Prevenzione degli infortuni durante la guida dei veicoli aziendali | Job81

La prevenzione degli infortuni nella guida dei veicoli aziendali è fondamentale, perché gli incidenti stradali sono pericolosi per i lavoratori e l’azienda stessa e sono rilevanti nell’analisi degli infortuni aziendali, derivando da fattori legati al lavoro e influenzare la sicurezza stradale.

Il rispetto delle regole del codice della strada promuove una cultura di sicurezza aziendale, migliorando la disciplina di guida e la consapevolezza dei dipendenti. La guida sicura contribuisce alla sicurezza di tutti gli utenti stradali, riduce le responsabilità legali e finanziarie dell’azienda e favorisce una cultura di sicurezza generale, richiedendo formazione, valutazione dei rischi e coinvolgimento dei dipendenti.

Puoi leggere l’articolo Prevenzione degli infortuni durante la guida dei veicoli aziendali sul blog di Job81.

La nuova direttiva sulla due diligence CSDD | Teknoring

Una nuova Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence (CSDD) è stata adottata dal Parlamento Europeo. La CSDD impone alle aziende di esaminare e prevenire impatti negativi sulla sostenibilità delle proprie operazioni, includendo diritti umani e ambiente.

La direttiva richiede alle aziende di adottare politiche di due diligence, piani di transizione per il cambiamento climatico e collega la remunerazione del management a tali piani. Gli obiettivi dell’UE sono promuovere un’economia sostenibile e integrare meglio la sostenibilità nelle decisioni aziendali. Questo riflette in parte la legge tedesca Lieferkettengesetz, che può influenzare le aziende italiane con legami commerciali con aziende tedesche.

Puoi leggere questo articolo su Teknoring.

Impostare un piano per migliorare la cultura della sicurezza | ISL

Il concetto di cultura della sicurezza definisce il modo in cui le organizzazioni e i lavoratori affrontano le questioni relative alla sicurezza sul lavoro. Riflette gli atteggiamenti, le convinzioni, le percezioni e i valori condivisi da tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione e nella gestione degli incidenti.

La cultura della sicurezza sta diventando sempre più un argomento attuale perché la tutela dei lavoratori non dipende solo dal rispetto delle norme o dall’assenza di infortuni, ma anche dall’impegno, dalla responsabilità e dalla cura che si manifestano a tutti i livelli dell’organizzazione. Una buona cultura della sicurezza richiede una leadership efficace, una comunicazione aperta, un apprendimento continuo e una condivisione dei rischi. In cambio, può portare a una maggiore produttività, qualità e soddisfazione dei lavoratori e dei clienti.

Puoi leggere l’articolo Impostare un piano per migliorare la cultura della sicurezza sul numero 5/2023 di Igiene & Sicurezza del Lavoro

Verificare l’efficacia della formazione durante il lavoro | ISL

Questo articolo nasce da una esperienza, fatta in AIAS Academy, nella quale un gruppo formato da Gilberto Crevena, l’autore di queste note e altri, si è domandato come realizzare concretamente il processo di valutazione dell’efficacia della formazione durante la prestazione lavorativa, che si è recentemente affacciato alla cronaca. Sono riconoscente a tutti i colleghi per la profondità dei loro stimoli. Chiaramente errori, omissioni o superficialità sono tutti da attribuire a me.

La necessità di misurare i risultati, per potere regolare lo sforzo in ragione degli obiettivi da raggiungere, non è solo una questione di buonsenso, ma anche un portato dei sistemi di gestione. In un ciclo PDCA, infatti, le attività operative sono tenute sotto controllo attraverso la predisposizione di un sistema di misurazione e di monitoraggio, per consentire di raccogliere dati utili a modificare la pianificazione vari processi, allo scopo di raggiungere gli obiettivi definiti. In sostanza si tiene sotto controllo che l’output delle attività raggiunga i risultati voluti, variando gli input dei vari sottoprocessi e la loro articolazione, che contribuiscono all’esito finale. In un viaggio, si accelera o rallenta il veicolo, in relazione alle condizioni del viaggio e al raggiungimento delle tappe intermedie, per assicurarsi di arrivare alla meta all’orario prestabilito.

Il singolo corso di formazione alla sicurezza ha un obiettivo più ampio di quello di fornire semplicemente nozioni: l’ambizione di mettere in moto un processo di rielaborazione interna al discente, che auspicabilmente dovrà sfociare in un miglioramento della sua consapevolezza dei pericoli e nel miglioramento della sua cultura della sicurezza. A questo obiettivo occorre concedere un certo tempo per potere essere raggiunto, durante il quale il lavoratore può essere esposto alle influenze negative provenienti dal proprio ambiente di lavoro che possono agire in senso contrario agli obiettivi della formazione, ma anche semplicemente abbassare il livello di priorità percepita verso il cambiamento, facendo dimenticare rapidamente le nozioni acquisite e la necessità di metterle alla prova.

Puoi leggere l’articolo Verificare l’efficacia della formazione durante il lavoro su ISL numero 4 del 2023.

