ISO 45001 Requisito 6: Sicurezza pianificata

Anche il sesto capitolo – Pianificazione – dello standard ISO 45001:2018 è profondamente innovativo, non solo nei confronti della vecchia norma BS OHSAS 18001:2007 Occupational Health and Safety Assessment Series, ma anche della corrente pratica professionale e la novità sta nel concetto di rischi ed opportunità.
Parlando di rischi, la loro valutazione, in inglese risk assessment, è una tecnica di project management di uso corrente. L’approccio filosofico della valutazione dei rischi si è andato sviluppando da esperienze nordamericane nell’industria nucleare ed aerospaziale a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso ed oggi è una disciplina ben definita, con sfaccettature che vanno dalla matematica alla filosofia, e che trova la sua applicazione costante e rigorosa, relativa a tutti gli aspetti del sistema interessato piuttosto che parziale. Questo approccio può essere applicato agli ambiti più differenti, dall’industria di processo alla salute, dalla realizzazione di grandi infrastrutture alle assicurazioni.

Leggi l’articolo sul numero 8/2020 di Ambiente & Sicurezza

Le interferenze in cantiere

Durante l’esecuzione dei lavori è normale che gruppi differenti di lavoratori, appaltatori e subappaltatori impiegati per attività specializzate, eseguano le rispettive attività in condizioni di prossimità o promiscuità tra di loro. Questa condizione può causare incidenti e infortuni: l’identificazione dei pericoli introdotti nell’ambiente di lavoro da ogni gruppo o subappaltatore, e la valutazione delle relative interferenze, è lo strumento per identificare le azioni necessarie per mitigare questi rischi.

A livello organizzativo, la direzione del cantiere deve definire la progettazione costruttiva e la conseguente pianificazione delle attività lavorative e deve identificare, con il supporto dello specialista della sicurezza, qualsiasi situazione in cui è possibile che operazioni simultanee introducano rischi da interferenze nelle aree di lavoro; questi devono essere poi identificati per definire le appropriate strategie di mitigazione. Nella loro scelta è necessario riferirsi alle misure generali di tutela e ai principi della sicurezza incorporata nel progetto (safety by design): il concetto di applicare metodi per minimizzare i pericoli in fase progettuale. Nel caso le interferenze riguardino attività svolte da subappaltatori, allora sarà il caso di prevedere, nel processo di formalizzazione dell’accordo contrattuale, la preparazione, lo scambio e la condivisione della documentazione tecnica che possa supportare la valutazione dei rischi, quando è necessario. Questi possono essere, ad esempio, piani operativi di sicurezza, programmi dei lavori, ma anche schede di sicurezza dei materiali utilizzati e manipolati, assieme a informazioni su come saranno utilizzati, informazioni relative ad attrezzature e macchine.

Leggi l’articolo sul numero 6/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Programmi di incentivazione per lavoratori

La sicurezza in cantiere non può essere gestita solo con misure coercitive, con obblighi e proibizioni; l’esperienza insegna che un buon programma di incentivazione dei lavoratori, con l’obiettivo di individuare e incoraggiare gli atteggiamenti corretti verso la sicurezza, è uno strumento che può diventare molto efficace.

I programmi di incentivazione e di premiazione sono attività da svolgere lungo tutta la durata del cantiere, con il fine di fornire stimoli di carattere non solo economico all’adozione e al mantenimento di buone pratiche per la tutela della salute e della sicurezza, e di sviluppare di un positivo spirito competitivo tra i lavoratori. Sono attività volte a individuare e pubblicizzare costantemente ed in maniera sistematica, all’interno della popolazione del cantiere, i comportamenti positivi riguardo la protezione della salute e della sicurezza, in modo da creare un’atmosfera di apprezzamento sociale verso di essi e, conseguentemente, di biasimo verso i comportamenti non sicuri.

