ISO 45001 Requisito 5: Il ruolo della leadership

Alcuni dei requisiti più innovativi dello standard ISO 45001:2018 sui sistemi di gestione della sicurezza sono contenuti al capitolo 5 Leadership e partecipazione dei lavoratori. Questi sono esposti in quattro sezioni, di cui ben tre sono dedicate alle responsabilità dell’alta direzione e una alla partecipazione dei lavoratori: strutturazione che rispetta la preminenza che ha l’azione del management nel successo dell’implementazione di un sistema di gestione della sicurezza.

La clausola 5.1 Leadership e impegno dello standard ISO 45001:2018 definisce la necessità che il top management dimostri la propria diligenza, direttamente e apertamente, rivolgendosi a tutte le parti interessate. Con la nuova norma l’alta direzione non ha alcun alibi, e dovrà essere sottoposta ad audit sui vari temi del funzionamento del sistema e sul loro coinvolgimento in esso come un fatto di routine. Qualora un membro di questa rimandasse a figure operative, questo sarà già di per sé un segnale di problemi già nell’implementazione del sistema.

Leggi l’articolo sul numero 2/2020 di Ambiente & Sicurezza

ISO 45001 Requisito 4: Il contesto

Una delle principali innovazioni introdotte dall’High Level Structure, sintetizzato in HSL, lo standard che la ISO si è data per la progettazione dei nuovi sistemi di gestione, è quella contenuta al capitolo 4, relativa al contesto dell’organizzazione. Tutti gli standard disegnati secondo l’HLS impongono che le organizzazioni costruiscano i propri sistemi di gestione secondo l’idea che l’organizzazione si fa di sé stessa. Non si tratta però di un esercizio solipsista: l’HLS richiede che questa sia analizzata nel suo contesto, specificando che con questo termine si intende il complesso di relazioni che essa intrattiene, magari anche involontariamente, non solo legate al mondo produttivo. Lo standard, infatti, richiede di non limitarsi a considerare il solo ambiente industriale o dove si svolge l’attività dell’organizzazione, ma anche ambiti differenti quali quello sociale, culturale, politico, a seconda di come si vede l’organizzazione stessa. Lo scopo di questo esercizio è definire i fondamenti del sistema di gestione da sviluppare, in maniera che questi siano adeguati all’organizzazione, alla sua dimensione ed alle aspettative dei suoi leader, che poi sono coloro da cui nasce la volontà di implementarlo. Gli standard emessi secondo l’HLS hanno requisiti molto più dinamici di quanto era previsto in passato, e la comprensione dell’organizzazione e del suo contesto consente l’adozione di sistemi di gestione molto più flessibili. Non dimentichiamo che tanti problemi legati alla loro implementazione, derivano da quella che viene percepita come una eccessiva burocratizzazione e appesantimento dei processi: potere dimensionare il proprio sistema di gestione sulle reali necessità dell’organizzazione può costituire senza dubbio un fattore di successo.

Leggi l’articolo sul numero 1/2020 di Ambiente & Sicurezza

Comunicare la sicurezza in cantiere

La comunicazione è un fattore essenziale per la gestione della sicurezza nei cantieri edili. La comunicazione, infatti, informa e aumenta la consapevolezza degli obiettivi della sicurezza a tutti i livelli gerarchici dell’organizzazione, inclusi gli appaltatori, i subappaltatori e i fornitori. La comunicazione ha come obiettivo rendere consapevoli i lavoratori e i tecnici dei pericoli degli obblighi da rispettare, delle regole da seguire e delle attrezzature che debbono (o non possono) essere utilizzate in cantiere. Si fa comunicazione quando si forniscono le istruzioni per svolgere i lavori e attività particolari.

La comunicazione può essere declinata in modi differenti. Può essere formale, quando il messaggio procede attraverso canali prestabiliti che possono essere i segnali di sicurezza, il contenuto di corsi di formazione, i rapporti di verifica e di sopralluogo, il contenuto dei verbali di incontri e riunioni. Poi c’è la comunicazione informale, che viene trasmessa attraverso i comportamenti e gli atteggiamenti delle persone. Le attività di supervisione e di sorveglianza, poi, vengono comunicate con la registrazione dei controlli, dei toolbox talks e di altre attività del genere e mediante la registrazione delle ispezioni e dei controlli.

Leggi l’articolo sul numero 12/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Standard o legge?

Il rapporto tra norma cogente e norma volontaria, tra le norme di legge a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e gli standard dei sistemi di gestione della salute e della sicurezza era già molto discusso ai tempi della BS OHSAS 18001:2007 Occupational Health and Safety Assessment Series; queste discussioni hanno avuto grande parte dibattito che ha portato all’emissione della ISO 45001:2018 Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza.

In Italia, così come in gran parte dei paesi del mondo, esiste una legislazione in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro molto sviluppata, con ampi collegamenti a prassi condivise nel resto del mondo, frutto dell’appartenenza del nostro Paese ad associazioni ed organismi politici internazionali che hanno stipulato accordi tra i loro membri, primi tra tutti le Nazioni Unite (ONU) e la sua agenzia per il lavoro, l’International Labour Organization (ILO), e l’Unione Europea. È al di fuori di ogni dubbio che la legge mette a carico delle aziende obblighi e responsabilità in relazione alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori che prestano la loro opera presso questa azienda. In più, le persone fisiche che ricoprono rilevanti ruoli aziendali hanno responsabilità personali verso la tutela dei lavoratori, che derivano direttamente dai ruoli ricoperti e dai poteri esercitati, anziché dall’assegnazione di ruoli fantasiosi.

