Sono un consulente QHSSE e sostenibilità con oltre 30 anni di esperienza in vari paesi, tra cui Africa, Europa dell'Est e Medio Oriente. Ho maturato una profonda conoscenza delle sfide e delle opportunità in ambienti culturali e normativi differenti.
Supporto le aziende a soddisfare requisiti normativi e a dimostrare impegno per sostenibilità e responsabilità sociale. Offro servizi di sviluppo di politiche e procedure QHSSE allineate a standard internazionali, con valutazioni del rischio e audit per identificare aree di miglioramento. Erogo formazione su QHSSE e sostenibilità per preparare il personale a operare in sicurezza, assisto nel rispetto di standard come ISO 45001, ISO 14001, ISO 9001 e ISO 44001, e fornisco consulenza su strategie sostenibili, quali efficienza energetica e gestione rifiuti.
La mia esperienza e competenza sono a disposizione per migliorare le performance QHSSE della tua organizzazione. Per informazioni, contattami.
Il quinto passo di una indagine su una non conformità è elaborare un piano per l’azione correttiva.
Una vera azione correttiva, che incide sulle cause radice, non può essere applicata in modo improvvisato. Richiede risorse, impegno, tempo. Per ottenere il migliore risultato, però, occorre soprattutto organizzarne lo svolgimento con un piano.
Un piano per l’azione correttiva di una non conformità parte dall’individuazione di un obiettivo, cioè del cambiamento che vogliamo implementare. Prosegue poi con la definizione delle risorse che possiamo dedicargli e con l’attribuzione delle responsabilità ai ruoli rilevanti per il loro utilizzo. Sulla base di queste scelte, definiremo la scadenza temporale entro la quale ottenere i risultati. Infine, è consigliabile stabilire quali indicatori raccogliere durante lo svolgimento delle attività del piano, per tenere sotto controllo gli step di avvicinamento all’obiettivo.
I piani sono gli strumenti che ci permettono di mantenere il controllo delle attività che dobbiamo svolgere, assicurandoci di poterle portare a termine senza problemi. Senza pianificazione si corre il rischio concreto di sprecare energie, ottenendo risultati inferiori alle aspettative.
Dopo aver visto come si analizzano gli esiti dell’indagine vera e propria nell’episodio precedente e, in quest’ultimo, come si organizza un piano per correggere una non conformità, nel prossimo episodio scopriremo perché è necessario riesaminare i risultati dell’azione correttiva.
Una volta che è stata definita la dinamica che ha portato a prodursi una non conformità, un incidente o un infortunio, occorre analizzare i risultati allo scopo di definire una lezione da applicare per fare in modo che il danno non si ripeta. Questo lo si ottiene partendo dall’esame delle cause radice. Intervenire solo sulle cause apparenti o su quelle sottostanti servirà a definire un rimedio contingente per quella deviazione, ma non impedirà che le medesime lacune organizzative o gestionali possano ripetersi, provocando danni in un altro settore. Se abbiamo stabilito che, alla base di quello che è accaduto, ci sono decisioni o disposizioni che non sono state valutate adeguatamente, allora dovremo agire su queste. Così come se supervisione, monitoraggio, formazione o le risorse destinate alla sicurezza si sono rivelate inadeguate, dovremo individuare misure correttive a questo livello.
Cosa succede quando ci imbattiamo in un errore umano? Un atto pericoloso può essere un elemento che ha contribuito ad una non conformità ed è una situazione che deve essere trattata con delicatezza. Da una parte, focalizzarci sull’errore umano può portare a sottovalutare i problemi organizzativi, la cui risoluzione è più efficace per i nostri scopi. Dall’altra, ignorare queste deviazioni può indebolire l’utilità della nostra analisi. La tassonomia dell’errore umano di James T. Reason definisce un utile sistema per inquadrare questi eventi all’interno dei processi produttivi, in modo da poterli riconoscere e costruire le condizioni per evitarli o per tenere sotto controllo le loro conseguenze.
Nella puntata precedente abbiamo visto come si raccolgono le informazioni. Nelle prossime puntate scopriremo come rivedere i processi e pianificare il loro cambiamento.
Sull’HuffPost Giacomo Marramao dice parole che credo definitive, sulla querelle che vede alcuni intellettuali scagliarsi sulle limitazioni della libertà personale, a loro dire introdotte dalla vaccinazione e dal green pass.
…la libertà non è mai stata individualismo. È sempre stata effetto di gruppi di comunità che hanno lottato per determinare progressi e conquiste, mai con il rischio di danneggiare altri.
