Una procura nazionale contro gli incidenti sul lavoro? | Teknoring

La creazione di una procura nazionale contro gli incidenti sul lavoro sembra essere la ricetta che il sistema Italia ha intenzione di dare alla crisi degli incidenti sul lavoro. Una crisi che non consiste – è bene ricordare – in un eccezionale aumento del loro numero, perché sono ormai più di vent’anni che nel nostro paese, ogni giorno dell’anno accadono mediamente dai tre ai quattro infortuni mortali. Qualche giorno tre, qualche giorno quattro.

A cosa serve una Procura generale?

Sul sito web del Ministero della Giustizia si può leggere che, in Italia, ce n’è solo un’altra. Ovvero, esiste una Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo – DDA – composta dal Procuratore Nazionale Antimafia e da 20 magistrati del Pubblico Ministero, che sono i sostituti procuratori nazionali antimafia. I procuratori sono coloro che rappresentano in giudizio gli interessi della collettività e dello stato e, assieme ai sostituti, promuovono le azioni penali. Sempre su questa pagina si può leggere che il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo coordina le indagini condotte dalle singole Direzioni Distrettuali Antimafia, in modo da assicurare la reciproca informazione tra gli uffici interessati, quando ci sono fatti o circostanze che possono essere rilevanti per loro. Mafia e terrorismo, infatti, normalmente svolgono le loro attività criminali noncuranti dell’articolazione territoriale delle procure, distribuite in Italia in 140 uffici, e la DDA si occupa di coordinare le attività di indagine.

La repressione è quello che serve?

Accettare questa tesi significa sostenere che coloro che trascurano le proprie responsabilità relative alla prevenzione degli infortuni e alla protezione dei lavoratori, lo fanno perché pensano che sia improbabile che saranno imputati, o eventualmente condannati, o che la pena che subiranno sarà trascurabile.

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La lezione di Deming e il Quadro strategico UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 | HSE Manager Wolters Kluwer

Deming ci ha insegnato che, per ottenere e mantenere i risultati, occorre porsi costantemente obiettivi da superare, per poterne raggiungere altri, più sfidanti.

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Il contributo degli enti di vigilanza

Qualche settimana fa, su LinkedIn, ho assistito ad uno scambio interessante tra due tecnici che si conoscono e si rispettano, per quanto so da più di vent’anni. Il tema era il supporto che gli enti di vigilanza forniscono alle imprese per migliorare le loro prestazioni di salute e sicurezza. In breve, chi lavora per le aziende sostiene la sua irrilevanza, chi lavora all’ASL rivendica invece il suo contributo.

Io non sono particolarmente entusiasta delle occasioni di aggiornamento organizzate dai servizi territoriali: dopo un po’ di conferenze di Pubblici Ministeri, che mi hanno spiegato la procedura (penale) ma non mi sono servite a migliorare le mie competenze strettamente tecniche, ho spesso di frequentarle.

Volevo però segnalarvi questa mailing list alla quale sono iscritto. HSE.GOV è l’organizzazione inglese che sovrintende alla preparazione della normativa tecnica, svolge ispezioni e fornisce supporto ai prosecutor per il perseguimento dei reati. Per il mese di ottobre propone un corso di formazione per spiegare come avvengono le ispezioni e un seminario sulla cultura della sicurezza.
A questo link potete scaricare, invece, il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 preparato dal Ministero della Salute in Italia.

Il diritto alla disconnessione, l’Italia e il Cile | HSE Manager Wolters Kluwer

Il 21 gennaio del 2021 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con la quale ha chiesto ai governi dei paesi membri di impegnarsi a normare il diritto alla disconnessione, un aspetto dovuto agli strumenti tecnologici di comunicazione che ha mostrato la sua criticità con la crescita dello smart working, a causa della pandemia.

In Italia, questo diritto è stato introdotto per la prima volta con la legge numero 81 del 2017, che richiede che il tempo libero venga definito dal contratto di lavoro, senza però fornire indicazioni di carattere generale su come farlo. A dire il vero, il diritto alla disconnessione non viene nemmeno mai nominato, e questo lascia spazio agli abusi che tanti stanno lamentando. Sul portale delle news delle Nazioni Unite si può leggere la notizia che il Cile ha adottato, già nel marzo dell’anno passato, una norma che in qualche modo prende in considerazione questo problema. La legge riconosce che il lavoratore ha il diritto di disconnettersi almeno 12 ore nelle 24 e che il datore di lavoro non può chiedergli di rispondere alle comunicazioni nei giorni festivi o di riposo.

