Sicurezza sulle strade: gestione dei rischi legati agli spostamenti aziendali | Vistra

La sicurezza stradale e la gestione dei rischi legati agli spostamenti aziendali sono fondamentali per il benessere dei dipendenti e il successo delle imprese. Gli incidenti stradali durante i viaggi di lavoro devono essere considerati infortuni sul lavoro, con conseguenze sulla salute dei lavoratori e sull’economia aziendale. La gerarchia dei controlli è fondamentale nella gestione dei rischi, suggerendo l’uso di alternative sicure ai viaggi fisici e l’adozione di tecniche di guida difensiva.

La formazione dei dipendenti sulla sicurezza stradale promuove una cultura aziendale orientata alla sicurezza, con benefici sia durante il lavoro sia nella vita personale. L’utilizzo di tecnologie di monitoraggio e la collaborazione con fornitori affidabili migliorano la gestione dei rischi legati agli spostamenti aziendali. Infine, un approccio olistico e una leadership responsabile sono essenziali per creare un ambiente lavorativo sicuro e sostenibile.

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Finalmente un nuovo approccio alla sicurezza nei cantieri edili: la bozza del Decreto Ministeriale per la patente a punti | Teknoring

Il nuovo provvedimento non solo migliora la trasparenza e la responsabilità delle imprese, ma promuove anche una cultura della sicurezza più forte e diffusa. Le aziende sono motivate a investire costantemente in sicurezza, consapevoli che questo non solo riduce il rischio di incidenti, ma migliora anche la loro efficienza organizzativa e operativa.

L’adozione di sistemi di gestione avanzati, l’utilizzo di macchinari moderni e l’investimento nella formazione del personale non solo incrementano la loro competitività nelle gare d’appalto, ma consolidano anche una forza lavoro più qualificata e stabile. Questo approccio integrato non solo migliora le prestazioni complessive dell’azienda, ma promuove anche una cultura della sicurezza più solida e radicata.

Puoi leggere l’articolo Finalmente un nuovo approccio alla sicurezza nei cantieri edili: la bozza del Decreto Ministeriale per la patente a punti su Teknoring.

Il corso pratico in presenza: “Piani di Qualità e ISO 10005” | AIAS Academy

I corsi in videoconferenza offrono sicuramente comodità e flessibilità, specialmente per chi ha impegni lavorativi e familiari. Tuttavia, l’esperienza di partecipare a un corso di formazione in presenza offre un valore aggiunto insostituibile. La possibilità di interagire direttamente con docenti esperti e colleghi del settore crea un ambiente di apprendimento stimolante, dove è possibile approfondire le proprie conoscenze e sviluppare nuove competenze attraverso esercitazioni pratiche e discussioni collaborative.

Il corso “Piani di Qualità e ISO 10005”, della durata di 8 ore, è stato progettato per soddisfare una vasta gamma di esigenze formative. Gli obiettivi principali includono la capacità di sviluppare piani di qualità efficaci e conformi agli standard internazionali, l’applicazione pratica dei concetti appresi e la risoluzione delle incertezze legate alla compilazione dei piani di qualità. L’approccio didattico del corso, incentrato su una sequenza di esercitazioni strutturate, garantisce un apprendimento esperienziale profondo e duraturo che trova il suo massimo riscontro in un incontro di persona.

Vi invitiamo a partecipare il 17 settembre 2024 nella sede di AIAS Academy a Sesto San Giovanni (Milano) per la prima sessione di questo corso. Sarà un’opportunità preziosa per crescere professionalmente e fare networking con altri professionisti del settore.

Per maggiori informazioni e per iscrivervi, potete cliccare questo link.

La nuova bozza, questa volta “definitiva” dell’Accordo Stato Regioni sulla formazione | Teknoring

Il confronto tra il Ministero del Lavoro, le Regioni, INAIL, INL e altre parti sociali ha evidenziato rilevanti criticità nella bozza dell’Accordo sulla formazione in materia di salute e sicurezza. Nonostante le obiezioni, il Ministero ha deciso di inviare il documento all’Ufficio legislativo senza raggiungere un accordo tecnico.

Le problematiche principali riguardano la verifica dell’efficacia della formazione, che rimane invariata, e i requisiti per i soggetti formatori, con cambiamenti che non risolvono le criticità precedenti.

Le nuove norme introducono restrizioni, ma non affrontano le questioni fondamentali, e la posticipazione di 24 mesi per la formazione dei datori di lavoro è un ritardo ingiustificato.

In conclusione, l’approccio centrato sulla conformità normativa, piuttosto che sulla responsabilità effettiva, è inefficace e necessita di una revisione radicale per migliorare la sicurezza sul lavoro in Italia.

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Globalizzazione responsabile: sicurezza e conformità per lavoratori espatriati in Italia e all’estero | SAFETY Group

Il 15 ottobre 2024 terrò online un corso di formazione sulla Globalizzazione responsabile, con un focus particolare su sicurezza e compliance per i lavoratori espatriati. Durante il corso esplorerò le opzioni di ingresso sul mercato italiano per società estere e l’uscita sul mercato estero per società italiane, esaminando le normative per le società con sede nell’Unione Europea e non, confrontando i requisiti per le società UE in Italia e le società italiane in paesi extra-UE. Discuterò le pratiche di sicurezza e compliance per i lavoratori espatriati, mettendo a confronto le procedure adottate dalle aziende straniere e italiane.

