Caduta dall’alto

Per lavori in quota si intendono attività che possono implicare la caduta dall’alto da un’altezza spesso definita da leggi o regolamenti: in Italia due metri. Le conseguenze della caduta dei lavoratori, a causa delle condizioni dei luoghi di lavoro, possono però essere tali da consigliare l’applicazione delle tecniche di protezione anche ad altezze minori. Queste condizioni possono essere la presenza di situazioni di pericolo che si sommano a quelle della caduta, come, senza pretesa di esaustività, rischi meccanici causati dalla presenza di attrezzature con parti taglienti e appuntite, sostanze pericolose, acqua, conduttori elettrici attivi.

Il pericolo di caduta dall’alto deve essere prevenuto a partire dalle scelte tecniche, al momento della progettazione dell’edificio o dell’intervento, puntando ad eliminarlo o, se questo non è possibile, ad abbattere il rischio, secondo i criteri definiti dalle misure generali di tutela. L’eliminazione del pericolo può essere ottenuta spostando, in fase di progettazione, postazioni di lavoro in quota al livello del terreno. È questo il caso, ad esempio, dell’installazione di dotazioni impiantistiche. Un significativo abbattimento del rischio può essere ottenuto, ad esempio, per l’esecuzione di manufatti in carpenteria come ponti o coperture, assemblandoli a terra per poi sollevarli in quota invece di procedere direttamente con l’assemblaggio in quota.

Leggi il seguito sul numero 7/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015

Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015 La serie Construction Design Management Regulations 2015, il progetto e la sicurezza e l’Health and Safety File. Differenze e analogie tra Inghilterra e Italia

L’Health and Safety Executive è un’agenzia governativa britannica il cui obiettivo è la regolamentazione della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, la sua implementazione e incoraggiamento. Un poco come la nostra INAIL, uno degli strumenti che utilizza a questo scopo sono pubblicazioni relative a diversi argomenti. A seguito della riforma del 2015 della normativa relativa alle costruzioni edili (CDM), l’HSE ha pubblicato sei guide rivolte ai ruoli principali coinvolti in questi processi. Queste hanno come obiettivo aiutare a comprendere il ruolo e supportare le organizzazioni, specie le più piccole, nello svolgimento di progetti edili in modo da prevenire incidenti e infortuni.

Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015

Caduta di oggetti dall’alto

Il pericolo di caduta di oggetti dall’alto è una condizione comune nei cantieri edili, perché associata ad operazioni connaturate con le attività che vengono svolte negli stessi, nonché con il trasporto e il deposito di attrezzature e materiali utilizzati. In questi ambienti di lavoro, infatti, le lavorazioni eseguite ad altezze superiori a quella dell’uomo sono pressoché sempre presenti, e con esse la necessità di trasportare i materiali e gli utensili utilizzati in posizioni dalle quali possono cadere sugli altri lavoratori impegnati nei pressi delle zone di lavoro. Questi possono essere, ad esempio:

  1. materiali, rifiuti o ancora utensili depositati in luoghi elevati, quali ponteggi, casseri, scale, piattaforme o sui cigli o le pareti inclinati degli scavi;
  2. materiale movimentato con mezzi di sollevamento e di trasporto;
  3. materiale che può cadere dalle attrezzature durante le lavorazioni, come ad esempio terreno dalla benna dell’escavatore, calcestruzzo dall’impianto, dalla betoniera o dalla pompa utilizzata per il getto e, più genericamente, materiale che può essere proiettato utilizzando attrezzature, anche manuali;
  4. materiale in condizioni di instabilità, come durante la demolizione di manufatti, lo smontaggio degli impianti e degli accessori degli edifici, durante lo scavo di pozzi e gallerie.

Per questi motivi, le regole generali per la riduzione del rischio devono essere innanzitutto procedurali, quali principalmente l’analisi delle operazioni lavorative che sono eseguite e la gestione delle relative conseguenze. Le condizioni con pericolo di caduta di oggetti dall’alto devono essere consentite solo quando dall’analisi dei rischi si possa determinare che ogni altra soluzione è impraticabile, ovvero comporta rischi più elevati per i lavoratori.

Leggi il seguito sul numero 6/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Quattro passi per lavorare all’estero: la gara

Le imprese di costruzioni italiane cercano sempre più lavoro all’estero: Vistra ha definito quattro passi per supportare i loro sforzi. Ho già parlato del primo in un altro video: la strategia. Il secondo passo è l’analisi del bando di gara.

