Riprogettazione degli ambienti di lavoro: la nuova normalità in ufficio

Sembra proprio che alcuni dei cambiamenti che siamo stati giocoforza costretti ad implementare nel nostro modo di lavorare, stiano mostrando di essere una opportunità che va oltre le necessità contingenti di proteggere la forza lavoro ed i clienti dal contagio. In particolare, in alcune condizioni la distribuzione dei nostri ambienti di lavoro è stata modificata, all’inizio in maniera più o meno improvvisata per rispondere alla necessità contingenti. La constatazione che il nuovo modello lavorativo, adottato per l’emergenza, può essere valido anche quando questa sarà cessata, sta portando chi si occupa di organizzazioni a pensare di nuovo a come riprogettare gli spazi della produzione, per massimizzare i ritorni di questo nuovo modo di lavorare.

Fino a ieri le sale riunioni venivano ricavate nei residui degli spazi, dopo che piani erano stati compartiti in uffici, salvo quelle direzionali e di rappresentanza, beninteso. Nel post-covid diventeranno il centro dell’ufficio, la ragione per la quale le persone usciranno dal bozzolo domestico per affrontare il traffico o i mezzi pubblici e recarsi al luogo di lavoro: interagire, discutere, decidere. È facile immaginare un edificio di una grande azienda suddiviso in numerose di sale riunioni, magari affiancate da piccoli uffici temporanei, da utilizzare per preparare l’incontro o per registrarne i contenuti prima di tornare a casa. Un poco come gli spogliatoi di palestre e piscine.

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La nuova legge europea sul clima | HSE Manager Wolters Kluwer

Il Parlamento Europeo ha approvato la legge europea sul clima, che stabilisce l’obiettivo giuridicamente vincolante di azzeramento delle #emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050.

La NASA, nella sua pagina dedicata ai segni vitali del pianeta, mostra come negli ultimi 171 anni, le attività umane hanno aumentato le concentrazioni atmosferiche di CO 2 del 48% rispetto ai livelli preindustriali riscontrati nel 1850.

Leggi il post sulla nuova legge europea sul clima sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.

Perché accadono gli incidenti: il webinar del 4 marzo 2022 | AIAS Academy

In Italia non sappiamo perché accadono dai tre ai quattro incidenti ogni giorno. Qualche giorno tre, qualche giorno quattro. A sentire l’opinione pubblica, invece, sappiamo benissimo cosa occorre fare per fare sì che questo cessi: ci vogliono più ispezioni, sanzioni più dure, più informazioni. Una procura per gli incidenti sul lavoro.

Perché accadono gli incidenti sul lavoro?

A dire la verità, in Italia, abbiamo applicato i processi che l’industria ha creato per evitare gli incidenti, ma senza comprenderli. Confidando esclusivamente nel fatto che la promessa della sanzione sistemato tutto. Ma non sta funzionando.

Iscrivendovi a questo webinar non otterrete alcun modulo da utilizzare per le vostre indagini sugli infortuni. Nella discussione adotteremo un approccio sistemico all’approfondimento delle cause degli eventi non voluti, allo scopo di individuare le lacune che sono presenti nelle organizzazioni per potere prevenire le perdite. Saranno inoltre discussi quali sono i principali motivi che limitano le organizzazioni nella conduzione delle indagini per incidenti ed analizzati incidenti avvenuti realmente per mettere alla prova le teorie e i modelli.

Il 4 marzo 2022 dalle 9:00 alle 13:00 con AIAS Academy. Qui per registrarti.

Una procura nazionale contro gli incidenti sul lavoro? | Teknoring

La creazione di una procura nazionale contro gli incidenti sul lavoro sembra essere la ricetta che il sistema Italia ha intenzione di dare alla crisi degli incidenti sul lavoro. Una crisi che non consiste – è bene ricordare – in un eccezionale aumento del loro numero, perché sono ormai più di vent’anni che nel nostro paese, ogni giorno dell’anno accadono mediamente dai tre ai quattro infortuni mortali. Qualche giorno tre, qualche giorno quattro.

A cosa serve una Procura generale?

