Le piattaforme di gestione della sicurezza possono essere integrate con diversi software aziendali, migliorando l’efficienza operativa e riducendo gli errori. Connettere i sistemi consente di eliminare passaggi manuali e garantire un flusso di lavoro più fluido, permettendo a ogni reparto di accedere a dati aggiornati in tempo reale. Le integrazioni con magazzino, gestione fornitori e formazione facilitano il controllo della documentazione, la gestione dei DPI e il monitoraggio delle competenze, evitando duplicazioni e ritardi.
La connessione con i sistemi HR migliora l’organizzazione della formazione, la gestione della sorveglianza sanitaria e la pianificazione dei turni, creando un ecosistema più reattivo e coordinato. Le interfacce API e le soluzioni cloud permettono di sviluppare integrazioni graduali, adattabili alle esigenze aziendali, rendendo questa trasformazione accessibile anche a realtà di medie e piccole dimensioni. Investire in un sistema integrato significa migliorare la sicurezza, valorizzare le competenze e costruire una gestione più strategica e competitiva.
Da quando ho iniziato a scrivere, ho notato come certi argomenti tecnici possano riscuotere molta attenzione, soprattutto se inseriti in racconti o riflessioni più ampie. Nel 2024, cinque articoli si sono distinti per numero di letture e condivisioni. Ecco una veloce panoramica, dal primo all’ultimo in classifica.
Aggiornare il PSC (2019) Questo articolo non ne vuole sapere di finire nel dimenticatoio. Da chi si occupa di cantieri a chi è curioso di scoprire i retroscena dei Piani di Sicurezza e Coordinamento, molti lettori continuano a trovare spunti utili in questa sorta di guida pratica. L’interesse deriva dal bisogno di non inciampare nei soliti errori, sia nella preparazione sia nella gestione operativa dei documenti.
Pubblicato il nuovo Accordo Stato-Regioni (2024) Qui ho optato per l’ironia, puntando il dito sul ritardo abissale della revisione dell’Accordo: un tema che ha scandalizzato parecchi colleghi. Nel testo ho dipinto scenari grotteschi, tra annunci mirabolanti e rinvii continui, per sdrammatizzare il malcontento di chi si sente messo alle strette da una burocrazia ballerina. Un grande successo!
Quando chiedere le idoneità alla mansione nei lavori in appalto (2023) In queste righe ho cercato di dare risposte a domande che ricevo spesso: a chi spettano le certificazioni, in quali casi vanno richieste e come non scivolare in pasticci amministrativi. L’intento era di fare chiarezza sui passaggi più delicati, evitando di complicare la vita a chi gestisce appalti e contratti.
L’uomo che cercava gli errori: i modelli di James T. Reason (2021) Ho dedicato questo approfondimento alle ricerche di Reason e alla sua capacità di analizzare i meccanismi che portano agli sbagli. Il concetto chiave è non ridurre tutto a “colpe individuali” ma inquadrare i processi che facilitano certe sviste. Chi segue la psicologia o la sicurezza trova spunti interessanti per potenziare la prevenzione.
Cultura della sicurezza e consapevolezza (2021) Qui affronto l’idea di passare da un insieme di regole scritte a un vero senso di responsabilità condivisa. Ho ricevuto parecchi commenti di lettori che si riconoscono in questa transizione: la sicurezza, se vissuta come un impegno comune e non solo burocratico, diventa più solida e sentita.
Scrivere di sicurezza non significa solo elencare procedure: si possono affrontare norme e linee guida con toni differenti, a volte seri, a volte più ironici. Il 2024 ha mostrato che c’è sempre fame di informazioni e voglia di esplorare gli aspetti quotidiani del lavoro.
Guardando al 2025, ci si aspetta che il nuovo Accordo Stato-Regioni venga finalmente approvato e porti un po’ di chiarezza, soprattutto su temi rimasti in sospeso. Sul fronte degli argomenti forti, molti prevedono un’attenzione crescente agli aspetti psicologici della sicurezza, con l’obiettivo di ridurre errori dovuti a stress e carichi mentali. Non mancherà l’interesse verso le nuove tecnologie e modalità di formazione più flessibili, con richiedono aggiornamenti ripetuti. L’auspicio è di proseguire nel migliorare la consapevolezza di tutti: meno scartoffie inutili, più soluzioni reali. E, magari, un pizzico di leggerezza in più per affrontare le inevitabili sfide.
Il QHSE, acronimo di Qualità, Salute, Sicurezza e Ambiente, rappresenta un approccio integrato che le aziende adottano per garantire prodotti e servizi di qualità, tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori e ridurre l’impatto ambientale. Questo sistema aiuta le imprese a migliorare l’efficienza operativa, a ridurre i costi e a ottenere un vantaggio competitivo sul mercato. I suoi componenti principali includono la gestione della qualità, la protezione della salute e la sicurezza dei dipendenti, oltre all’adozione di pratiche ambientali sostenibili.