Leggi l’articolo sul numero 3/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Il rapporto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è quel ruolo, previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza, che viene designato dai lavoratori allo scopo di interagire con le altre persone del sistema di gestione della sicurezza per i fini previsti dalla norma: fondamentalmente consultazione e partecipazione, vedi il D.Lgs. 81/2008, Titolo I, Capo III, Sezione VII. La norma non prevede a suo carico né obblighi, ovvero comportamenti il cui mancato rispetto può essere sanzionato dal Testo Unico, né compiti, ovvero attività la cui omissione o non corretta esecuzione che, pur non sanzionati dal Testo unico, possono costituire il fondamento di una imputazione per un reato di danno. Datore di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori sono alcune delle figure che la legge individua come titolari dei primi, mentre il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione è il destinatario dei secondi. Diversamente da queste figure, il RLS ha invece attribuzioni, che sono comportamenti che gli sono riconosciuti, con la garanzia che il limitato o mancato esercizio degli stessi non sia sanzionato dalla normativa.

Il rapporto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il piano di evacuazione: consigli e strumenti

L’evacuazione da un ambiente di lavoro è la condizione più drastica che può avvenire in caso di incidente: è quando la situazione all’interno degli spazi o dell’edificio è talmente compromessa da mettere in serio pericolo la vita delle persone che la occupano. I motivi per cui questo può accadere possono essere causati dalle attività che vengono svolte in questi spazi, incidenti che provocano incendi, dispersione di sostanze pericolose, perdita di stabilità di edifici, impianti e attrezzature, allagamenti, ma anche da situazioni che hanno la loro genesi all’esterno, indipendenti dal lavoro che viene svolto, come terremoti, inondazioni, altre catastrofi naturali o incidenti causati dall’uomo, i cui effetti si propagano all’ambiente di lavoro.

Il piano di evacuazione: consigli e strumenti

I near-miss

I near-miss sono l’araba fenice del mondo HSE: che ci siano ciascun lo dice, dove siano nessun lo sa. Il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro non li definisce, così come lo standard ISO 45001 Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro. Il vecchio standard BS OHSAS 18001:2007 li definiva, come approfondimento del termine incident, incidente, come quell’incidente che non ha avuto come conseguenze ferite, malattie professionali o perdite, indicando come sinonimi le parole near-hit (quasi colpito), close call (traducibile come scampata bella) o dangerous occurrence (situazione pericolosa). La piattaforma Online Browsing Platform OBP dell’ISO, sulla quale ricercare i termini delle norme e degli standard, riporta 62 ricorrenze del termine near-miss negli standard e due definizioni, tutte e due però in ambiti molto lontani dal mondo HSE e perciò inutili. Il manuale HSE245 Investigating accidents and incidents, pubblicato dall’Health and Safety Executive britannico, l’organizzazione governativa a supporto delle buone pratiche HSE, definisce i near-miss come quegli eventi che, mentre non causano danni, hanno la potenzialità di provocare ferite o malattie professionali.

I near-miss

Come gestire le differenze di lingua e cultura nel lavoro all’estero

La sicurezza è un’attività di relazione, e la questione della lingua è fondamentale. Il D.Lgs. 81/2008, Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro elenca giustamente la questione della comprensione della lingua in cui viene veicolata la formazione e l’informazione sulla sicurezza. La Direttiva Macchine, 2006/42/CE stabilisce analogamente che le macchine devono essere accompagnate dalle istruzioni per l’uso redatte nelle lingue comunitarie ufficiali dello stato membro in cui la macchina è immessa sul mercato o messa in servizio. Quali sono le strategie da applicare per comunicare la sicurezza all’interno di un ambiente multietnico, sia questo in Italia, con una rilevante popolazione di personale immigrato, che all’estero, quando l’immigrato è il personale italiano?

