Ogni tanto, guardare le statistiche del sito è come aprire il cassetto delle lettere mai spedite: trovi quello che la gente veramente voleva sapere, anche se magari non l’ha mai chiesto ad alta voce.
Nel 2025, i lettori hanno cercato chiarezza, esempi concreti, e – con mia grande soddisfazione – anche un po’ di spirito critico. Questi sono i cinque articoli più letti dell’anno, e sì, dicono molto anche su dove stiamo andando con la cultura della sicurezza.
Il tema più gettonato è sempre lo stesso: “Devo aggiornare il PSC?”
La risposta, come ho scritto (più volte), è: solo se serve davvero. Se il piano diventa un documento “muto” che rincorre i ritardi del cantiere, non stiamo parlando di sicurezza. Stiamo parlando di carta. E la carta, come sappiamo, non protegge nessuno dalle cadute dall’alto.
Molti si sentono più tranquilli se raccolgono i certificati di idoneità dei lavoratori dell’appaltatore. Ma la legge dice altro. Non siamo medici del lavoro, e non dobbiamo improvvisarci investigatori della privacy. Una buona gestione dei processi è più utile di una cartellina piena di fotocopie inutili.
Una guida semplice per capire chi fa cosa, e perché. Diritti, obblighi, formazione, ruoli. Sì, è un articolo da “ripasso generale”, ma a quanto pare ci serve ancora. Ogni tanto è salutare ricordarsi che la sicurezza non è solo “mettere le X nei moduli”.
Un articolo meno tecnico e più riflessivo, che ha incuriosito molti. Reason ci ha spiegato che l’errore umano non è il nemico, ma il sintomo. E che la colpa, da sola, non aiuta nessuno. Un bel cambio di prospettiva, soprattutto in contesti dove si cerca il colpevole prima ancora di capire cosa è successo.
Il Coordinatore per l’esecuzione è una figura fondamentale, ma non è un collezionista di certificati. Molti hanno letto (forse con sollievo) che non tutto è compito suo, e che i ruoli vanno rispettati, altrimenti ci ritroviamo con CSE trasformati in direttori di lavori mascherati. Male.
Gli altri temi del 2025: tra AI, ISO e umanità
Oltre a questi cinque “best of”, nel 2025 abbiamo parlato anche di:
- Digitalizzazione: meno burocrazia, più connessione tra i dati.
- Intelligenza artificiale nella sicurezza: utile, sì. Ma niente sostituisce il buon senso.
- ISO 45004 e misurazione delle performance: serve misurare ciò che conta, non solo gli infortuni.
- Etica e cultura organizzativa: la sicurezza non è un obbligo. È una scelta (anche politica, a volte).
I corsi e la formazione che abbiamo fatto (per davvero)
Nel 2025 ho avuto modo di dedicarmi anche con entusiasmo alla formazione, non solo alla scrittura di articoli. Non perché avessi poco da fare, ma perché credo fermamente che la sicurezza si costruisca con le persone, non solo con i documenti.
Corsi di aggiornamento
Ho continuato a erogare percorsi su QHSSE, salute, sostenibilità e sicurezza, con l’obiettivo di preparare il personale a operare con più consapevolezza e meno “per sentito dire”. La formazione non è un obbligo da timbrare come un cartellino: è la cosa che forse può evitare l’incidente prima che succeda.
Formazione HSE strutturata: qualità + quantità
Nel blog e nei corsi ho insistito parecchio sul concetto che la qualità da sola non basta. Serve continuità, ripetizione, e adattamento ai contesti reali. Se la formazione è una tantum, è una perdita di tempo ben confezionata.
Uno dei corsi più apprezzati: indagini RCA su incidenti reali
Quello che ha coinvolto di più? Il corso sulle indagini Root Cause Analysis. Abbiamo preso in mano incidenti veri — non ricostruzioni da manuale, ma casi reali, con tutte le sfumature di caos e ambiguità che li rendono istruttivi per davvero.
E lì è successo qualcosa: ci siamo accorti che dietro a ogni evento ci sono decine di temi nascosti — dalla progettazione alla comunicazione, dalla formazione mancata alle scelte frettolose.
È stato come scoprire che sotto l’incidente c’è un’intera azienda che lavora… spesso male.
In conclusione
Il fatto che siate arrivati fin qui a leggere questo riassunto mi consola: c’è ancora voglia di fare sicurezza con serietà, ma anche con leggerezza quando serve.
Io continuerò a scrivere come sempre: con i piedi nel cantiere, la testa tra i documenti e – quando va bene – una tazza di caffè vicino alla tastiera.
Buon 2026 a chi lavora, progetta, coordina, insegna e ci prova ogni giorno.
E anche a chi ha smesso di dire “tanto succede sempre così” e ha iniziato a chiedersi “cosa potremmo fare meglio?”
Ci leggiamo presto.
Antonio