Il COVID-19, una occasione per la scuola

Secondo l’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, alla fine del mese di agosto 59 paesi, sui 105 che hanno chiuso le scuole per prevenire il contagio dal COVID-19, stavano pianificando la loro riapertura a breve o le avevano già aperte. È chiaro che questo sta creando dei rischi, ma mantenerle chiuse può causare una lesione più grave ai nostri figli: a questa età la scuola è l’ambiente in cui vivono, sviluppano la loro socialità ed imparano ad essere membri di una comunità. Privarli di questo significa orbarli di una parte significativa del loro essere. Loro sono globalizzati ancora più di noi, e spesso si dimostrano più maturi di quanto crediamo, anche se saranno sempre i nostri piccoli. Diventeranno i medici, gli ingegneri e gli scienziati del futuro, e questa pandemia li plasmerà, che lo vogliamo o no. Spetta a noi, adulti di oggi sapere trasformare questa crisi in una opportunità per aiutarli ad imparare da essa, per sviluppare empatia e per migliorare la loro capacità di risposta alle avversità, allo scopo di creare adulti migliori e una società più solidale, domani.

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ISO 45001 Requisito 6: Sicurezza pianificata

Anche il sesto capitolo – Pianificazione – dello standard ISO 45001:2018 è profondamente innovativo, non solo nei confronti della vecchia norma BS OHSAS 18001:2007 Occupational Health and Safety Assessment Series, ma anche della corrente pratica professionale e la novità sta nel concetto di rischi ed opportunità.
Parlando di rischi, la loro valutazione, in inglese risk assessment, è una tecnica di project management di uso corrente. L’approccio filosofico della valutazione dei rischi si è andato sviluppando da esperienze nordamericane nell’industria nucleare ed aerospaziale a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso ed oggi è una disciplina ben definita, con sfaccettature che vanno dalla matematica alla filosofia, e che trova la sua applicazione costante e rigorosa, relativa a tutti gli aspetti del sistema interessato piuttosto che parziale. Questo approccio può essere applicato agli ambiti più differenti, dall’industria di processo alla salute, dalla realizzazione di grandi infrastrutture alle assicurazioni.

Leggi l’articolo sul numero 8/2020 di Ambiente & Sicurezza

Le interferenze in cantiere

Durante l’esecuzione dei lavori è normale che gruppi differenti di lavoratori, appaltatori e subappaltatori impiegati per attività specializzate, eseguano le rispettive attività in condizioni di prossimità o promiscuità tra di loro. Questa condizione può causare incidenti e infortuni: l’identificazione dei pericoli introdotti nell’ambiente di lavoro da ogni gruppo o subappaltatore, e la valutazione delle relative interferenze, è lo strumento per identificare le azioni necessarie per mitigare questi rischi.

A livello organizzativo, la direzione del cantiere deve definire la progettazione costruttiva e la conseguente pianificazione delle attività lavorative e deve identificare, con il supporto dello specialista della sicurezza, qualsiasi situazione in cui è possibile che operazioni simultanee introducano rischi da interferenze nelle aree di lavoro; questi devono essere poi identificati per definire le appropriate strategie di mitigazione. Nella loro scelta è necessario riferirsi alle misure generali di tutela e ai principi della sicurezza incorporata nel progetto (safety by design): il concetto di applicare metodi per minimizzare i pericoli in fase progettuale. Nel caso le interferenze riguardino attività svolte da subappaltatori, allora sarà il caso di prevedere, nel processo di formalizzazione dell’accordo contrattuale, la preparazione, lo scambio e la condivisione della documentazione tecnica che possa supportare la valutazione dei rischi, quando è necessario. Questi possono essere, ad esempio, piani operativi di sicurezza, programmi dei lavori, ma anche schede di sicurezza dei materiali utilizzati e manipolati, assieme a informazioni su come saranno utilizzati, informazioni relative ad attrezzature e macchine.

Leggi l’articolo sul numero 6/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Nuovi costi da COVID-19: come incidono in un progetto edilizio?

Si è detto che il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID–19 nei cantieri del 24 marzo 2020, reso efficace dai diversi DPCM è di difficile interpretazione prima e applicazione poi.

