Il nuovo standard ISO 21542, “Building construction – Accessibility and usability of the building environment”, costruzione degli edifici – accessibilità e usabilità dell’ambiente costruito.
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James T. Reason è l’autore del modello del formaggio svizzero. In questa semplificazione, i processi sono fette di formaggio svizzero, quello coi buchi, affiancate l’una alle altre. Il buco rappresenta il fattore negativo, che può essere l’errore umano, il guasto di una attrezzatura, la mancanza di manutenzione, la rimozione di una protezione: tutti quei motivi che, in potenza, possono portare ad un incidente. Fintanto che i buchi non si sovrappongono, ma sono sbarrati dal formaggio delle fette, l’incidente resta latente, che significa che la ridondanza dei sistemi di sicurezza è in grado di mitigare i problemi del singolo controllo del rischio. Solo quando una cattiva congiunzione astrale, o molto più semplicemente la trascuratezza nella gestione del sistema, fa sì che tutti i buchi nel formaggio siano sovrapposti, il rischio non è più gestito, e l’incidente accade.
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La difesa profonda
Reason elabora la sua interessante tassonomia del buco per costruire un modello delle cause di incidente che è una evoluzione ed articolazione della metafora del residente patogeno. Qualche anno dopo, nel 1990, questa idea viene combinata con il concetto di difesa profonda, sviluppato da John Wreathall, ingegnere nucleare. I processi lavorativi sono schematizzati in cinque elementi:
l’articolazione dell’organizzazione, ovvero i dipartimenti attraverso i quali è regolata;
le precondizioni, come formazione degli operatori, tecnologia e attrezzature, pianificazione, manutenzione;
In Italia accadono circa il 25% di infortuni mortali sul lavoro in più della Spagna, il 40% in più della Germania e il 60% in più della Gran Bretagna. Si stima che questi infortuni pesino per circa il 3% del PIL annuo. Ogni giorno muoiono sul lavoro almeno tre persone. Eppure, siamo ancora fermi a “ci vuole più formazione”, “sono necessari più controlli”, “alziamo le sanzioni”. Il pensiero comune è che sia necessario prendere in considerazione il solo fattore umano o l’avidità dei datori di lavoro. Negli anni l’industria ha sviluppato diversi modelli a supporto delle indagini sugli incidenti, che possono essere utilizzati efficacemente per la valutazione dei rischi e progettare la sicurezza. In Italia non consideriamo il lavoro teorico che è alla base delle prassi, quando altrove, queste cose sono i fondamenti per chi esercita una professione nell’ambito della sicurezza. In questo seminario adotteremo un approccio sistemico per approfondire le cause degli eventi non voluti, allo scopo di individuare le lacune che sono presenti nelle organizzazioni per potere prevenire le perdite. Discuteremo inoltre quali sono i principali motivi che limitano le organizzazioni nella conduzione delle indagini per incidenti. Infine, analizzeremo alcuni incidenti avvenuti realmente per mettere alla prova le teorie e i modelli.
Questo è il link per iscriverti al webinar organizzato da AIAS Academy.
L’analisi delle cause degli incidenti è un processo ben definito dalle buone pratiche industriali. In caso di incidente il primo passo è quello di rispondere ai rischi immediati, soccorrendo le persone che sono state coinvolte e mettendo in sicurezza l’area….
EU-OSHA ha recentemente pubblicato una serie di istruzioni a supporto delle organizzazioni che intendono sviluppare un piano di comunicazioni sulla sicurezza.
In Italia, l’approccio alla sicurezza sul lavoro riflette una concezione distorta che le regole derivino principalmente dal contesto legale, sebbene le loro origini risalgano al mondo industriale. Le norme tecniche e organizzative della sicurezza sono state inizialmente sviluppate nell’ambito industriale e successivamente recepite dalla legislazione per proteggere i lavoratori. Tuttavia, l’attuazione di tali regole spesso manca di efficacia poiché è gestita da individui privi di competenze tecniche, limitando così l’efficacia delle pratiche di sicurezza.
Le aziende e la società nel complesso faticano a comprendere le vere cause degli incidenti sul lavoro, concentrandosi prevalentemente sulla ricerca di colpevoli piuttosto che sull’analisi dei fattori organizzativi e tecnici sottostanti.
