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il Ministero del Lavoro ha firmato un nuovo Protocollo che introduce misure operative per prevenire i rischi legati allo stress termico.

Le aziende dovranno valutare attentamente l’esposizione al caldo, tenendo conto di fattori come temperatura, umidità e radiazione solare. Si punta su interventi organizzativi e tecnici, come turnazioni, pause, aree ombreggiate e sistemi di monitoraggio. Viene rafforzata la formazione dei lavoratori e la sorveglianza sanitaria per chi è più esposto. Tutti i dettagli nel nuovo articolo su Teknoring.

Caldo estremo nei cantieri: divieti regionali, rischio grave e imminente, e il ruolo del CSE

Di recente, con l’aumento delle ondate di calore, diverse Regioni italiane hanno introdotto ordinanze che vietano le lavorazioni nei cantieri durante le ore più calde della giornata. Queste misure amministrative nascono con l’obiettivo di tutelare la salute dei lavoratori, ma sollevano interrogativi tra i coordinatori per la sicurezza su come gestire concretamente il tema, in particolare rispetto al concetto di “pericolo grave e imminente” previsto dal D.Lgs. 81/08.

Ordinanze e norme tecniche: livelli diversi di intervento

Le ordinanze regionali che vietano le lavorazioni durante le ore più calde della giornata sono provvedimenti amministrativi temporanei, adottati in risposta a condizioni meteorologiche eccezionali. Si applicano in modo generalizzato, senza considerare le specificità di ogni cantiere, e hanno l’obiettivo dichiarato di semplificare la prevenzione in contesti ad alto rischio, soprattutto dove i controlli interni possono essere carenti.

Queste ordinanze, però, non sostituiscono le norme tecniche, che rappresentano il vero riferimento operativo per la gestione del rischio microclimatico nei luoghi di lavoro. Le norme tecniche spiegano cosa si deve fare per continuare a lavorare in presenza di temperature elevate, ma in condizioni controllate e sicure. In sintesi: il lavoro con il caldo, in determinate condizioni, è tecnicamente gestibile applicando le misure preventive previste dalle norme. Tuttavia, le ordinanze regionali lo hanno vietato in alcune fasce orarie, anche se il rischio, con gli strumenti adeguati, sarebbe controllabile. Non è il caldo ad aver reso il lavoro inaccettabile, lo ha fatto il provvedimento amministrativo, che stabilisce un divieto operativo indipendente dalla valutazione tecnica.

Quali sono le norme tecniche di riferimento?

  • UNI EN ISO 7243 – Stabilisce i criteri per valutare lo stress da calore attraverso l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), che combina temperatura dell’aria, umidità, ventilazione e radiazione solare. In base ai valori rilevati, definisce soglie di rischio e raccomanda tempi di esposizione e pause.
  • UNI EN ISO 7933 – Approfondisce la valutazione dello stress termico e offre modelli predittivi per stimare l’impatto sul corpo umano, considerando anche il vestiario e il livello di attività fisica.
  • Linee guida INAIL e documenti ISPESL – Forniscono indicazioni pratiche per il settore edile, tra cui l’adozione di coperture ombreggianti, l’organizzazione di turni brevi nelle ore calde, la fornitura di acqua fresca, e la formazione dei lavoratori sul riconoscimento dei sintomi da colpo di calore.
  • Guida EU-OSHA 2023 sul rischio caldo – Documento europeo armonizzato che integra le migliori pratiche internazionali (NIOSH, OMS, ILO) con misure preventive adattabili alle diverse realtà lavorative.

L’ordinanza blocca le attività in modo generalizzato, ma non le hanno rese automaticamente pericolose, se si adottano misure di prevenzione adeguate. Confondere i due piani rischia di generare malintesi: il coordinatore per la sicurezza deve saper distinguere tra un divieto amministrativo da rispettare e la gestione tecnica del rischio.

Pericolo grave e imminente: definizioni e limiti operativi

Se un lavoratore è sotto il sole da ore e manifesta segni evidenti di affaticamento, disidratazione o malessere, non ci troviamo più davanti a un semplice pericolo legato alla lavorazione, ma a una vera e propria condizione di emergenza che richiede un intervento immediato.

Per comprenderlo correttamente, è utile richiamare la struttura logica dell’analisi RCA (Root Cause Analysis), che distingue sempre tra evento focus, cause immediate, cause sottostanti. La nostra situazione è affiancata ad un caso comune, per renderla maggiormente comprensibile.