Sul sito web del Ministero della Giustizia si può leggere che, in Italia, ce n’è solo un’altra. Ovvero, esiste una Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo – DDA – composta dal Procuratore Nazionale Antimafia e da 20 magistrati del Pubblico Ministero, che sono i sostituti procuratori nazionali antimafia. I procuratori sono coloro che rappresentano in giudizio gli interessi della collettività e dello stato e, assieme ai sostituti, promuovono le azioni penali. Sempre su questa pagina si può leggere che il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo coordina le indagini condotte dalle singole Direzioni Distrettuali Antimafia, in modo da assicurare la reciproca informazione tra gli uffici interessati, quando ci sono fatti o circostanze che possono essere rilevanti per loro. Mafia e terrorismo, infatti, normalmente svolgono le loro attività criminali noncuranti dell’articolazione territoriale delle procure, distribuite in Italia in 140 uffici, e la DDA si occupa di coordinare le attività di indagine.

La repressione è quello che serve?

Accettare questa tesi significa sostenere che coloro che trascurano le proprie responsabilità relative alla prevenzione degli infortuni e alla protezione dei lavoratori, lo fanno perché pensano che sia improbabile che saranno imputati, o eventualmente condannati, o che la pena che subiranno sarà trascurabile.

Leggi l’articolo completo su Teknoring.it

La lezione di Deming e il Quadro strategico UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 | HSE Manager Wolters Kluwer

Deming ci ha insegnato che, per ottenere e mantenere i risultati, occorre porsi costantemente obiettivi da superare, per poterne raggiungere altri, più sfidanti.

Leggi il post di HSE Manager di Wolters Kluwer Italia su Linkedin

Lezioni pratiche di sicurezza in cantiere | ISL

La predisposizione di un sistema efficace per la protezione dei lavoratori non può prescindere dalla definizione di situazioni in cui è necessario produrre delle registrazioni. Che queste, poi, siano cartacee, può essere anche visto come un sintomo dell’arretratezza che si sconta tutti i giorni in cantiere. La rivoluzione tecnologica che ci ha dato i dispositivi portatili come palmari e cellulari ha da tempo messo a disposizione alle organizzazioni modalità più efficaci di quelle dei “pizzini” per gestire le informazioni: esistono soluzioni industriali consolidate, già disponibili ed espressamente studiate per migliorare la produttività delle organizzazioni che le adottano. La chat di WhatsApp di cantiere non è una soluzione granché brillante, adatta giusto a quelle imprese che possono vantare un organico di 2,6 addetti (organico medio delle imprese italiane di costruzioni, secondo ANCE, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili).

Una registrazione può essere definita come il supporto fisico o informatico di una informazione. In un sistema produttivo la necessità di eseguire registrazioni deve essere giustificata, perché altrimenti è uno spreco di risorse. Tra i motivi per i quali è opportuno compiere registrazioni:

  • un requisito legale;
  • la necessità o l’opportunità di volere esaminare il contenuto delle registrazioni in un secondo tempo, per analizzare le attività cui queste si riferiscono, in maniera singola o aggregata.

Una registrazione, poi, può essere uno strumento di una strategia più elaborata, che integra uno o entrambi i motivi elencati sopra in un processo finalizzato a fornire istruzioni passo-passo alla persona che esegue la registrazione. È il caso, ad esempio, delle check-list, che forniscono alla persona che la compila sia il supporto che le informazioni base per fare le scelte che dovrà registrare. In questo caso, la registrazione è un veicolo per l’informazione che va nei due sensi: non solo dalla persona che la compila verso l’organizzazione, ma anche da questa in direzione del compilatore.

Leggi tutto l’articolo sul numero 8-9/2021 di Igiene & Sicurezza del Lavoro

You only live twice: qualification vs working knowledge | HSE People

Qualification and working knowledge are essential components, much like the ingredients in a cocktail. For instance, consider James Bond’s favourite drink, the Martini cocktail, which he prefers “shaken, not stirred.” Separating the gin from the vermouth is impossible.

