Le interviste sono fondamentali nelle indagini riguardanti non conformità e infortuni, consentendo l’approfondimento dei dettagli e la validazione delle ipotesi. È essenziale adottare un approccio professionale per assicurare l’affidabilità e la completezza delle informazioni raccolte. L’obiettivo principale è individuare le cause alla radice, evitando di attribuire colpe personali. Un approccio non accusatorio e empatico favorisce la collaborazione e la condivisione di informazioni, promuovendo la prevenzione futura.
Mantenere l’oggettività è fondamentale durante le interviste, richiedendo una preparazione meticolosa, la gestione dei pregiudizi attraverso gruppi di intervistatori e privilegiando le interviste individuali per garantire la qualità e l’imparzialità delle informazioni ottenute. Una pianificazione dettagliata delle interviste è essenziale per condurre indagini professionali su non conformità e infortuni. L’inclusione di un margine temporale nell’agenda aiuta a gestire ritardi e imprevisti, rispettando il tempo delle persone coinvolte. Durante le interviste, è fondamentale adottare un approccio empatico e rispettoso, tenendo conto di fattori come lo stress emotivo e le dinamiche culturali per ottenere informazioni accurate e dettagliate.
Spesso, all’interno dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) così come nei Modelli Organizzativi di Gestione e Controllo (MOGC), ci si limita alla mera misurazione dei rischi, chiamandola però valutazione. Si fa riferimento alla tecnica della matrice dei rischi, attribuendo valori ai danni e alle probabilità, si calcolano i punteggi, prestando bene attenzione a rimanere all’interno della zona di accettabilità definita. Questo processo, però, dovrebbe essere seguito per definire le priorità e sviluppare gli strumenti per la gestione dell’azienda.
La matrice dei rischi, se elaborata secondo le linee guida di questo documento, si compone di una griglia 4×4=16, ed è di solito suddivisa in quattro aree distinte. L’estensione di ciascuna area non è definita da regole fisse, ma piuttosto dipende dalle decisioni strategiche dell’azienda e dall’atteggiamento nei confronti del rischio, un concetto che si riferisce all’inclinazione di individui, organizzazioni o qualsiasi entità verso l’assunzione di decisioni o l’adozione di azioni che comportano un certo livello di rischio. La propensione al rischio può variare da individuo a individuo o da organizzazione a organizzazione, ed è influenzata da fattori come la tolleranza al rischio, gli obiettivi, le priorità aziendali e le considerazioni di natura finanziaria.
La regione che raccoglie i punteggi più bassi, concentrata intorno alla casella 1, delinea i rischi che vengono considerati accettabili. Infatti, il punteggio di 1 può essere ottenuto solo quando si valuta un danno con un livello bassissimo (R=1), che ha una probabilità di occorrenza altrettanto bassa (P=1). Questo significa che, secondo l’esperto incaricato di valutare la situazione, nell’ambito industriale di riferimento il rischio non è mai stato sperimentato. Le zone rimanenti sono generalmente suddivise in tre aree. Quelle che circondano il valore 4×4=16, indicando che l’esperto prevede che un danno di gravità molto alta (R=4) sia avvenuto diverse volte nell’industria di riferimento (P=4), rappresentano i rischi considerati inaccettabili così come si presentano, perché destinati a verificarsi spesso, con conseguenze molto negative. Vi sono poi i rischi che possono essere tollerati temporaneamente, ma richiedono un intervento prioritario per quanto riguarda i processi correlati. Infine, ci sono quelli che, anche se accettabili per il momento, devono affrontati in un secondo momento, dopo che saranno stati affrontati ed eliminati i rischi più elevati.
Una valutazione del rischio, però, non è completa se non viene accompagnata dalla descrizione delle scelte strategiche che vengono fatte per la loro gestione. Alcune saranno immediate, altre saranno messe in pista in un secondo tempo, altre ancora successivamente, quelle sui processi a rischio più basso. Per quanto riguarda il contenuto tecnico delle scelte, la gerarchia dei controlli è uno strumento valido anche per la valutazione del rischio strategico, e non solo per quello infortunistico: si tratta di un concetto fondamentale nell’ambito della gestione della salute e sicurezza sul lavoro, nonché in molte altre aree dove è necessario gestire i rischi in modo efficace, e rappresenta un approccio strutturato e sequenziale per affrontare e ridurre i rischi associati a una determinata attività, situazione o ambiente. L’obiettivo principale della gerarchia dei controlli è quello di minimizzare o eliminare il rischio, proteggendo i beni da tutelare, e consiste in un elenco di tipologie di controlli, ordinati per efficacia. Ecco una spiegazione di ciascun livello, applicata alla gestione della catena degli approvvigionamenti:
Eliminazione: se la valutazione dei rischi associati alla fornitura di un prodotto specifico rilevasse una probabilità molto elevata di pratiche scorrette o eticamente discutibili, dovrebbe essere preso in considerazione l’abbandono totale di quel prodotto dai processi operativi aziendali.