DenominazioneLavoro in quotaClima estremo
Evento focusFerite e frattureColpo di calore
Causa immediataCadutaEsposizione a clima estremo
Causa sottostanteMancanza di parapettoViolazione del divieto orario

La probabilità che si verifichi l’evento focus, cioè il danno, cambia a seconda del contesto. Nel caso del colpo di calore la probabilità è alta: serve un’esposizione prolungata e condizioni specifiche, e non è automatico che avvenga. Nella caduta dall’alto, invece, il danno è praticamente certo, soprattutto alle quote più elevate.

Il concetto di “imminente” si lega al tempo: significa che qualcosa avviene senza alcun intervallo. Il colpo di calore, quindi non è immediato rispetto all’esposizione al sole: non è neanche certo. La caduta, al contrario, produce conseguenze immediate e praticamente sicure, specialmente se si cade da quote elevate.

Se si applicano correttamente le categorie, il caldo rappresenta un pericolo grave, ma non immediato in senso tecnico e giuridico. Il pericolo grave e imminente si configura solo quando il rischio si sta trasformando rapidamente in danno, e non è più sotto controllo.

Fino a quel momento, siamo nel campo della gestione preventiva, dove si possono applicare misure organizzative e tecniche per evitare il danno. Quando invece il lavoratore mostra già segni evidenti di malessere, la situazione passa da un problema di rischio a un’emergenza sanitaria. In quel caso, non si parla più di valutazioni preventive o di sospensione delle attività, ma si interviene immediatamente per tutelare la persona, secondo le procedure di primo soccorso.

È fondamentale, quindi non confondere i livelli:

  • il rischio caldo si gestisce con prevenzione, organizzazione e rispetto delle norme tecniche;
  • l’inosservanza di un’ordinanza regionale si segnala come violazione, ma non si trasforma automaticamente in pericolo grave e imminente;
  • la condizione clinica di un lavoratore in difficoltà impone un intervento immediato, perché la fase di pericolo è già superata, siamo nella gestione di un’emergenza.

Il ruolo del CSE: segnalare, non supplire

Il D.Lgs. 81/08 assegna al Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione un ruolo preciso: vigilare sull’applicazione delle misure di sicurezza, segnalare le violazioni al responsabile dei lavori e, solo nei casi di pericolo grave e imminente, disporre la sospensione delle attività. Questa è la gerarchia degli interventi stabilita dalla legge: prima si segnala, si coinvolge chi ha la responsabilità gestionale e contrattuale, si chiede alle imprese di rientrare nei parametri; solo se si arriva a un rischio immediato e non controllabile, si procede con la sospensione.

E quindi, il mancato rispetto delle ordinanze regionali è un caso che deve essere trattato attivando la procedura dell’art. 92 c. 1 lett. e), la segnalazione al committente.

Nella pratica, però, si sta diffondendo una deriva che ribalta questa logica. Sempre più spesso, il CSE viene spinto o si sente legittimato a usare la sospensione come strumento ordinario per gestire il cantiere, mentre la comunicazione al responsabile dei lavori finisce per essere vista come un passaggio formale, da attivare solo quando la situazione è ormai degenerata.

È una stortura che genera gravi disfunzioni. Le imprese, in questo schema, finiscono per deresponsabilizzarsi, abituandosi a lavorare solo sotto la pressione diretta del CSE, senza sviluppare un reale senso di autonomia e di rispetto delle regole. Allo stesso tempo, il CSE si ritrova a svolgere un ruolo operativo che lo espone a responsabilità ulteriori, ben oltre i confini previsti dalla legge, con il rischio concreto di contestazioni o richieste di risarcimento danni da parte delle imprese o del committente.

Il punto più critico è proprio l’esclusione sistematica del responsabile dei lavori dal processo di gestione delle violazioni. Quando il CSE interviene in modo diretto e isolato, senza mantenere il flusso informativo verso il RL, si rompe la catena delle responsabilità, si depotenzia il sistema di prevenzione e si scarica tutto il peso operativo e giuridico sul coordinatore.

Tutelare la sicurezza dei lavoratori non può trasformarsi in un esercizio solitario, né in una forzatura degli strumenti normativi. La legge definisce ruoli, priorità e limiti proprio per garantire un equilibrio tra prevenzione, gestione e responsabilità. Alterare questo equilibrio può sembrare più rapido o più efficace nell’immediato, ma nel lungo periodo crea solo inefficienza e conflitti tra le figure coinvolte nel cantiere.

La sicurezza si costruisce con metodo, non con improvvisazioni

La sicurezza non si impone, si costruisce nel tempo, applicando le regole con coerenza e rispettando i ruoli. Ogni volta che si forza questo equilibrio, anche in buona fede, si genera confusione, si deresponsabilizzano le imprese e si espone il CSE a rischi che la legge non gli assegna.

