Come reagire al cambiamento climatico per preservare la sicurezza dei lavoratori? | Teknoring

Diventa sempre più necessario adattarsi alle condizioni climatiche in evoluzione attraverso l’adozione di pratiche lavorative flessibili, quali la programmazione stagionale degli interventi e lo spostamento delle attività notturne. Queste misure mirano ad attenuare gli impatti delle condizioni meteorologiche estreme sulle operazioni aziendali e sulla salute dei lavoratori. La necessità di rivedere le strategie di insediamento dei complessi produttivi si manifesta in risposta alle frequenti alluvioni, suggerendo l’adozione di approcci resilienti. Questi includono l’elevazione delle risorse critiche e la costruzione di barriere difensive al fine di garantire la stabilità operativa.

La gestione del microclima nei vasti spazi industriali diventerà sempre più di primaria importanza per mantenere il comfort termico dei lavoratori durante i mesi caldi, richiedendo l’adattamento degli impianti di climatizzazione. Nel contesto della gestione delle catene di approvvigionamento, sarà fondamentale considerare gli impatti potenziali degli eventi climatici estremi, utilizzando l’analisi geografica per individuare le aree a rischio e adottando misure preventive. Tutto questo sottolinea l’importanza di sforzi globali per affrontare il cambiamento climatico e garantire la continuità operativa.

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La gestione del rischio per il lavoratore isolato | Webinar ASCOM | Tecniche nuove

La registrazione del webinar sulla gestione del rischio per il lavoratore isolato, che si è tenuto il 19 ottobre scorso in collaborazione con ASCOM e Tecniche Nuove, è ora disponibile online.

Durante il webinar, sono stati affrontati diversi argomenti, inclusi i concetti fondamentali legati al lavoratore isolato, le responsabilità del datore di lavoro secondo il D.Lgs. 81/2008 e le relative misure preventive. La proibizione indiretta di attività in ambienti pericolosi, la valutazione dei rischi per i lavoratori isolati, e l’importanza di considerare fattori come la possibilità di soccorso e gli aspetti psicofisici sono stati approfonditi. Il webinar ha inoltre esaminato i rischi specifici associati al lavoro in ambienti sconosciuti, sottolineando l’importanza della gestione efficace di tali rischi.

L’applicazione della gerarchia dei controlli è lo strumento consigliato come approccio strutturato per ridurre i rischi, includendo la possibile eliminazione o sostituzione di attività pericolose e l’implementazione di misure di protezione collettiva e individuale. Infine, sono stati evidenziati i benefici derivanti dalla corretta gestione delle condizioni di lavoro, tra cui la riduzione degli incidenti, misure premiali, risparmi legati alle spese per infortuni e miglioramenti nella produttività e reputazione aziendale.

Precisione semantica e normativa oscura: riflessioni sul caso del RLS condannato

Innanzitutto, vorrei spendere qualche parola sulla dinamica dell’incidente. Come è noto, in ambito giuridico le indagini hanno come obiettivo quello di definire innanzitutto se è stata violata la legge, e poi, in questo caso, chi è stato responsabile di questa violazione. Chi si occupa direttamente di sicurezza, invece, non cerca responsabili ma ha come obiettivo individuare non solo la violazione, ma da qui le cause che l’anno provocata o resa possibile, per modificare i processi per ottenere il risultato di impedire che la non conformità si ripeta. Ebbene, la scena descritta dagli atti è quella di una totale sciatteria organizzativa: tutti fanno tutto, nessuno sa bene cosa fanno gli altri, e nessuno controlla cosa viene fatto. Un sistema di organizzazione autarchico/anarchica, che troppo spesso vedo nelle nostre aziende. Le persone, i processi lavorativi riescono bene o male a tenere sotto controllo i pericoli solo perché le sicurezze sono ridondanti: un minimo di alfabetizzazione lavorativa di base, un poco di buonsenso e una certa disponibilità economica che rende attrezzature di lavoro abbastanza sicure piuttosto diffuse, fa sì che ci voglia un poco di impegno a farsi male. E infatti, sotto un certo aspetto queste sentenze sono tutte uguali: la descrizione dell’incidente trasuda un livello tale di sciatteria organizzativa, che desta sorpresa che sia avvenuto solo quell’incidente. Il disegnatore faceva anche il magazziniere, tutti usavano il muletto senza addestramento, gli scaffali erano stati scelti e installati in maniera discutibile eccetera eccetera. Nel caso specifico, però, un funzionario ASL mette a verbale che si tratta del terzo infortunio mortale occorso in azienda di recente: prima di questo c’è stato un socio schiacciato da un silos e un lavoratore morto in una esplosione durante una saldatura.

