Covid-19 e fase 2: come ripartire garantendo la sicurezza dei lavoratori?

Malgrado il malcelato trionfalismo, i dati ufficiali, rilevati il 19 aprile, mostrano che il contagio è ancora nella sua fase di crescita. I numeri sono rallentati, rispetto a quelli che vedevamo con sgomento solo qualche giorno fa, ma i contagiati continuano ad aumentare. Solo ieri ci sono stati +3.047 nuovi casi, che, al netto dei guariti e di coloro che non ce l’hanno fatta, significano un +0,45%, in un giorno. Tanto per dire, nei paesi asiatici, che evidentemente hanno imparato dalle lezioni passate, 10 o 20 nuovi casi in un giorno sono già considerati una sciagura. Per non parlare, poi, dei morti: il 18 aprile, nel mondo, solo Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno fatto peggio di noi, rispettivamente con 1.891, 891 e 641 decessi. Noi, evidentemente, ci sentiamo confortati dal fatto che “solo” 482 persone ci hanno lasciato.

Covid-19 e fase 2: come ripartire garantendo la sicurezza dei lavoratori?

Privacy e salute pubblica: verso la “fase 2” della pandemia Covid-19

Tutte le scene che leggevamo con un brivido nei romanzi di fantascienza si sono fuse per generare un incubo. La fantasia è stata superata dalla realtà: una piaga ha colpito la terra e sta mietendo decine di migliaia di vittime. Le persone, per evitare di infettarsi, sono costrette a isolarsi, restare in casa, limitare il più possibile le uscite per acquistare generi alimentari.

Privacy e salute pubblica: verso la “fase 2” della pandemia Covid-19

Programmi di incentivazione per lavoratori

La sicurezza in cantiere non può essere gestita solo con misure coercitive, con obblighi e proibizioni; l’esperienza insegna che un buon programma di incentivazione dei lavoratori, con l’obiettivo di individuare e incoraggiare gli atteggiamenti corretti verso la sicurezza, è uno strumento che può diventare molto efficace.

I programmi di incentivazione e di premiazione sono attività da svolgere lungo tutta la durata del cantiere, con il fine di fornire stimoli di carattere non solo economico all’adozione e al mantenimento di buone pratiche per la tutela della salute e della sicurezza, e di sviluppare di un positivo spirito competitivo tra i lavoratori. Sono attività volte a individuare e pubblicizzare costantemente ed in maniera sistematica, all’interno della popolazione del cantiere, i comportamenti positivi riguardo la protezione della salute e della sicurezza, in modo da creare un’atmosfera di apprezzamento sociale verso di essi e, conseguentemente, di biasimo verso i comportamenti non sicuri.

Leggi l’articolo sul numero 3/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Il seminario AIAS Costi e oneri COVID-19 per i cantieri che ripartono

Questo è il seminario che ho tenuto, assieme all’ing. Daniele Longo, per AIAS, l’Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza, il 24 marzo 2020.

HSE e Coronavirus: domande frequenti e risposte di buon senso

La situazione è seria, come sono serie le conseguenze sulla vita personale e professionale di tutti. In queste giornate, diversi sono i dubbi e le domande dei professionisti tecnici che devono svolgere, nei limiti del possibile, il loro lavoro. Queste sono le risposte che possono essere date, con un po’ di informazione e buonsenso. Vale la pena però segnalare che le condizioni cambiano di giorno in giorno: al momento sono in vigore le restrizioni descritte con il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 11 marzo 2020.

HSE e Coronavirus: domande frequenti e risposte di buon senso

Il rapporto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è quel ruolo, previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza, che viene designato dai lavoratori allo scopo di interagire con le altre persone del sistema di gestione della sicurezza per i fini previsti dalla norma: fondamentalmente consultazione e partecipazione, vedi il D.Lgs. 81/2008, Titolo I, Capo III, Sezione VII. La norma non prevede a suo carico né obblighi, ovvero comportamenti il cui mancato rispetto può essere sanzionato dal Testo Unico, né compiti, ovvero attività la cui omissione o non corretta esecuzione che, pur non sanzionati dal Testo unico, possono costituire il fondamento di una imputazione per un reato di danno. Datore di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori sono alcune delle figure che la legge individua come titolari dei primi, mentre il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione è il destinatario dei secondi. Diversamente da queste figure, il RLS ha invece attribuzioni, che sono comportamenti che gli sono riconosciuti, con la garanzia che il limitato o mancato esercizio degli stessi non sia sanzionato dalla normativa.