Nel cantiere serve metodo, non scorciatoie. E serve il coraggio di coinvolgere chi ha la responsabilità, anche quando è più comodo intervenire in autonomia. Solo così la prevenzione diventa un sistema che regge, non una gestione improvvisata sotto pressione.

Episodio 16 | Nuovi scenari di rischio e emergenza climatica

Il cambiamento climatico è ormai una realtà concreta che impatta anche il mondo del lavoro e della sicurezza. Ci aspettavamo rischi noti, come incendi o incidenti, ma oggi dobbiamo fare i conti con eventi diffusi e imprevedibili che arrivano dall’esterno. Ondate di calore, allagamenti, incendi boschivi e blackout non sono più eccezioni, ma fenomeni che incidono su salute, impianti e continuità produttiva. Chi si occupa di sicurezza deve quindi guardare oltre i confini aziendali e integrare il rischio climatico nelle valutazioni e nei piani operativi. Serve aggiornare i documenti, proteggere gli spazi, adattare turni e procedure in modo flessibile.

Anche le persone devono essere coinvolte, formate a riconoscere i segnali e ad agire prima che il pericolo si concretizzi. Non possiamo controllare tutto, ma possiamo prepararci meglio, con azioni semplici e coordinate. La sicurezza diventa così un processo dinamico, fatto di attenzione, adattamento e collaborazione. E anche se non abbiamo sempre il pezzo giusto, con quello che abbiamo possiamo far ripartire il sistema.

Per approfondire questi temi, vi invito ad ascoltare la puntata del podcast di Teknoring di Wolters Kluwer Editore, in collaborazione con Storielibere.fm, dal titolo “Nuovi scenari di rischio e emergenza climatica“.

Episodio 15 | Dati, sicurezza e KPI, ma i numeri non sono tutto

I numeri raccontano molto, ma non tutto, soprattutto quando si parla di sicurezza sul lavoro. Raccolta dati e KPI sono strumenti utili solo se progettati con chiarezza e collegati a obiettivi concreti, altrimenti rischiano di generare solo confusione. La norma ISO 45004 ci ricorda che gli indicatori vanno costruiti come segnali lungo il percorso, non come semplici conteggi a fine viaggio.

Distinguere tra indicatori di risultato, attività, prestazione e percezione aiuta a leggere la realtà in modo più completo. Non basta sapere quanti near miss o ispezioni abbiamo fatto: serve capire se stiamo davvero migliorando. Gli indicatori devono spingerci all’azione, non solo rassicurarci o riempire report. Anche la migliore dashboard non sostituisce la capacità critica di chi osserva e interpreta i segnali.

Ne parlo in dettaglio nella nuova puntata del podcast “Il rischio è il mio mestiere”: clicca qui per ascoltarla.

ISO 45001 e conformità – gestione del cantiere e aggiornamento del PSC | AIAS Academy.

La gestione della sicurezza nei cantieri ha bisogno di un cambio di passo: non bastano più le check list e i verbali a norma, serve una strategia. I sistemi di gestione hanno insegnato che per migliorare davvero le prestazioni servono dati, processi e decisioni consapevoli. La ISO 45001 ha aperto questa strada, ma è con la recente ISO 45004 che arrivano indicazioni operative per misurare, monitorare e valutare le prestazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il coordinatore di cantiere, oggi, può – e dovrebbe – usare indicatori concreti per orientare le ispezioni, valutare i rischi residui, aggiornare in modo sensato il PSC.

Basta considerare il Piano come un documento statico: è uno strumento di lavoro che deve riflettere l’evoluzione del cantiere, le decisioni delle imprese, le condizioni reali. La nuova norma sottolinea l’importanza di distinguere tra ciò che è conforme, ciò che può essere migliorato e ciò che richiede un’azione correttiva strutturata. Il ciclo di Deming si completa solo se anche la fase “Act” – oggi assente dal quadro normativo – diventa prassi concreta nei cantieri.

Se vuoi imparare come applicare questi concetti e trasformare il tuo coordinamento in un’attività strategica, iscriviti al corsoISO 45001 e conformità – gestione del cantiere e aggiornamento del PSCdi AIAS Academy il prossimo 28 luglio.

Episodio 14 | HSE tra rischio e fiducia, quando l’algoritmo decide

È uscita la nuova puntata di «Il rischio è il mio mestiere»!

Si parte con Platone che critica la scrittura, si passa per Umberto Eco accusato di barare col computer, e si arriva a noi, che ci chiediamo se davvero possiamo lasciare la sicurezza dei luoghi di lavoro nelle mani di un algoritmo.

Spoiler: ci sono droni che ti osservano dall’alto, caschi che ti sgridano se sei stanco, e intelligenze artificiali che… sembrano sapere tutto.

