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UNI/PdR 186 e rapporto tecnico di terza parte: il “rischio basso”come categoria amministrativa | ISL

Le Prassi di Riferimento UNI della serie 186 traducono in criteri operativi la nuova logica del rischio basso prevista per semplificare i controlli amministrativi sulle attività economiche. Attraverso un apposito report tecnico rilasciato da terze parti, le aziende possono così beneficiare di ispezioni meno frequenti e di una maggiore prevedibilità organizzativa. Questa opportunità si fonda su un percorso strutturato che, a seconda dei settori ambientali, igienico-sanitari o di sicurezza sul lavoro, richiede standard gestionali rigorosi e verificabili.

Nonostante i vantaggi teorici, il successo dell’intero impianto dipende strettamente dall’efficienza delle banche dati pubbliche e del SINP per evitare disallineamenti o disparità. Il rischio concreto, infatti, è che la procedura si riduca a una semplice stratificazione documentale invece di stimolare una vera cultura della prevenzione aziendale. In definitiva, affinché lo status di rischio basso non diventi una mera categoria amministrativa, occorre che la verifica mantenga sempre al centro la sostanza operativa e la qualità dei controlli.

Puoi leggere l’articolo UNI/PdR 186 e rapporto tecnico di terza parte: il “rischio basso”come categoria amministrativa sul numero 7/2026 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Oltre la conformità: integrare valori ESG nei progetti nei Paesi emergenti | AIASMag

Nei Paesi emergenti, il rispetto della normativa locale rappresenta solo il primo livello di controllo, perché un progetto può restare esposto a rischi ambientali, sociali, reputazionali e operativi. Per questo gli standard di IFC, EBRD e ADB, nati per i finanziamenti multilaterali, vengono sempre più utilizzati anche come riferimento nei progetti privati. La loro applicazione parte da una gap analysis tra requisiti locali, richieste del cliente e standard internazionali, prosegue con la valutazione dei rischi e si traduce in azioni, responsabilità, scadenze ed evidenze verificabili.

Salute e sicurezza, condizioni di lavoro, ambiente, rapporti con le comunità e catena di fornitura sono le aree che richiedono maggiore attenzione e un monitoraggio continuo. Il consulente e l’HSE Manager trasformano questi principi in strumenti concreti, come clausole contrattuali, piani di azione, checklist di audit, procedure di reclamo e sistemi di reporting. Quando i requisiti ESG entrano nelle decisioni tecniche, nei contratti e nella gestione quotidiana, contribuiscono a ridurre incidenti, conflitti e interruzioni, rafforzando l’affidabilità del progetto e il suo accesso al mercato internazionale.

Puoi lettere l’articolo Oltre la conformità: integrare valori ESG nei progetti nei Paesi emergenti sul numero 42 di AIASMag.

Cosa manca nel Piano sicurezza 2026? | IPSOA

Il Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro 2026 raccoglie iniziative utili su formazione, vigilanza, incentivi, dati e mancati infortuni, ma presenta più i caratteri di un’agenda istituzionale che quelli di un piano operativo. Il documento indica obiettivi generali condivisibili senza precisare il cambiamento atteso, i risultati misurabili, le risorse necessarie e i criteri con cui valutarne l’efficacia. L’assenza di baseline, target, indicatori di risultato, responsabilità e scadenze rischia di ridurre il monitoraggio al conteggio delle attività realizzate, senza verificare ciò che è realmente cambiato nei luoghi di lavoro.

Anche il richiamo alla cultura della sicurezza rimane generico quando non viene collegato all’organizzazione del lavoro, alla manutenzione, alla gestione degli appalti, alle pressioni produttive e alla capacità decisionale dei soggetti aziendali. Gli elementi più promettenti, come l’analisi dei near miss, la vigilanza mirata e l’integrazione delle banche dati, richiedono tuttavia strumenti semplici per le piccole imprese e un sistema informativo nazionale affidabile e pienamente operativo. Un vero piano nazionale dovrebbe selezionare poche priorità basate sui dati, assegnare responsabilità e risorse, misurare gli effetti e rendere pubblicamente conto di ciò che ha funzionato, di ciò che non ha funzionato e delle correzioni introdotte.

Leggi l’articolo Cosa manca nel Piano sicurezza 2026? sul sito IPSOA

Politica HSE: coerenza, governo e pratica quotidiana | HSE+

La politica HSE è un atto di governo che orienta priorità, investimenti, responsabilità e decisioni, soprattutto quando tempi, costi e produzione entrano in tensione con gli impegni dichiarati. La sua attuazione richiede che AD e CdA definiscano indirizzi e risorse, che i dirigenti li traducano nell’organizzazione del lavoro e che preposti, RSPP, medico competente e lavoratori contribuiscano secondo il proprio ruolo. La coerenza della politica si riconosce nella continuità tra obiettivi, verbali, budget, controlli sul campo, azioni correttive e riscontri restituiti a chi segnala problemi.

