Tra criticità legate alla privacy, complessità dei dispositivi normativi e barriere tecnologiche, il tracciamento è una delle questioni più difficili nella gestione della pandemia. Come si muove l’ISS e cosa si potrebbe fare?
Leggi l’articolo Il contact tracing COVID-19 e il lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità su Teknoring
Categoria: Pandemia
Al servizio dei lettori: com’è nata e cresciuta la mappa del coronavirus in Italia di Lab24 – Il Sole 24 ORE
Com’è nata e cresciuta la mappa del coronavirus in Italia di Lab24 La pagina è partita con una mappa per allargarsi a grafici con dettaglio provinciale, rapporto tra contagi e tamponi, confronto internazionale. Sempre in dialogo con i lettori, di Luca Salvioli.
Leggi l’articolo al link: Com’è nata e cresciuta la mappa del coronavirus in Italia di Lab24 – Il Sole 24 ORE
Chi ci governa non si è mai occupato di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro!
Il 30 aprile scorso, quattro giorni dopo che il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, aveva annunciato il D.P.C.M. della “fase due”, quella dove si iniziavano ad allentare gradualmente le misure di contenimento, pubblicavo su Teknoring l’articolo dal titolo “Il lockdown prossimo venturo“, dove analizzavo gli aspetti che dovevamo subito iniziare a preparare, per farci trovare pronti, qualora dovesse esserci una qualche recrudescenza della pandemia.
Il momento è arrivato e, secondo le nostre migliori tradizioni, sembra che ci siamo fatti sorprendere. Almeno, questa è l’impressione che ci si fa nel sentire la consueta cacofonia di “responsabili” a vario livello, ministri, assessori, sindaci, presidenti, nessuno dei quali dimostra di avere la soluzione in tasca, ma solo di respingere quella proposta da qualcun altro. C’è un piano? No, non c’è. Non ci abbiamo pensato. L’unica strategia è quella di chiedere agli italiani di fare i bravi: state a casa e mettetevi la mascherina se proprio dovete uscire. Ci sono poi personaggi che si permettono di trattare i loro elettori, che poi sono anche quelli che pagano loro lo stipendio, come bambini: se vi comportate male vi tolgo le caramelle! Inconcepibile.
Sembra che il problema principale sia l’affollamento dei mezzi di trasporto, specialmente durante le ore di punta. Eppure, avevamo fatto una bellissima ordinanza che ne limitava l’occupazione all’80%. Come ha potuto non funzionare? Posto che l’80% della calca che ci crea al mattino sugli autobus o nei vagoni del treno o della metropolitana, resta pur sempre una calca ragguardevole, chi crede che sia sufficiente scrivere una regoletta per vederla eseguire, evidentemente non si è mai occupato di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
L’approccio HSE-oriented
Chi lavora nell’HSE, infatti, non avrebbe mai commesso un errore del genere. Innanzitutto, la sicurezza deve essere ridondante. I processi umani sono per definizione soggetti a deviazioni ed anomalie, e solo la ridondanza li rende affidabili. Il modello del formaggio svizzero, elaborato originariamente da James T. Reason, dell’Università di Manchester, lo illustra efficacemente. Tutti i processi (le fette di formaggio) presentano difetti (i buchi). L’incidente (l’accadimento non voluto) accade quando tutti i buchi si allineano, e il sistema da ridondante diventa labile.

Ma non è tutto. Chi lavora nell’HSE (e – ripeto – chi ci governa non lo ha mai fatto) sa benissimo che l’essere umano non è estraneo al sistema che viene predisposto per proteggerlo, ma è esso stesso un fattore di vulnerabilità. Nella genesi di un incidente (sempre un fatto non desiderato), il fattore umano appare sempre, e spesso più volte, manifestandosi in modi diversi.