Lavori con pericolo di annegamento

Il rischio di annegamento è sempre presente laddove ci si trovi a lavorare nei pressi di bacini o corsi d’acqua. Questi possono essere fiumi, il mare o laghi. Ma anche canali artificiali, serbatoi o grandi bacini di origine artificiale come quelli delle dighe. Ci si può avvicinare a queste sorgenti di pericolo perché il luogo di lavoro si trova lungo i bordi o le rive dei corsi d’acqua o dei bacini, oppure perché ci si lavora sopra, come nel caso di ponti e viadotti che scavalcano fiumi e canali. Riguardo a quei bacini costruiti per le vasche di prima pioggia, fanghi e sostanze chimiche il discorso è più complesso: occorre sì considerare il rischio di annegamento, ma solo all’interno di una valutazione più estesa, che prende in considerazione tutti gli aspetti della pericolosità della situazione, che comunque esulano da questa trattazione. Sono altrettanto assenti da questa analisi i pericoli cui sono esposti i lavoratori che operano su natanti o in immersione, condizioni per le quali esistono regole ben specifiche.

Leggi il seguito sul numero 6/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro

Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety

Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety Alla scoperta degli standard del GRI su salute e sicurezza sul lavoro, aggiornati di recente con l’emissione della revisione 2018

Il Global Reporting Initiative è una organizzazione non-profit nata con l’obiettivo di aiutare le organizzazioni, come aziende, ma anche governi e NGO, a comunicare il loro impatto sull’economia, l’ambiente e la società. Il suo obiettivo è creare standard utili a rendicontare le performance di sostenibilità di organizzazioni di qualunque tipo, dimensione e paese. Il GRI è stato riconosciuto come organismo indipendente nel 2002 e lo United Nations Environment Program (UNEP) ne ha condiviso i principi.

I motivi per cui una organizzazione decide di produrre un report di sostenibilità possono essere diversi: vuole comunicare alle sue parti interessate, o stakeholder, il suo impegno a un comportamento virtuoso e costantemente migliorato a promuovere la sostenibilità dei suoi processi. Vuole dire che la sua azione non impoverisce il pianeta, nei suoi aspetti ambientali, economici e sociali, promuovendo anzi i potenziali e futuri per fare fronte ai bisogni e alle ispirazioni dell’uomo. Di conseguenza, i sustainability report è opportuno descrivano le prestazioni delle organizzazioni in termini di misurabilità; questo appunto per poterle illustrare al pubblico in generale e agli stakeholder in particolare, in maniera quanto più possibile oggettivo.

Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety

I Toolbox Talks e le Job Safety Analysis per la sicurezza nei cantieri

I Toolbox Talks e le Job Safety Analysis per la sicurezza nei cantieri Alla scoperta di due pratiche semplici ma fondamentali in uso nel mondo anglosassone per gestire la sicurezza

Sembra di scrivere una banalità, ma la sicurezza è un aspetto importante del lavoro: è quella cosa il cui obiettivo fare sì che le persone possano tornare a casa dalle persone care alla sera. Da qui la necessità di gestire la sicurezza delle attività lavorative non affidandosi solo ad una soluzione tecnica, ma con sistemi ridondanti, e coinvolgendo e innalzando la consapevolezza dei lavoratori. Nel mondo anglosassone, che è mille miglia avanti a noi, per questi obiettivi vengono comunemente utilizzate, tra l’altro, queste tecniche. La prima è quella dei toolbox talks, letteralmente le chiacchierate della cassetta degli attrezzi.

I Toolbox Talks e le Job Safety Analysis per la sicurezza nei cantieri

Lavori in prossimità di linee elettriche

Nei cantieri edili una comune causa di incidente è il contatto di parti del corpo con linee elettriche attive, che possono essere le attrezzature utilizzate per le operazioni, i cavi usati per connettere i quadri di cantiere con le apparecchiature elettriche, ma anche linee utilizzate per la distribuzione elettrica per il cantiere stesso, che vengono avvicinate o toccate dal lavoratore o da un’attrezzatura con la quale sono in contatto, con la capacità di condurre l’energia elettrica. Incompetenza nella scelta delle attrezzature, trascuratezza nell’allestimento degli impianti e nella manutenzione delle attrezzature, superficialità e improvvisazione nell’utilizzo sono le cause di questi incidenti in un settore, invece, ben normato in cui le attrezzature, specialmente negli ultimi anni, hanno fatto passi da gigante nella sicurezza del loro utilizzo.

