Le tecnologie inclusive rendono il lavoro più accessibile, semplice ed efficace per persone con esigenze diverse. Interfacce digitali chiare, intuitive e personalizzabili facilitano l’apprendimento, riducono gli errori e aiutano anche chi opera sotto pressione o con poco tempo a disposizione. Checklist digitali, promemoria e altri strumenti di supporto a memoria e attenzione alleggeriscono il carico cognitivo e favoriscono concentrazione e continuità operativa.
Progettare strumenti accessibili migliora quindi l’efficienza dell’organizzazione e permette a più persone di partecipare pienamente ai processi di lavoro. L’accessibilità diventa così una caratteristica della buona progettazione, capace di tenere conto delle differenze senza creare percorsi separati. Un ambiente di lavoro costruito secondo questi criteri rafforza partecipazione, fiducia e collaborazione, trasformando l’inclusione in una qualità concreta dell’organizzazione.
Puoi leggere l’articolo e guardare il video Tecnologie inclusive e lavoro: l’accessibilità è un vantaggio per tutti su wolterskluwer.com
L’intelligenza artificiale può rafforzare la sicurezza sul lavoro analizzando grandi quantità di dati, individuando schemi ricorrenti e anticipando condizioni che potrebbero produrre incidenti. Sensori, dispositivi connessi, sistemi predittivi e assistenti digitali permettono di monitorare l’ambiente, prevedere guasti, segnalare anomalie e supportare le decisioni di prevenzione. Questi strumenti introducono però nuovi rischi, legati all’affidabilità degli algoritmi, alla qualità dei dati, alla privacy, al controllo dei lavoratori e alla possibile dipendenza dalle indicazioni della macchina.
La supervisione umana resta quindi necessaria, perché l’IA può fornire informazioni e suggerimenti, mentre responsabilità, valutazione e decisione devono rimanere all’interno dell’organizzazione. L’adozione dell’IA richiede inoltre competenze adeguate, formazione, regole sull’utilizzo dei dati e integrazione con i processi esistenti di valutazione e gestione dei rischi. La capacità dell’IA di migliorare la prevenzione dipende dunque dalla governance con cui viene introdotta: obiettivi definiti, responsabilità chiare, controllo dei risultati e verifica continua dell’efficacia degli strumenti.
Puoi leggere l’articolo IA e sicurezza sul lavoro: servono governance industriale e responsabilità organizzativa su IPSOA.
L’individuazione dei pericoli nasce dalla capacità dell’organizzazione di raccogliere anomalie, osservazioni e segnali deboli provenienti dal lavoro quotidiano, assicurando a ogni segnalazione un canale accessibile, una verifica, un responsabile e un riscontro comprensibile per chi l’ha formulata. Queste informazioni alimentano la valutazione dei rischi, che deve descrivere le attività come vengono realmente svolte, individuare le persone esposte, stimare la probabilità e la gravità degli eventi e verificare se i controlli previsti nei documenti siano disponibili, applicati e adeguati anche durante pulizie, manutenzioni, cambi di produzione e situazioni anomale. Il confronto tra rischio attuale e rischio residuo permette quindi di comprendere quanto l’esposizione sia stata ridotta dalle misure adottate e quale attenzione debba ancora essere mantenuta attraverso istruzioni operative, manutenzione, sorveglianza sanitaria, controlli dei preposti, comunicazione ai lavoratori e riesami periodici.
La scelta delle misure deve seguire la gerarchia dei controlli, privilegiando l’eliminazione del pericolo, la sostituzione e gli interventi tecnici rispetto alle soluzioni organizzative e ai dispositivi di protezione individuale, motivando le alternative scartate e verificando sul campo l’efficacia della soluzione applicata. Ogni decisione deve poi trasformarsi in un intervento pianificato, con un obiettivo misurabile, un responsabile, una scadenza, risorse adeguate e criteri di chiusura basati su evidenze documentali e operative, evitando che il piano di prevenzione rimanga separato dalla programmazione della produzione, della manutenzione, degli acquisti e della formazione. Il miglioramento acquista continuità quando direzione, dirigenti, preposti, RSPP, medico competente e lavoratori condividono criteri trasparenti per stabilire le priorità, controllano l’avanzamento delle azioni, motivano gli eventuali rinvii e restituiscono ai reparti risultati visibili, mostrando che le segnalazioni e le verifiche svolte producono cambiamenti concreti nel lavoro.
Puoi leggere Dal rischio all’azione: pianificare interventi verificabili su HSE+ (a pagamento).