Sostituzione: nel caso in cui la valutazione dei rischi per determinati fornitori mostri un alto rischio di violazioni dei diritti umani e impatti ambientali negativi, dovrebbe essere valutata l’opzione di sostituire questi fornitori con alternative più etiche e responsabili.
Controlli ingegneristici: quando si tratta di fornitori che forniscono materiali critici o prodotti sensibili, potrebbe diventare necessario implementare soluzioni tecnologiche avanzate, come sistemi di tracciamento, per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento.
Misure amministrative: nella valutazione dei fornitori, potrebbero essere introdotte procedure di verifica delle referenze, la richiesta di certificazioni di terze parti o audit periodici per garantire che i fornitori rispettino rigorosi standard di qualità, sicurezza e conformità.
Protezione individuale: questa categoria nella gerarchia dei controlli del rischio è difficilmente applicabile quando l’oggetto della valutazione dei rischi è il rischio strategico. Questo perché i DPI sono progettati per affrontare rischi specifici sul posto di lavoro, mentre i rischi strategici coinvolgono questioni complesse legate alla pianificazione aziendale, alle decisioni strategiche e a fattori finanziari e operativi. La gestione dei rischi strategici richiede approcci più ampi e mirati, come la pianificazione strategica, l’analisi finanziaria e l’adeguamento delle politiche aziendali, che non sono affrontati efficacemente dai DPI.
L’idea chiave della gerarchia dei controlli è che si dovrebbero esplorare prima le opzioni ai livelli superiori prima di passare ai livelli inferiori. In altre parole, si dovrebbe cercare di eliminare o ridurre il rischio alla fonte prima di affidarsi a misure di protezione individuale o amministrative: questo approccio aiuta a garantire che vengano adottate le misure più efficaci per prevenire incidenti e danni. L’obiettivo dei controlli del rischio è quello di condurre tutti i potenziali rischi a un livello accettabile, quando possibile, o almeno ridurli al livello più basso praticabile; un processo che mira a garantire che siano gestiti in modo da non costituire una minaccia eccessiva per la sicurezza, la salute o altre priorità aziendali. Affinché ciò avvenga, l’analisi non deve solamente stabilire le misure di controllo da adottare per mitigarli, ma deve anche affrontare il concetto di rischio residuo.
Il rischio residuo rappresenta il livello di rischio che si prevede possa rimanere dopo aver implementato le contromisure identificate. Questo aspetto è fondamentale poiché fornisce una prospettiva realistica e trasparente sulle probabilità di esposizione ai rischi rimanenti, nonostante l’attuazione di tutte le azioni preventive. La valutazione del rischio residuo offre una chiara base per prendere decisioni informate riguardo alla gestione dei rischi: in alcuni casi, potrebbe essere accettabile un certo grado di rischio residuo, considerando le risorse disponibili, le implicazioni finanziarie e altre considerazioni, in altri scenari, potrebbe essere necessario rivalutare le misure di controllo o cercare ulteriori azioni da intraprendere per ridurre ulteriormente il rischio residuo a un livello ancora inferiore.
La revisione periodica della valutazione del rischio è un processo che ha due obiettivi primari. Il primo consiste nell’analizzare se i controlli stabiliti inizialmente hanno raggiunto gli effetti attesi, cioè se hanno ridotto il livello residuo di rischio nella misura prevista. In caso contrario, se il rischio non si è ridotto come previsto, questa situazione potrebbe essere considerata una non-conformità, specialmente all’interno di un sistema di gestione strutturato. In questo contesto, diventa necessario intraprendere un’indagine approfondita per individuare le cause radice di questa deviazione, un processo che mira a stabilire azioni correttive finalizzate al ripristino del corretto funzionamento del sistema. Il secondo obiettivo si concentra sulla revisione completa della valutazione del rischio, partendo dal livello di rischio residuo attuale: un passo che viene intrapreso per concentrarsi su quelle che, in conseguenza della prima definizione dei controlli, sono diventate le priorità più rilevanti, al fine di ridurre ulteriormente il livello di rischio. In pratica, ciò significa che, basandosi sull’esperienza e sulla valutazione delle azioni di mitigazione già implementate, è possibile apportare miglioramenti mirati ed efficaci: una iterazione costante che costituisce un approccio di miglioramento continuo, in cui la valutazione dei rischi è affinata e adattata nel tempo.
