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La pandemia come stress test per la ISO 45001 – Teknoring

La ragione per la quale il mondo produttivo ha adottato il concetto di standard, per regolare da come realizzare una vite M10 a come gestire un’azienda, è fondamentalmente economica. Seguendo uno standard si adotta una pratica che è aggiornata allo stato dell’arte, perché viene quotidianamente messa alla prova da innumerevoli organizzazioni in tutto il mondo. Si può dubitare che la norma ISO 45001, Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro, sia stata disegnata avendo in mente la pandemia che stiamo vivendo da più di un anno, che ha cambiato il modo nel quale i più di noi vivono e lavorano. Sicuramente questa condizione è stata un interessante stress test, che ha contribuito ad evidenziare i punti di forza e di debolezza dello standard, e delle organizzazioni che l’hanno adottato.

L’importanza del contesto: punto di forza della ISO 45001 e punto debole delle aziende

La sua impostazione generale, che si basa sull’High Level Structure, lo standard al quadrato che l’ISO si è data come quadro comune dei propri sistemi di gestione, che richiede di basare il progetto del proprio sistema sulla comprensione dell’organizzazione e del suo contesto, si è mostrata sicuramente un punto di forza della norma. Il contesto è cambiato in conseguenza della pandemia, e lo standard ha mostrato di avere in sé gli strumenti per gestire questo cambiamento. Sono piuttosto le organizzazioni, quelle che non hanno compreso a fondo questo concetto, che hanno svolto l’esercizio dell’analisi del contesto in modo superficiale e disegnato un sistema di gestione non adatto alle loro caratteristiche. In questo modo, si sono create da sole una vulnerabilità che magari non hanno ancora percepito, come quegli animali a sangue freddo che non si rendono conto di essere stati feriti, a causa della lentezza dei loro riflessi.

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La pandemia e la salute e sicurezza sul luogo di lavoro: cosa è cambiato? – Teknoring

Il primo rapporto della WHO, il 21 gennaio, riportava 282 casi confermati, il giorno successivo 314. Il 23 gennaio, il governo della Repubblica Popolare Cinese impose un blocco a Wuhan e nella provincia di Hubei, nel tentativo di mettere in quarantena il centro dell’epidemia, segregando una popolazione di 57 milioni di individui: solo una persona per famiglia era autorizzata a uscire per comprare cibo, ogni due giorni. Nella stessa data veniva accertato il primo caso esportato negli Stati Uniti, il 25 il primo caso nell’UE, in Francia, il 28 in Germania. Cosa è cambiato nel mondo del lavoro dal 30 gennaio 2020, quando la WHO ha emesso un annuncio di emergenza di salute pubblica internazionale?

La pandemia e il lavoro

La prima cosa che è certamente cambiata è il lavoro stesso. Per molte persone è semplicemente scomparso, diverse aziende hanno dovuto chiudere, ridurre o sospendere le loro attività. Sono soprattutto quelle che spostavano e riunivano le persone, come l’industria del turismo, dell’ospitalità e dell’intrattenimento. Altri, che hanno avuto la fortuna di poter continuare a lavorare, hanno visto una nuova preoccupazione associarsi alla loro attività; i primi sono gli operatori sanitari, esposti più di tutti al contagio. Ma anche i commessi di negozio, le persone a contatto con il pubblico, coloro che devono utilizzare i mezzi pubblici per recarsi al lavoro, gli insegnanti. Il lavoro a distanza si è imposto per tutte quelle attività per le quali è stato possibile, compresa la scuola e l’università.

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HSE Manager Wolters Kluwer Italia: ILO Vision Zero Fund | LinkedIn

A febbraio l’ILO, International Labor Organization, ha organizzato un forum sul Vision Zero Fund, il programma per la riduzione delle morti e degli infortuni sul lavoro, attraverso la facilitazione dell’accesso alla catena di forniture globali dei paesi in via di sviluppo. L’idea è quella di promuovere progetti che possano generare competenze e fare acquisire conoscenze, in modo da accelerare lo sviluppo delle politiche di protezione del lavoratore a livello nazionale, regionale e globale. I progetti, sotto l’egida dell’agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite, sono sponsorizzati da organizzazioni sovrannazionali e stati: sono della partita il G7, il G20, la Commissione Europea, Germania, Francia, Svezia, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti. 

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Covid-19 e HSE in azienda: cosa succederà nel 2021?