Le Prassi di Riferimento UNI della serie 186 traducono in criteri operativi la nuova logica del rischio basso prevista per semplificare i controlli amministrativi sulle attività economiche. Attraverso un apposito report tecnico rilasciato da terze parti, le aziende possono così beneficiare di ispezioni meno frequenti e di una maggiore prevedibilità organizzativa. Questa opportunità si fonda su un percorso strutturato che, a seconda dei settori ambientali, igienico-sanitari o di sicurezza sul lavoro, richiede standard gestionali rigorosi e verificabili.
Nonostante i vantaggi teorici, il successo dell’intero impianto dipende strettamente dall’efficienza delle banche dati pubbliche e del SINP per evitare disallineamenti o disparità. Il rischio concreto, infatti, è che la procedura si riduca a una semplice stratificazione documentale invece di stimolare una vera cultura della prevenzione aziendale. In definitiva, affinché lo status di rischio basso non diventi una mera categoria amministrativa, occorre che la verifica mantenga sempre al centro la sostanza operativa e la qualità dei controlli.
Puoi leggere l’articolo UNI/PdR 186 e rapporto tecnico di terza parte: il “rischio basso”come categoria amministrativa sul numero 7/2026 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.
Nei Paesi emergenti, il rispetto della normativa locale rappresenta solo il primo livello di controllo, perché un progetto può restare esposto a rischi ambientali, sociali, reputazionali e operativi. Per questo gli standard di IFC, EBRD e ADB, nati per i finanziamenti multilaterali, vengono sempre più utilizzati anche come riferimento nei progetti privati. La loro applicazione parte da una gap analysis tra requisiti locali, richieste del cliente e standard internazionali, prosegue con la valutazione dei rischi e si traduce in azioni, responsabilità, scadenze ed evidenze verificabili.
Salute e sicurezza, condizioni di lavoro, ambiente, rapporti con le comunità e catena di fornitura sono le aree che richiedono maggiore attenzione e un monitoraggio continuo. Il consulente e l’HSE Manager trasformano questi principi in strumenti concreti, come clausole contrattuali, piani di azione, checklist di audit, procedure di reclamo e sistemi di reporting. Quando i requisiti ESG entrano nelle decisioni tecniche, nei contratti e nella gestione quotidiana, contribuiscono a ridurre incidenti, conflitti e interruzioni, rafforzando l’affidabilità del progetto e il suo accesso al mercato internazionale.
Puoi lettere l’articolo Oltre la conformità: integrare valori ESG nei progetti nei Paesi emergentisul numero 42 di AIASMag.
Il Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro 2026 raccoglie iniziative utili su formazione, vigilanza, incentivi, dati e mancati infortuni, ma presenta più i caratteri di un’agenda istituzionale che quelli di un piano operativo. Il documento indica obiettivi generali condivisibili senza precisare il cambiamento atteso, i risultati misurabili, le risorse necessarie e i criteri con cui valutarne l’efficacia. L’assenza di baseline, target, indicatori di risultato, responsabilità e scadenze rischia di ridurre il monitoraggio al conteggio delle attività realizzate, senza verificare ciò che è realmente cambiato nei luoghi di lavoro.
Anche il richiamo alla cultura della sicurezza rimane generico quando non viene collegato all’organizzazione del lavoro, alla manutenzione, alla gestione degli appalti, alle pressioni produttive e alla capacità decisionale dei soggetti aziendali. Gli elementi più promettenti, come l’analisi dei near miss, la vigilanza mirata e l’integrazione delle banche dati, richiedono tuttavia strumenti semplici per le piccole imprese e un sistema informativo nazionale affidabile e pienamente operativo. Un vero piano nazionale dovrebbe selezionare poche priorità basate sui dati, assegnare responsabilità e risorse, misurare gli effetti e rendere pubblicamente conto di ciò che ha funzionato, di ciò che non ha funzionato e delle correzioni introdotte.
Leggi l’articolo Cosa manca nel Piano sicurezza 2026? sul sito IPSOA
La politica HSE è un atto di governo che orienta priorità, investimenti, responsabilità e decisioni, soprattutto quando tempi, costi e produzione entrano in tensione con gli impegni dichiarati. La sua attuazione richiede che AD e CdA definiscano indirizzi e risorse, che i dirigenti li traducano nell’organizzazione del lavoro e che preposti, RSPP, medico competente e lavoratori contribuiscano secondo il proprio ruolo. La coerenza della politica si riconosce nella continuità tra obiettivi, verbali, budget, controlli sul campo, azioni correttive e riscontri restituiti a chi segnala problemi.
Documenti, procedure e istruzioni devono quindi rendere leggibili le decisioni, distribuire con chiarezza le responsabilità e accompagnare concretamente le attività operative. La loro revisione deve seguire i cambiamenti reali dei processi, eliminando testi superati, duplicazioni e regole tanto complesse da favorire adempimenti formali o aggiramenti.