Il documento “Foresight Study on the Circular Economy and its effects on Occupational Safety and Health”, “Studio di previsione sull’economia circolare e i suoi effetti sulla sicurezza e la salute sul lavoro” è un interessante pezzo a cavallo tra science fiction e manifesto politico. Gli scenari individuati per il 2040 variano da una età green del latte e del miele (The roaring 40s – fully circular and inclusive), alla descrizione di varie distopie, alcune più inquietanti delle altre.
One thing is easy to say: 2022 will not end the pandemic. Net of the possible variants, we will continue to perceive the consequences of COVID-19 for many years. In wealthier countries, infections and implications will decrease as the vaccine distribution progresses, but unfortunately, things will not go that way in the rest of the world. Even with the best intentions of international organizations and the most sensitive nations, it is unlikely that the process for the mass vaccination of all humanity, plus the need to repeat it after months, will eradicate the virus within the following year. Country closures, lockdowns and travel blocks will affect the world for some time yet. There will still be loss of life and turmoil in the economy, even more significant than what we are experiencing today. The consequences, however, will hit the poorest classes and countries the most worldwide.
To offset the economic consequences of the pandemic, the governments of the wealthiest countries and large international organizations are now setting up programs for the development of economies around the world, which will begin to manifest themselves in 2022. The counter-cyclical solution par excellence is the construction of new infrastructures, which are the basis for the development of commercial activities. We must therefore expect an increase in demand and circulation in the world of physical goods, from fuels to steel, but also of intangible ones, skills. Opportunities will open up both for established professionals, especially those who want to challenge themselves, and for young people who will enter the job market for the first time. The most competent and motivated ones will be those with the most opportunities.
The climate disruptions that we are all starting to notice, extreme unseasonal temperatures, weather phenomena that have never been seen in some geographic areas and the fact that this kind of news has entered the news mainstream are transforming these issues into ordinary conversation topics. The major international meetings, which until a few years ago were attended by environmental nerds and third-world activists, have become popular events such as Champions League finals or rock concerts. Sustainability has become accessible to everyone, who therefore pays those who can boast of it in popularity and visibility.
Large international organizations, multinationals, governments, and investment and development banks are beginning to perceive the possibility of obtaining a return from these issues. They are pushing for the concepts of corporate sustainability to expand from the top of large industries downwards along the whole supply chain. This is also influencing the definition of professional profiles: considering the environment in its extended meaning of what surrounds us, including air, water, land, natural resources, flora, fauna and humans and their relationships, has led to considering practical to integrate the management of health and safety at work and relations with interested parties into the skills of those involved in this discipline.
The new role of the ESHS manager, the acronym for Environmental, Social, Health and Safety, is being born, which sees the protection of health and safety as a part of environmental protection. It will replace those who deal “only” with HSE. To become suppliers or subcontractors of the international giants, which manage these rivers of money, a smaller company will have to adopt safer and more ecological working methods, certify its processes and be subject to controls by independent bodies appointed by the various levels of the client to which they respond: employer or main contractor. This will undeniably stimulate the preparation and updating of professionals and the competitiveness of companies, transforming itself into a factor of economic and social growth.
Are we on the eve of a new era of milk and honey? Will a new regenerated, sustainable, and supportive humanity emerge from the pandemic and climate crisis? Or will man not be able to ignore his legacy, the eternal homo homini lupus, man is the wolf of man? Maybe, sadly, is it just too late?
Well, one thing is for sure, we will not die of boredom.
Environmentalists are disappointed, and they’re not wrong. We need more efforts to tackle global warming, but these will have a major impact on our lives. The complaints about the price increases of gas and other strategic raw materials, which we hear and utter these days, are nothing compared to what we will to go through, and no one is going to radically change their lifestyle.
This is the same in developing countries, China, India, but also Brazil, where we have just begun to glimpse the consolidated level of economic (and political) well-being that is taken for granted in Europe, no one is going to be pushed back to the situation of ten or just five years ago. A house built of concrete and bricks, with a floor that is not of clay court, electricity and running water, even if drinking water does not come out of the taps in most of the world, the first refrigerator, the first means of personal transport, these are not things that are easily renounced once they are known.
How to do? This policy of small steps, to be constantly monitored, with objectives to be reviewed on a frequent basis, is probably the only way to proceed. But it is up to the more industrialized countries to lead the path, and to work out alternatives that are feasible to developing ones. History tells us, becayse we are the ones who started to pollute, and we have neglected the consequences. It is imposed on us by the way we want to be seen and the way we want to be considered by other peoples.
