Questo corso approfondisce la gestione della qualità nei progetti e nelle operazioni, con un’attenzione particolare ai Piani di Controllo Qualità (PCQ) e ai Piani di Ispezione e Test (ITP) secondo lo standard ISO 10005. Analizza la gestione del rischio come base per decisioni aziendali informate, mettendo in luce l’importanza della valutazione del rischio residuo e della gerarchia dei controlli. Il corso copre anche l’evoluzione storica degli standard ISO, i concetti fondamentali della qualità e le tecniche di implementazione nel contesto produttivo. Infine, offre esercitazioni pratiche su come redigere i PCQ e gli ITP e su come valutare le prestazioni attraverso audit e indicatori chiave.
Un corso basato su questi concetti si terrà il prossimo 17 settembre in presenza, presso AIAS Academy a Sesto San Giovanni, Milano, per facilitare l’interazione e le esercitazioni pratiche. Clicca qui per informazioni.
La sicurezza stradale e la gestione dei rischi legati agli spostamenti aziendali sono fondamentali per il benessere dei dipendenti e il successo delle imprese. Gli incidenti stradali durante i viaggi di lavoro devono essere considerati infortuni sul lavoro, con conseguenze sulla salute dei lavoratori e sull’economia aziendale. La gerarchia dei controlli è fondamentale nella gestione dei rischi, suggerendo l’uso di alternative sicure ai viaggi fisici e l’adozione di tecniche di guida difensiva.
La formazione dei dipendenti sulla sicurezza stradale promuove una cultura aziendale orientata alla sicurezza, con benefici sia durante il lavoro sia nella vita personale. L’utilizzo di tecnologie di monitoraggio e la collaborazione con fornitori affidabili migliorano la gestione dei rischi legati agli spostamenti aziendali. Infine, un approccio olistico e una leadership responsabile sono essenziali per creare un ambiente lavorativo sicuro e sostenibile.
Puoi leggere l’articolo Sicurezza sulle strade: gestione dei rischi legati agli spostamenti aziendali sul blog di Vistra.
I corsi in videoconferenza offrono sicuramente comodità e flessibilità, specialmente per chi ha impegni lavorativi e familiari. Tuttavia, l’esperienza di partecipare a un corso di formazione in presenza offre un valore aggiunto insostituibile. La possibilità di interagire direttamente con docenti esperti e colleghi del settore crea un ambiente di apprendimento stimolante, dove è possibile approfondire le proprie conoscenze e sviluppare nuove competenze attraverso esercitazioni pratiche e discussioni collaborative.
Il corso “Piani di Qualità e ISO 10005”, della durata di 8 ore, è stato progettato per soddisfare una vasta gamma di esigenze formative. Gli obiettivi principali includono la capacità di sviluppare piani di qualità efficaci e conformi agli standard internazionali, l’applicazione pratica dei concetti appresi e la risoluzione delle incertezze legate alla compilazione dei piani di qualità. L’approccio didattico del corso, incentrato su una sequenza di esercitazioni strutturate, garantisce un apprendimento esperienziale profondo e duraturo che trova il suo massimo riscontro in un incontro di persona.
Vi invitiamo a partecipare il 17 settembre 2024 nella sede di AIAS Academy a Sesto San Giovanni (Milano) per la prima sessione di questo corso. Sarà un’opportunità preziosa per crescere professionalmente e fare networking con altri professionisti del settore.
Per maggiori informazioni e per iscrivervi, potete cliccare questo link.
Il confronto tra il Ministero del Lavoro, le Regioni, INAIL, INL e altre parti sociali ha evidenziato rilevanti criticità nella bozza dell’Accordo sulla formazione in materia di salute e sicurezza. Nonostante le obiezioni, il Ministero ha deciso di inviare il documento all’Ufficio legislativo senza raggiungere un accordo tecnico.
Le problematiche principali riguardano la verifica dell’efficacia della formazione, che rimane invariata, e i requisiti per i soggetti formatori, con cambiamenti che non risolvono le criticità precedenti.
Le nuove norme introducono restrizioni, ma non affrontano le questioni fondamentali, e la posticipazione di 24 mesi per la formazione dei datori di lavoro è un ritardo ingiustificato.
In conclusione, l’approccio centrato sulla conformità normativa, piuttosto che sulla responsabilità effettiva, è inefficace e necessita di una revisione radicale per migliorare la sicurezza sul lavoro in Italia.