Inoltre, affronterò la gestione della sicurezza e delle emergenze. Un’attenzione particolare sarà dedicata alla formazione e alla preparazione dei lavoratori, con un’analisi comparativa dei requisiti di formazione per i lavoratori espatriati delle imprese straniere e italiane. Questo corso rappresenta un’opportunità per approfondire tematiche fondamentali per le aziende che operano in un contesto globale, garantendo al contempo la sicurezza e il rispetto delle normative per i lavoratori espatriati.

Per partecipare, vi potete iscrivere a questo link.

Un quesito su imprese comunitarie e normativa italiana sulla sicurezza del lavoro

Un collega, dopo aver letto questo mio articolo su Teknoring, mi ha contattato per discutere un caso specifico: un’impresa comunitaria affidataria di un cantiere per la ristrutturazione di un edificio.

Il consulente dell’impresa sostiene che non vi sia obbligo di applicare la normativa italiana sulla sicurezza sul lavoro relativamente a formazione, sorveglianza sanitaria, eccetera, facendo riferimento alla libertà di prestazione dei servizi nell’UE (artt. da 56 a 62 del TFUE), alla Direttiva 2005/36/CE (e sue modifiche con la Direttiva 2013/55/UE), e alle direttive quadro 89/391/CEE e 92/57/CEE.

È importante sapere che queste Direttive hanno impegnato i paesi membri al loro recepimento, e sono vincolanti per il cittadino nella misura in cui i loro criteri sono stati adottati dalla legislazione nazionale, e non nel loro testo originale. Bisognerà quindi fare riferimento alla legge italiana e, eventualmente, fare ricorso al TAR o alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che può essere avviato tramite una richiesta di pronuncia pregiudiziale da parte del giudice italiano.

Poi, nel nostro paese, vale l’interpretazione letterale della norma, e non si possono applicare i casi per analogia (art. 12 delle Preleggi). Dunque, né la direttiva 89/391/CEE (direttiva quadro su salute e sicurezza, recepita in Italia con il Titolo I del D.Lgs. 81/2008), né la 92/57/CEE (direttiva cantieri, equivalente al Titolo IV) affrontano il tema delle imprese straniere (comunitarie). In particolare, non è scritto da nessuna parte il parallelismo tra requisiti della nazione di origine e quelli italiani. Questo è molto importante, perché l’articolo 3 del Codice Penale stabilisce la validità della legge penale italiana sul territorio dello Stato, a meno che non ci siano eccezioni, che devono essere indicate specificamente e non genericamente. Le violazioni alle prescrizioni del D.Lgs. 81/2008 sono sanzionate penalmente, per cui sono valide – alla lettera – per chiunque faccia business in Italia, a prescindere dal paese di provenienza.

Il TFUE, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, è uno dei principali trattati che definisce le competenze, le politiche e le procedure dell’Unione Europea, compresa la regolamentazione del mercato interno e la cooperazione tra gli stati membri e gli articoli da 49 a 55 trattano il diritto di stabilimento e da 56 a 62 i servizi. In particolare, il TFUE garantisce la libera prestazione dei servizi all’interno dell’UE, permettendo ai prestatori di servizi di operare temporaneamente in un altro Stato membro senza restrizioni di nazionalità o residenza, e con le stesse condizioni applicate ai cittadini di quello Stato (artt. 56, 57, par. 3, e 61 ). Un’impresa straniera ma comunitaria, quindi può fare liberamente business in Italia, ma alle stesse condizioni delle imprese italiane. Anche qui, il TFUE è stato recepito dalla legislazione italiana, e quindi non è possibile fare riferimento a questo in maniera diretta, ma occorre rispettare la norma italiana.

Se volete approfondire questo tema, vi consiglio di leggere la pagina Avviare ed espandere una impresa nell’UE. Spoiler: «Non si può tuttavia dare per scontato che sia possibile fornire servizi senza costituire una società a livello locale. Tutto dipende dalla frequenza, durata e regolarità dei servizi che intendi prestare, oltre che dal tipo di servizio».

Infine, la Direttiva 2005/36/CE che cita il consulente affronta il tema delle professioni regolamentate (ambito di applicazione), che, per brevità, sono quelle elencate in questo sito. Chi esercita una professione regolamentata, quindi, può farsi riconoscere la qualifica professionale nei paesi UE. Come chiunque può vedere, tra queste non ci sono i ruoli previsti dal D.Lgs. 81/2008 e, comunque, la formazione per la sicurezza difficilmente può essere riconosciuta come qualifica professionale.

In conclusione, la legislazione italiana in materia di sicurezza sul lavoro si applica rigorosamente e indistintamente a tutte le imprese operanti sul territorio nazionale, indipendentemente dalla loro origine.

Il 15 ottobre prossimo condurrò un webinar su questo argomento. Per informazioni e iscrizioni potete cliccare qui.