Le procedure LOTO | Teknoring

In generale, le protezioni delle parti pericolose di attrezzature ed impianti non devono essere rimosse. Il Decreto legislativo 81 del 2008 lo mette ben chiaro, ad esempio descrivendo gli obblighi del lavoratore: non rimuove o modifica senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo. Esistono quindi condizioni in cui questo è ammissibile. Lo standard UNI EN ISO 14118:2018 Sicurezza del macchinario – Prevenzione dell’avviamento inatteso, elenca dodici situazioni in cui può essere necessaria la presenza di persone in zone pericolose delle attrezzature o degli impianti. Sono le ispezioni, le azioni correttive come la risoluzione di bloccaggi e simili, le regolazioni, il carico e scarico manuale, la sostituzione degli utensili, la lubrificazione, la pulizia, lo smantellamento, le manutenzioni e le riparazioni, le prove e le verifiche, il lavoro sui circuiti di alimentazione e i lavori di manutenzione straordinaria.

Le procedure LOTO sono state create dall’industria per garantire un livello di sicurezza accettabile anche in quelle condizioni in cui occorre rimuovere le protezioni che prevengono il lavoratore di entrare in una prossimità che può diventare pericolosa, rispetto all’attrezzatura o all’impianto sul quale sta operando. LOTO sta per lock-out (blocca) tag-out, (installa una etichetta), e sono misure di sicurezza che si applicano quando si lavora su impianti o macchinari elettrici, meccanici o idraulici. Lo scopo di queste procedure è quello di isolare le fonti di energia pericolose e impedire che vengano riattivate accidentalmente o intenzionalmente durante le operazioni di manutenzione o riparazione. In sostanza, si blocca il dispositivo di avviamento dell’attrezzatura e dell’impianto con un lucchetto (lock-out) la cui chiave è in possesso di chi sta svolgendo l’intervento, e si colloca una etichetta che spiega che quella attrezzatura è disattivata per motivi di sicurezza (tag-out). Nel caso si tratti di una attrezzatura o un impianto complesso, sul quale dovranno intervenire più squadre, ogni squadra può applicare il proprio lucchetto (se non esiste sufficiente spazio sono in commercio blocchi che permettono di farlo) e l’attrezzatura potrà ripartire solo quando l’ultima di esse avrà rimosso il proprio, perché i lavori sono terminati.

Leggi l’articolo Procedure LOTO per la sicurezza di macchine e impianti: come funzionano e come implementarle? su Teknoring.it

Compliance normativa in ambito HSE: criticità e possibili novità

In Italia, secondo l’Istituto Centrale di Statistica, ISTAT, la dimensione media delle imprese è di 3,8 addetti; un po’ più elevata nell’industria (5,8) che nei servizi (3,2) . Inoltre, l’adozione di nuove normative o il cambiamento di quelle esistenti può comportare un impegno di tempo e risorse per adeguare le attività aziendali alle nuove disposizioni.

Il sistema di sicurezza e salute sul lavoro (SSL) in Italia è disciplinato da un impianto legislativo basato sulla legislazione comunitaria e nazionale, nonché sui contratti collettivi nazionali e aziendali. La principale carenza dell’impianto legislativo italiano in ambito di SSL è legata alla difficoltà di garantire il miglioramento nel tempo delle prestazioni relative alla sicurezza delle imprese.

Il nostro Paese, infatti, da decenni presenta sempre le stesse statistiche mediocri di incidenti e infortuni. Inoltre, l’adeguamento delle attività aziendali alle normative e standard in materia di SSL può comportare un impegno di tempo e risorse per le imprese che queste non si possono permettere, a causa della loro dimensione e della cattiva qualità della norma stessa, che non ne facilita l’applicazione e a causa anche di importanti freni culturali.

Puoi scaricare lo speciale Compliance normativa in ambito HSE: criticità e possibili novità a questo link (registrazione richiesta).

Se il sociale tutela la sicurezza sul lavoro | Ambiente & Sicurezza

Nella foto, la Dhobi Ghat la più grande lavanderia a cielo aperto di Mumbay.

Scritto assieme a Helmut Lansbergen, consulente, auditor ISO 9001, ISO 28001, ISO 45001 e SA 8000 e docente.

Il termine inglese dumping individua la pratica commerciale scorretta di immettere sul mercato beni o servizi a prezzi che non coprono i costi per la loro produzione, in modo da manipolare il mercato. Il dumping sociale è il mancato rispetto delle leggi in materia di sicurezza, diritti del lavoratore e tutela ambientale, che consente a un’impresa di ridurre i costi di produzione e quindi di vendere le proprie merci a prezzi molto più bassi di quelli di mercato.

Sweatshop, è un termine della lingua inglese, testimoniato a partire dal 1892 per indicare luoghi di lavoro caratterizzati da condizioni povere, insicure e socialmente inaccettabili. In particolare, è interessante constatare che il termine sweat non indica solo il sudore, ma nel XIX secolo ha assunto anche il significato di lavoro pesante sottopagato.