Questo articolo è contenuto nel volume Lieferkettengesetz: Guida Pratica per le Imprese Italiane nella Cornice della Legge Tedesca sulle Catene di Approvvigionamento (Quaderni del Networkaias), che potete acquistare su Amazon o scaricare dal sito di AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (solo i soci).
Lo standard ISO 45001, terzo più diffuso a livello mondiale con 397.339 certificati, di cui 15.220 in Italia, rappresenta un punto di riferimento cruciale nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, evidenziando l’importanza crescente attribuita a questo ambito e il ruolo significativo della norma nel fornire un quadro strutturato per affrontare le relative sfide. ISO 45001 promuove una cultura della sicurezza attraverso requisiti innovativi di leadership e partecipazione, coinvolgendo attivamente la direzione e i lavoratori nella gestione efficace della salute e della sicurezza sul lavoro.
La leadership dell’organizzazione deve dimostrare un impegno visibile e promuovere una cultura della sicurezza, stabilendo una politica appropriata, definendo ruoli e responsabilità, e incoraggiando la partecipazione attiva dei lavoratori. Coinvolgere la leadership e i lavoratori non solo migliora la cultura della sicurezza, ma consente anche un miglioramento continuo delle prestazioni, identificando e mitigando i rischi in modo tempestivo e promuovendo comportamenti sicuri sul lavoro. La creazione di comitati dei lavoratori per la salute e la sicurezza sul lavoro favorisce un coinvolgimento significativo e una migliore gestione dei rischi, promuovendo un ambiente di lavoro sicuro, protetto e sostenibile nel tempo.
La formazione a distanza ha assunto un ruolo fondamentale durante la pandemia, sfidando le precedenti perplessità e dimostrando la sua efficacia. Caratterizzata da flessibilità, accessibilità e riduzione dei costi, ha aperto nuove opportunità educative, diventando altrettanto efficace della formazione in presenza. Presenta però sfide nell’ottenere e mantenere l’attenzione degli studenti senza interazioni faccia a faccia.
Strategie interattive come quiz, scenari pratici e esercitazioni aiutano a coinvolgere gli studenti e a migliorare l’apprendimento a distanza. L’uso di elementi multimediali e spazi online per la discussione favorisce la partecipazione attiva degli studenti, creando un ambiente virtuale stimolante. La guida UNI/PdR 149:2023 fornisce linee guida essenziali per organizzare e gestire la formazione in modalità videoconferenza sincrona, migliorando la qualità complessiva dei corsi e la credibilità dell’organizzazione. Questi standard promuovono un approccio professionale e di alta qualità alla formazione a distanza, fondamentale per garantire un’esperienza di apprendimento efficace e autorevole.
Il preposto, figura essenziale nel contesto lavorativo, si occupa di guidare e sorvegliare le attività dei colleghi, garantendo il rispetto delle norme aziendali per promuovere l’efficienza e la sicurezza sul posto di lavoro. La sua selezione richiede una valutazione accurata delle competenze e delle capacità dell’individuo, assicurando che sia idoneo a gestire le dinamiche del team e a far rispettare le normative.
L’attribuzione di poteri gerarchici adeguati consente al preposto di esercitare efficacemente il suo ruolo di controllo e supervisione, contribuendo al mantenimento di standard elevati di efficienza operativa e sicurezza sul luogo di lavoro. La legge gli riconosce un ruolo attivo nella gestione delle attività lavorative, conferendogli l’autorità necessaria per preservare la sicurezza e l’integrità dell’ambiente di lavoro.
Puoi leggere tutto l’articolo Il ruolo del preposto e la sospensione delle attività: linee guida e responsabilità sul sito di Vistra
Le emergenze ambientali rappresentano rischi significativi per l’ambiente e la salute umana, richiedendo risposte immediate per mitigarne gli impatti negativi. La prevenzione delle crisi ambientali inizia con valutazioni dei rischi e l’adozione di pratiche sostenibili nelle operazioni aziendali.
Le informazioni dettagliate fornite dalle Schede di Sicurezza (SDS) sono fondamentali per garantire la conformità normativa e promuovere un ambiente di lavoro sicuro. Le esercitazioni pratiche e i piani di risposta alle emergenze sono essenziali per testare la preparazione del personale e perfezionare le procedure di intervento.