Alcune prescrizioni che riguardano la gestione economica della commessa, se possono essere considerate valide in un progetto in cui il committente è un soggetto privato, sono di difficile applicazione là dove sia applicato il Codice dei Contratti Pubblici, per il motivo che questo prevede che la questione economica di un progetto sia gestita secondo alcune regole, che sembrano essere sconosciute al compilatore del Protocollo condiviso…. Ci sono poi tante altre indicazioni, legate alla gestione concreta degli aspetti di sicurezza dei lavoratori, che non sembrano tenere in conto dei ruoli, delle responsabilità e delle competenze previste sistema della prevenzione istituito dal Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico su Salute e Sicurezza sul lavoro.

Nuovi costi da COVID-19: come incidono in un progetto edilizio?

Guida agile alla Sorveglianza sanitaria in azienda come tutela dal Covid-19

La sorveglianza sanitaria in azienda è un tema di particolare rilievo, soprattutto adesso che nel post emergenza, devono essere attuate tutte le misure di contenimento del contagio da Covid-19. Quali conseguenze derivano a seguito del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro su questa attività fondamentale del sistema di gestione della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro e del controllo del rischio? Lo spiega l’autore Antonio Pedna in questa Guida agile alla sorveglianza sanitaria in azienda.

Guida agile alla Sorveglianza sanitaria in azienda come tutela dal Covid-19

COVID-19: Strumenti per gestire la salute e la sicurezza dei lavoratori in emergenza sanitaria – l’ebook

E così abbiamo riaperto. È stata dura, psicologicamente come economicamente, ma ce l’abbiamo fatta. Tutti indossiamo le mascherine, ci laviamo spesso le mani e abbiamo imparato a mantenere le distanze in azienda, all’ingresso come negli spogliatoi, in ufficio, in officina. È un po’ triste in mensa, o in ufficio o nel cortile, mangiarsi un panino portato da casa, lontani l’uno dall’altro, ma ci si adatta a tutto.

E mentre aspettiamo tutti che sia scoperto un vaccino, che poi dovrà anche essere prodotto e distribuito, convivendo con il virus dobbiamo prendere in considerazione che, qua o là, prima o poi, ci possa essere una recrudescenza, e questa volta farci trovare preparati.

La preparazione dovrà essere personale e aziendale. A livello personale dovremo abbandonare la frenesia nella quale abbiamo vissuto negli ultimi anni, per pianificare con calma anche le attività quotidiane, come andare al lavoro, prendere i mezzi evitando l’ora di punta, fare la spesa. Le nostre aziende dovranno trovare un modo di lavorare sui propri processi per aumentarne la resilienza, antico vocabolo latino che significa rimbalzare, che per anni è stato patrimonio ristretto dei tecnici dei materiali per identificare la capacità di resistere agli urti e che oggi è diventato di moda.

L’obiettivo di questo e-book è quello di aiutare datori di lavoro e specialisti della sicurezza nella riapertura, da una parte affrontando in maniera critica i principali riferimenti normativi da considerare, dall’altra indicando alcuni temi che, una volta che sarà passato questo momento di frenesia, sarà necessario per garantire il funzionamento delle nostre aziende, non solo dal punto di vista della tutela della salute dei lavoratori.

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Covid manager: un nuovo profilo professionale in ambito hse?

L’epidemia di Covid-19 ha generato nuovi problemi. Quello sanitario è stato il primo e il prevalente: è diventato necessario imparare a conoscere un virus nuovo, sapere come si comporta e quali strategie sono più efficaci nel combatterlo. Vecchi problemi, come quello di gestire i posti letto in un ospedale, si sono moltiplicati in una scala inaspettata: nei momenti più neri della crisi ricordo l’intervista ad una “lettista”, la persona che si occupa di assegnare i letti, raccontare che il suo lavoro era passato dal gestire prima un reparto, poi un ospedale, poi trasporti terrestri e aerei per muovere pazienti in Italia e finanche all’estero.

Persone che lavorano nelle amministrazioni, politici, economisti, hanno tutti dovuto elaborare nuove strategie per fare fronte all’ultima sfida. Vecchie professioni sono state sconvolte e nuove sono in vista.

Covid manager: un nuovo profilo professionale in ambito hse?