Il rapporto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il piano di evacuazione: consigli e strumenti

L’evacuazione da un ambiente di lavoro è la condizione più drastica che può avvenire in caso di incidente: è quando la situazione all’interno degli spazi o dell’edificio è talmente compromessa da mettere in serio pericolo la vita delle persone che la occupano. I motivi per cui questo può accadere possono essere causati dalle attività che vengono svolte in questi spazi, incidenti che provocano incendi, dispersione di sostanze pericolose, perdita di stabilità di edifici, impianti e attrezzature, allagamenti, ma anche da situazioni che hanno la loro genesi all’esterno, indipendenti dal lavoro che viene svolto, come terremoti, inondazioni, altre catastrofi naturali o incidenti causati dall’uomo, i cui effetti si propagano all’ambiente di lavoro.

Il piano di evacuazione: consigli e strumenti

I near-miss

I near-miss sono l’araba fenice del mondo HSE: che ci siano ciascun lo dice, dove siano nessun lo sa. Il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro non li definisce, così come lo standard ISO 45001 Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro. Il vecchio standard BS OHSAS 18001:2007 li definiva, come approfondimento del termine incident, incidente, come quell’incidente che non ha avuto come conseguenze ferite, malattie professionali o perdite, indicando come sinonimi le parole near-hit (quasi colpito), close call (traducibile come scampata bella) o dangerous occurrence (situazione pericolosa). La piattaforma Online Browsing Platform OBP dell’ISO, sulla quale ricercare i termini delle norme e degli standard, riporta 62 ricorrenze del termine near-miss negli standard e due definizioni, tutte e due però in ambiti molto lontani dal mondo HSE e perciò inutili. Il manuale HSE245 Investigating accidents and incidents, pubblicato dall’Health and Safety Executive britannico, l’organizzazione governativa a supporto delle buone pratiche HSE, definisce i near-miss come quegli eventi che, mentre non causano danni, hanno la potenzialità di provocare ferite o malattie professionali.

I near-miss

Sicurezza all’estero, tra regole e difficoltà

Sempre più imprese italiane stanno sviluppando il loro business fuori dall’Italia. Le situazioni possono essere diverse: nuovi stabilimenti, partecipazione a società locali, cantieri di costruzione, missioni per installazione o manutenzione di impianti. Il modo in cui gestire la sicurezza dei lavoratori impegnati all’estero può diventare un problema. Documentazione e regole Per prima cosa è necessario sapere che i datori di lavoro italiani che intendono assumere lavoratori italiani da impiegare stabilmente all’estero sono tenuti al rispetto di una serie di regole scritte ad hoc: occorre chiedere un’autorizzazione al Ministero del Lavoro e al Ministero degli Affari Esteri e i lavoratori sono soggetti all’assicurazione obbligatoria INAIL. Sono regolamentate le trasferte, i trasferimenti e i distacchi; un buon consulente del lavoro saprà certamente fornire un supporto adeguato. Non dobbiamo dimenticare, però, che esiste anche la legislazione del paese ospitante: al di fuori dell’Unione Europea occorre spesso richiedere un visto per potere svolgere attività lavorative. Le procedure variano caso per caso, possono essere anche impegnative e si è soggetti a sanzioni importanti, nel caso si venga colti a lavorare con visti che non le prevedono. Infine, occorre tenere presente la regolamentazione locale in materia di sicurezza sociale e di contratti di lavoro, con la possibilità di dovere aprire posizioni locali.

Sicurezza all’estero, tra regole e difficoltà

Comunicare la sicurezza in cantiere

La comunicazione è un fattore essenziale per la gestione della sicurezza nei cantieri edili. La comunicazione, infatti, informa e aumenta la consapevolezza degli obiettivi della sicurezza a tutti i livelli gerarchici dell’organizzazione, inclusi gli appaltatori, i subappaltatori e i fornitori. La comunicazione ha come obiettivo rendere consapevoli i lavoratori e i tecnici dei pericoli degli obblighi da rispettare, delle regole da seguire e delle attrezzature che debbono (o non possono) essere utilizzate in cantiere. Si fa comunicazione quando si forniscono le istruzioni per svolgere i lavori e attività particolari.

La comunicazione può essere declinata in modi differenti. Può essere formale, quando il messaggio procede attraverso canali prestabiliti che possono essere i segnali di sicurezza, il contenuto di corsi di formazione, i rapporti di verifica e di sopralluogo, il contenuto dei verbali di incontri e riunioni. Poi c’è la comunicazione informale, che viene trasmessa attraverso i comportamenti e gli atteggiamenti delle persone. Le attività di supervisione e di sorveglianza, poi, vengono comunicate con la registrazione dei controlli, dei toolbox talks e di altre attività del genere e mediante la registrazione delle ispezioni e dei controlli.

Leggi l’articolo sul numero 12/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.