Quando si parla di formazione in salute e sicurezza sul lavoro, puntare solo sulla qualità non basta. Per generare un reale cambiamento nella cultura aziendale serve un percorso continuativo, fatto di incontri regolari e ben progettati. La costanza diventa così il vero motore di consolidamento delle competenze.
Ogni sessione formativa non si limita a trasmettere informazioni, ma crea uno spazio di attenzione e consapevolezza, rafforzando comportamenti sicuri e responsabilità condivisa. Questo approccio è particolarmente efficace quando si integra con sistemi di gestione come ISO 45001, dove la formazione è un pilastro strategico.
Investire in una formazione HSE strutturata, frequente e coerente non è un costo, ma una leva per la sostenibilità e la competitività dell’impresa.
L’obbligo di formazione sulla sicurezza sul lavoro esiste in Italia dal 1994, ma per anni è rimasto privo di contenuti chiari, lasciando spazio a una gestione disomogenea e spesso formale. Solo nel 2011, con il primo Accordo Stato-Regioni, si è cercato di introdurre criteri minimi, colmando un vuoto che il mondo professionale non aveva saputo affrontare da solo. Il nuovo Accordo del 2025 alza leggermente l’asticella, chiedendo maggiore rigore ai soggetti formatori, ma senza imporre obblighi eccessivi. Intanto, altri paesi hanno costruito standard volontari solidi, come IOSH, NEBOSH, VCA e CSCS, dimostrando che la qualità si può raggiungere anche senza norme stringenti.
In Italia, invece, si è spesso preferita la conformità alla qualità, in un sistema dominato da approcci giuridici più che tecnici. Solo l’apertura internazionale ha cominciato a scuotere questa inerzia, portando esempi virtuosi anche da aziende italiane come SAIPEM, che investe milioni nella formazione e ottiene risultati eccellenti. Il vero tema oggi non è se sei ore ogni due anni siano troppe, ma perché non si investa con la stessa intensità nei dirigenti e nelle figure apicali. L’Accordo è un punto di partenza, ma la sicurezza, quella vera, resta una scelta culturale prima che normativa.
Leggi l’articolo Il nuovo accordo sulla formazione: un punto di partenza, non un traguardo su ISL numero 6/2025.
Negli ultimi anni è cresciuta l’esigenza di certificare le competenze dei professionisti HSE, spinta da una maggiore consapevolezza aziendale e dal confronto con modelli internazionali più avanzati. La norma UNI 11720, introdotta nel 2018 e aggiornata nel 2025, ha cercato di rispondere a questa esigenza definendo profili, competenze e responsabilità dei professionisti. La prima versione è stata però criticata per la sua rigidità e per requisiti poco allineati alle esigenze operative, che la rendevano poco accessibile e poco rappresentativa.
La nuova versione introduce due profili, HSE Specialist e HSE Manager, con un impianto più flessibile e una maggiore attenzione agli aspetti culturali e strategici. Nonostante questi miglioramenti, la struttura resta limitata a due livelli e conserva un’impostazione tecnica che non valorizza pienamente le competenze trasversali. Per essere davvero efficace e competitiva, la certificazione dovrà evolversi ulteriormente, aprendosi a percorsi di crescita più articolati e coerenti con la complessità del ruolo HSE.
Puoi leggere l’articolo UNI 11720:2025, un passo avanti ma la strada è ancora lunga su Teknoring.
Garantire un’efficace gestione dei dispositivi di protezione individuale è una priorità per assicurare la salute e la sicurezza sul lavoro, richiedendo strategie mirate e un monitoraggio continuo. La selezione dei DPI deve essere accurata, basata su valutazioni precise dei rischi e sulla conformità a standard riconosciuti, con particolare attenzione alla praticità e al comfort per gli utilizzatori. Le tecnologie digitali, come software dedicati, QR code e RFID, migliorano il monitoraggio dei DPI facilitandone distribuzione, manutenzione e tracciabilità, pur nel rispetto della privacy.
Soprattutto per i DPI di Categoria III, è fondamentale una manutenzione periodica approfondita e un addestramento pratico specifico, supportato da esercitazioni documentate e certificate. Le nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale e i sistemi RFID, rappresentano strumenti preziosi per verificare l’effettivo utilizzo dei dispositivi, ma devono essere introdotte con chiarezza e trasparenza, rispettando il diritto alla riservatezza dei lavoratori. Infine, la creazione di una cultura aziendale orientata alla sicurezza permette una gestione più efficace dei DPI, favorendo la collaborazione e la sensibilizzazione dei lavoratori attraverso un coinvolgimento attivo e consapevole.
Puoi scaricare lo speciale Verifica dei DPI: monitorare e gestire l’equipaggiamento di sicurezza offerto da Simpledo, a questo link (registrazione richiesta).