Puoi leggere tutto l’articolo Gestione delle emergenze ambientali in azienda sul sito di Vistra
La sicurezza sul lavoro, basata su solide fondamenta teoriche, va oltre la mera conformità normativa, richiedendo una comprensione approfondita dei principi per la progettazione di ambienti sicuri. Controllare gli errori attivi e gestire gli errori latenti sono elementi chiave, che, attraverso audit regolari, formazione continua e una cultura organizzativa orientata all’apprendimento, contribuiscono a creare ambienti di lavoro più sicuri e resilienti.
L’importanza della sicurezza sul lavoro va oltre la mera conformità alle normative, basandosi su solide basi teoriche. Ricercatori e tecnici, con un approccio scientifico, ingegneristico e comportamentale, si impegnano nella creazione di strategie per proteggere i lavoratori. La sicurezza non si limita al rispetto delle leggi, ma richiede una comprensione approfondita dei principi che guidano la progettazione di ambienti di lavoro sicuri, ed è in costante evoluzione grazie a un approccio teorico e alla ricerca incessante di soluzioni innovative. L’obiettivo è creare ambienti di lavoro in cui i rischi sono attentamente valutati e gestiti in modo proattivo.
Si esplora la distinzione tra errori attivi, che sono direttamente legati alle azioni degli operatori sul campo, e errori latenti, che sono più profondamente radicati nelle strutture organizzative: controllare gli errori attivi richiede un approccio olistico che integri la gestione dei rischi, i principi ergonomici, l’analisi degli incidenti passati e la formazione continua degli operatori. Vengono presentati alcuni approcci per gestire gli errori latenti, che sono più insidiosi e legati a strutture organizzative a lungo termine: audit regolari, formazione continua, revisione delle politiche e una cultura dell’apprendimento organizzativo sono identificati come elementi chiave per prevenire errori derivanti da fattori sistemici e organizzativi, contribuendo a creare ambienti di lavoro più sicuri e resilienti.
Puoi leggere l’articolo Errori umani sul lavoro: cause, prevenzione e gestione sul sito di Vistra.
Le UNI/PdR sono documenti emessi dall’UNI, l’organizzazione italiana per le norme tecniche, che forniscono linee guida e best practice su tematiche tecniche senza essere vincolanti; la UNI/PdR 149:2023 si concentra sulla formazione in modalità Virtual Classroom System (VCS) per la Sicurezza e Salute sul Lavoro (SSL). Il documento è suddiviso in nove capitoli che coprono introduzione, scopo, riferimenti normativi, termini e definizioni, principi, aspetti organizzativi e gestionali, caratteristiche tecnologiche, protezione dei dati personali, indicazioni operative e responsabilità.
La prassi, sembra limitata nell’affrontare completamente le sfaccettature emergenti dall’ampio utilizzo della VCS, come l’impatto sociale e psicologico dell’apprendimento a distanza e la formazione dei docenti; tuttavia, il documento potrebbe necessitare di ulteriori sviluppi per affrontare completamente le molteplici sfaccettature legate alla VCS.
Puoi leggere l’articolo Sfide e opportunità delle linee guida UNI/PdR per la formazione a distanza sul numero 12/2023 di ISL.
In Italia, l’e-learning è spesso sottovalutato a causa della bassa qualità e della mancanza di coinvolgimento nei corsi, influenzati dalla tendenza di cercare prezzi bassi. Questo ha generato una nicchia di corsi obbligatori per certificazioni professionali, percepiti come noiosi dai professionisti. Al contrario, in contesti internazionali, l’e-learning si caratterizza per l’uso diffuso di avanzati strumenti di sviluppo, consentendo la creazione di corsi dinamici e interattivi.
Ho deciso di sviluppare progetti e-learning che si basano sui contenuti che da qualche tempo diffondo attraverso riviste e social media. Utilizzando una combinazione di competenze acquisite nel corso di decenni e strumenti di sviluppo flessibili, mi sono posto l’obiettivo di creare corsi online di alta qualità e praticità, al livello degli esempi internazionali, integrando conoscenze consolidatesi nel tempo con le ultime tendenze e tecnologie. Questo approccio mira a offrire corsi e-learning competitivi sul mercato, garantendo un valore aggiunto che si distingue nell’ambiente formativo online.
La mia offerta va oltre i corsi predefiniti; sono disponibile per presentazioni personalizzate e per progettare corsi su misura per le esigenze specifiche in ambito di qualità, tutela della sicurezza e dell’ambiente, e sostenibilità. Collaborando con aziende e organizzazioni formative, posso adattare i contenuti per garantire una formazione efficace e allineata agli obiettivi specifici, assicurando un approccio su misura che si integra perfettamente con le esigenze di ciascuna realtà aziendale. Per ulteriori informazioni o per discutere le possibilità di contribuire alla formazione della vostra organizzazione, sono disponibile per incontri e discussioni personalizzate.
