Episodio 9 – I nerd della sicurezza | Il rischio è il mio mestiere

Per molti, la gestione della sicurezza è questione di norme: esiste un sistema di regole che è dato, sono le leggi che si occupano di proteggere i lavoratori, e i problemi sono principalmente provocati dalle violazioni. Basta ricondurre i comportamenti all’interno della legge e il problema è risolto.

In realtà, però, le cose non stanno così. Il modo in cui le regole vengono rispettate o violate, si dice, è un problema di cultura della sicurezza.

Ogni tanto mi piace definirmi un nerd della sicurezza: uno di quei personaggi che si trovano irresistibilmente attratti dai congegni e dai contenuti tecnici. Effettivamente, negli anni delle scuole superiori, con la mia classe all’intervallo uscivamo dalla scuola per andare a vedere i meccanici lavorare in una vicina officina di motociclette. Sotto questo punto di vista, occuparsi di sicurezza è molto appagante: esistono rischi “tecnici” di ogni tipo, devi capire come funzionano i macchinari, come reagiscono le sostanze pericolose. Si lavora con ogni sorta di strumento di misura, dai fonometri alle pompe per il campionamento.

Purtroppo, però tutto questo non è sufficiente: la presenza dell’elemento umano nei processi fa scardinare tutto il meccanismo. E non è sufficiente che chi si occupa di sicurezza impari ad utilizzare nuovi strumenti, ma bisogna cambiare proprio il modo di guardare alle cose.

Puoi ascoltare l’episodio 9 del podcast “Il pericolo è il mio mestiere” su Spotify.

La persona giusta al posto giusto | HSE Manager Wolters Kluwer

La scelta del responsabile della funzione aziendale che si occupa di salute e sicurezza, RSPP o HSE manager, se si preferisce, ha una grande importanza sulla percezione dell’importanza di questo tema in azienda.

Per rendere chiaro a tutti la posizione di questo manager e il valore di quello che è chiamato a fare, è opportuno prestare attenzione a non diffondere, neanche inavvertitamente, messaggi informali che posano sminuire la sua posizione nei confronti degli altri dirigenti.

Leggi il post Una strategia di comunicazione: la persona giusta al posto giusto sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.

Intelligenza Artificiale per la gestione del personale, implicazioni sulla SSL e misure di prevenzione

Una recente ricerca di OSHA-EU, l’agenzia per la salute e la sicurezza sul lavoro dell’Unione Europea, ha voluto fare il punto su questa nuova tecnologia emergente con il rapporto Artificial intelligence for worker management: implications for occupational safety and health (Intelligenza Artificiale per la gestione dei lavoratori: implicazioni per la salute e la sicurezza sul lavoro). Si tratta di un lavoro che, più che illustrare soluzioni tecniche con tecnologie IA sviluppate per la tutela dei lavoratori, intende analizzare i potenziali rischi che l’adozione di queste tecnologie possono arrecare ad essi. La relazione descrive una galleria degli orrori che fa pensare che i grandi innovatori di Silicon Valley siano in realtà rimasti ai tempi del taylorismo, la teoria del management formulata da Frederick Taylor nella sua monografia dal titolo L’organizzazione scientifica del lavoro, pubblicata nel 1911.

Per fortuna, lungo il secolo abbondante che ci separa da questa visione distopica, si sono sviluppate alcune riflessioni culturali che sono le vere grandi conquiste della nostra epoca. Il progresso tecnologico non deve fare dimenticare che, nel nostro paese, è vietato l’uso di apparecchiature che abbiano come scopo il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Come le soluzioni tecnologiche che seguono questi concetti retrogradi, per quanto AI, monitorando il comportamento del lavoratore, quanto ci mette per svolgere una operazione, il tempo che impiega in bagno o l’intervallo tra un tocco di un tasto sulla tastiera e il successivo. La legge ammette impianti o apparecchiature di controllo che sono richieste da esigenze organizzative, produttive o di sicurezza del lavoro, che consentano anche il controllo a distanza del lavoratore, solo previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

Puoi scaricare lo speciale Intelligenza Artificiale per la gestione del personale, implicazioni sulla SSL e misure di prevenzione a questo link.

Perché ESG | Ambiente & Sicurezza

Il termine ESG è stato utilizzato per la prima volta come acronimo di Environmental, Social and Governance, alla conferenza promossa dal UN Global Compact, il patto mondiale delle Nazioni Unite Investing for Long-Term Value, investire per valore a lungo termine, a Zurigo, in Svizzera, nell’agosto del 2005.

L’alba del XXI secolo sembra riprendere temi che erano già stati affrontati un secolo prima. Il mondo però presenta anche grandi differenze. Innanzitutto, la crisi ecologica che stiamo vivendo: oggi solo chi non vuole vedere l’evidenza può negare i sintomi del cambiamento climatico che ci circondano. Il mondo in cui siamo nati e cresciuti sembra essere veramente a rischio e un cambiamento di paradigma nel nostro modo di vivere non è più una questione di ideologia, ma probabilmente di sopravvivenza. L’approccio più esteso che il concetto di sostenibilità ha, rispetto alle questioni di carattere economico novecentesche potrebbe essere un fattore di successo: ambiente, società ed economia devono potersi sviluppare in un insieme armonico, per potere fare uscire dalla miseria la gran parte delle persone che non hanno la fortuna di vivere nel ricco Occidente, e non stagnare o, peggio, regredire, condannandole ad una breve vita di stenti, che sarebbe poi la conclusione della decrescita felice.

Leggi l’articolo Tutti i perché di una scelta sul numero 9/22 di Ambiente & Sicurezza.