Una puntata tra ironia, futuro e qualche dubbio sano. Perché l’AI può anche essere brillante, ma se sbaglia… siamo noi a pagarne le conseguenze.

Ascoltatela su Storielibere.fm o dove volete, ma fatelo prima che lo faccia il vostro wearable.

Il nuovo accordo sulla formazione: un punto di partenza, non un traguardo | ISL

L’obbligo di formazione sulla sicurezza sul lavoro esiste in Italia dal 1994, ma per anni è rimasto privo di contenuti chiari, lasciando spazio a una gestione disomogenea e spesso formale. Solo nel 2011, con il primo Accordo Stato-Regioni, si è cercato di introdurre criteri minimi, colmando un vuoto che il mondo professionale non aveva saputo affrontare da solo. Il nuovo Accordo del 2025 alza leggermente l’asticella, chiedendo maggiore rigore ai soggetti formatori, ma senza imporre obblighi eccessivi. Intanto, altri paesi hanno costruito standard volontari solidi, come IOSH, NEBOSH, VCA e CSCS, dimostrando che la qualità si può raggiungere anche senza norme stringenti.

In Italia, invece, si è spesso preferita la conformità alla qualità, in un sistema dominato da approcci giuridici più che tecnici. Solo l’apertura internazionale ha cominciato a scuotere questa inerzia, portando esempi virtuosi anche da aziende italiane come SAIPEM, che investe milioni nella formazione e ottiene risultati eccellenti. Il vero tema oggi non è se sei ore ogni due anni siano troppe, ma perché non si investa con la stessa intensità nei dirigenti e nelle figure apicali. L’Accordo è un punto di partenza, ma la sicurezza, quella vera, resta una scelta culturale prima che normativa.

Leggi l’articolo Il nuovo accordo sulla formazione: un punto di partenza, non un traguardo su ISL numero 6/2025.

Episodio 13 | Da HSE manager a HSE manager

Torna a grande richiesta il podcast “Il rischio è il mio mestiere”, il racconto diretto e senza filtri sulla sicurezza sul lavoro, vissuta da chi ogni giorno la affronta davvero.

In questa nuova puntata, la numero 13, non sarò solo: con me c’è Gaspare Galasso, HSE Manager di ASIA Napoli. Insieme parleremo delle sfide quotidiane che affrontiamo come responsabili della sicurezza, tra norme che spesso sembrano scritte per un mondo ideale e una realtà operativa fatta di imprevisti, risorse limitate e compromessi difficili.

Un confronto franco tra professionisti, per capire cosa funziona davvero, come superare la “sicurezza di facciata” e quali strumenti – digitali e non – possono aiutarci a costruire una vera cultura della prevenzione.

📎 Ascolta ora su Teknoring.it o cerca Il rischio è il mio mestiere sulle principali piattaforme podcast.

La parità di genere come leva evolutiva: riflessioni dal webinar AIAS del 7 maggio 2025

Il webinar promosso da AIAS ed EPC ha offerto uno sguardo articolato sulle strategie per promuovere la parità di genere all’interno delle organizzazioni, andando oltre il requisito della certificazione UNI/PdR 125. Tra testimonianze operative, spunti normativi e approcci gestionali, si è delineato un percorso possibile verso un modello organizzativo più equo, inclusivo e sostenibile.

Durante il mio intervento ho presentato la nuova norma ISO 53800, recentemente pubblicata, come strumento di riferimento per accompagnare le organizzazioni lungo un percorso di evoluzione culturale. A differenza di altri strumenti, la ISO 53800 non è una norma certificabile, ma fornisce linee guida strutturate che possono essere integrate in qualsiasi organizzazione, a prescindere dal settore o dalla dimensione. L’approccio proposto è sistemico e progressivo, capace di adattarsi al livello di maturità raggiunto.

Uno degli elementi più interessanti della norma è la sua articolazione in sei fasi, dalla comprensione del contesto organizzativo fino alla valutazione dell’impatto sugli stakeholder. Questo rende la ISO 53800 uno strumento utile non solo per chi vuole partire, ma anche per chi intende consolidare o approfondire le politiche di parità. La norma si integra efficacemente con il sistema gestionale previsto dalla UNI/PdR 125, combinando la visione strategica con le necessarie misure operative.

Tra gli allegati, la norma propone strumenti pratici come il meccanismo per la gestione dei reclami e l’indice francese di uguaglianza professionale, che possono essere adattati e utilizzati anche in contesti diversi. Il punto centrale, però, resta il coinvolgimento del management: la parità di genere non può essere affidata solo alla compliance, ma deve diventare un progetto di leadership culturale. La ISO 53800, in questo senso, rappresenta una vera e propria guida per accompagnare il cambiamento.