Le buone prassi internazionali, i concetti ESG, hanno iniziato quindi a responsabilizzare le grandi organizzazioni che, essendo al vertice della propria filiera produttiva, hanno approfittato, a volte bassamente, dell’esternalizzazione dei processi produttivi, affidando la produzione ai cosiddetti sweatshop situati in paesi stranieri a bassissimo reddito, in modo da lucrare enormemente sui vantaggi economici generati dal rivendere le merci prodotte in economia, a caro prezzo nel primo mondo. Per la legge del contrappasso ora l’opinione pubblica e la legge, più o meno timidamente, chiedono loro di rendersi garanti delle condizioni lavorative non solo dei lavoratori che sono assunti direttamente da loro, ma anche e soprattutto di quelli impiegati lungo la catena di forniture, in milanese moderno supply chain: tutti coloro che sono coinvolti nei processi produttivi: appaltatori, subappaltatori e fornitori.

Episodio 10 | Una questione di evoluzione: dal RSPP all’HSE manager | Il rischio è il mio mestiere

L’RSPP è quella figura che è entrata nel panorama professionale italiano nel 1994, quando il Decreto legislativo 626 recepì per la prima volta nel nostro paese la direttiva 391 del 1989. La seconda volta è stato nel 2008, quando è stato promulgato l’attuale testo unico, il decreto legislativo 81.

Ultimamente aziende e professionisti vogliono passare dal ruolo di RSPP a quello di HSE manager. Un po’ è a causa della globalizzazione: i rapporti professionali con aziende straniere si sono fatti più fitti e pervasivi. Una volta era semplicemente una questione di import-export, oggi si lavora molto di più fianco a fianco. HSE manager è come viene chiamato lo specialista della salute e sicurezza nella lingua degli affari, l’inglese. Ma è anche per la crescente rilevanza del concetto di sostenibilità: il dato economico positivo è pienamente accettabile solo se è accompagnato da un analogo successo nella tutela dell’ambiente e della comunità in cui si opera.

Puoi ascoltare l’episodio 10 del podcast “Il pericolo è il mio mestiere” su Spotify.

Ancora ISO 45001 | ISL – Soluzioni tecniche per la sicurezza

Ho provato a scrivere un testo su come progettare un SGSL secondo ISO 45001 senza ricadere nella “dittatura del requisito”, ovvero descrivendo un percorso logico che possa essere di reale supporto per le imprese e i professionisti che hanno intenzione di intraprenderlo. Naturalmente uno degli obiettivi è quello di rispettare i requisiti che permettono la certificazione, ma è stato fatto uno sforzo per concentrarsi sugli strumenti per raggiungere questo traguardo.

L’esposizione principale è affiancata da due approfondimenti specifici: Il primo affronta un tema presente nello standard, che ha la potenzialità di costituire un importante opportunità di sviluppo: ISO 45001 supera il paradigma dei sistemi organizzativi cui ci si riferisce di solito per rappresentare le organizzazioni, attirando l’attenzione sugli aspetti sociali e comunitari di questi gruppi di individui che si incontrano in un sistema strutturato per il raggiungimento di un obiettivo comune. Il secondo tratta del sistema di gestione come strumento per la prevenzione dei reati contro la salute e la sicurezza, secondo i criteri della responsabilità amministrativa degli enti, così come definita dal Decreto Legislativo 231 del 2001.

Leggi Costruire e applicare il sistema ISO 45001 sul supplemento 2/2022 Soluzioni tecniche per la sicurezza di Igiene e Sicurezza sul Lavoro

Episodio 9 – I nerd della sicurezza | Il rischio è il mio mestiere

Per molti, la gestione della sicurezza è questione di norme: esiste un sistema di regole che è dato, sono le leggi che si occupano di proteggere i lavoratori, e i problemi sono principalmente provocati dalle violazioni. Basta ricondurre i comportamenti all’interno della legge e il problema è risolto.

In realtà, però, le cose non stanno così. Il modo in cui le regole vengono rispettate o violate, si dice, è un problema di cultura della sicurezza.

Ogni tanto mi piace definirmi un nerd della sicurezza: uno di quei personaggi che si trovano irresistibilmente attratti dai congegni e dai contenuti tecnici. Effettivamente, negli anni delle scuole superiori, con la mia classe all’intervallo uscivamo dalla scuola per andare a vedere i meccanici lavorare in una vicina officina di motociclette. Sotto questo punto di vista, occuparsi di sicurezza è molto appagante: esistono rischi “tecnici” di ogni tipo, devi capire come funzionano i macchinari, come reagiscono le sostanze pericolose. Si lavora con ogni sorta di strumento di misura, dai fonometri alle pompe per il campionamento.

Purtroppo, però tutto questo non è sufficiente: la presenza dell’elemento umano nei processi fa scardinare tutto il meccanismo. E non è sufficiente che chi si occupa di sicurezza impari ad utilizzare nuovi strumenti, ma bisogna cambiare proprio il modo di guardare alle cose.

Puoi ascoltare l’episodio 9 del podcast “Il pericolo è il mio mestiere” su Spotify.