In questa circostanza non ha destato sorpresa la condanna del datore di lavoro, quanto quella del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza: la sentenza di secondo grado gli attribuisce la colpa specifica, correlata alla violazione dell’articolo 50 del Decreto Legislativo 81 del 2008, dal titolo “Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”. La colpa generica riguarda una mancanza di diligenza generale che si applica a situazioni comuni, la colpa specifica è associata a una negligenza o imprudenza in relazione a doveri o obbligazioni specifiche in contesti particolari, in questo caso quelle derivanti dalle prescrizioni del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro.

E se il sindacalista va al mare?

Come ho provato a spiegare qualche riga sopra, per inclinazione personale e professionale, sono portato ad approfondire “le cause” di quello che non mi torna, e questa sentenza non mi torna per niente. Ma come! Abbiamo sempre ascoltato e ripetuto nei corsi che il ruolo del RLS è di rappresentanza e di salvaguardia del lavoratore, quasi come un rappresentante sindacale! Sarebbe mai possibile condannare un sindacalista perché, invece di rappresentare i lavoratori, va in spiaggia? Ci deve essere un fraintendimento, qualcosa che non ha funzionato. Un collega mi ha passato la sentenza di secondo grado e il fraintendimento è lì sotto gli occhi di tutti, esattamente come nella sentenza di Cassazione, che la conferma. Personalmente, ritengo che parlare di “compiti del RLS” sia un errore concettuale, un grande fraintendimento.

Durante i corsi di formazione si ripete da ormai quasi trent’anni, che le diverse parole che la legge usa individuano differenti tipi di aspettative nei confronti dei soggetti cui ci si riferisce. Alcuni di questi hanno “obblighi”, come il datore di lavoro, i dirigenti, i preposti, i lavoratori eccetera. L’obbligo è un comportamento la cui violazione è sanzionata dal Testo Unico stesso. Si osserva sempre che il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione non abbia “obblighi” ma “compiti”, e questo marca la differenza del grado di aspettative sul suo operato. Non avere svolto il proprio “compito” non espone questa figura ad una sanzione del TU, che, infatti, non ne prevede. In effetti, se si va a vedere, è il datore di lavoro il soggetto che viene sanzionato se il RSPP non fa il suo mestiere. I “compiti”, però, sono sufficienti a creare un livello di aspettative tale per cui è possibile istruire un capo di imputazione per delitto colposo per colpa generica in relazione, se queste vengono deluse.

In sostanza, se un RSPP valuta malamente i rischi, viene sanzionato il suo datore di lavoro. Se però, a causa di una valutazione dei rischi superficiali, un lavoratore si fa male, il datore di lavoro può essere imputato per lesioni o omicidio colposo, per colpa specifica, il che significa che il nesso causale prende origine o coinvolge inestricabilmente la violazione dell’obbligo, in questo caso, di valutare i rischi. Anche il RSPP può essere imputato di lesioni colpose o omicidio colposo, questa volta per colpa generica, che significa che saranno considerate le qualità professionali e gli atteggiamenti che ci si attenderebbe da un RSPP ragionevole in quella medesima posizione: la sua perizia, la sua diligenza o la prudenza adottata.

L’opinione è che la sentenza di secondo grado trascuri la precisione semantica che sarebbe consigliabile utilizzare in questi casi, anche perché la norma è oscura e involuta di suo. L’RSPP è il “Responsabile sicurezza prevenzione e protezione”, si parla di “Kg Newton” (o chilogrammi o Newton) e, leggendo, si comprende che il DVR viene considerato non uno strumento di pianificazione, ma un “catalogo dei rischi”. In sostanza, non viene approfondito se la situazione che ha portato all’infortunio fosse stata analizzata e gestita, interrogandosi se le modalità previste fossero adeguate e al livello degli standard industriali (art. 2087 CC docet). Ma l’imprecisione più grande è quando si parla di “compiti del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”.

Obblighi o assegnazioni? Colpa specifica o colpa generica?

