La ISO 45001 e l’impegno dei dirigenti
Il nuovo standard cambia strategia rispetto al tema dell’impegno della direzione nei riguardi della gestione della Sicurezza sul lavoro. Ecco come.
Il pesce, dice la saggezza popolare, puzza sempre dalla testa. E così, normative e standard insistono nel volere il coinvolgimento del top management in tutte le dinamiche aziendali legate alla sicurezza. Lo standard BS OHSAS 18001:2009 Occupational Health and Safety Management Systems aveva pensato bene di fare in modo che un alto dirigente fosse incaricato di sovrintendere a particolari aspetti della sicurezza. Questo requisito non ha avuto un particolare successo: i dirigenti individuati molto spesso hanno dato priorità ad altre cose e, in quelle aziende in cui è stato “sollevato” al Board of Directors un operativo, altrettanto spesso a questa persona non è stata attribuita adeguata attenzione e poteri sufficienti ad una gestione effettiva.
La ISO 45001 e l’impegno dei dirigenti
Categoria: ISO 45001
Lo standard internazionale per i sistemi di gestione di salute e sicurezza sul lavoro
Cosa sono veramente i KPI e a cosa servono
Cosa sono veramente i KPI e a cosa servono
I Key Performance Indicators servono a misurare le prestazioni di un processo, in qualsiasi ambito. Come vanno gestiti nella sicurezza? ù
Uno degli effetti collaterali della globalizzazione, di quel fenomeno per cui è molto più facile accedere a risorse, incluse quelle culturali, che sono fisicamente distanti dal luogo in cui viviamo, è stata la penetrazione della mania anglosassone per la sintesi e per gli acronimi. “Cheipiai” è un termine che si ascolta sempre di più nelle riunioni di lavoro: vengono esaminati ed analizzati e presi a pretesto o testimoni delle decisioni aziendali.
Cosa sono veramente i KPI e a cosa servono
Comprendere l’organizzazione e il suo contesto
La valutazione strategica dei rischi
In ogni organizzazione si possono distinguere i momenti in cui si prendono le decisioni, si potrebbe dire, utilizzando il gergo dei sistemi di gestione, si definisce e si attua la “politica”, da quelli in cui sono svolte le attività per le quali l’organizzazione è stata creata: il lavoro, le “operations”. Ebbene, per la BS OHSAS 18001 la valutazione dei rischi è una attività che deve essere svolta dallo specialista della salute e sicurezza sul lavoro: presuppone la conoscenza delle norme di legge, i requisiti legali, ma anche di come concretamente le attività lavorative vengono svolte, così come le caratteristiche di pericolosità di attrezzature e materiali. In sostanza la valutazione dei rischi, che molto banalmente in questo caso significa definire il livello di protezione che voglio assicurare ai lavoratori o, più crudamente, che tipo di incidenti o di malattie professionali decido siano accettabili per la mia organizzazione, viene eseguita da un tecnico e non dal datore di lavoro (che è colui che definisce la politica dell’organizzazione) o dal dirigente, che è la figura che fornisce gli stimoli all’organizzazione perché essa venga applicata.
Il fatto di avere questo momento di riflessione sulla politica dell’organizzazione spostato ad un livello “tecnico” e non manageriale, che è comune all’impostazione legislativa delle Direttive europee prima e di quella normativa poi, nella pratica si è dimostrato una disfunzionalità nel sistema di gestione della salute e sicurezza. Sì, è vero che la legge ne fa un obbligo a carico del datore di lavoro, ed è un obbligo sanzionato penalmente, ma è come dire a qualcuno che non guida l’automobile di dare istruzioni all’autista. In conseguenza di questo, la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza col tempo è diventato un processo amministrativo, si potrebbe dire quasi notarile, con poco o punto contatto con la realtà; per tornare alla metafora di prima, la risposta solita è: sì, gli ho detto di andare piano. La valutazione dei rischi viene spesso effettuata a posteriori, su scelte manageriali già prese, quindi con scarsa capacità di influenzare le scelte concrete.
Leggi l’articolo sul numero 12/2018 di Igiene & Sicurezza del Lavoro
Il nuovo standard ISO 45001
Il contesto dell’organizzazione
Lungamente attesa, la nuova norma di fatto è l’evoluzione del più antico BS OHSAS 18001:2007 Occupational Health and Safety Assessment Series, a sua volta revisione dell’emissione originale, avvenuta nel 1999.
Il mondo anglosassone, però, aveva iniziato ad approcciare la sicurezza sul lavoro con il criterio del ciclo di Deming, il famoso Plan-Do-Check-Act, fin dal 1991, quando il governo britannico aveva dato alla luce il fortunato manuale HSG65, una guida agli adempimenti normativi nel campo della sicurezza rivolto al management aziendale, ai professionisti e ai rappresentanti dei lavoratori (giunto alla terza edizione nel 2013 e oggi liberamente disponibile per il download su http://www.hse.gov). Qualche anno dopo, nel 1996, il British Standard Institute BSI aveva emesso la norma BS 8800 Guide to occupational health and safety, trasformata appunto nel 1999 nella BS OHSAS 18001.
La nuova norma internazionale è stata fortemente voluta e fortemente discussa: sono state prodotte ben due bozze “ufficiali” (DIS) e hanno partecipato ai lavori dal 2013 alla sua pubblicazione, i delegati di 70 stati, oltre ad osservatori provenienti da altri 16. Il suo contenuto, come è ovvio, parte dalla “vecchia” BS OHSAS 18001:2007 e dalle esperienze del suo sviluppo, oltre che dalle convenzioni e sulle linee guida dell’ILO, International Labour Organization. Il risultato, però, implementa nuovi interessanti concetti, alcuni dei quali proprio nel capitolo 4 Contesto dell’organizzazione.
Leggi l’articolo sul numero 8-9/2018 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.