Valutazione e selezione degli appaltatori: gestione documentale e conformità normativa | ISL

La gestione efficace dei contratti d’appalto richiede un’accurata selezione degli appaltatori e una rigorosa verifica della documentazione. Utilizzare software specializzati consente di garantire conformità normativa, idoneità tecnico-professionale e protezione della reputazione aziendale.

La scelta degli appaltatori deve essere vista come un’opportunità per migliorare l’efficienza e concentrarsi sulle attività principali dell’azienda, pur essendo fondamentale valutare i rischi e la stabilità degli appaltatori stessi.

La legge italiana impone obblighi specifici per la selezione degli appaltatori, anche se manca un regolamento ministeriale che definisca chiaramente l’idoneità tecnico-professionale. Documenti chiave come il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio e l’autocertificazione dell’idoneità tecnico-professionale sono essenziali, ma non sempre sufficienti. Per superare le limitazioni delle soluzioni generiche di condivisione documentale, l’adozione di sistemi avanzati di gestione documentale può migliorare l’efficienza operativa e ridurre i rischi di non conformità.

Puoi leggere tutto l’articolo Valutazione e selezione degli appaltatori: gestione documentale e conformità normativa su Igiene & Sicurezza del Lavoro numero 6/2024.

Le nuove sfide della salute e sicurezza dei lavoratori nell’era dei cambiamenti climatici | Teknoring

Negli ultimi tempi, si è verificato un aumento degli eventi climatici estremi, come ondate di calore, inondazioni e incendi boschivi, legati al cambiamento climatico, minacciando la sicurezza e la salute dei lavoratori. Il rapporto Ensuring safety and health at work in a changing climate dell’International Labour Organization – ILO, evidenzia come i lavoratori siano esposti a rischi specifici durante le operazioni di soccorso in seguito a eventi climatici estremi, come avvenuto in Emilia Romagna e Toscana nel 2023.

È fondamentale non solo considerare gli effetti immediati del cambiamento climatico, ma anche le sue implicazioni a lungo termine sulla salute fisica e mentale dei lavoratori, con particolare attenzione ai più vulnerabili. La formazione e l’addestramento giocano un ruolo fondamentale nel fornire ai lavoratori le competenze necessarie per affrontare questi rischi, così come la gestione efficace dei DPI e delle attrezzature. Le organizzazioni devono adattare dinamicamente le valutazioni dei rischi ai cambiamenti climatici, coinvolgendo attivamente i lavoratori nel processo. Infine, un approccio collaborativo tra governi, datori di lavoro e lavoratori è essenziale per promuovere ambienti di lavoro sicuri e sostenibili, affrontando in modo integrato i rischi climatici.

Puoi leggere l’articolo Le nuove sfide della salute e sicurezza dei lavoratori nell’era dei cambiamenti climatici su Teknoring.

Se non lo elabori non raccoglierlo: il trattamento efficace degli indicatori QHSE | ISL

Gli standard dei sistemi di gestione regolano i processi organizzativi per mantenere il controllo su qualità, ambiente e sicurezza, promuovendo il miglioramento continuo; tuttavia, molte organizzazioni vedono la certificazione solo come un obbligo formale, limitandosi a implementare processi minimi per superare gli audit, senza un reale impegno verso il miglioramento continuo. Questo approccio può limitare i benefici della certificazione, come l’ottimizzazione operativa e la soddisfazione del cliente, compromettendo la trasparenza e l’efficacia aziendale.

La politica aziendale stabilisce la direzione strategica, con obiettivi concreti in aree come sicurezza sul lavoro, sostenibilità e innovazione, che devono essere tradotti in azioni tangibili. La misurazione del successo richiede un approccio ciclico di miglioramento continuo, con il ciclo PDCA e l’analisi delle cause radice, mentre gli indicatori quantitativi e qualitativi sono essenziali per monitorare le prestazioni e guidare decisioni informate per il miglioramento costante.

Puoi leggere l’articolo Se non lo elabori non raccoglierlo: il trattamento efficace degli indicatori QHSE sul numero 6/2024 di ISL – Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Che HSE Manager sei? 5 stili di leadership in ambito HSE |Wolters Kluwer

Essere un HSE manager richiede molto più della semplice conoscenza delle normative, includendo competenze organizzative e capacità di gestione delle risorse umane. Gli HSE Manager possono essere suddivisi in cinque tipi distinti: il Campione della Conformità, il Visionario della Sostenibilità, il Mentore Empatico, l’Innovatore Tecnologico, e il Negligente Inconsistente.

Il Campione della Conformità si concentra sul rispetto scrupoloso delle normative, mentre il Visionario della Sostenibilità integra sicurezza e sostenibilità ambientale. Il Mentore Empatico guida con empatia e supporto, e l’Innovatore Tecnologico abbraccia le ultime tecnologie per migliorare la sicurezza. Il Negligente Inconsistente, invece, è caratterizzato dalla mancanza di competenza e responsabilità, preferendo nascondersi dietro la burocrazia.

Scopri Che HSE Manager sei? sul sito di Wolters Kluwer.