Il suo obiettivo è fornire supporto alle organizzazioni di diverso tipo – comunità a diverso livello, settore pubblico e privato, aziende profit e volontariato – per guidare i post crisi non necessariamente causati solo dalla pandemia, attraverso l’articolazione di tre fasi: riflettere e apprendere da quanto è accaduto, rivedere l’organizzazione dei processi e ripristinare le operazioni.
Il Ministero della salute ha pubblicato il Piano nazionale della prevenzione 2021-2025, il documento che intende definire i programmi per le attività che l’Amministrazione svilupperà in questo periodo. In Italia il Servizio Sanitario è nazionale. L’articolazione amministrativa del nostro paese, però, è tale per cui esiste un’amministrazione centrale, il Ministero della salute, che stabilisce i programmi che saranno però sviluppati dalle amministrazioni regionali. Il documento, quindi, non è immediatamente operativo, ma rimanda necessariamente alla produzione di ventuno piani territoriali – da diciannove regioni e due province autonome – in cui dovrebbero essere articolate le azioni specifiche. Questa condizione continua ad essere la causa di disparità tra i servizi di cui i cittadini possono godere a seconda del loro luogo di residenza, e per questo motivo questo PNP afferma di avere definito, tra l’altro, criteri più rigidi che in passato, per l’individuazione e la rendicontazione degli indicatori.
La creazione di una procura nazionale contro gli incidenti sul lavoro sembra essere la ricetta che il sistema Italia ha intenzione di dare alla crisi degli incidenti sul lavoro. Una crisi che non consiste – è bene ricordare – in un eccezionale aumento del loro numero, perché sono ormai più di vent’anni che nel nostro paese, ogni giorno dell’anno accadono mediamente dai tre ai quattro infortuni mortali. Qualche giorno tre, qualche giorno quattro.
Sul sito web del Ministero della Giustizia si può leggere che, in Italia, ce n’è solo un’altra. Ovvero, esiste una Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo – DDA – composta dal Procuratore Nazionale Antimafia e da 20 magistrati del Pubblico Ministero, che sono i sostituti procuratori nazionali antimafia. I procuratori sono coloro che rappresentano in giudizio gli interessi della collettività e dello stato e, assieme ai sostituti, promuovono le azioni penali. Sempre su questa pagina si può leggere che il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo coordina le indagini condotte dalle singole Direzioni Distrettuali Antimafia, in modo da assicurare la reciproca informazione tra gli uffici interessati, quando ci sono fatti o circostanze che possono essere rilevanti per loro. Mafia e terrorismo, infatti, normalmente svolgono le loro attività criminali noncuranti dell’articolazione territoriale delle procure, distribuite in Italia in 140 uffici, e la DDA si occupa di coordinare le attività di indagine.
Accettare questa tesi significa sostenere che coloro che trascurano le proprie responsabilità relative alla prevenzione degli infortuni e alla protezione dei lavoratori, lo fanno perché pensano che sia improbabile che saranno imputati, o eventualmente condannati, o che la pena che subiranno sarà trascurabile.
Deming ci ha insegnato che, per ottenere e mantenere i risultati, occorre porsi costantemente obiettivi da superare, per poterne raggiungere altri, più sfidanti.
Qualche settimana fa, su LinkedIn, ho assistito ad uno scambio interessante tra due tecnici che si conoscono e si rispettano, per quanto so da più di vent’anni. Il tema era il supporto che gli enti di vigilanza forniscono alle imprese per migliorare le loro prestazioni di salute e sicurezza. In breve, chi lavora per le aziende sostiene la sua irrilevanza, chi lavora all’ASL rivendica invece il suo contributo.
Io non sono particolarmente entusiasta delle occasioni di aggiornamento organizzate dai servizi territoriali: dopo un po’ di conferenze di Pubblici Ministeri, che mi hanno spiegato la procedura (penale) ma non mi sono servite a migliorare le mie competenze strettamente tecniche, ho spesso di frequentarle.
Volevo però segnalarvi questa mailing list alla quale sono iscritto. HSE.GOV è l’organizzazione inglese che sovrintende alla preparazione della normativa tecnica, svolge ispezioni e fornisce supporto ai prosecutor per il perseguimento dei reati. Per il mese di ottobre propone un corso di formazione per spiegare come avvengono le ispezioni e un seminario sulla cultura della sicurezza. A questo link potete scaricare, invece, il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 preparato dal Ministero della Salute in Italia.
Il 21 gennaio del 2021 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con la quale ha chiesto ai governi dei paesi membri di impegnarsi a normare il diritto alla disconnessione, un aspetto dovuto agli strumenti tecnologici di comunicazione che ha mostrato la sua criticità con la crescita dello smart working, a causa della pandemia.
In Italia, questo diritto è stato introdotto per la prima volta con la legge numero 81 del 2017, che richiede che il tempo libero venga definito dal contratto di lavoro, senza però fornire indicazioni di carattere generale su come farlo. A dire il vero, il diritto alla disconnessione non viene nemmeno mai nominato, e questo lascia spazio agli abusi che tanti stanno lamentando. Sul portale delle news delle Nazioni Unite si può leggere la notizia che il Cile ha adottato, già nel marzo dell’anno passato, una norma che in qualche modo prende in considerazione questo problema. La legge riconosce che il lavoratore ha il diritto di disconnettersi almeno 12 ore nelle 24 e che il datore di lavoro non può chiedergli di rispondere alle comunicazioni nei giorni festivi o di riposo.
Dal primo gennaio 2021 le attrezzature ed i prodotti immessi sul mercato di Inghilterra, Galles e Scozia dovranno essere etichettate con il nuovo marchio UKCA (United Kingdom Conformity Assessed), mentre per le merci immesse sul mercato dell’Irlanda del Nord l’UKCA non è idoneo, ma è necessaria la marcatura CE o UKNI.
Leggi il post La marcatura diprodotto UK dopo Brexit | HSE Manager Wolters Kluwer Italia su Linkedin.
Alla fine del 2019 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva promosso una consultazione pubblica a dieci anni dall’entrata in vigore del Testo Unico, che è stata chiusa il 31 gennaio 2020. L’obiettivo era raccogliere indicazioni, proposte ed esperienze per contribuire ad individuare le priorità dell’azione di governo. Che fine ha fatto?
Attesa nell’estate 2021, la norma ISO 45003 si preannuncia come il primo standard globale che fornisce ai datori di lavoro una guida pratica su come gestire il rischio psicosociale delle persone che si confrontano sul luogo di lavoro. Informazioni attese anche all’interno delle iniziative per fare fronte alla pandemia.