ESG e sicurezza dei lavoratori: un binomio possibile? | Teknoring

Nascendo dal mondo della finanza, la sostenibilità aziendale dà molta importanza alla rendicontazione delle prestazioni economiche e no. Col tempo si sono affermati standard che rendono possibile la comparazione dei risultati delle varie organizzazioni e i governi nazionali e sovranazionali hanno imposto obblighi di rendicontazione non finanziaria per le imprese. L’Unione Europea, che ha iniziato a definire criteri per la redazione dei bilanci alla fine degli anni Settanta, più recentemente, con la direttiva 2014/95/EU, ha stabilito un quadro normativo uniforme per le informazioni non finanziarie per gli Stati membri.

La sfida è quella di trasformare il luogo di lavoro nell’ambiente dove è incoraggiato lo sviluppo della personalità delle persone che lo vivono. Il manager HSE deve maturare quella particolare visione e competenza tecnica, che sia in grado di supportare la propria organizzazione nell’analisi dei processi lavorativi, necessari a introdurre i cambiamenti finalizzati al miglioramento del benessere dei propri lavoratori.

Leggi l’articolo ESG e Sicurezza dei lavoratori: un binomio possibile? su Teknoring.it

La formazione in videoconferenza

La formazione in videoconferenza è una delle ricadute positive della #pandemia.

La formazione in videoconferenza non può semplicemente essere leggere la lezione alla telecamera di fronte al docente.

Leggi il post La formazione in videoconferenza sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.

Un approccio integrato agli appalti in azienda: Testo unico e Sistemi di gestione | ISL

Affidare all’esterno dell’organizzazione attività e processi è una scelta organizzativa ed economica che deve essere valutata in maniera approfondita. Oltre ad influenzare le prestazioni dell’azienda in relazione alla capacità di raggiungere i propri obiettivi di business, e per questo motivo sono condizioni considerate dagli standard sui sistemi di gestione, l’esercizio delle relazioni tra le due organizzazioni, committente e appaltatrice, può essere delicata e deve rispettare requisiti legali. Il Testo Unico su salute sicurezza, Decreto Legislativo 81 del 2008 all’articolo 26, definisce un processo che può essere di difficile interpretazione e che è efficace solo se inserito all’interno di una organizzazione funzionale. Gli standard ISO 9001, Sistemi di gestione della qualità, ISO 14001, Sistemi di gestione ambientali, ISO 44001, Collaborative business relationship management systems e ISO 45001, Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro, affrontano anch’essi il tema dell’esternalizzazione con importanti riflessioni.

ISO 37500, in particolare, definisce un percorso che parte dal soggetto che ha intenzione di esternalizzare alcuni suoi processi, analizzandone i presupposti e fornendo indicazioni su come sviluppare tutto il processo. Queste considerazioni non sono valide solo per gestire la parte commerciale, ma possono fornire suggerimenti su come meglio affrontare anche i temi collegati della protezione dei lavoratori, dell’ambiente e del rispetto dei requisiti volontari e obbligatori che regolano questi processi. La decisione di esternalizzare un processo si basa su una valutazione dei rischi e delle opportunità. Il modello di studio proposto dalla norma è utile per identificare i passi del processo anche se non si vuole adottare una strategia collaborativa.

Leggi l’articolo Un approccio integrato agli appalti in azienda: Testo unico e Sistemi di gestione, sul numero 6/2022 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Stress termico e gerarchia dei controlli: come gestire il lavoro in condizioni climatiche estreme? | Teknoring

La gerarchia dei controlli, in originale hierarchy of controls, è un concetto dovuto al National Safety Council, una organizzazione no-profit e non governativa, fondata nel 1913 da un gruppo di industriali e tecnici nordamericani, con l’obiettivo di promuovere la sicurezza della vita umana nelle industrie degli Stati Uniti. Questo modello è noto attraverso la rappresentazione grafica che ne ha dato NIOSH, il National Institute for Occupational Safety and Health, l’agenzia federale statunitense che ha come scopo la ricerca e la definizione di buone prassi per la protezione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali: la famosa piramide rovesciata suddivisa in quattro strisce.