Scopri i trend che hanno dominato il 2023 nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, attraverso l’analisi degli articoli più letti su questo sito.
Classificato al quinto posto tra gli articoli più letti del 2023, “Abolito il Testo Unico sulla Sicurezza!” racconta di un colpo di scena del 1 aprile che ha visto il sottosegretario al lavoro, Felipe Jesus Catenacci, annunciare la cancellazione del Decreto Legislativo 81 del 2008. Il sottosegretario (inesistente) sostiene che questa riforma semplificherà gli oneri per le imprese senza compromettere la sicurezza dei lavoratori, generando reazioni divergenti: le associazioni imprenditoriali applaudono l’atto di coraggio, mentre i sindacati denunciano il pericolo per la vita e la salute dei lavoratori, annunciando una mobilitazione generale.
Al quarto posto tra gli articoli più letti nel 2023 si trova “Cultura della sicurezza e consapevolezza“, pubblicato su ISL numero 5/2021. L’articolo affronta l’importanza della cultura della sicurezza emersa da approfondite indagini su grandi incidenti lavorativi. Definendo la cultura della sicurezza come un patrimonio di sensibilità, competenze e capacità tecniche, si concentra sulla protezione dei lavoratori, la valutazione dei rischi e la padronanza delle soluzioni tecniche per controllare i pericoli, sottolineando la diversità di questi elementi in ambiti profondamente distanti dell’esperienza umana.
Al terzo posto tra gli articoli più letti nel 2023 su ISL numero 6/2021 si trova “L’uomo che cercava gli errori: i modelli di James T. Reason“. Reason, autore del modello del formaggio svizzero, usa una metafora in cui i processi sono rappresentati come fette di formaggio con buchi che simboleggiano errori umani o guasti. L’incidente è latente finché i buchi non si sovrappongono, sottolineando l’importanza della ridondanza nei sistemi di sicurezza. Reason integra la sua tassonomia con il concetto di difesa profonda di John Wreathall, strutturando il modello delle cause di incidente in cinque elementi, tra cui l’organizzazione, le precondizioni e le difese umane, tecniche e organizzative.
Al secondo posto tra gli articoli più letti del 2023 spicca “Quando chiedere le idoneità alla mansione nei lavori in appalto?“, un contributo originale di questo sito. L’articolo esamina la pratica di richiedere certificati di idoneità alla mansione per i lavoratori in appalto, mettendo in evidenza la mancanza di chiarezza tra le aziende in merito. Si evidenzia il rischio legale associato a questa prassi come precauzione per garantire l’idoneità dei lavoratori appaltatori. Il testo si addentra anche nel contesto normativo del GDPR, sottolineando la necessità di trattare con cautela i dati sanitari dei lavoratori. L’autore suggerisce che la raccolta di certificati potrebbe risultare inutile e propone un’alternativa più intelligente: utilizzare le informazioni aggregate sui dati sanitari e di rischio dei lavoratori prodotte annualmente dal Medico competente aziendale. Infine, l’articolo promuove l’adozione di approcci più efficaci nella gestione del rischio, nel rispetto delle tutele già presenti nel sistema di prevenzione.
L’articolo più letto di questo sito nel 2023, confermando il successo del 2022, è “Quando si aggiorna il Piano di sicurezza e coordinamento?” originariamente pubblicato su LinkedIn nel 2019. Esamina la questione dell’aggiornamento del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) alla luce di una recente sentenza della Corte di Cassazione, delineando la distinzione tra “aggiornare” e “adeguare” il PSC, esplorando le circostanze in cui modifiche al piano sono necessarie. Si enfatizza l’importanza di motivare le modifiche in base a criticità effettive, affrontando le sfide legate alle interferenze lavorative e proponendo misure di sicurezza adeguate per gestire i ritardi. Si incoraggia il CSE a essere proattivo nel gestire inefficienze dell’appaltatore e a non accettare riduzioni delle tutele di sicurezza senza una giustificazione documentata. Infine, si sottolinea il ruolo cruciale del professionista nel superare cliché e nel promuovere, spiegare e diffondere buone pratiche.
Grazie a tutti i lettori per la fiducia accordata nel corso di quest’anno! È stato un piacere condividere informazioni e riflessioni con voi. Vi auguro un sereno finale d’anno e i migliori auguri per il 2024. Continuiamo a esplorare, imparare e condividere! A presto! 🌟