Il 15 ottobre 2024 terrò online un corso di formazione sulla Globalizzazione responsabile, con un focus particolare su sicurezza e compliance per i lavoratori espatriati. Durante il corso esplorerò le opzioni di ingresso sul mercato italiano per società estere e l’uscita sul mercato estero per società italiane, esaminando le normative per le società con sede nell’Unione Europea e non, confrontando i requisiti per le società UE in Italia e le società italiane in paesi extra-UE. Discuterò le pratiche di sicurezza e compliance per i lavoratori espatriati, mettendo a confronto le procedure adottate dalle aziende straniere e italiane.
Inoltre, affronterò la gestione della sicurezza e delle emergenze. Un’attenzione particolare sarà dedicata alla formazione e alla preparazione dei lavoratori, con un’analisi comparativa dei requisiti di formazione per i lavoratori espatriati delle imprese straniere e italiane. Questo corso rappresenta un’opportunità per approfondire tematiche fondamentali per le aziende che operano in un contesto globale, garantendo al contempo la sicurezza e il rispetto delle normative per i lavoratori espatriati.
Gli standard dei sistemi di gestione regolano i processi organizzativi per mantenere il controllo su qualità, ambiente e sicurezza, promuovendo il miglioramento continuo; tuttavia, molte organizzazioni vedono la certificazione solo come un obbligo formale, limitandosi a implementare processi minimi per superare gli audit, senza un reale impegno verso il miglioramento continuo. Questo approccio può limitare i benefici della certificazione, come l’ottimizzazione operativa e la soddisfazione del cliente, compromettendo la trasparenza e l’efficacia aziendale.
La politica aziendale stabilisce la direzione strategica, con obiettivi concreti in aree come sicurezza sul lavoro, sostenibilità e innovazione, che devono essere tradotti in azioni tangibili. La misurazione del successo richiede un approccio ciclico di miglioramento continuo, con il ciclo PDCA e l’analisi delle cause radice, mentre gli indicatori quantitativi e qualitativi sono essenziali per monitorare le prestazioni e guidare decisioni informate per il miglioramento costante.
Se adottate i principi di un sistema di gestione, vi renderete conto dell’importanza della valutazione accurata delle prestazioni organizzative in materia di salute e sicurezza. La tecnica di analisi delle cause radici è fondamentale per identificare e affrontare le cause sottostanti dei problemi, e la mentalità orientata al cambiamento e alla crescita è essenziale per il miglioramento continuo.
Lo standard ISO 45001 fornisce un quadro per promuovere la sicurezza sul lavoro, coinvolgendo leadership e dipendenti. L’alta direzione svolge un ruolo chiave nel promuovere una cultura della sicurezza sul lavoro; coinvolgere attivamente i dipendenti attraverso formazione, comunicazione e partecipazione alle decisioni è fondamentale per creare una cultura condivisa di sicurezza sul posto di lavoro.
Puoi leggere l’articolo Miglioramento continuo e ISO 45001: strategie per HSE manager sul sito di Vistra.
Le interviste sono fondamentali nelle indagini riguardanti non conformità e infortuni, consentendo l’approfondimento dei dettagli e la validazione delle ipotesi. È essenziale adottare un approccio professionale per assicurare l’affidabilità e la completezza delle informazioni raccolte. L’obiettivo principale è individuare le cause alla radice, evitando di attribuire colpe personali. Un approccio non accusatorio e empatico favorisce la collaborazione e la condivisione di informazioni, promuovendo la prevenzione futura.
Mantenere l’oggettività è fondamentale durante le interviste, richiedendo una preparazione meticolosa, la gestione dei pregiudizi attraverso gruppi di intervistatori e privilegiando le interviste individuali per garantire la qualità e l’imparzialità delle informazioni ottenute. Una pianificazione dettagliata delle interviste è essenziale per condurre indagini professionali su non conformità e infortuni. L’inclusione di un margine temporale nell’agenda aiuta a gestire ritardi e imprevisti, rispettando il tempo delle persone coinvolte. Durante le interviste, è fondamentale adottare un approccio empatico e rispettoso, tenendo conto di fattori come lo stress emotivo e le dinamiche culturali per ottenere informazioni accurate e dettagliate.
Spesso, all’interno dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) così come nei Modelli Organizzativi di Gestione e Controllo (MOGC), ci si limita alla mera misurazione dei rischi, chiamandola però valutazione. Si fa riferimento alla tecnica della matrice dei rischi, attribuendo valori ai danni e alle probabilità, si calcolano i punteggi, prestando bene attenzione a rimanere all’interno della zona di accettabilità definita. Questo processo, però, dovrebbe essere seguito per definire le priorità e sviluppare gli strumenti per la gestione dell’azienda.