La hierarchy of controls è il fondamento del concetto di prevention through design, la prevenzione attraverso la progettazione. Quando questo strumento fu definito, si rivolgeva ad un ambito esclusivamente tecnico, ed è solo grazie al fatto che riguarda principi astratti, slegati da qualsiasi contingenza specialistica, che mantiene la sua validità anche oggi. Si tratta infatti di un sistema può essere applicato a qualsiasi tipo di rischio, sia infortunistico che strategico, e si presta tranquillamente a gestire il pericolo collegato ai lavori all’aperto dove i lavoratori sono esposti alle alte temperature tipiche di questa estate, resa torrida dal cambiamento climatico.

Puoi leggere l’articolo Stress termico e gerarchia dei controlli: come gestire il lavoro in condizioni climatiche estreme? su Teknoring.it

Gli obblighi del preposto | HSE Manager Wolters Kluwer

Il preposto non è un semplice osservatore, ma colui che “sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute”.

Leggi il post Gli obblighi del preposto e la sospensione delle attività sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.

Coinvolgere i lavoratori

Perché coinvolgere i lavoratori nei piani per la sicurezza? Perché coinvolgere i lavoratori nei piani per la sicurezza Già, perché? Molti pensano che sia sufficiente pagare lo stipendio ad una persona perché questa sia tenuta rispettare le indicazioni che le sono fornite per il lavoro. Questa cosa va fatta in questo modo, quella in quest’altro. Perché prendere in considerazione che si possa fare diversamente?

Dedichiamo al lavoro una parte importante della nostra vita, troppo perché questo debba essere necessariamente reso più pesante perché non ci si trova a proprio agio. Un lavoratore che condivide con la sua comunità lavorativa – fatta da colleghi, superiori e collaboratori – politiche e obiettivi per il lavoro, si sente parte di un gruppo e lavora meglio. Si diventa parte di una cosa più grande, orgogliosi di portare la propria parte di attenzione e innovazione, sviluppando un sentimento di attaccamento per la propria azienda.

Puoi scaricare gratis lo speciale Coinvolgere i lavoratori nei piani per la sicurezza: una guida in 10 passi cliccando qui.

L’organizzazione fa la sicurezza: ruoli e figure chiave | Speciale One HSE

L’aspetto organizzativo della sicurezza sul lavoro è sempre più rilevante. Sapere chi deve fare cosa ed assegnare correttamente i compiti e le responsabilità è una questione fondamentale per ogni azienda strutturata un minimo. Una azienda diligente stabilisce gli obiettivi di protezione dei propri collaboratori, individua le risorse che intende destinare a questo scopo, definisce i ruoli e assegna le responsabilità per la gestione di queste risorse.

Le prestazioni della sicurezza di un’azienda sono fortemente condizionate dall’organizzazione, che deve essere intesa sia come la gestione in maniera trasparente delle informazioni riguardo ai ruoli e alle responsabilità, ma anche come l’inserimento di persone con competenze adeguate ai compiti assegnati. Sì, perché gli obiettivi di tutela delle persone possono essere raggiunti solo se nell’organizzazione operano persone che rispettano le regole e svolgono la mansione assegnata con professionalità.

Puoi scaricare il documento L’organizzazione fa la sicurezza: ruoli e figure chiave, con contributi di Antonio Pedna e Roberto Codebò, cliccando qui.