Una parte rilevante degli incidenti accade a causa del contatto dell’operatore con cavi alimentati che, pure attraversando le aree di lavoro sospesi a pali o in cavidotti interrati, non sono stati posati o non vengono utilizzati per i lavori: sono incidenti subdoli, perché letteralmente nessuno fa caso a queste installazioni fino che l’incidente avviene. Una organizzazione diligente, sia essa la committente di lavori che l’impresa selezionata per la sua esecuzione, deve definire e mantenere una procedura per controllare i pericoli relativi ai lavori nei pressi di linee elettriche.

Devono essere considerati lavori nei pressi di linee elettriche tutte quelle attività durante le quali è possibile entrare all’interno della distanza di sicurezza stabilita per esse. Lo scopo di questo lavoro è quello di argomentare solo relativamente alla gestione delle interferenze con le linee elettriche di distribuzione che attraversano l’area di lavoro, siano esse state installate per gli scopi dei lavori, siano già presenti perché a servizio di altro: le dinamiche della gestione del rischio di elettrocuzione durante l’utilizzo delle attrezzature di lavoro elettriche, così come i lavori elettrici, sono lasciati ad altra trattazione specialistica.

Leggi l’articolo sul numero 3/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Quattro passi per lavorare all’estero: la strategia

Da anni le imprese italiane tentano la strada dei progetti all’estero. Fuori dall’Italia, le conseguenze della globalizzazione vedono proliferare iniziative nei paesi in via di sviluppo. promosse da politiche nell’ambito del WTO, dalle banche internazionali di sviluppo o da grossi players internazionali.

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Buone pratiche per la gestione degli autoveicoli

L’utilizzo di automezzi è spesso una questione tutt’altro che marginale sul lavoro. In generale, si può considerare che tutte le attività lavorative, come ad esempio il trasporto di persone, singole o in gruppo, così come quello di oggetti che sono impiegati nelle attività lavorative, per lo svolgimento delle quali vengono utilizzati mezzi di trasporto, a qualsiasi titolo nella disponibilità del datore di lavoro, ricadano all’interno del perimetro dell’organizzazione di cui esso è responsabile. La norma è estremamente esplicita al riguardo: il D.Lgs. 81/2008 all’articolo 15 comma 1) lettera a) stabilisce di valutare «tutti i rischi per la salute e sicurezza».

Volendo affrontare con un approccio sistemico la sicurezza stradale, la International Standard Organization, ha emesso nel 2012 lo standard ISO 39001 Road traffic safety (RTS) management systems — Requirements with guidance for use, che si rivolge a tutte le organizzazioni che trasportano persone o merci o che utilizzano personale viaggiante, così come agli enti che gestiscono reti stradali, flotte di veicoli o che generano consistenti volumi di traffico per la distribuzione delle loro merci. La norma è basata sull’High Level Structure, che prescrive come debbano essere scritti i sistemi di gestione per potere essere facilmente integrati nelle organizzazioni, e adotta un approccio basato sulla valutazione dei rischi e delle opportunità.

Andando nel concreto, i trasporti su strada possono essere influenzati da una molteplicità di fattori. Per prima cosa è necessario accertare quale sono le condizioni dell’ambiente di viaggio, inteso come la rete stradale, le sue caratteristiche, lo stato di manutenzione e le condizioni atmosferiche che si andranno ad incontrare. In epoca di globalizzazione, in cui non è scontato che ci troviamo a discutere semplicemente dei trasporti da un sobborgo ad un altro di una città italiana: stiamo valutando una strategia globale per l’analisi delle condizioni operative, occorrerà domandarsi in che modo sono utilizzate le strade in questione, quali tipi di mezzi di trasporto e quali agglomerati urbani si incontreranno durante il tragitto. Ad esempio, un conto è circolare su un’autostrada italiana o un autobahn tedesca, un altro sulla camionabile che unisce l’Uganda con Città del Capo in Sud Africa. I problemi possono essere diversi: dalla velocità di crociera alla possibilità di ottenere assistenza, dalle pratiche di guida locali alla presenza di veicoli a trazione animale o pedoni o empori commerciali improvvisati a bordo della strada.

Leggi l’articolo sul numero 2/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.