La matrice dei rischi, se elaborata secondo le linee guida di questo documento, si compone di una griglia 4×4=16, ed è di solito suddivisa in quattro aree distinte. L’estensione di ciascuna area non è definita da regole fisse, ma piuttosto dipende dalle decisioni strategiche dell’azienda e dall’atteggiamento nei confronti del rischio, un concetto che si riferisce all’inclinazione di individui, organizzazioni o qualsiasi entità verso l’assunzione di decisioni o l’adozione di azioni che comportano un certo livello di rischio. La propensione al rischio può variare da individuo a individuo o da organizzazione a organizzazione, ed è influenzata da fattori come la tolleranza al rischio, gli obiettivi, le priorità aziendali e le considerazioni di natura finanziaria.
La regione che raccoglie i punteggi più bassi, concentrata intorno alla casella 1, delinea i rischi che vengono considerati accettabili. Infatti, il punteggio di 1 può essere ottenuto solo quando si valuta un danno con un livello bassissimo (R=1), che ha una probabilità di occorrenza altrettanto bassa (P=1). Questo significa che, secondo l’esperto incaricato di valutare la situazione, nell’ambito industriale di riferimento il rischio non è mai stato sperimentato. Le zone rimanenti sono generalmente suddivise in tre aree. Quelle che circondano il valore 4×4=16, indicando che l’esperto prevede che un danno di gravità molto alta (R=4) sia avvenuto diverse volte nell’industria di riferimento (P=4), rappresentano i rischi considerati inaccettabili così come si presentano, perché destinati a verificarsi spesso, con conseguenze molto negative. Vi sono poi i rischi che possono essere tollerati temporaneamente, ma richiedono un intervento prioritario per quanto riguarda i processi correlati. Infine, ci sono quelli che, anche se accettabili per il momento, devono affrontati in un secondo momento, dopo che saranno stati affrontati ed eliminati i rischi più elevati.
Una valutazione del rischio, però, non è completa se non viene accompagnata dalla descrizione delle scelte strategiche che vengono fatte per la loro gestione. Alcune saranno immediate, altre saranno messe in pista in un secondo tempo, altre ancora successivamente, quelle sui processi a rischio più basso. Per quanto riguarda il contenuto tecnico delle scelte, la gerarchia dei controlli è uno strumento valido anche per la valutazione del rischio strategico, e non solo per quello infortunistico: si tratta di un concetto fondamentale nell’ambito della gestione della salute e sicurezza sul lavoro, nonché in molte altre aree dove è necessario gestire i rischi in modo efficace, e rappresenta un approccio strutturato e sequenziale per affrontare e ridurre i rischi associati a una determinata attività, situazione o ambiente. L’obiettivo principale della gerarchia dei controlli è quello di minimizzare o eliminare il rischio, proteggendo i beni da tutelare, e consiste in un elenco di tipologie di controlli, ordinati per efficacia. Ecco una spiegazione di ciascun livello, applicata alla gestione della catena degli approvvigionamenti:
Eliminazione: se la valutazione dei rischi associati alla fornitura di un prodotto specifico rilevasse una probabilità molto elevata di pratiche scorrette o eticamente discutibili, dovrebbe essere preso in considerazione l’abbandono totale di quel prodotto dai processi operativi aziendali.
Sostituzione: nel caso in cui la valutazione dei rischi per determinati fornitori mostri un alto rischio di violazioni dei diritti umani e impatti ambientali negativi, dovrebbe essere valutata l’opzione di sostituire questi fornitori con alternative più etiche e responsabili.
Controlli ingegneristici: quando si tratta di fornitori che forniscono materiali critici o prodotti sensibili, potrebbe diventare necessario implementare soluzioni tecnologiche avanzate, come sistemi di tracciamento, per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento.
Misure amministrative: nella valutazione dei fornitori, potrebbero essere introdotte procedure di verifica delle referenze, la richiesta di certificazioni di terze parti o audit periodici per garantire che i fornitori rispettino rigorosi standard di qualità, sicurezza e conformità.
Protezione individuale: questa categoria nella gerarchia dei controlli del rischio è difficilmente applicabile quando l’oggetto della valutazione dei rischi è il rischio strategico. Questo perché i DPI sono progettati per affrontare rischi specifici sul posto di lavoro, mentre i rischi strategici coinvolgono questioni complesse legate alla pianificazione aziendale, alle decisioni strategiche e a fattori finanziari e operativi. La gestione dei rischi strategici richiede approcci più ampi e mirati, come la pianificazione strategica, l’analisi finanziaria e l’adeguamento delle politiche aziendali, che non sono affrontati efficacemente dai DPI.