Una politica HSE diventa credibile quando il sistema ascolta le persone, tratta gli scostamenti, verifica l’efficacia delle azioni e dimostra con evidenze riconoscibili che quanto dichiarato produce effetti nel lavoro quotidiano.
Puoi leggere l’articolo Politica HSE: coerenza, governo e pratica quotidiana su HSE+ (pagamento richiesto).
Nei cantieri, negli stabilimenti e nei servizi esternalizzati che riuniscono lingue, abitudini operative e gerarchie diverse, la sicurezza funziona quando diventa un linguaggio comune, capace di rendere chiaro cosa ci si aspetta, come si lavora e quali limiti non vanno superati. Le regole reggono sul campo quando sono poche, chiare, praticabili e collegate direttamente ai pericoli reali, perché una prescrizione percepita come inutile, incoerente o ingiusta tende a essere aggirata. Nei progetti internazionali la leadership deve anche leggere le differenze culturali: in alcuni ambienti pesano di più la relazione e la gerarchia, in altri la comunicazione diretta, gli standard espliciti e il feedback immediato.
Per questo formare in modo interculturale richiede di andare oltre la semplice traduzione delle slide, spiegando il senso operativo della regola attraverso esempi, scenari, simulazioni brevi e briefing sul rischio reale. La coerenza dei comportamenti resta il riferimento più forte: usare i DPI, fermare un’attività priva di barriere, rispettare i permessi di lavoro e rispondere bene alle segnalazioni insegna più di molte dichiarazioni formali. Quando regole essenziali, leadership visibile e lettura interculturale restano allineate, la sicurezza diventa un accordo operativo condiviso, in cui le persone parlano, si correggono, si fermano e ripartono con maggiore controllo.
Leggi l’articolo La sicurezza come linguaggio comune: interagire, formare, guidare nei contesti internazionali sul numero 41 di AIASMag.
ESENER è l’indagine europea con cui EU-OSHA rileva, attraverso interviste ai responsabili aziendali, come le imprese gestiscono salute e sicurezza sul lavoro, rischi emergenti, ostacoli alla prevenzione e partecipazione dei lavoratori. L’edizione 2024 offre una base dati ampia e comparabile, utile per capire come stanno cambiando lavoro da remoto, uso delle tecnologie digitali, fattori psicosociali e pratiche di valutazione dei rischi. Il valore di ESENER sta nella possibilità di leggere i fenomeni in modo ordinato, andando oltre i singoli eventi gravi e osservando tendenze, priorità e aree ancora deboli del sistema prevenzionistico.
Il confronto con l’Italia richiama il SINP, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro, previsto dall’articolo 8 del d.lgs. 81/2008 per integrare dati su infortuni, malattie professionali, vigilanza e attività di prevenzione. Il SINP avrebbe dovuto offrire una base informativa nazionale stabile per orientare controlli, politiche pubbliche, programmazione istituzionale e valutazione dell’efficacia degli interventi. La lezione di ESENER 2024, letta accanto al ritardo italiano del SINP, è netta: senza indicatori affidabili, accessibili e confrontabili, la prevenzione rischia di restare meno tempestiva, meno coordinata e meno verificabile.
L’articolo Come leggere i dati di ESENER 2024, l’indagine di EU-OSHA sui nuovi rischi per la sicurezza sul lavoro? è pubblicato sul sito di IPSOA.
ISO 19011:2026 aggiorna le linee guida per gli audit dei sistemi di gestione mantenendo la continuità con l’impianto della versione 2018. La revisione prende atto di come gli audit siano ormai svolti anche in ambienti digitali, remoti o ibridi, con evidenze raccolte tramite piattaforme, sistemi gestionali e strumenti collaborativi. Il metodo di audit deve essere scelto e motivato in funzione di obiettivi, rischi, processi da verificare, accessibilità delle evidenze e necessità di osservazione diretta.
La nuova edizione rafforza anche la governance del programma di audit, collegando priorità, frequenza, risorse e competenze a rischi, opportunità, prestazioni e maturità del sistema. Cresce inoltre l’attenzione verso sicurezza delle informazioni, privacy, tracciabilità delle evidenze digitali e limiti degli strumenti tecnologici. Per le organizzazioni già allineate alla versione 2018, l’adeguamento può essere gestito come una revisione mirata di programma, pianificazione, competenze, gestione delle evidenze e reporting.
L’articolo ISO 19011:2026: cosa cambia per gli audit dei sistemi di gestione è disponibile su Ipsoa (a pagamento).