AIAS Academy, l’organizzazione per la formazione di AIAS, Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza, la più grande associazione professionale dei professionisti di ambiente e sicurezza, ha sviluppato una serie di webinar aperti a tutti, in programma il secondo lunedì di ogni mese, per approfondire questo tema. Durante questi incontri, interverranno esperti del settore, che porteranno la loro esperienza e il loro contributo alla discussione, offrendo un confronto diretto e aggiornato sulle tematiche più rilevanti. Attraverso questi incontri, i partecipanti hanno l’opportunità di comprendere meglio il ruolo dell’HSE Manager e l’importanza della certificazione professionale, con un focus specifico sulla revisione della norma UNI 11720.
Il ruolo dell’HSE Manager: da garante della conformità a stratega aziendale
L’HSE Manager non è più solo il responsabile della conformità alle normative di sicurezza e ambiente, ma un attore chiave nella definizione delle strategie aziendali. La sua capacità di anticipare e gestire i rischi, promuovere una cultura della sicurezza e integrare i principi HSE nei processi decisionali è cruciale in settori ad alto rischio come edilizia, energia e industria chimica. Le aziende più strutturate stanno riconoscendo il valore della gestione HSE come leva competitiva e sempre più spesso richiedono certificazioni per garantire competenze aggiornate e riconosciute a livello internazionale.
Perché certificarsi? I vantaggi per i professionisti
Ottenere una certificazione permette di dimostrare competenze specifiche e aggiornate, aumentando le opportunità di carriera. In molti settori, la presenza di un HSE Manager certificato è un valore aggiunto per l’azienda e un requisito per accedere a incarichi di responsabilità. Alcune multinazionali operano in paesi che richiedono certificazioni specifiche, come NEBOSH, BCSP o standard ISO. Essere certificati aumenta la possibilità di lavorare in contesti globali, specialmente in settori regolamentati. Un HSE Manager certificato è in grado di applicare metodologie avanzate per la valutazione e la gestione dei rischi, contribuendo a ridurre incidenti e non conformità aziendali. La certificazione rappresenta inoltre una garanzia di competenza per datori di lavoro, clienti e colleghi e, in alcuni settori, è addirittura un requisito per partecipare a gare d’appalto o progetti internazionali.
Certificazioni internazionali: confronto tra le principali qualifiche HSE
Le certificazioni HSE riconosciute a livello globale si suddividono in tre principali categorie. Le certificazioni britanniche includono IOSH, che offre un sistema di membership progressiva per professionisti della sicurezza, IEMA, che fornisce qualifiche per esperti in gestione ambientale, e NEBOSH, che rilascia certificazioni tecniche richieste in molti settori industriali. Negli Stati Uniti, il Board of Certified Safety Professionals (BCSP) offre qualifiche prestigiose come il Certified Safety Professional (CSP), particolarmente apprezzato per ruoli dirigenziali, e il Certified Hazardous Materials Manager (CHMM), dedicato alla gestione dei materiali pericolosi. Le certificazioni ISO, invece, si concentrano sui sistemi di gestione e includono ISO 45001 per la sicurezza sul lavoro e ISO 14001 per la gestione ambientale.
Queste certificazioni offrono diversi livelli di qualificazione e sono spesso complementari tra loro. Un HSE Manager che punta a una carriera internazionale può combinare il NEBOSH Diploma con il CMIOSH (Chartered Member of IOSH) o con il CSP (Certified Safety Professional).
La nuova UNI 11720:2025 e le novità per la certificazione HSE
La revisione della UNI 11720 introduce criteri più dettagliati e aggiornati per la certificazione degli HSE Manager, allineandosi agli standard internazionali e migliorandone la riconoscibilità. La norma definisce in modo più chiaro le conoscenze, le abilità e le responsabilità di un HSE Manager, integrandole con il Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF). Introduce inoltre una classificazione dei ruoli tra HSE Specialist, esperto operativo con focus sulla gestione tecnica e normativa, e HSE Manager, figura con responsabilità strategiche e decisionali coinvolta nella definizione delle politiche aziendali.
La certificazione dovrà essere rilasciata da enti accreditati secondo la ISO/IEC 17024, garantendo qualità e imparzialità nella valutazione delle competenze. Il processo di certificazione prevede un esame teorico, una valutazione pratica e un colloquio tecnico, per garantire che i professionisti certificati abbiano competenze reali e verificate.
Come ottenere la certificazione HSE Manager?
Per ottenere la certificazione secondo la UNI 11720:2025, i candidati devono soddisfare requisiti specifici, come una formazione adeguata e un’esperienza professionale documentata. Il processo di certificazione prevede un test scritto o una prova pratica, seguita da un colloquio tecnico con esperti del settore. Se il candidato supera tutte le fasi, ottiene la certificazione, che ha validità per un periodo definito e richiede aggiornamenti periodici per il rinnovo. È fondamentale scegliere un ente di certificazione accreditato per garantire il riconoscimento internazionale della qualifica.