L’implementazione di un sistema QHSE richiede un impegno a tutti i livelli aziendali, dalla leadership alla formazione dei dipendenti. Le certificazioni ISO, come la ISO 9001 per la qualità, la ISO 14001 per l’ambiente e la ISO 45001 per la sicurezza, supportano la conformità e la credibilità aziendale. Per finire, il futuro del QHSE sarà sempre più legato alla sostenibilità e a una cultura aziendale che promuove responsabilità e miglioramento continuo.
Puoi leggere l’articolo Introduzione al QHSE: garantire qualità, salute, sicurezza e ambiente nelle organizzazioni sul blog di Vistra.
La Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), entrata in vigore il 25 luglio 2024, obbliga le grandi aziende dell’UE a gestire i rischi di sostenibilità lungo le catene di valore globali. Questo quadro normativo mira a prevenire impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente, armonizzando le normative tra gli Stati membri per evitare frammentazioni legislative.
Basata su linee guida internazionali come quelle dell’OCSE, la direttiva promuove la trasparenza, responsabilizzando le imprese nella rendicontazione delle loro attività. Le PMI non sono soggette direttamente, ma subiscono effetti indiretti, dovendo rispettare standard imposti dai partner più grandi. La direttiva include misure di controllo, sanzioni e responsabilità civile per garantire conformità ed equità. Gli Stati membri dovranno recepire la norma nei prossimi due anni, istituendo meccanismi di supporto e monitoraggio adeguati.
Leggi l’articolo Come la CSDDD ridefinisce la responsabilità aziendale e le pratiche di sostenibilità in Italiasul numero 12/2024 di ISL.
Il rischio strategico si riferisce alle decisioni e alle azioni che influenzano la capacità dell’azienda di raggiungere obiettivi a lungo termine, considerando non solo la conformità legale ma anche le aspettative delle parti interessate. La gestione di questi rischi richiede un approccio proattivo che garantisca continuità operativa e adattabilità ai cambiamenti.
L’attitudine al rischio, ovvero la propensione dell’organizzazione ad accettare o evitare rischi, è determinante per scegliere le misure preventive: un’azienda avversa al rischio può preferire l’esternalizzazione delle attività pericolose, una neutrale potrebbe adottare un approccio graduale, mentre una più propensa potrebbe mantenere le attività con misure di controllo stringenti. In tutti i casi, l’obiettivo è ridurre il rischio residuo a livelli accettabili, assicurando sicurezza e conformità.
Puoi leggere l’articolo Risk assessment in conformità alla ISO 45001 sul blog di Vistra.
La patente a punti per le imprese edili è un sistema introdotto per incentivare il miglioramento della sicurezza sul lavoro, che avrebbe l’obiettivo di premiare le aziende che adottano misure efficaci di prevenzione degli infortuni e penalizzando quelle che non rispettano le normative. La riforma dell’articolo 27 del Decreto Legislativo 81/2008, in realtà, non ha soddisfatto le aspettative, ma il decreto attuativo recentemente pubblicato potrebbe rappresentare un cambio di rotta, a condizione che si superi l’approccio punitivo e si promuova una cultura della prevenzione. Il sistema di crediti potrebbe incentivare le piccole imprese a collaborare con quelle più grandi, stimolando una maggiore professionalizzazione del settore.
Tuttavia, è curioso come le prime interpretazioni dell’INL facciano sembrare questa riforma l’ennesimo adempimento burocratico, invece di una reale opportunità di crescita. Sembra che la burocrazia abbia l’abilità di complicare anche i provvedimenti più semplici, rendendoli difficili da applicare in pratica. Un vero cambiamento richiede che tutte le parti interessate, indipendentemente da quale parte “appartengono”, valutino l’efficacia reale dei loro processi di sicurezza. Solo con un impegno concreto e diffuso, questo sistema potrà portare benefici tangibili.
Leggi l’articolo Il decreto per la patente a punti: un nuovo approccio alla sicurezza nei cantieri? sul numero 10/2024 di ISL.
L’incidente di Brandizzo, avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023, ha sconvolto l’opinione pubblica quando cinque operai hanno perso la vita sui binari ferroviari a causa di gravi falle nel sistema di sicurezza. La Commissione parlamentare d’inchiesta ha prodotto una relazione sull’incidente, ma il documento manca di una ricostruzione chiara e approfondita dei fatti, non analizzando le cause specifiche che hanno portato alla tragedia e focalizzandosi erroneamente sul comportamento umano come causa principale. Questo approccio ignora i fattori organizzativi, tecnici e sistemici che spesso sono alla base degli incidenti, limitandosi a proposte generiche e senza collegamenti evidenti ai problemi concreti nei processi.