L’elaborazione culturale del concetto di sostenibilità ha portato ad affermarsi un modello che individua tre pilastri: ambientale, sociale ed economico.
Un aspetto del capitalismo finanziario si sta dimostrando un potenziale stimolo per il miglioramento della tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente. Gli investitori professionali, specialmente quelli dei mercati internazionali, sono particolarmente sensibili alla reputazione delle aziende e sembrano guardare con maggiore interesse quelle organizzazioni che si mostrano attraenti ai consumatori e alla politica, perché riescono a comunicare il loro atteggiamento positivo nei confronti di questi aspetti. La cronaca continua a riportare notizie di cattive condotte nei confronti dei lavoratori e dell’ambiente, ma è un fatto che l’opinione pubblica, specialmente nei paesi più industrializzati e quella dei gruppi di pressione internazionali, ha abbassato il livello di tolleranza per questi eventi.
Nell’aprile del 2021 la Commissione Europea ha proposto al Parlamento e al Consiglio Europeo di rivedere le modalità con le quali alle organizzazioni economiche è richiesto di rendere disponibili quelle che in passato erano definite “informazioni non finanziarie” e che, negli anni, sono diventate le comunicazioni societarie sulla sostenibilità.
Lo scopo delle indagini per le non conformità, e quindi anche per gli incidenti e gli infortuni, non è quello di individuare un responsabile. Ma di stabilire i fattori che hanno provocato l’evento, allo scopo di correggere i processi e fare in modo che le violazioni non si possano ripetere. Per fare questo dobbiamo determinare i tre livelli di cause: quelle immediate, l’agente che ha provocato l’evento non voluto. Le cause sottostanti, gli atti o le condizioni pericolose che lo hanno reso possibile. Le cause radice, le scelte organizzative e gestionali che sono all’inizio della catena causale che ha portato alla non-conformità.
Fino a qualche tempo fa era normale che le aziende che non avevano particolari questioni legate all’ambiente – non i grandi stabilimenti petrolchimici per intenderci, ad esempio – affidassero la gestione degli adempimenti ambientali al Responsabile del servizio prevenzione e protezione. Un scelta che poteva essere il riconoscimento di una certa marginalità di questi aspetti dell’organizzazione: sia la protezione dell’integrità psicofisica del lavoratore che quella dell’ambiente percepite come lontane dalla produzione. Mentre però l’Italia ha provveduto a regolamentare il ruolo di RSPP sin dal 1994, con il Decreto Legislativo 626, che recepisce per la prima volta la direttiva 89/391/CEE, sull’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, e a definire i requisiti della sua qualificazione, con regolamenti sui quali si è intervenuto più volte a partire dal Decreto Legislativo 195 del 2003, che bene o male hanno fornito un certo grado di alfabetizzazione a chi ricopre questo ruolo, nulla è stato fatto per quanto riguarda la formazione ambientale. Questo significa che un Responsabile del servizio prevenzione e protezione, se restiamo al dato nudo degli argomenti che si affrontano per ottenere questa qualifica, non ha alcuna competenza in materia di gestione ambientale, con il corollario che non esiste, in Italia, una summa di conoscenze e abilità che sia condivisa e riconosciuta a livello professionale. Si trovano, però, un insieme di storie e di esperienze personali. Naturalmente ci sono punte di eccellenza e fior di professionisti, ma quello che manca è un syllabus di nozioni culturali e pratiche base e condivise, almeno per quei professionisti maturi che non hanno avuto modo di affrontare questi temi durante il loro periodo di studi.
Ha cercato di porre rimedio a questa situazione la norma italiana UNI 11720, Attività professionali non regolamentate – Manager HSE (Health, Safety, Environment) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza, rilasciata nel luglio del 2018, definendo un livello minimo di requisiti per questo ruolo. L’obiettivo di questo approfondimento non è quello di fornire un supporto all’acquisizione di tutte le nozioni richieste dalla norma, soprattutto perché andando a leggere il contenuto del modulo formativo numero 5 Area tecnica in materia ambientale, si scopre che i requisiti richiesti per puntare alla certificazione come HSE Manager sono piuttosto impegnativi, e si può restare sorpresi sia da quello che è stato incluso che da ciò che è stato omesso. Molto più modestamente, questo lavoro intende fornire ai tecnici gli elementi base relativi agli obblighi e alle soluzioni da impiegare, all’interno di un inquadramento generale più ampio, relativo ai temi e ai movimenti culturali che stanno fungendo come stimolo per il settore. Tutto ciò da utilizzare come punto di partenza per l’approfondimento dei temi più vicini alla politica e all’operatività delle attività che seguono.