I vantaggi della certificazione per le aziende
Le aziende che impiegano HSE Manager certificati possono ottenere benefici concreti. La certificazione garantisce un livello di preparazione uniforme tra i professionisti, facilitando la selezione e l’inserimento in azienda. Un HSE Manager certificato è in grado di implementare strategie efficaci per la prevenzione degli infortuni e la mitigazione dei rischi, riducendo il numero di incidenti. In molti settori, la presenza di HSE Manager certificati è un requisito per ottenere commesse e partnership internazionali. Un professionista certificato assicura inoltre il rispetto delle normative più recenti, riducendo il rischio di sanzioni e responsabilità legali.
La certificazione secondo la UNI 11720:2025 rappresenta un’opportunità per gli HSE Manager di ottenere un riconoscimento ufficiale delle proprie competenze, aumentando le possibilità di carriera e migliorando la qualità della gestione HSE nelle aziende. Per chi desidera certificarsi, è essenziale verificare i requisiti richiesti, scegliere un ente di certificazione accreditato, prepararsi al processo di valutazione e completare l’esame e il colloquio tecnico. Per le aziende, l’adozione della certificazione UNI 11720:2025 può diventare una leva strategica per migliorare la sicurezza, ridurre i rischi e aumentare la competitività sul mercato.
L’aggiornamento delle competenze e la certificazione professionale sono oggi strumenti essenziali per affrontare le sfide del mondo del lavoro. Investire nella certificazione HSE non è solo un passo avanti nella carriera, ma un vantaggio concreto per il futuro.
A questo link puoi avere informazioni su questa iniziativa.
La gestione delle risorse umane in ambienti complessi e ad alto rischio, come cantieri industriali, impianti chimici e grandi realtà logistiche, rappresenta una sfida per le aziende che devono assicurare sicurezza sul lavoro e benessere del personale. Un approccio integrato che coniughi la gestione del personale e le misure per la sicurezza permette di considerare i lavoratori come elemento fondamentale per il successo delle strategie preventive. La crescente complessità operativa, accentuata dall’introduzione di nuove tecnologie, impone una gestione attenta dei rischi, un costante aggiornamento delle competenze e la capacità di far fronte a ambienti di lavoro caratterizzati da stress e ritmi intensi.
La formazione assume un ruolo centrale, andando oltre la semplice trasmissione di nozioni e privilegiando l’acquisizione di abilità pratiche grazie a strumenti innovativi come simulazioni e realtà virtuale che offrono esperienze immersive. L’integrazione dei sistemi di gestione delle risorse umane e delle misure per la salute, la sicurezza e l’ambiente, supportata da strumenti digitali, consente di raccogliere dati utili a monitorare la formazione, analizzare gli incidenti e valutare i rischi, agevolando l’individuazione di eventuali criticità. Le aziende che adottano soluzioni innovative e promuovono una collaborazione stretta tra i reparti dedicati alla gestione del personale e alla sicurezza trasformano le sfide operative in opportunità per rafforzare la cultura della prevenzione e garantire un ambiente di lavoro sicuro, produttivo e sostenibile.
Puoi leggere l’articolo Risorse umane e sicurezza: affrontare le sfide nella gestione del personale in ambienti complessi sul blog di Vistra.
Da quando ho iniziato a scrivere, ho notato come certi argomenti tecnici possano riscuotere molta attenzione, soprattutto se inseriti in racconti o riflessioni più ampie. Nel 2024, cinque articoli si sono distinti per numero di letture e condivisioni. Ecco una veloce panoramica, dal primo all’ultimo in classifica.
Aggiornare il PSC (2019) Questo articolo non ne vuole sapere di finire nel dimenticatoio. Da chi si occupa di cantieri a chi è curioso di scoprire i retroscena dei Piani di Sicurezza e Coordinamento, molti lettori continuano a trovare spunti utili in questa sorta di guida pratica. L’interesse deriva dal bisogno di non inciampare nei soliti errori, sia nella preparazione sia nella gestione operativa dei documenti.
Pubblicato il nuovo Accordo Stato-Regioni (2024) Qui ho optato per l’ironia, puntando il dito sul ritardo abissale della revisione dell’Accordo: un tema che ha scandalizzato parecchi colleghi. Nel testo ho dipinto scenari grotteschi, tra annunci mirabolanti e rinvii continui, per sdrammatizzare il malcontento di chi si sente messo alle strette da una burocrazia ballerina. Un grande successo!