Si è detto che il D.Lgs. 81/2008 attribuisce generalmente “obblighi”, e che fa eccezione per il RSPP, a cui attribuisce “compiti”. Il RLS non ha né compiti né obblighi: il RLS ha attribuzioni. E che cos’è questa attribuzione? In primo luogo, una cosa che si chiama “attribuzione”, ragionevolmente non sarà né un obbligo né tantomeno un compito, altrimenti non si chiamerebbe così. Un criterio generale dell’interpretazione della legge dice che, quando una parola non è definita all’interno dell’ambito in cui deve essere utilizzata, come ad esempio nelle “definizioni” presenti nell’articolo 2 del D.Lgs. 81/2008, allora si usa il suo significato letterale, che, in questo caso è sinonimo di assegnare. L’etimologia di questo termine viene fatta risalire ad a-tribúere che propriamente significa “dare” o “spartire”. Quindi il RLS non ha obblighi o compiti, ma ha assegnazioni. Al RLS “è dato”. È dato cosa? È dato il contenuto della lista dell’articolo 50: è dato accedere ai luoghi di lavoro, è dato essere consultato, ricevere informazioni. Datori di lavoro e dirigenti sono destinatari degli obblighi – fateci caso – di fare funzionare l’articolo 50 (art. 18 c. 1 lett. s), mentre la norma non prevede punizioni se il RLS non “prende”: il Capo IV, Sezione I, infatti, prevede punizioni per la violazione degli obblighi a carico del datore di lavoro, dei dirigenti, dei preposti, dei lavoratori, ma non per il RLS.

In sostanza, la sentenza di secondo grado, e la Corte di Cassazione ha confermato, che il RLS viene condannato per colpa specifica rappresentata dalla violazione “degli obblighi di cui all’articolo 50”, che però non esistono, in quanto la legge mette a suo carico una cosa diversa, le attribuzioni. Nell’economia del TU il mancato rispetto di queste non è considerato un comportamento antigiuridico, e la dimostrazione è che non sono sanzionate. Nei commenti qui su LinkedIn si sono lette tante opinioni, ad esempio c’è chi ha detto che ci sta comunque una condanna per colpa generica: in fondo era un RLS “di plastica” che addirittura faceva parte del consiglio di amministrazione dell’azienda. No. La condanna è per colpa generica sulla base di una violazione inesistente, e comunque credo sia illogico prendere le attribuzioni – il mancato esercizio di diritti – come fondamento di un capo di imputazione per colpa generica. Altri hanno, con più o meno entusiasmo, applaudito al cambio di prospettiva della suprema corte, chi disorientato, chi entusiasta delle nuove magnifiche sorti e progressive che contribuiranno senz’altro a migliorare la protezione dei lavoratori. Modestamente, penso che la legge debba ancora essere applicata del tutto e che, siccome si tratta di concetti che hanno funzionato meglio in tutto il resto di Europa rispetto che in Italia, magari sarebbe il caso di provarci, prima di pensare a cambiare.

Due parole sui commenti alle sentenze

Qualcuno dice che le sentenze non si commentano. In realtà la legge viene commentata, forse da quando iniziò ad essere scritta. Si tratta di un artefatto umano, che eredita l’imperfezione dal suo artefice, per cui le sentenze si commentano per migliorare come viene applicata la legge. Qualcuno si è dimenticato di quando il CSE era il “perno della sicurezza”? Altri sostengono che solo gli avvocati o persone con una formazione giuridica possono permettersi di commentarle, perché soli depositari di una conoscenza specifica. E anche qui dissento: uno dei motivi per cui la legge iniziò ad essere scritta è per fissarne e renderne bene comprensibili i contenuti, sottraendoli all’arbitrio dei sacerdoti prima e dei re dopo. Qualsiasi cittadino deve sentire che è possibile commentare un atto giuridico, anche perché spetta a lui valutare i legislatori, per destinare il proprio voto. Si chiama democrazia. Certo, sarebbe il caso che gli argomenti proposti fossero ponderati e bisognerebbe esprimere la propria opinione solo se è sensata. Spero sia questo il caso di queste righe.