Documenti, procedure e istruzioni devono quindi rendere leggibili le decisioni, distribuire con chiarezza le responsabilità e accompagnare concretamente le attività operative. La loro revisione deve seguire i cambiamenti reali dei processi, eliminando testi superati, duplicazioni e regole tanto complesse da favorire adempimenti formali o aggiramenti.

Una politica HSE diventa credibile quando il sistema ascolta le persone, tratta gli scostamenti, verifica l’efficacia delle azioni e dimostra con evidenze riconoscibili che quanto dichiarato produce effetti nel lavoro quotidiano.

Puoi leggere l’articolo Politica HSE: coerenza, governo e pratica quotidiana su HSE+ (pagamento richiesto).

La sicurezza come linguaggio comune: interagire, formare, guidare nei contesti internazionali | AIASMag

Nei cantieri, negli stabilimenti e nei servizi esternalizzati che riuniscono lingue, abitudini operative e gerarchie diverse, la sicurezza funziona quando diventa un linguaggio comune, capace di rendere chiaro cosa ci si aspetta, come si lavora e quali limiti non vanno superati. Le regole reggono sul campo quando sono poche, chiare, praticabili e collegate direttamente ai pericoli reali, perché una prescrizione percepita come inutile, incoerente o ingiusta tende a essere aggirata. Nei progetti internazionali la leadership deve anche leggere le differenze culturali: in alcuni ambienti pesano di più la relazione e la gerarchia, in altri la comunicazione diretta, gli standard espliciti e il feedback immediato.

Per questo formare in modo interculturale richiede di andare oltre la semplice traduzione delle slide, spiegando il senso operativo della regola attraverso esempi, scenari, simulazioni brevi e briefing sul rischio reale.
La coerenza dei comportamenti resta il riferimento più forte: usare i DPI, fermare un’attività priva di barriere, rispettare i permessi di lavoro e rispondere bene alle segnalazioni insegna più di molte dichiarazioni formali.
Quando regole essenziali, leadership visibile e lettura interculturale restano allineate, la sicurezza diventa un accordo operativo condiviso, in cui le persone parlano, si correggono, si fermano e ripartono con maggiore controllo.

Leggi l’articolo La sicurezza come linguaggio comune: interagire, formare, guidare nei contesti internazionali sul numero 41 di AIASMag.

Come leggere i dati di ESENER 2024, l’indagine di EU-OSHA sui nuovi rischi per la sicurezza sul lavoro? | IPSOA

ESENER è l’indagine europea con cui EU-OSHA rileva, attraverso interviste ai responsabili aziendali, come le imprese gestiscono salute e sicurezza sul lavoro, rischi emergenti, ostacoli alla prevenzione e partecipazione dei lavoratori. L’edizione 2024 offre una base dati ampia e comparabile, utile per capire come stanno cambiando lavoro da remoto, uso delle tecnologie digitali, fattori psicosociali e pratiche di valutazione dei rischi.
Il valore di ESENER sta nella possibilità di leggere i fenomeni in modo ordinato, andando oltre i singoli eventi gravi e osservando tendenze, priorità e aree ancora deboli del sistema prevenzionistico.


Il confronto con l’Italia richiama il SINP, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro, previsto dall’articolo 8 del d.lgs. 81/2008 per integrare dati su infortuni, malattie professionali, vigilanza e attività di prevenzione. Il SINP avrebbe dovuto offrire una base informativa nazionale stabile per orientare controlli, politiche pubbliche, programmazione istituzionale e valutazione dell’efficacia degli interventi.
La lezione di ESENER 2024, letta accanto al ritardo italiano del SINP, è netta: senza indicatori affidabili, accessibili e confrontabili, la prevenzione rischia di restare meno tempestiva, meno coordinata e meno verificabile.

L’articolo Come leggere i dati di ESENER 2024, l’indagine di EU-OSHA sui nuovi rischi per la sicurezza sul lavoro? è pubblicato sul sito di IPSOA.

ISO 19011:2026: cosa cambia per gli audit dei sistemi di gestione | IPSOA

ISO 19011:2026 aggiorna le linee guida per gli audit dei sistemi di gestione mantenendo la continuità con l’impianto della versione 2018. La revisione prende atto di come gli audit siano ormai svolti anche in ambienti digitali, remoti o ibridi, con evidenze raccolte tramite piattaforme, sistemi gestionali e strumenti collaborativi. Il metodo di audit deve essere scelto e motivato in funzione di obiettivi, rischi, processi da verificare, accessibilità delle evidenze e necessità di osservazione diretta.