L’articolo 2087 del Codice civile | HSE Manager Wolters Kluwer

Prepotenza, volontà di controllo assiduo dei collaboratori, ricorso obbligatorio allo straordinario – pagato o meno – sono una patologia degli ambienti di lavoro che influisce negativamente sul rendimento dei lavoratori e sulla sostenibilità nel tempo dell’organizzazione.

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Sostenibilità non è solo ambiente | HSE Manager Wolters Kluwer

Sostenibilità non è solo cieli azzurri e prati verdi: analizzare gli aspetti ambientali di una organizzazione in termini green è una cosa benemerita, ma non è sufficiente.

La sostenibilità richiede innovare gli stili di gestione, partendo dai processi produttivi e organizzativi per arrivare a considerare l’azienda come quella comunità umana che essa è sempre stata.

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Formazione e certificazione del RSPP | ISL

In generale non è azzardato sostenere che l’atteggiamento che ha preso piede in Italia è quello per cui si ritiene che, per quanto ci si possa sforzare, la possibilità che un infortunio accada è sempre presente, perché provocato da fattori che non è possibile sempre controllare. Si fatica a comprendere gli aspetti tecnici della tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore, che per questo vengono approcciati timidamente, ma si è molto attenti a cercare di dimostrare la conformità alla legge. In sostanza, dal momento che non sembra essere possibile prevenire gli incidenti, e quindi difendersi DA un possibile processo penale per lesioni colpose gravi o gravissime o omicidio colposo, si prova a difendersi NEL processo, andando a cavillare sulle responsabilità e i tecnicismi.

E così, esistono corsi per RSPP interessanti o assolutamente banali – nel nostro paese definire uno strumento per valutare la capacità professionale dei tecnici e dei formatori è una chimera – ma lo stile ricorrente di questi è l’assoluto appiattimento al dettato normativo. Secondo questo orientamento, le tecniche che l’industria ha sviluppato per prevenire incidenti e infortuni traggono la loro giustificazione non dalla loro efficacia e funzionalità ma dalla necessità di adempiere ad un obbligo normativo altrimenti immotivato.

Leggi l’articolo Formazione e certificazione del RSPP, sul numero 8-9/2022 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Imprese affidatarie ma non esecutrici: come funziona il Titolo IV? | Teknoring

Nel mondo estremamente frammentato dell’edilizia italiana, può accadere che il committente si trovi ad avere affidato i lavori ad una organizzazione che, a questo punto, diventa l’impresa affidataria, senza che però questa abbia l’intenzione di eseguire alcuna attività produttiva in cantiere, avendo deciso di affidarsi completamente al subappalto. Come deve essere gestita questa condizione? In che modo si declinano gli obblighi e le responsabilità che il Testo unico per la sicurezza prevede, in queste circostanze?

In qualsiasi modo la si voglia porre, una impresa affidataria non può essere solo una scatola vuota, con l’unica funzionalità di ufficio acquisti, per selezionare i subappaltatori che si occuperanno di eseguire l’opera. La norma, infatti, mette in carico al datore di lavoro di essa una serie di incombenze, delle quali solo alcune possono essere svolte senza mettere piede in cantiere. L’articolo 97 del Titolo IV richiede la presenza di dirigenti e preposti, che debbono essere adeguatamente formati (comma 3-ter), per potere gestire adeguatamente le incombenze dei commi 1, 2 e 3.

Puoi leggere l’articolo Imprese affidatarie ma non esecutrici: come funziona il Titolo IV? su Teknoring.it

ESG e sicurezza dei lavoratori: un binomio possibile? | Teknoring

Nascendo dal mondo della finanza, la sostenibilità aziendale dà molta importanza alla rendicontazione delle prestazioni economiche e no. Col tempo si sono affermati standard che rendono possibile la comparazione dei risultati delle varie organizzazioni e i governi nazionali e sovranazionali hanno imposto obblighi di rendicontazione non finanziaria per le imprese. L’Unione Europea, che ha iniziato a definire criteri per la redazione dei bilanci alla fine degli anni Settanta, più recentemente, con la direttiva 2014/95/EU, ha stabilito un quadro normativo uniforme per le informazioni non finanziarie per gli Stati membri.

La sfida è quella di trasformare il luogo di lavoro nell’ambiente dove è incoraggiato lo sviluppo della personalità delle persone che lo vivono. Il manager HSE deve maturare quella particolare visione e competenza tecnica, che sia in grado di supportare la propria organizzazione nell’analisi dei processi lavorativi, necessari a introdurre i cambiamenti finalizzati al miglioramento del benessere dei propri lavoratori.

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Episodio 8 – le gallerie | Il rischio è il mio mestiere

La prima volta che sono entrato in un tunnel per lavoro è stato tanti anni fa. L’azienda per cui lavoravo stava scavando una galleria idraulica in Calabria. Il tunnel era scavato in una roccia che credo fosse granodiorite: un minerale in cui la massa scura è lumeggiata da intrusioni di cristalli di plagioclasio e di quarzo. Sotto la luce artificiale, le pareti della caverna scintillavano come nella miniera dei sette nani.

Poi sono passato a lavorare alle prime gallerie della variante autostradale di valico: grandi tunnel che andavano oltre i tredici metri di diametro, che però facevano molta più paura. L’ammasso in cui venivano scavati non aveva la stessa nobiltà di quello del piccolo tunnel in Calabria, ma era poco più di fango scuro consolidato. La galleria era un buco nero, che assorbiva tutta la luce delle fotoelettriche e si lavorava sempre nella melma fino alle caviglie. Le scarse caratteristiche meccaniche del materiale attraversato rendevano poi necessario adottare tecniche estremamente cautelative nei lavori. Pensateci anche voi: scavare un buco nel fango è molto diverso che farlo nel granito. E diverso, quando ci devi mettere degli uomini dentro, significa pericoloso. Molto.

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