Le indagini sugli infortuni: un percorso didattico | ISL

L’analisi accurata delle cause degli infortuni sul lavoro è di fondamentale importanza nell’ambito della gestione della sicurezza aziendale. Identificare le ragioni alla base degli incidenti consente di adottare misure correttive mirate, prevenendo la ripetizione di eventi indesiderati e migliorando complessivamente la sicurezza sul luogo di lavoro. La corretta analisi delle cause fornisce una visione approfondita dei fattori contribuenti agli incidenti, permettendo di individuare non solo le cause immediate, ma anche quelle sottostanti e di radice. Questo approccio stratificato consente di affrontare il problema in maniera completa, affrontando le cause alla loro origine anziché limitarsi a trattare i sintomi.

Questo percorso didattico mira a fornire competenze approfondite nell’analisi delle cause degli infortuni, utilizzando modelli avanzati e metodologie collaudate. La formazione sarà strutturata per comprendere non solo le tecniche di indagine, ma anche l’importanza della coerenza nei passaggi analitici, dalla causa immediata alle radici del problema. Il progetto del corso si basa sull’idea che la prevenzione degli incidenti non debba limitarsi a risolvere singoli casi, ma debba mirare a sviluppare un modello organizzativo teorico, finalizzato a prevenire futuri incidenti, promuovendo un ambiente di lavoro sicuro attraverso l’identificazione e la mitigazione dei fattori di rischio.

La formazione include esercitazioni pratiche per consentire ai partecipanti di applicare concretamente le conoscenze acquisite. Inoltre, sarà posta particolare attenzione a stimolare una comprensione approfondita delle diverse interpretazioni degli eventi, promuovendo un approccio oggettivo e professionale nelle indagini. L’obiettivo finale è dotare i tecnici della sicurezza delle competenze necessarie per condurre indagini efficaci sugli infortuni, contribuendo così a promuovere la sicurezza e il benessere sul luogo di lavoro.

Partecipazione attiva degli addetti alla sicurezza sul posto di lavoro | Job81

La partecipazione attiva degli addetti alla sicurezza sul posto di lavoro è fondamentale per prevenire incidenti e promuovere una cultura della sicurezza. Questi professionisti, se adeguatamente valorizzati in azienda, contribuiscono a creare un ambiente di lavoro più sicuro e protetto: la loro conoscenza approfondita dei protocolli di sicurezza e la collaborazione con i lavoratori sono cruciali per identificare rischi e proporre soluzioni.

La formazione e la verifica costante delle procedure di sicurezza sono passaggi essenziali per garantire la sicurezza sul lavoro. Solo attraverso l’impegno attivo degli addetti alla sicurezza è possibile assicurare un ambiente lavorativo sicuro e promuovere una cultura della sicurezza solida.

L’articolo Partecipazione attiva degli addetti alla sicurezza sul posto di lavoro è offerto da Job81.

Nuovo Accordo Stato-Regioni: analisi approfondita della bozza | Teknoring

Sebbene abbia introdotto l’obbligo di formazione per i datori di lavoro, il contenuto sembra essere il minimo richiesto, e la valutazione dell’efficacia della formazione appare come un adempimento burocratico. L’accordo presenta alcune contraddizioni con la legge e lascia alcune questioni irrisolte, come la formazione dei coordinatori per la sicurezza.

Questo solleva preoccupazioni su una possibile confusione nel settore della sicurezza sul lavoro. Resta da vedere come questi problemi saranno affrontati nella versione finale dell’accordo e come influenzeranno il settore.

Puoi leggere l’articolo Nuovo Accordo Stato-Regioni: analisi approfondita della bozza su Teknoring.

L’importanza della cultura della sicurezza: come promuoverla sul posto di lavoro | Job81

La cultura della sicurezza sul luogo di lavoro è fondamentale per prevenire gli incidenti, un concetto che coinvolge la consapevolezza tra i lavoratori dell’importanza della sicurezza e l’adozione di comportamenti sicuri. Esempi come Chernobyl e Piper Alpha hanno dimostrato l’importanza di una cultura della sicurezza, perché in ambedue i casi, gli incidenti sono derivati da una serie di errori umani, dal mancato rispetto delle procedure di sicurezza, dalla comunicazione inefficace tra i lavoratori e dalla scarsa comprensione della responsabilità sia individuale che collettiva.

Questi incidenti hanno portato a una maggiore consapevolezza dei rischi e all’importanza della leadership visibile nella promozione della sicurezza.

La comunicazione aperta, la formazione continua e l’implementazione di procedure di sicurezza sono essenziali per promuovere questa cultura.

Puoi leggere L’importanza della cultura della sicurezza: come promuoverla sul posto di lavoro sul blog di Job81.