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La marcatura di prodotto UK dopo Brexit | HSE Manager Wolters Kluwer Italia

Dal primo gennaio 2021 le attrezzature ed i prodotti immessi sul mercato di Inghilterra, Galles e Scozia dovranno essere etichettate con il nuovo marchio UKCA (United Kingdom Conformity Assessed), mentre per le merci immesse sul mercato dell’Irlanda del Nord l’UKCA non è idoneo, ma è necessaria la marcatura CE o UKNI. 

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ISO/PAS 45005: linee guida per la gestione della pandemia – la registrazione del webinar

È stata pubblicata la registrazione del webinar sulle linee guida ISO/PAS 45005 sulla gestione della pandemia, che si è svolto il 19 marzo 2021.

L’instant-ebook sulla ISO/PAS 45005:2020 General guidelines for safe working during the COVID-19 pandemic

ISO/PAS 45005, linee guida per la gestione della pandemia | Sistema Sicurezza Ambiente

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HSE Manager Wolters Kluwer Italia: Che fine ha fatto la consultazione per la revisione del Testo Unico? | LinkedIn

Alla fine del 2019 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva promosso una consultazione pubblica a dieci anni dall’entrata in vigore del Testo Unico, che è stata chiusa il 31 gennaio 2020. L’obiettivo era raccogliere indicazioni, proposte ed esperienze per contribuire ad individuare le priorità dell’azione di governo. Che fine ha fatto?

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HSE Manager Wolters Kluwer Italia: ISO 45003 Psychological health and safety at work | LinkedIn

Attesa nell’estate 2021, la norma ISO 45003 si preannuncia come il primo standard globale che fornisce ai datori di lavoro una guida pratica su come gestire il rischio psicosociale delle persone che si confrontano sul luogo di lavoro. Informazioni attese anche all’interno delle iniziative per fare fronte alla pandemia.

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HSE Manager Wolters Kluwer Italia: ILO Vision Zero Fund | LinkedIn

A febbraio l’ILO, International Labor Organization, ha organizzato un forum sul Vision Zero Fund, il programma per la riduzione delle morti e degli infortuni sul lavoro, attraverso la facilitazione dell’accesso alla catena di forniture globali dei paesi in via di sviluppo. L’idea è quella di promuovere progetti che possano generare competenze e fare acquisire conoscenze, in modo da accelerare lo sviluppo delle politiche di protezione del lavoratore a livello nazionale, regionale e globale. I progetti, sotto l’egida dell’agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite, sono sponsorizzati da organizzazioni sovrannazionali e stati: sono della partita il G7, il G20, la Commissione Europea, Germania, Francia, Svezia, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti. 

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Una guida operativa per CSE e imprese

Una norma sfortunata

Non si può dire che il Titolo IV del Decreto Legislativo 81/2008 abbia avuto un particolare successo: il recepimento italiano della direttiva 92/57/CEE è una norma involuta, che è stata scritta da qualcuno che non aveva particolari conoscenze relative al settore economico che andava a regolamentare. Per questo motivo, è stata calata dall’alto nel mondo dell’edilizia, con il semplice effetto di creare un nuovo processo, che si è affiancato a quelli esistenti, senza influenzarli più di tanto, al netto di poche esperienze positive, che risaltano tanto più in quanto svettano in un panorama di mediocrità desolante.

Sembra quasi che l’ignoto legislatore, dal momento che non aveva capito né la novità portata dalla direttiva europea, né le peculiarità del funzionamento del settore delle costruzioni, abbia pensato bene di essere il più criptico possibile nelle sue prescrizioni. E così, mentre nel recepimento italiano la fase di progettazione è stata dimenticata, lasciando completamente disatteso il sesto e il nono considerando della direttiva, perché normalmente il piano di sicurezza e coordinamento, così come si è venuto a configurarsi nella corrente pratica professionale, è uno strumento privo di ogni utilità, tutto il peso si è trasferito sull’azione del coordinatore in fase di esecuzione.

Il sesto e il nono considerando della direttiva 92/57/CEE

…considerando che le scelte architettoniche e / o organizzative non adeguate o una carente pianificazione dei lavori all’atto della progettazione dell’opera hanno influito su più della metà degli infortuni del lavoro nei cantieri nella Comunità;
…considerando che risulta pertanto necessario un rafforzamento del coordinamento fra i vari operatori fin dall’elaborazione del progetto e altresì all’atto della realizzazione dell’opera;

Leggi l’articolo sul numero 2/2021 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.