La nuova edizione rafforza anche la governance del programma di audit, collegando priorità, frequenza, risorse e competenze a rischi, opportunità, prestazioni e maturità del sistema. Cresce inoltre l’attenzione verso sicurezza delle informazioni, privacy, tracciabilità delle evidenze digitali e limiti degli strumenti tecnologici. Per le organizzazioni già allineate alla versione 2018, l’adeguamento può essere gestito come una revisione mirata di programma, pianificazione, competenze, gestione delle evidenze e reporting.

L’articolo ISO 19011:2026: cosa cambia per gli audit dei sistemi di gestione è disponibile su Ipsoa (a pagamento).

AD e CdA: governare bene senza gestione del dettaglio | ISL

Un amministratore delegato e un consiglio di amministrazione non devono sostituirsi a chi gestisce ogni giorno attività, impianti e lavoratori, ma devono fare in modo che la sicurezza entri stabilmente nelle decisioni aziendali, dagli investimenti agli appalti, dall’organizzazione del lavoro alla valutazione dei dirigenti. Delegare l’operatività ha senso solo se il vertice continua a conoscere ciò che accade, assegna obiettivi e risorse, pretende verifiche attendibili e interviene quando il sistema mostra ritardi, deviazioni o rischi non adeguatamente trattati. Procedure firmate e report ben costruiti servono a poco quando i problemi vengono filtrati lungo la gerarchia o arrivano al vertice soltanto dopo essere diventati emergenze.

Per governare davvero occorrono informazioni leggibili, un RSPP in grado di parlare direttamente e con autorevolezza alla direzione, audit indipendenti e riesami periodici dai quali emergano scelte, responsabilità e tempi di attuazione. La qualità del sistema si riconosce dalla continuità tra un problema rilevato, la decisione presa, le risorse messe a disposizione, l’azione realizzata e la verifica che quella misura abbia effettivamente ridotto il rischio.
È in questa continuità, molto più che nella presenza del vertice sul singolo dettaglio operativo, che si vede una leadership capace di prevenire gli eventi e di assumersi fino in fondo il governo dell’organizzazione.

Puoi leggere l’articolo AD e CdA: governare bene senza gestione del dettaglio sul numero 5/2026 di ISL (è richiesto un abbonamento).

Sicurezza sul lavoro: prima di cercare nuovi responsabili, occorre capire perché il sistema non funziona | HSE+

La Relazione finale della Commissione sulla sicurezza sul lavoro propone di rafforzare il ruolo del RSPP, fino a trasformarlo in un garante autonomo della prevenzione. L’impostazione, però, sembra partire da un presupposto non dimostrato: che il problema principale sia la difficoltà di individuare le responsabilità, e non il modo in cui le imprese decidono, finanziano e controllano il rischio. La prevenzione efficace nasce dall’integrazione della sicurezza nei processi aziendali, negli appalti, nei tempi, nei budget, nella manutenzione e nella supervisione, non dalla semplice redistribuzione delle responsabilità.

Il confronto con il Löfstedt Report britannico mostra un metodo diverso: prima capire cosa funziona davvero, cosa produce burocrazia inutile e quali strumenti rendono la gestione del rischio più proporzionata e praticabile. Attribuire al RSPP responsabilità originarie su decisioni che non governa rischia di generare più documentazione difensiva e più conflitto processuale, senza migliorare necessariamente la prevenzione.
Prima di cercare nuovi responsabili, occorre quindi rendere più difficile ignorare il rischio prima dell’evento, con strumenti tecnici, organizzativi e manageriali semplici, settoriali, verificabili e realmente applicabili nelle imprese.

Puoi leggere tutto l’articolo Sicurezza sul lavoro: prima di cercare nuovi responsabili, occorre capire perché il sistema non funziona su HSE+ (sottoscrizione richiesta).

Politiche e procedure: dalla regola all’uso quotidiano | IPSOA

Politiche e procedure servono solo se aiutano l’organizzazione a lavorare in modo sicuro, sostenibile e coerente. AD e CdA devono definirne poche, chiare e applicabili, assicurando risorse, controlli e aggiornamenti quando il lavoro reale mostra criticità. I dirigenti le rendono praticabili, integrandole nella pianificazione, assegnando responsabilità e rimuovendo i conflitti tra produzione e sicurezza. I preposti ne verificano l’applicazione quotidiana, correggono le deviazioni e segnalano quando una regola risulta incompleta o difficile da usare.

RSPP e medico competente contribuiscono a mantenere regole tecniche e sanitarie usabili, tracciate, aggiornate e rispettose dei ruoli. I lavoratori completano il sistema applicando le procedure, chiedendo chiarimenti e segnalando ostacoli, quasi infortuni e soluzioni pratiche.

Leggi Politiche e procedure: dalla regola all’uso quotidiano sul sito IPSOA.