Qualification and working knowledge combine to create a unique flavour containing elements of both. In the real world, our experiences are only sometimes neatly separated. Instead, our ingredients often intermingle, forcing us to adapt and learn quickly when facing unexpected challenges. To prepare for professional challenges, we must plan our training accordingly.

What sets an iconic cocktail apart and makes a technician a competent professional? It’s all about controlling the main ingredients and adding secondary ones in the proper proportions. A good Martini cocktail, for example, requires lemon zest, green olives without pits, ice, and careful presentation. Drinking a Martini cocktail from a beer mug would be a terrible idea!

If you have extraordinary professionalism, you could be a Vesper Martini, the first cocktail James Bond ordered in Ian Fleming’s 1953 book, Casino Royale. IIt is named after the seductive double agent, Vesper Lynd, played by two beautiful women: Ursula Andress in the 1967 movie and Eva Green in the 2006 remake. A Vesper Martini comprises gin, vodka, and Kina Lillet, a French liqueur made with wines from the Bordeaux region and macerated liqueurs. Unfortunately, it is no longer produced.

What do I mean by this bold alcoholic-cinematic metaphor? What do Ursula Andress and Eva Green have more than many other beautiful women? The word is personality. Experience and skills are only helpful if you can rework them to produce something new and yours. And how is this achieved? Testing yourself every day. Trying to improve and finding your weaknesses to work on.

Do you think Eva Green (and Ursula Andress, in her day) left home in the morning as they woke up? Maybe now, yes. But they can afford it because they have worked on themselves for years. They worked on how to introduce themselves, how to walk, how to look, how to smile, how to talk, how to drink a glass of champagne, how to shake hands… They learned to wear make-up, dress, pose, model, and act. They tested themselves because they wanted to improve themselves.

There it is. A good professional must certainly have qualifications and working knowledge. But they are both things you can buy, more or less cheaply. A good professional has a personality. He tackles work to serve his client and the people around him and improve himself. He chooses professional challenges to become a better person. He can develop skills and experiences by producing something new.

Because, after all, you only live twice, and twice is the only way to live!

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Il contributo degli enti di vigilanza

Qualche settimana fa, su LinkedIn, ho assistito ad uno scambio interessante tra due tecnici che si conoscono e si rispettano, per quanto so da più di vent’anni. Il tema era il supporto che gli enti di vigilanza forniscono alle imprese per migliorare le loro prestazioni di salute e sicurezza. In breve, chi lavora per le aziende sostiene la sua irrilevanza, chi lavora all’ASL rivendica invece il suo contributo.

Io non sono particolarmente entusiasta delle occasioni di aggiornamento organizzate dai servizi territoriali: dopo un po’ di conferenze di Pubblici Ministeri, che mi hanno spiegato la procedura (penale) ma non mi sono servite a migliorare le mie competenze strettamente tecniche, ho spesso di frequentarle.

Volevo però segnalarvi questa mailing list alla quale sono iscritto. HSE.GOV è l’organizzazione inglese che sovrintende alla preparazione della normativa tecnica, svolge ispezioni e fornisce supporto ai prosecutor per il perseguimento dei reati. Per il mese di ottobre propone un corso di formazione per spiegare come avvengono le ispezioni e un seminario sulla cultura della sicurezza.
A questo link potete scaricare, invece, il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 preparato dal Ministero della Salute in Italia.

HSE and technology | HSE People

Technology is the discipline that concretizes ideas and studies, which aim at the processes for the realization of goods and the execution of the activities we need to live and thrive.

Through technology, man has sought the tools to do with less effort what he could already do, and to do things that were beyond his means: from stone weapons (homo habilis, about 1.75 million years ago) to space travel.

You can connect to the HSE People on Linkedin here.

L’esternalizzazione come modello di business | HSE Manager Wolters Kluwer

Esternalizzare i processi produttivi non è necessariamente una cosa negativa. Certo, se si cerca di ridurre all’osso il prezzo, è da illusi pensare che non ci saranno delle conseguenze negative in termine di qualità dei processi, inclusa la tutela della sicurezza e dell’ambiente.

Leggi l’articolo completo qui.