Come gestire le differenze di lingua e cultura nel lavoro all’estero

ISO 45001 Requisito 5: Il ruolo della leadership

Alcuni dei requisiti più innovativi dello standard ISO 45001:2018 sui sistemi di gestione della sicurezza sono contenuti al capitolo 5 Leadership e partecipazione dei lavoratori. Questi sono esposti in quattro sezioni, di cui ben tre sono dedicate alle responsabilità dell’alta direzione e una alla partecipazione dei lavoratori: strutturazione che rispetta la preminenza che ha l’azione del management nel successo dell’implementazione di un sistema di gestione della sicurezza.

La clausola 5.1 Leadership e impegno dello standard ISO 45001:2018 definisce la necessità che il top management dimostri la propria diligenza, direttamente e apertamente, rivolgendosi a tutte le parti interessate. Con la nuova norma l’alta direzione non ha alcun alibi, e dovrà essere sottoposta ad audit sui vari temi del funzionamento del sistema e sul loro coinvolgimento in esso come un fatto di routine. Qualora un membro di questa rimandasse a figure operative, questo sarà già di per sé un segnale di problemi già nell’implementazione del sistema.

Leggi l’articolo sul numero 2/2020 di Ambiente & Sicurezza

Sicurezza all’estero, tra regole e difficoltà

Sempre più imprese italiane stanno sviluppando il loro business fuori dall’Italia. Le situazioni possono essere diverse: nuovi stabilimenti, partecipazione a società locali, cantieri di costruzione, missioni per installazione o manutenzione di impianti. Il modo in cui gestire la sicurezza dei lavoratori impegnati all’estero può diventare un problema. Documentazione e regole Per prima cosa è necessario sapere che i datori di lavoro italiani che intendono assumere lavoratori italiani da impiegare stabilmente all’estero sono tenuti al rispetto di una serie di regole scritte ad hoc: occorre chiedere un’autorizzazione al Ministero del Lavoro e al Ministero degli Affari Esteri e i lavoratori sono soggetti all’assicurazione obbligatoria INAIL. Sono regolamentate le trasferte, i trasferimenti e i distacchi; un buon consulente del lavoro saprà certamente fornire un supporto adeguato. Non dobbiamo dimenticare, però, che esiste anche la legislazione del paese ospitante: al di fuori dell’Unione Europea occorre spesso richiedere un visto per potere svolgere attività lavorative. Le procedure variano caso per caso, possono essere anche impegnative e si è soggetti a sanzioni importanti, nel caso si venga colti a lavorare con visti che non le prevedono. Infine, occorre tenere presente la regolamentazione locale in materia di sicurezza sociale e di contratti di lavoro, con la possibilità di dovere aprire posizioni locali.

Sicurezza all’estero, tra regole e difficoltà

Ruoli organizzativi nei cantieri

Per la realizzazione di grandi progetti di costruzione vengono costituite organizzazioni ad hoc per organizzare e coordinare il lavoro di innumerevoli persone, che contribuiscono tutte al successo del progetto in ragione delle loro competenze, esperienze e attività. Normalmente queste opere vengono eseguite da grandi organizzazioni che sono dettagliatamente strutturate. Tipicamente la struttura “corporate” è articolata per dipartimenti tecnici e per aree geografiche: primi forniscono l’indirizzo ed il supporto tecnico alla squadra che si troverà ad operare in cantiere, mentre le seconde definiscono l’organigramma del cantiere, con personale interno o facendo ricorso al mercato locale o internazionale, in caso di particolari criticità. Può capitare però che più imprese si uniscano per eseguire queste opere, non tanto con il ricorso al subappalto, ma con la condivisione di risorse organizzative e tecniche. Questo avviene di solito quando il progetto affronta temi tecnici particolarmente sofisticati, per i quali sono necessari supporti specialistici, o quando l’entità della commessa è tale da suggerire una condivisione del rischio di impresa: un boccone che può essere troppo impegnativo per una sola organizzazione. Le forme in cui questo può avvenire in Italia sono fondamentalmente due: i consorzi o le società consortili e i raggruppamenti temporanei di imprese, mentre all’estero si parla genericamente di joint venture.

Leggi l’articolo sul numero 1/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.