Quando chiedere le idoneità alla mansione nei lavori in appalto (2023) In queste righe ho cercato di dare risposte a domande che ricevo spesso: a chi spettano le certificazioni, in quali casi vanno richieste e come non scivolare in pasticci amministrativi. L’intento era di fare chiarezza sui passaggi più delicati, evitando di complicare la vita a chi gestisce appalti e contratti.
L’uomo che cercava gli errori: i modelli di James T. Reason (2021) Ho dedicato questo approfondimento alle ricerche di Reason e alla sua capacità di analizzare i meccanismi che portano agli sbagli. Il concetto chiave è non ridurre tutto a “colpe individuali” ma inquadrare i processi che facilitano certe sviste. Chi segue la psicologia o la sicurezza trova spunti interessanti per potenziare la prevenzione.
Cultura della sicurezza e consapevolezza (2021) Qui affronto l’idea di passare da un insieme di regole scritte a un vero senso di responsabilità condivisa. Ho ricevuto parecchi commenti di lettori che si riconoscono in questa transizione: la sicurezza, se vissuta come un impegno comune e non solo burocratico, diventa più solida e sentita.
Scrivere di sicurezza non significa solo elencare procedure: si possono affrontare norme e linee guida con toni differenti, a volte seri, a volte più ironici. Il 2024 ha mostrato che c’è sempre fame di informazioni e voglia di esplorare gli aspetti quotidiani del lavoro.
Guardando al 2025, ci si aspetta che il nuovo Accordo Stato-Regioni venga finalmente approvato e porti un po’ di chiarezza, soprattutto su temi rimasti in sospeso. Sul fronte degli argomenti forti, molti prevedono un’attenzione crescente agli aspetti psicologici della sicurezza, con l’obiettivo di ridurre errori dovuti a stress e carichi mentali. Non mancherà l’interesse verso le nuove tecnologie e modalità di formazione più flessibili, con richiedono aggiornamenti ripetuti. L’auspicio è di proseguire nel migliorare la consapevolezza di tutti: meno scartoffie inutili, più soluzioni reali. E, magari, un pizzico di leggerezza in più per affrontare le inevitabili sfide.
Il prossimo 20 novembre, grazie all’ospitalità di Faraone Industrie Spa, avrò il piacere di intervenire ad Ambiente e Lavoro per parlare della patente a punti come strumento di qualificazione per le imprese.
Questo sistema può diventare un vero e proprio asset per la crescita aziendale. Vi aspetto a Bologna (cliccate qui per prenotarvi), per condividere idee e best practice che possano dare un contributo reale e immediato al nostro settore.
Ho appena completato la preparazione di un nuovo corso e-learning dedicato alla gestione del sistema della patente a punti nei cantieri. Riconosce 2 crediti formativi e ha un costo di 30 euro + IVA. Ma attenzione, non è il solito e-learning!
Grazie all’uso di uno strumento di sviluppo innovativo, questo corso privilegia l’interattività e l’apprendimento attivo, abbandonando la fruizione passiva a cui siamo abituati. Attraverso contenuti dinamici, quiz e attività pratiche, l’obiettivo è coinvolgere i partecipanti e facilitare una reale comprensione delle tematiche trattate.
🔗 Se sei interessato ai contenuti, clicca qui per maggiori informazioni.
📩 Se vuoi sviluppare corsi strutturati in questo genere per la tua azienda, contattami direttamente.
Negli ultimi decenni, la sicurezza e il benessere nei luoghi di lavoro sono diventati temi sempre più rilevanti, coinvolgendo non solo la protezione fisica ma anche il benessere mentale e sociale dei lavoratori. La promozione della salute nei luoghi di lavoro (WHP), sostenuta dall’OMS sin dagli anni ’80, mira a migliorare la qualità della vita lavorativa e a prevenire le malattie attraverso interventi mirati, andando oltre le misure di sicurezza tradizionali. WHP non è solo un dovere etico e legale per le aziende, ma rappresenta un vantaggio strategico, aumentando la produttività, riducendo i costi legati a malattie e infortuni, e migliorando la soddisfazione e la fidelizzazione dei dipendenti.
È strettamente connessa agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in particolare quelli riguardanti salute e benessere, lavoro dignitoso e crescita economica, e consumo e produzione responsabili, rafforzando l’importanza di un approccio olistico e sostenibile nella gestione delle risorse umane. In Italia, regioni come Friuli-Venezia Giulia e Lombardia stanno implementando programmi di WHP per creare ambienti lavorativi più sani e sicuri, focalizzandosi su alimentazione equilibrata, attività fisica, politiche antifumo e riduzione dello stress. Integrare strategie di sicurezza e benessere nei luoghi di lavoro è fondamentale per creare un ambiente sano, produttivo e sostenibile, portando benefici sia ai lavoratori sia alle aziende nel lungo termine.
Puoi leggere l’articolo WHP: promozione del benessere aziendale sul blog di Vistra.