Lezioni dal Coronavirus | Soluzioni Tecniche per la Sicurezza | ISL

Apparentemente nel nostro paese la pandemia è stata combattuta a suon di norme: secondo il sito Openpolis sono stati complessivamente emanati 945 atti per contrastare l’avanzata del coronavirus nel nostro paese, per una media di circa 34 al mese, più di uno al giorno, inclusi i festivi. I primi mesi del 2020 sono stati i più intensi dal punto di vista di questa produzione: a febbraio sono stati pubblicati 67 atti Covid, a marzo 103, ad aprile 65. Nel 2022, ad oggi gli atti pubblicati sono 96. Non solo il governo e i ministeri, quasi ogni articolazione dello stato è stata presa da un furore normativo che la ha spinto a sindacare su ogni possibile argomento: da cosa utilizzare per lavarsi le mani alle distanze interpersonali da tenere. Ci si è trovati ad assistere ad esibizioni di personaggi che sembravano godere nel litigare tra di loro su chi spaccava meglio il capello in quattro e terrorizzare una popolazione che aveva già i suoi problemi, possibilmente da risolvere e almeno da gestire.

Lezioni dal Coronavirus è disponibile su Soluzioni tecniche per la sicurezza numero 1/2022, allegato a Igiene e Sicurezza del Lavoro numero 6/2022.

Come scrivere una procedura? | Teknoring

Una procedura è un oggetto ben definito del sistema per la prevenzione e la protezione dei rischi. Innanzitutto, le procedure hanno una posizione molto chiara all’interno della gerarchia dei controlli, la regola definita dalla professione per stabilire la tipologia di controllo del rischio più adatta al livello di priorità definita con la valutazione dei rischi: una procedura è un controllo organizzativo del rischio, che ha come scopo definire il modo in cui il lavoratore esposto si relaziona con l’attività pericolosa.

Il difetto delle procedure è che a volte sono considerate come una costrizione, specialmente da quegli operatori più esperti che si ritengono superiori alle regole. Se si valuta che sia importante definire un solo modo corretto per eseguire questa operazione, è consigliabile anche cercare di immaginare le condizioni nelle quali possono verificarsi violazioni, per rinforzare in qualche modo i vincoli che costringono ad operare, invece, secondo metodologie prestabilite. I momenti chiave in cui possono capitare deviazioni significative possono essere gestiti con l’introduzione di controlli esterni, come la presenza di un supervisore o il suo benestare scritto, con un permesso di lavoro, o chiedendo di documentare il rispetto dei prerequisiti attraverso la compilazione di una checklist.

Puoi leggere tutto l’articolo Come scrivere una procedura? su Teknoring.it.

I DPI di categoria III: quando utilizzarli e come gestirli | Teknoring

I dispositivi di protezione individuale, abbreviati spesso con la sigla DPI, sono attrezzature progettate per essere indossate dai lavoratori allo scopo di proteggerli dai rischi. I DPI devono essere necessariamente scelti dal datore di lavoro, perché si tratta di un output del processo di valutazione dei rischi, che è sotto la sua esclusiva responsabilità. I singoli DPI devono essere di norma assegnati e destinati ad essere utilizzati da un solo lavoratore, per ovvie questioni igieniche, e devono obbligatoriamente essere forniti dall’azienda, come specifica non solo la legge, ma addirittura una convenzione dell’International Labour Organization, l’ILO, l’agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite.

Come regola generale, l’utilizzo di un DPI deve essere sempre accompagnato dall’implementazione di misure di sicurezza che possono essere classificate ad un livello superiore nella gerarchia dei controlli. I DPI di categoria III, però, possono avere delle criticità a questo proposito, perché, per loro natura, gli eventuali controlli più efficaci non sono riusciti a ridurre significativamente il rischio residuo.

Anzi, normalmente, quando è necessario fare ricorso a DPI di categoria III, le misure di prevenzione e protezione adottate preliminarmente, al massimo possono avere raggiunto il risultato di limitare il numero dei lavoratori esposti al pericolo. Si tratta infatti di sbarramenti, ovvero controlli ingegneristici, per segregare le zone pericolose e utilizzare sistemi di segnaletica o procedure e permessi di lavoro – controlli amministrativi – per limitare l’accessibilità di queste aree al personale competente e attrezzato al proposito.

Puoi leggere tutto l’articolo I DPI di categoria III: quando utilizzarli e come gestirli su Teknoring.it.