Pare che una antica maledizione cinese reciti, pressappoco, “che tu possa vivere in tempi interessanti”. Ed è il caso di dire, appunto, che il 2020 è stato un anno molto interessante. Abbiamo assistito alla nascita e allo sviluppo di una pandemia, una cosa che pensavamo fosse confinata alla letteratura storica, o a catastrofici film di fantascienza. Siamo passati da una fase di incredulità – è un morbo “cinese”, Milano non si ferma… – ad una in cui i più hanno repentinamente accettato di subire privazioni a cui non avevamo mai pensato prima: il lockdown, con i suoi portati, soprattutto economici e psicologici. Il giro d’affari del sistema Italia è diminuito radicalmente ed intere categorie produttive si sono trovate, da un giorno all’altro, nell’impossibilità di produrre, mantenere fede agli impegni, sviluppare i propri progetti, garantire la continuità delle loro imprese… fino alla sopravvivenza delle proprie famiglie. L’incertezza del futuro, assieme alla drastica riduzione dei contatti sociali, hanno picchiato forte sulle persone e sulla loro stabilità emotiva; i canti dai balconi, gli “andrà tutto bene” sono stati i riti scaramantici dei quali la società italiana ha cercato di aggrapparsi.

A un anno dal primo lockdown globale, uno speciale in cui si prova a prefigurare cosa accadrà nel 2021, soprattutto dal punto di vista della gestione HSE nelle aziende

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Un elogio del «buon risultato»- Corriere.it

Interessante articolo di Angelo Panebianco, oggi sul Corriere della Sera. Il riferimento è la campagna di vaccinazione, che stenta a decollare, ma questi ragionamenti possono essere applicati a tante altre cose, inclusa la normativa sulla sicurezza sul lavoro e sull’ambiente. In Italia il mezzo – la legge – è più importante degli obiettivi che nominalmente esso si pone, la protezione dei lavoratori e dell’ambiente.

Ma anche professionisti e datori di lavoro devono cambiare mentalità: quando capiremo che occorre arrivare ad una tutela efficace, e non limitarsi ad unire i puntini?

Le norme quotidianamente sfornate a livello nazionale e locale, formalmente varate da governi e rappresentanti eletti, sono sempre «cucinate» da burocrati e da consulenti giuridici. E raro che costoro si chiedano se tali norme siano congegnate in modo da essere efficienti, da consentire di raggiungere il risultato che ci si era proposti varandole, oppure se il reale scopo sia solo quello di «acchiappare i ladri», colpire quelli che le violano. Siamo pieni di norme acchiappa-ladri che, per come sono congegnate, rendono difficile perseguire con rapidità ed efficacia altri obiettivi socialmente utili.

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HSE Manager Wolters Kluwer Italia: L’efficacia delle mascherine | LinkedIn

Mentre l’utilizzo in comunità delle maschere non mediche e dei visori di protezione del volto si è dimostrato di scarsa utilità, l’uso delle mascherine di derivazione medica, per quanto di efficacia limitata, deve essere considerato come parte di una strategia più ampia nello sforzo di controllare la pandemia.

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Safety, Environment and Construction Companies Abroad – HSE People

The market for the construction of large infrastructures, highways, dams, subways, is now completely globalized. The main contractors are multinationals, present in different geographical areas, and they employ personnel from every nation, at different levels. The same can be said for the service companies that gravitate in this market: designers, consultants and engineers belong to a large transnational community, so much so that it is not difficult, over the years, for these people to meet again for work in different parts of the world, in new projects and roles. Under the name. Working abroad, however, you can still find more different scenarios, situations that require a reasoned approach and quite different solutions, in terms of health and safety in the workplace.

All countries have specific sector regulations, which are more or less taken into consideration, depending on how strong the pressure of public opinion is towards the protection of workers and environment. They are often enforced even with draconian measures. The contractors that intend to approach these countries must have a very well-developed organization and technological skills and, in any case, in practice, they cannot help but adopt local practices, management and even local workers. It is no coincidence that the main players in the sector have acquired companies or established important branches in these areas.

Elsewhere, unfortunately the protection of the human life and the environment is not so strongly felt, both at the government level and in public opinion. In these countries, legislation and local social pressure cease to be of reference: a responsible company must find its guidance in internal practices, having as a deterrent the social pressure of public opinion in its own country. Some nations have developed extremely strict rules on the corporate responsibility, including about offenses committed abroad. As a rule, the following are punished:

  • Extortion and corruption, undue inducement to give or promise benefits.
  • Manslaughter and negligent injuries committed in violation of the rules on the protection of health and safety at work.
  • Environmental crimes.

