Il COVID-19, una occasione per la scuola

Secondo l’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, alla fine del mese di agosto 59 paesi, sui 105 che hanno chiuso le scuole per prevenire il contagio dal COVID-19, stavano pianificando la loro riapertura a breve o le avevano già aperte. È chiaro che questo sta creando dei rischi, ma mantenerle chiuse può causare una lesione più grave ai nostri figli: a questa età la scuola è l’ambiente in cui vivono, sviluppano la loro socialità ed imparano ad essere membri di una comunità. Privarli di questo significa orbarli di una parte significativa del loro essere. Loro sono globalizzati ancora più di noi, e spesso si dimostrano più maturi di quanto crediamo, anche se saranno sempre i nostri piccoli. Diventeranno i medici, gli ingegneri e gli scienziati del futuro, e questa pandemia li plasmerà, che lo vogliamo o no. Spetta a noi, adulti di oggi sapere trasformare questa crisi in una opportunità per aiutarli ad imparare da essa, per sviluppare empatia e per migliorare la loro capacità di risposta alle avversità, allo scopo di creare adulti migliori e una società più solidale, domani.

Leggi il mio nuovo articolo su Teknoring.

I piani della qualità nell’organizzazione aziendale e negli appalti

Un piano è un documento che descrive la strategia adottata per raggiungere un obiettivo, ovvero come tutte le attività vengono organizzate e coordinate per il fine che è stato dato. Per scrivere un buon piano, occorre determinare innanzitutto lo scopo, ovvero l’obiettivo; è poi necessario individuare i ruoli che saranno coinvolti per le operazioni, il comportamento atteso e le risorse messe a loro disposizione. Un elemento fondamentale per il piano è dimensione temporale: i piani hanno un inizio e una fine. Le attività che vengono gestite possono ripetersi periodicamente, a determinate scadenze o qualora si verifichino determinate condizioni.

Leggi l’articolo sul numero 8-9/2020 di Igiene e Sicurezza del Lavoro.

I piani della qualità nell’organizzazione aziendale

Può capitare che una organizzazione, certificata o meno, decida di intraprendere attività una tantum, o che svolga il proprio business realizzando prodotti o fornendo servizi le cui specifiche non sono standardizzabili o si ripetono con grandi variazioni. In questi casi può risultare efficace adottare un sistema in cui le informazioni documentate assumono caratteristiche diverse: un piano della qualità può essere utilizzato per definire la strategia adottata per assicurare la conformità del progetto ai requisiti. Questo è tipicamente il mondo della produzione di attrezzature o infrastrutture su progetto.

Questo è il contenuto del mio prossimo articolo che sarà pubblicato su Igiene & Sicurezza del lavoro. Seguimi per gli aggiornamenti.

ISO 45001 Requisito 6: Sicurezza pianificata

Anche il sesto capitolo – Pianificazione – dello standard ISO 45001:2018 è profondamente innovativo, non solo nei confronti della vecchia norma BS OHSAS 18001:2007 Occupational Health and Safety Assessment Series, ma anche della corrente pratica professionale e la novità sta nel concetto di rischi ed opportunità.
Parlando di rischi, la loro valutazione, in inglese risk assessment, è una tecnica di project management di uso corrente. L’approccio filosofico della valutazione dei rischi si è andato sviluppando da esperienze nordamericane nell’industria nucleare ed aerospaziale a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso ed oggi è una disciplina ben definita, con sfaccettature che vanno dalla matematica alla filosofia, e che trova la sua applicazione costante e rigorosa, relativa a tutti gli aspetti del sistema interessato piuttosto che parziale. Questo approccio può essere applicato agli ambiti più differenti, dall’industria di processo alla salute, dalla realizzazione di grandi infrastrutture alle assicurazioni.

Leggi l’articolo sul numero 8/2020 di Ambiente & Sicurezza

Le interferenze in cantiere

Durante l’esecuzione dei lavori è normale che gruppi differenti di lavoratori, appaltatori e subappaltatori impiegati per attività specializzate, eseguano le rispettive attività in condizioni di prossimità o promiscuità tra di loro. Questa condizione può causare incidenti e infortuni: l’identificazione dei pericoli introdotti nell’ambiente di lavoro da ogni gruppo o subappaltatore, e la valutazione delle relative interferenze, è lo strumento per identificare le azioni necessarie per mitigare questi rischi.

A livello organizzativo, la direzione del cantiere deve definire la progettazione costruttiva e la conseguente pianificazione delle attività lavorative e deve identificare, con il supporto dello specialista della sicurezza, qualsiasi situazione in cui è possibile che operazioni simultanee introducano rischi da interferenze nelle aree di lavoro; questi devono essere poi identificati per definire le appropriate strategie di mitigazione. Nella loro scelta è necessario riferirsi alle misure generali di tutela e ai principi della sicurezza incorporata nel progetto (safety by design): il concetto di applicare metodi per minimizzare i pericoli in fase progettuale. Nel caso le interferenze riguardino attività svolte da subappaltatori, allora sarà il caso di prevedere, nel processo di formalizzazione dell’accordo contrattuale, la preparazione, lo scambio e la condivisione della documentazione tecnica che possa supportare la valutazione dei rischi, quando è necessario. Questi possono essere, ad esempio, piani operativi di sicurezza, programmi dei lavori, ma anche schede di sicurezza dei materiali utilizzati e manipolati, assieme a informazioni su come saranno utilizzati, informazioni relative ad attrezzature e macchine.