Anti Covid-19 da Formula 1: le linee guida Ferrari

Non si diventa uno dei marchi più famosi del mondo, non si realizzano oggetti ammirati e concupiti indistintamente dalle persone normali così come da rockstar inglesi, sceicchi arabi, capitalisti americani, oligarchi russi, calciatori sudamericani, e naturalmente dai bambini di tutto il mondo, perché si è inclini a trascurare i dettagli, ad affrontare le cose superficialmente.

Non si vincono centinaia di gare in tutte le competizioni motoristiche del mondo, non si diventa l’obiettivo della carriera di ogni pilota, non si rimane ai vertici del campionato mondiale automobilistico più competitivo del mondo, la Formula 1, ininterrottamente per settant’anni dalla sua ideazione, nel 1950, ad oggi, perché si affrontano le sfide in modo remissivo. «Il secondo è il primo degli ultimi», ripeteva Enzo Ferrari, il visionario creatore di quella fabbrica di sogni che è la Ferrari S.p.A., da lui fondata a Maranello, in provincia di Modena, nel 1947.

Anti Covid-19 da Formula 1: le linee guida Ferrari

Coronavirus e gerarchia dei controlli: il webinar live sul tema

La gerarchia dei controlli come strategia per affrontare l’emergenza Covid-19 in ambito HSE è al centro del primo incontro del ciclo di webinar live organizzati da Wolters Kluwer e Teknoring rivolto ai professionisti dell’HSE e RSPP. In questo articolo, Antonio Pedna, relatore dell’incontro in aula virtuale del 30 aprile 2020 dal titolo “Il Coronavirus e la gerarchia dei controlli: una strategia per definire le misure di prevenzione e protezione”, espone il concetto di Hierarchy of Control come processo iterativo di analisi dei rischi.

Coronavirus e gerarchia dei controlli: il webinar live sul tema

Gli inglesi lo fanno meglio!

Lo scopo di questo speciale è confrontare la condizione italiana con quella di uno stato europeo che, pur partendo da “fondamentali” analoghi, ha ottime prestazioni relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro e ha esportato il suo metodo in tutto il mondo: il Regno Unito. Questa nazione di circa 63 milioni di abitanti (l’Italia ne ha circa 61[1]), ha un reddito pro capite di circa 43.000 euro (il PIL-PPA è di circa 38.000 euro)[2]. Ebbene, secondo i dati raccolti dall’International Labor Organization ILO, l’agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite, nel 2015 in Inghilterra si sono verificati 760 infortuni ogni 100.000 lavoratori (in Italia 1.314), che hanno causato la perdita di 3.775.601 giornate di lavoro (in Italia sono state più del doppio, 9.023.862), registrando un totale di 0,80 morti sul lavoro ogni 100.000 lavoratori, quando in Italia sono stati esattamente il triplo: 2,40.

Il modello britannico è stato esportato in tutto il mondo: se volete lavorare nel Golfo Persico o nei grandi cantieri internazionali, vi chiedono un NEBOSH o un’affiliazione IOSH, e in Canada, Australia o USA sono riconosciuti i titoli e certificati anglosassoni, ma non il modulo B da RSPP. Il NEBOSH è una commissione d’esame indipendente con sede nel Regno Unito con lo status di ente di beneficenza, che fornisce qualifiche professionali in materia di salute, sicurezza e pratiche e gestione ambientali. Il suo General Certificate in Health and Safety, nella versione international, ha corsi disponibili in inglese, francese, spagnolo, turco e arabo. L’eccezionalità del modello inglese è tale anche al confronto con le altre grandi nazioni europee: Germania e Francia, secondo i medesimi dati ILO, nel 2015 hanno registrato più infortuni sul lavoro persino dell’Italia: 1.811 la Germania, 3.353 la Spagna e 3.160 la Francia (infortuni sul lavoro ogni 100.000 lavoratori), ma mentre la prima ha totalizzato 1,00 decessi ogni 100.000 lavoratori, la Spagna 1,80 e la Francia ha un sorprendente 2,60.

Raffronto tra infortuni e infortuni mortali, dati ILO 2015, numeri per 100.000 lavoratori, dati ILO.

Leggi lo Speciale 1/2020 di Igiene e Sicurezza del Lavoro.

[1] Stime ONU 2013.

[2] Dati World Bank 2016.