Gli sforzi per migliorare la sicurezza sul lavoro sono stati finora ostacolati dall’incapacità di indagare sulle cause reali degli incidenti e dall’orientamento verso la responsabilizzazione anziché il potenziamento del sistema. È fondamentale adottare approcci investigativi mirati a identificare le cause radice degli incidenti, anziché concentrarsi unicamente sulle conseguenze, al fine di apprendere dagli errori e prevenirne la ripetizione in futuro.
Non si può dire che il Titolo IV del Decreto Legislativo 81/2008 abbia avuto un particolare successo: il recepimento italiano della direttiva 92/57/CEE è una norma involuta, che è stata scritta da qualcuno che non aveva particolari conoscenze relative al settore economico che andava a regolamentare.
Per questo motivo, è stata calata dall’alto nel mondo dell’edilizia, con il semplice effetto di creare un nuovo processo, che si è affiancato a quelli esistenti, senza influenzarli più di tanto, al netto di poche esperienze positive, che risaltano tanto più in quanto svettano in un panorama di mediocrità desolante. Tra le varie cose, l’interfaccia tra gli obblighi previsti dal Titolo I, che stabilisce i criteri con i quali è necessario organizzare l’azienda con l’obiettivo della protezione e prevenzione dei rischi, e quelli previsti dal Titolo IV, relativo ai soli cantieri temporanei e mobili, è di difficile interpretazione.
Il Titolo I e il Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 sono intesi gestire due condizioni distinte, che però in alcune situazioni possono sovrapporsi. Questo corso individua le situazioni in cui il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e il Coordinatore per la sicurezza possono entrare in contatto, e analizza gli obblighi e le responsabilità di queste figure, a seconda dei punti di vista:
il RSPP di una impresa di costruzioni, e il Coordinatore di un progetto in cui questa opera;
il RSPP di uno stabilimento industriale, e il Coordinatore delle opere edili che vengono eseguite al suo interno.
Si è iniziato ad utilizzare questo termine quando si è capito che gli incidenti gravi sul lavoro (da Chernobyl a Piper Alpha) dovevano essere indagati in profondità e che gli errori umani, le deviazioni procedurali e i fallimenti non erano sufficienti per descrivere ciò che era accaduto.
Sono un motociclista e mi occupo di sicurezza. Sono in contraddizione? Amo vivere, e guidare con prudenza mi permette alla sera di tornare a casa, per potere vivere, e guidare, anche domani.
Leggete cosa scrive Nico Cereghini, ex pilota e, ora, giornalista. Una persona che ha fatto di più di un governo per l’educazione stradale. Quand’ero ragazzo non mi perdevo una delle sue prove delle moto che sognavo, su Gran Prix, che lui chiudeva immancabilmente con queste parole: casco bene allacciato in testa, luci accese anche di giorno, e prudenza. Sempre.
Ecco, le discussioni. Questo è il punto che mi preme. Io trovo che tutte le posizioni siano legittime, non pretendo di avere la verità in tasca, su tutto sono pronto a discutere. Quello che mi dà veramente noia è la leggerezza con la quale alcuni portano avanti lo stereotipo del pilota duro, forte, temerario, sprezzante del pericolo come “deve” essere un vero eroe. Sono quelli che seguitano a dipingere le corse di moto e di auto come una corrida, il rischio come l’ingrediente principale, ineluttabile e necessario. Io dico: la pensate così? Bene, liberissimi anche di dirlo. Ma non fate finta di ignorare che questa tesi ha delle pesanti conseguenze.
Ecco, pensate sempre alle conseguenze di quello che fate. Quando vi divertite così come quando lavorate. Meglio perdere un attimo di vita che la vita in un attimo.
Nella foto, il vostro HSE manager preferito in pista con la sua Ducati 748.
È disponibile la terza puntata del podcast Il rischio è il mio mestiere, dove parlo dei toolbox talk e di altre idee semplici che funzionano, per lavorare in sicurezza.
La prima volta che scoprii che esisteva una cosa chiamata “toolbox talk” è stato più di vent’anni fa. L’azienda per la quale lavoravo, si era aggiudicata una commessa in estremo oriente, per un grosso costruttore nordamericano, e il contratto prevedeva la necessità di svolgere un toolbox talk per ogni squadra che iniziava il turno.
I toolbox talk sono riunioni estemporanee, che vengono tenute di solito all’inizio del turno, ogni giorno o, più spesso, una volta alla settimana. Il loro scopo è quello di affrontare i temi relativi alla sicurezza delle attività che dovranno essere svolte, in termini diretti ed informali.