Leggi l’articolo sul numero 6/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Programmi di incentivazione per lavoratori

La sicurezza in cantiere non può essere gestita solo con misure coercitive, con obblighi e proibizioni; l’esperienza insegna che un buon programma di incentivazione dei lavoratori, con l’obiettivo di individuare e incoraggiare gli atteggiamenti corretti verso la sicurezza, è uno strumento che può diventare molto efficace.

I programmi di incentivazione e di premiazione sono attività da svolgere lungo tutta la durata del cantiere, con il fine di fornire stimoli di carattere non solo economico all’adozione e al mantenimento di buone pratiche per la tutela della salute e della sicurezza, e di sviluppare di un positivo spirito competitivo tra i lavoratori. Sono attività volte a individuare e pubblicizzare costantemente ed in maniera sistematica, all’interno della popolazione del cantiere, i comportamenti positivi riguardo la protezione della salute e della sicurezza, in modo da creare un’atmosfera di apprezzamento sociale verso di essi e, conseguentemente, di biasimo verso i comportamenti non sicuri.

Leggi l’articolo sul numero 3/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Il rapporto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è quel ruolo, previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza, che viene designato dai lavoratori allo scopo di interagire con le altre persone del sistema di gestione della sicurezza per i fini previsti dalla norma: fondamentalmente consultazione e partecipazione, vedi il D.Lgs. 81/2008, Titolo I, Capo III, Sezione VII. La norma non prevede a suo carico né obblighi, ovvero comportamenti il cui mancato rispetto può essere sanzionato dal Testo Unico, né compiti, ovvero attività la cui omissione o non corretta esecuzione che, pur non sanzionati dal Testo unico, possono costituire il fondamento di una imputazione per un reato di danno. Datore di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori sono alcune delle figure che la legge individua come titolari dei primi, mentre il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione è il destinatario dei secondi. Diversamente da queste figure, il RLS ha invece attribuzioni, che sono comportamenti che gli sono riconosciuti, con la garanzia che il limitato o mancato esercizio degli stessi non sia sanzionato dalla normativa.

Il rapporto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il piano di evacuazione: consigli e strumenti

L’evacuazione da un ambiente di lavoro è la condizione più drastica che può avvenire in caso di incidente: è quando la situazione all’interno degli spazi o dell’edificio è talmente compromessa da mettere in serio pericolo la vita delle persone che la occupano. I motivi per cui questo può accadere possono essere causati dalle attività che vengono svolte in questi spazi, incidenti che provocano incendi, dispersione di sostanze pericolose, perdita di stabilità di edifici, impianti e attrezzature, allagamenti, ma anche da situazioni che hanno la loro genesi all’esterno, indipendenti dal lavoro che viene svolto, come terremoti, inondazioni, altre catastrofi naturali o incidenti causati dall’uomo, i cui effetti si propagano all’ambiente di lavoro.

Il piano di evacuazione: consigli e strumenti

I near-miss

I near-miss sono l’araba fenice del mondo HSE: che ci siano ciascun lo dice, dove siano nessun lo sa. Il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro non li definisce, così come lo standard ISO 45001 Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro. Il vecchio standard BS OHSAS 18001:2007 li definiva, come approfondimento del termine incident, incidente, come quell’incidente che non ha avuto come conseguenze ferite, malattie professionali o perdite, indicando come sinonimi le parole near-hit (quasi colpito), close call (traducibile come scampata bella) o dangerous occurrence (situazione pericolosa). La piattaforma Online Browsing Platform OBP dell’ISO, sulla quale ricercare i termini delle norme e degli standard, riporta 62 ricorrenze del termine near-miss negli standard e due definizioni, tutte e due però in ambiti molto lontani dal mondo HSE e perciò inutili. Il manuale HSE245 Investigating accidents and incidents, pubblicato dall’Health and Safety Executive britannico, l’organizzazione governativa a supporto delle buone pratiche HSE, definisce i near-miss come quegli eventi che, mentre non causano danni, hanno la potenzialità di provocare ferite o malattie professionali.

I near-miss

Come gestire le differenze di lingua e cultura nel lavoro all’estero

La sicurezza è un’attività di relazione, e la questione della lingua è fondamentale. Il D.Lgs. 81/2008, Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro elenca giustamente la questione della comprensione della lingua in cui viene veicolata la formazione e l’informazione sulla sicurezza. La Direttiva Macchine, 2006/42/CE stabilisce analogamente che le macchine devono essere accompagnate dalle istruzioni per l’uso redatte nelle lingue comunitarie ufficiali dello stato membro in cui la macchina è immessa sul mercato o messa in servizio. Quali sono le strategie da applicare per comunicare la sicurezza all’interno di un ambiente multietnico, sia questo in Italia, con una rilevante popolazione di personale immigrato, che all’estero, quando l’immigrato è il personale italiano?

Come gestire le differenze di lingua e cultura nel lavoro all’estero