Il concetto di “cultura della sicurezza” viene trattato in modo superficiale, senza proporre strumenti concreti per la sua implementazione, e la partecipazione dal basso, fondamentale per la valutazione dei rischi, viene menzionata senza riferimento a pratiche consolidate come le Job Safety Analysis. A differenza del rapporto sull’incendio della Grenfell Tower a Londra, che ha individuato responsabilità precise e proposto soluzioni concrete, il documento sull’incidente di Brandizzo risulta deludente, mancando di un’analisi chiara e approfondita delle responsabilità e offrendo proposte vaghe non ancorate a problemi concreti.
Per migliorare realmente la sicurezza sul lavoro, è necessario partire dalla conoscenza del sistema, riconoscere le sue falle e adottare misure concrete per correggerle, anziché limitarsi a discorsi generici che, senza azioni reali, non portano alcun progresso significativo.
Puoi leggere Cosa emerge e cosa manca nel rapporto sulla strage di Brandizzo? su Teknoring.
Negli ultimi decenni, la sicurezza e il benessere nei luoghi di lavoro sono diventati temi sempre più rilevanti, coinvolgendo non solo la protezione fisica ma anche il benessere mentale e sociale dei lavoratori. La promozione della salute nei luoghi di lavoro (WHP), sostenuta dall’OMS sin dagli anni ’80, mira a migliorare la qualità della vita lavorativa e a prevenire le malattie attraverso interventi mirati, andando oltre le misure di sicurezza tradizionali. WHP non è solo un dovere etico e legale per le aziende, ma rappresenta un vantaggio strategico, aumentando la produttività, riducendo i costi legati a malattie e infortuni, e migliorando la soddisfazione e la fidelizzazione dei dipendenti.
È strettamente connessa agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in particolare quelli riguardanti salute e benessere, lavoro dignitoso e crescita economica, e consumo e produzione responsabili, rafforzando l’importanza di un approccio olistico e sostenibile nella gestione delle risorse umane. In Italia, regioni come Friuli-Venezia Giulia e Lombardia stanno implementando programmi di WHP per creare ambienti lavorativi più sani e sicuri, focalizzandosi su alimentazione equilibrata, attività fisica, politiche antifumo e riduzione dello stress. Integrare strategie di sicurezza e benessere nei luoghi di lavoro è fondamentale per creare un ambiente sano, produttivo e sostenibile, portando benefici sia ai lavoratori sia alle aziende nel lungo termine.
Puoi leggere l’articolo WHP: promozione del benessere aziendale sul blog di Vistra.
Una società civile dimostra la sua evoluzione prendendosi cura dei suoi membri più deboli e vulnerabili, un principio radicato nella storia e che si riflette anche in moderne iniziative internazionali come l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Questo programma mira a promuovere un progresso equo e sostenibile, evidenziando come il benessere individuale sia intrinsecamente collegato alla salute del pianeta e della comunità globale. Il concetto di ESG ha introdotto un cambio di paradigma, incentivando le aziende ad adottare pratiche sostenibili e responsabili, non solo per conformarsi a norme, ma per anticipare le esigenze future.
Parallelamente, normative come la Legge n. 68/1999 in Italia e la Prassi di Riferimento UNI/PdR 159:2024 mirano a migliorare l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, contribuendo sia a ridurre l’isolamento sociale sia a stimolare la crescita economica. In questo contesto, l’inclusione lavorativa non è solo una questione di giustizia sociale, ma rappresenta una strategia che può portare vantaggi tangibili all’economia e alle aziende. Promuovere una cultura inclusiva e sostenibile riflette una sintesi di etica e pragmatismo, dimostrando come anche iniziative apparentemente motivate da necessità economiche possano favorire cambiamenti positivi su larga scala.
Puoi leggere l’articolo La UNI/PdR 159:2024 guida le aziende verso l’inclusione della disabilità sul numero 8-9/2024 di ISL.
La sicurezza sul lavoro è fondamentale per il benessere dei dipendenti e il successo di un’azienda, e richiede più della semplice attuazione di regole: è cruciale coinvolgere il personale e motivarlo attivamente. Gli HSE manager possono svolgere un ruolo chiave in questo processo utilizzando la comunicazione positiva per trasformare la percezione della sicurezza da un insieme di regole a un valore condiviso. La comunicazione positiva aumenta la consapevolezza dei dipendenti, rafforza comportamenti sicuri e crea un ambiente di fiducia, rendendo la sicurezza un’opportunità piuttosto che un obbligo.
Utilizzare strumenti di comunicazione efficaci, come newsletter, piattaforme digitali e incontri di lavoro, è essenziale per garantire che i messaggi di sicurezza raggiungano tutti i dipendenti. Evidenziare i successi e riconoscere i comportamenti sicuri aiuta a mantenere alta la motivazione e a promuovere una cultura del riconoscimento, creando un effetto positivo a cascata. Coinvolgere attivamente i dipendenti attraverso il feedback e il monitoraggio continuo garantisce che le pratiche di sicurezza siano sempre rilevanti ed efficaci, contribuendo a un ambiente di lavoro sicuro e produttivo.
Leggi l’articolo Comunicare successi in sicurezza sul blog di Vistra.