L’andamento infortunistico pre e post direttive Europee. Siamo in stallo: qual è il problema? | Convegno per i 25 anni di Lisa Servizi

Il prossimo 15 settembre parteciperò al convegno Sicurezza sul lavoro, oltre gli obblighi di legge, organizzato per i 25 anni di Lisa Servizi. Il convegno si terrà all’Hotel Ai Pini, di Venezia Mestre, ammissione su invito, ma sarà anche trasmesso in diretta streaming su Facebook, Linkedin e YouTube, puoi cliccare per iscriverti.

La mia comunicazione si concentrerà sull’andamento degli infortuni sul lavoro in Italia prima e dopo l’implementazione delle direttive europee: l’Italia mostra numeri preoccupanti in termini di infortuni mortali e non mortali, posizionandosi tra i primi paesi in Europa per entrambi i tipi di incidenti. Questa situazione ha notevoli implicazioni economiche, con i costi degli infortuni che incidono significativamente sul PIL italiano, limitando la competitività del paese. Inoltre, la qualità del sistema sanitario e della protezione sociale in Italia è un punto critico, in quanto i lavoratori infortunati sono costretti a sostenere una parte significativa dei costi delle cure mediche, sollevando interrogativi sulla qualità delle cure e sulla necessità di migliorare l’efficienza del sistema.

Si rifletterà sulla cultura aziendale, la formazione dei lavoratori e la responsabilità individuale nel contesto degli infortuni sul lavoro. Infine, si sottolineerà la necessità di un cambiamento significativo nell’approccio italiano alla sicurezza sul lavoro, dalla mera adesione formale all’effettiva attuazione delle norme. Sotto questo aspetto, il modello britannico di tutela della salute e sicurezza sul lavoro sarà citato come esempio di successo nella trasformazione di un sistema in passato con prestazioni comparabili a quello italiano a un livello di eccellenza globale. Fattori chiave includono l’adozione di obiettivi chiari, la semplificazione normativa, la correlazione tra definizione e repressione delle norme, e un investimento nelle competenze professionali.

Iscriviti al convegno gratuito in streaming di Lisa Servizi.

Sicurezza e sostenibilità | I Corsi di ISL

Ho sviluppato un corso di aggiornamento per i lavoratori (sei ore) in linea con le previsioni del Decreto Legislativo 81 del 2008, che stabilisce le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro in Italia e richiede che i lavoratori ricevano una formazione periodica per garantire la loro sicurezza e promuovere la sostenibilità in azienda.

Questo nuovo corso, dal titolo Sicurezza e sostenibilità, copre una vasta gamma di argomenti, tra cui sicurezza, salute, ambiente e responsabilità sociale, oltre a concentrarsi sulla mobilità sostenibile, in linea con la norma, che richiede che i lavoratori siano formati su questi aspetti per garantire condizioni di lavoro sicure e promuovere pratiche sostenibili.

Potete trovare i contenuti del corso nel numero 8-9 di I Corsi di ISL.

Come organizzare un corso sulle indagini sugli infortuni? | Teknoring

Il sistema legale nel nostro Paese non richiede obbligatoriamente investigazioni approfondite per gli infortuni sul lavoro; le leggi si concentrano principalmente sulla denuncia e registrazione degli incidenti, con requisiti minimi per le informazioni fornite. Tuttavia, le buone pratiche professionali richiedono un’indagine più completa per comprendere le cause degli eventi, e le aziende dovrebbero fornire formazione adeguata agli investigatori, poiché le indagini per ricostruire gli incidenti non cercano una verità univoca ma costruiscono modelli plausibili degli eventi e delle cause. È fondamentale comprendere le cause immediate, sottostanti e radice, fornendo una prospettiva sistematica e completa.

Un’adeguata formazione è essenziale per le aziende che intendono condurre indagini sugli incidenti perché, sebbene le leggi non ne impongono la necessità, la pratica professionale moderna enfatizza l’importanza di indagini dettagliate per migliorare la prevenzione degli infortuni. Le indagini dovrebbero analizzare non solo gli incidenti, ma anche near-miss, atti e condizioni pericolose. La formazione di qualità deve includere esercitazioni pratiche, affrontando scenari reali e sviluppando le capacità di analisi, ricordando che la gestione delle relazioni durante l’indagine e le dinamiche interpersonali sono altrettanto importanti.

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