L’idea chiave della gerarchia dei controlli è che si dovrebbero esplorare prima le opzioni ai livelli superiori prima di passare ai livelli inferiori. In altre parole, si dovrebbe cercare di eliminare o ridurre il rischio alla fonte prima di affidarsi a misure di protezione individuale o amministrative: questo approccio aiuta a garantire che vengano adottate le misure più efficaci per prevenire incidenti e danni. L’obiettivo dei controlli del rischio è quello di condurre tutti i potenziali rischi a un livello accettabile, quando possibile, o almeno ridurli al livello più basso praticabile; un processo che mira a garantire che siano gestiti in modo da non costituire una minaccia eccessiva per la sicurezza, la salute o altre priorità aziendali. Affinché ciò avvenga, l’analisi non deve solamente stabilire le misure di controllo da adottare per mitigarli, ma deve anche affrontare il concetto di rischio residuo.
Il rischio residuo rappresenta il livello di rischio che si prevede possa rimanere dopo aver implementato le contromisure identificate. Questo aspetto è fondamentale poiché fornisce una prospettiva realistica e trasparente sulle probabilità di esposizione ai rischi rimanenti, nonostante l’attuazione di tutte le azioni preventive. La valutazione del rischio residuo offre una chiara base per prendere decisioni informate riguardo alla gestione dei rischi: in alcuni casi, potrebbe essere accettabile un certo grado di rischio residuo, considerando le risorse disponibili, le implicazioni finanziarie e altre considerazioni, in altri scenari, potrebbe essere necessario rivalutare le misure di controllo o cercare ulteriori azioni da intraprendere per ridurre ulteriormente il rischio residuo a un livello ancora inferiore.
La revisione periodica della valutazione del rischio è un processo che ha due obiettivi primari. Il primo consiste nell’analizzare se i controlli stabiliti inizialmente hanno raggiunto gli effetti attesi, cioè se hanno ridotto il livello residuo di rischio nella misura prevista. In caso contrario, se il rischio non si è ridotto come previsto, questa situazione potrebbe essere considerata una non-conformità, specialmente all’interno di un sistema di gestione strutturato. In questo contesto, diventa necessario intraprendere un’indagine approfondita per individuare le cause radice di questa deviazione, un processo che mira a stabilire azioni correttive finalizzate al ripristino del corretto funzionamento del sistema. Il secondo obiettivo si concentra sulla revisione completa della valutazione del rischio, partendo dal livello di rischio residuo attuale: un passo che viene intrapreso per concentrarsi su quelle che, in conseguenza della prima definizione dei controlli, sono diventate le priorità più rilevanti, al fine di ridurre ulteriormente il livello di rischio. In pratica, ciò significa che, basandosi sull’esperienza e sulla valutazione delle azioni di mitigazione già implementate, è possibile apportare miglioramenti mirati ed efficaci: una iterazione costante che costituisce un approccio di miglioramento continuo, in cui la valutazione dei rischi è affinata e adattata nel tempo.
Questo articolo è contenuto nel volume Lieferkettengesetz: Guida Pratica per le Imprese Italiane nella Cornice della Legge Tedesca sulle Catene di Approvvigionamento (Quaderni del Networkaias), che potete acquistare su Amazon o scaricare dal sito di AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (solo i soci).
Lo standard ISO 45001, terzo più diffuso a livello mondiale con 397.339 certificati, di cui 15.220 in Italia, rappresenta un punto di riferimento cruciale nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, evidenziando l’importanza crescente attribuita a questo ambito e il ruolo significativo della norma nel fornire un quadro strutturato per affrontare le relative sfide. ISO 45001 promuove una cultura della sicurezza attraverso requisiti innovativi di leadership e partecipazione, coinvolgendo attivamente la direzione e i lavoratori nella gestione efficace della salute e della sicurezza sul lavoro.
La leadership dell’organizzazione deve dimostrare un impegno visibile e promuovere una cultura della sicurezza, stabilendo una politica appropriata, definendo ruoli e responsabilità, e incoraggiando la partecipazione attiva dei lavoratori. Coinvolgere la leadership e i lavoratori non solo migliora la cultura della sicurezza, ma consente anche un miglioramento continuo delle prestazioni, identificando e mitigando i rischi in modo tempestivo e promuovendo comportamenti sicuri sul lavoro. La creazione di comitati dei lavoratori per la salute e la sicurezza sul lavoro favorisce un coinvolgimento significativo e una migliore gestione dei rischi, promuovendo un ambiente di lavoro sicuro, protetto e sostenibile nel tempo.