Essendo il comportamento dell’uomo una parte attiva nella genesi dell’incidente, quindi, un bravo pianificatore ne tiene conto, valutando i rischi e definendo di conseguenza azioni per limitare la possibilità che ciò accada.
Per questa volta è andata così. Speriamo che le cose cambino in tempo per il SARS-COV-3!
Scuola, la memoria corta dei Governatori | L’HuffPost
La situazione è eccezionale e irripetibile, come si è detto tante volte. Cerchino, tutti quelli che hanno responsabilità politiche, di essere all’altezza e non solo chiederlo agli italiani.
Scuola, la memoria corta dei Governatori | L’HuffPost
Comunicare il COVID-19
Fin dall’inizio, la comunicazione si è mostrata un elemento strategico per la gestione della pandemia, a tutti i livelli. Per le lunghe settimane di marzo, aprile e maggio, fino a che la curva dei contagi prima, e dei morti poi, hanno iniziato a tendere verso il basso, tanti italiani angosciati hanno atteso la conferenza stampa delle 18, quando la protezione civile comunicava i dati della giornata. Comunicare significa letteralmente rendere comune, condividere, e quindi non ci si riferisce solo alle informazioni, alle nozioni di utilizzazione pratica. Si condividono anche gli stati d’animo, le paure e le speranze. C’è un registro formale, che procede attraverso canali ben identificati e tenuti sotto controllo, ma c’è anche quello informale, che un’organizzazione, ma anche un professionista, devono tenere sotto controllo, perché può supportare, o affossare irrimediabilmente, il contenuto che con tanta fatica si è predisposto per il registro principale.
Cosa dire, però, di coloro che hanno mostrato la loro ingenua impreparazione alla guida della cosa pubblica? A prescindere dai contenuti degli atti di governo, in un contesto sociale la comunicazione informale che ha origine negli atteggiamenti mostrati dai leader ha grande influenza nei comportamenti adottati dal pubblico: mostrarsi apertamente refrattari alle misure necessarie al contenimento della pandemia, l’uso della mascherina, il mantenimento delle distanze, anche solo in occasione di riunioni e conferenze stampa, così come quando si viene ripresi circondati da collaboratori, ha fatto passare il messaggio informale che la situazione non è seria e che quindi non è il caso di preoccuparsi delle precauzioni. Un comportamento appena un ette meno grave di quello dei demagoghi.
Leggi l’articolo sul supplemento del numero 8-9/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.



Accelerare la ripresa
La fine della parentesi estiva ha reso ancora più palesi, assieme ai problemi sanitari provocati dalla ripresa del contagio, anche quelli economici. Tante aziende continuano con la cassa integrazione, molti esercizi pubblici restano chiusi e quelli aperti non sembrano passarsela poi così bene. Secondo i dati più recenti, l’OSCE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, stima che la #pandemia stia costando all’Italia la perdita di circa il 10% del prodotto interno lordo del 2020.
HSE Manager Wolters Kluwer Italia
“Sottovalutiamo feste e incontri in casa, convinti di poter chiudere la porta al Covid” | HuffPost Italia Life
Claudio Mencacci, medico psichiatra, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e Past President della Società Italiana di Psichiatria, prova a spiegare cosa accade nella nostra mente. Cosa ci spinge ad organizzare una festa in famiglia “a cuor leggero”, cosa ci induce – proprio mentre siamo lì tranquilli a bere un cocktail al compleanno del nostro migliore amico – a considerare il pericolo del Covid lontano. Anzi, lontanissimo.
“Sottovalutiamo feste e incontri in casa, convinti di poter chiudere la porta al Covid” | HuffPost Italia Life
Next generation UE
In Italia abbiamo la mania di usare la lingua inglese, per sembrare più fichi, più cool. Il “#Recoveryfund”, questo strumento finanziario mitologico che inonderà la nazione di danari per risolvere tutti i nostri problemi non si chiama, in effetti “fondo per la #ripresa”; il suo nome ufficiale è “Next Generation EU”. In effetti, intitolare un fondo per la ripresa alla prossima generazione dell’Unione Europea è una scelta che la dice lunga sugli obiettivi che dobbiamo porci: come vogliamo lasciare l’Europa ai nostri figli? Next Generation, dice la Commissione, si basa su tre pilastri. Il primo è quello di sostenere la ripresa degli stati membri, attraverso programmi specifici come rescUE, per rafforzare la risposta alle calamità naturali delle strutture di protezione civile, REACT-UE, per le politiche di coesione per un recupero sostenibile e digitale. Il secondo è rilanciare l’economia e sostenere gli investimenti privati, con InvestEU, il nuovo programma per incrementare finanziamenti su crescita e occupazione. Il terzo pilastro è trarre insegnamenti dalla crisi.
Antonio Pedna | LinkedIn
To my professional network: Turkey, Middle East and North Africa
As I spend most of the year in Turkey, for family reasons, I would like to inform my professional network that I am available for freelance positions as a QHSSE consultant, auditor, trainer or for support for quality, health and safety and environment management systems, in English, in Izmir, Istanbul, Ankara or elsewhere in Turkey. I am also available to travel and work transfers from here to the Middle East and North Africa.
Tesekkurler ederim.
Lockdown Covid-19: cosa può fare l’azienda che riapre le sue sedi?
Un’azienda responsabile è il caso anche che faccia una valutazione riguardo la sua risorsa più importante, le persone. Questa pandemia ci ha segnato: le angosce durante le lunghe settimane di lockdown, la perdita di socialità, le persone che ci hanno lasciato, la paura del contagio alla ripresa delle attività, il futuro incerto, il lavoro, i figli… Un intervento per gestire le fragilità che si sono accumulate in questi mesi, con particolare riguardo alla capacità dell’azienda e dei manager di trasmettere informazioni, potrebbe fare la differenza.
Leggi il mio articolo su Teknoring: Lockdown Covid-19: cosa può fare l’azienda che riapre le sue sedi?