Leggi l’articolo sul numero 11/2019 di Ambiente e Sicurezza

High Level Structure

La ISO 45001 Occupational health and safety management systems, in italiano UNI ISO 45001, Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro, è lo standard per i sistemi di gestione recentemente emesso dalla International Organization for Standardization, nel marzo del 2018: si tratta del primo standard realmente internazionale sui sistemi di gestione applicati a salute e sicurezza sul lavoro.

Gli standard per i sistemi di gestione sono degli insiemi di regole formali, sviluppati per supportare le organizzazioni nel raggiungimento dei loro obiettivi di business. La loro origine risale al tempo della Seconda guerra mondiale, quando i governi delle potenze alleate, la cui coalizione si definiva “Nazioni Unite”, crearono il United Nations Standards Coordinating Committee, in breve UNSCC, allo scopo di ottimizzare lo sforzo industriale attraverso la standardizzazione della produzione bellica. In questi anni si può datare la nascita dei sistemi di gestione per la qualità. Terminato il conflitto, nel clima di grandi speranze della ricostruzione, nel 1946 a Londra il UNSCC si fonde con la International Federation of Standardizing Associations, creata nel 1926 New York ma con sede in Svizzera, per creare la ISO, che non è una sigla ma la parola greca per “uguale” o “affine”, a simboleggiare gli obiettivi dell’organizzazione. La ISO è stata aiutata a muovere i primi passi dall’International Electrotechnical Commission (IEC, commissione internazionale per l’elettrotecnica) che, fondata nel 1908, ha ospitato il primo ufficio ISO a Londra.

Leggi l’articolo sul numero 8/2019 di Ambiente e Sicurezza

La ISO 45001 e l’impegno dei dirigenti

La ISO 45001 e l’impegno dei dirigenti

Il nuovo standard cambia strategia rispetto al tema dell’impegno della direzione nei riguardi della gestione della Sicurezza sul lavoro. Ecco come.

Il pesce, dice la saggezza popolare, puzza sempre dalla testa. E così, normative e standard insistono nel volere il coinvolgimento del top management in tutte le dinamiche aziendali legate alla sicurezza. Lo standard BS OHSAS 18001:2009 Occupational Health and Safety Management Systems aveva pensato bene di fare in modo che un alto dirigente fosse incaricato di sovrintendere a particolari aspetti della sicurezza. Questo requisito non ha avuto un particolare successo: i dirigenti individuati molto spesso hanno dato priorità ad altre cose e, in quelle aziende in cui è stato “sollevato” al Board of Directors un operativo, altrettanto spesso a questa persona non è stata attribuita adeguata attenzione e poteri sufficienti ad una gestione effettiva.

La ISO 45001 e l’impegno dei dirigenti

Cosa sono veramente i KPI e a cosa servono

Cosa sono veramente i KPI e a cosa servono

I Key Performance Indicators servono a misurare le prestazioni di un processo, in qualsiasi ambito. Come vanno gestiti nella sicurezza? ù

Uno degli effetti collaterali della globalizzazione, di quel fenomeno per cui è molto più facile accedere a risorse, incluse quelle culturali, che sono fisicamente distanti dal luogo in cui viviamo, è stata la penetrazione della mania anglosassone per la sintesi e per gli acronimi. “Cheipiai” è un termine che si ascolta sempre di più nelle riunioni di lavoro: vengono esaminati ed analizzati e presi a pretesto o testimoni delle decisioni aziendali.

Cosa sono veramente i KPI e a cosa servono

La valutazione strategica dei rischi

In ogni organizzazione si possono distinguere i momenti in cui si prendono le decisioni, si potrebbe dire, utilizzando il gergo dei sistemi di gestione, si definisce e si attua la “politica”, da quelli in cui sono svolte le attività per le quali l’organizzazione è stata creata: il lavoro, le “operations”. Ebbene, per la BS OHSAS 18001 la valutazione dei rischi è una attività che deve essere svolta dallo specialista della salute e sicurezza sul lavoro: presuppone la conoscenza delle norme di legge, i requisiti legali, ma anche di come concretamente le attività lavorative vengono svolte, così come le caratteristiche di pericolosità di attrezzature e materiali. In sostanza la valutazione dei rischi, che molto banalmente in questo caso significa definire il livello di protezione che voglio assicurare ai lavoratori o, più crudamente, che tipo di incidenti o di malattie professionali decido siano accettabili per la mia organizzazione, viene eseguita da un tecnico e non dal datore di lavoro (che è colui che definisce la politica dell’organizzazione) o dal dirigente, che è la figura che fornisce gli stimoli all’organizzazione perché essa venga applicata.

Il fatto di avere questo momento di riflessione sulla politica dell’organizzazione spostato ad un livello “tecnico” e non manageriale, che è comune all’impostazione legislativa delle Direttive europee prima e di quella normativa poi, nella pratica si è dimostrato una disfunzionalità nel sistema di gestione della salute e sicurezza. Sì, è vero che la legge ne fa un obbligo a carico del datore di lavoro, ed è un obbligo sanzionato penalmente, ma è come dire a qualcuno che non guida l’automobile di dare istruzioni all’autista. In conseguenza di questo, la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza col tempo è diventato un processo amministrativo, si potrebbe dire quasi notarile, con poco o punto contatto con la realtà; per tornare alla metafora di prima, la risposta solita è: sì, gli ho detto di andare piano. La valutazione dei rischi viene spesso effettuata a posteriori, su scelte manageriali già prese, quindi con scarsa capacità di influenzare le scelte concrete.

Leggi l’articolo sul numero 12/2018 di Igiene & Sicurezza del Lavoro