However, the situation also changes in these countries when dealing with projects financed by clients based in the most sensitive nations, or by international economic development banks, often identified under the collective name of Lenders. In this case it will be easy to face, often unexpectedly, the request for a remarkably high level of performance. We are living in a historical period in which great infrastructural works are sometimes viewed with suspicion: very frequently new roads, ports, railways, and infrastructures in general, are openly opposed and actively rejected by an often-noisy part of the population. In some countries it may happen that interventions by non-national capital or contractors can be interpreted as neo-colonial meddling by foreign powers, intent on reducing constituted states into economic dependence. Finally, there is always the possibility that the new infrastructure will be built in inhabited areas or characterized by particularly delicate ecosystems, causing opposition from local populations or public opinion, including international ones.

The international development banks, which are instruments of the foreign policy of the governments of the member states, have long since developed very sophisticated operational standards, which are incorporated into contracts and become the new references of construction companies, to avoid even the emergence of these problems as much as possible. These contractual requirements are frequently stricter than local mandatory legislation. Furthermore, owner companies from virtuous nations use to refer to these standards, even working outside their own country.

Basically, the areas of interest are three: environment, health and safety at work and relations with local communities and institutions. It is good to clarify: lenders pursue political objectives of maximizing consensus and minimizing negative effects, and the funded project is not their ultimate goal, but only the tool for these objectives. Thinking that, like an ordinary owner, they are exclusively interested in the realization of the project, and that for this reason they can have a negotiable approach to everything else, can lead to a rude awakening.

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Una guida operativa per CSE e imprese

Una norma sfortunata

Non si può dire che il Titolo IV del Decreto Legislativo 81/2008 abbia avuto un particolare successo: il recepimento italiano della direttiva 92/57/CEE è una norma involuta, che è stata scritta da qualcuno che non aveva particolari conoscenze relative al settore economico che andava a regolamentare. Per questo motivo, è stata calata dall’alto nel mondo dell’edilizia, con il semplice effetto di creare un nuovo processo, che si è affiancato a quelli esistenti, senza influenzarli più di tanto, al netto di poche esperienze positive, che risaltano tanto più in quanto svettano in un panorama di mediocrità desolante.

Sembra quasi che l’ignoto legislatore, dal momento che non aveva capito né la novità portata dalla direttiva europea, né le peculiarità del funzionamento del settore delle costruzioni, abbia pensato bene di essere il più criptico possibile nelle sue prescrizioni. E così, mentre nel recepimento italiano la fase di progettazione è stata dimenticata, lasciando completamente disatteso il sesto e il nono considerando della direttiva, perché normalmente il piano di sicurezza e coordinamento, così come si è venuto a configurarsi nella corrente pratica professionale, è uno strumento privo di ogni utilità, tutto il peso si è trasferito sull’azione del coordinatore in fase di esecuzione.

Il sesto e il nono considerando della direttiva 92/57/CEE

…considerando che le scelte architettoniche e / o organizzative non adeguate o una carente pianificazione dei lavori all’atto della progettazione dell’opera hanno influito su più della metà degli infortuni del lavoro nei cantieri nella Comunità;
…considerando che risulta pertanto necessario un rafforzamento del coordinamento fra i vari operatori fin dall’elaborazione del progetto e altresì all’atto della realizzazione dell’opera;

Leggi l’articolo sul numero 2/2021 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Il webinar ISO/PAS 45005: linee guida per la gestione della pandemia

AIAS, webinar con Carlo Bisio il 19 marzo 2021

ISO ha recentemente pubblicato la linea guida ISO/PAS 45005:2020 dal titolo Occupational health and safety management — General guidelines for safe working during the COVID-19 pandemic. Il documento, sviluppato nel tempo record di soli tre mesi da esperti di 26 nazioni, raccoglie buone pratiche per gestire la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle altre parti interessate e ha come obiettivo quello di integrare le leggi e le linee guida delle singole nazioni. A fianco di indicazioni di carattere tecnico e organizzativo, coerenti con l’High Level Structure, la linea guida affronta il tema della salute e del benessere psicologico con una sintesi molto interessante, suggerendo di considerare anche le conseguenze della perdita del supporto sociale, solitudine, e dell’isolamento fisico e problemi di comunicazione, dell’ambiguità dei ruoli, conseguenza delle nuove attività rese necessarie dalla pandemia e della relativa poca chiarezza sui ruoli e le responsabilità.

Carlo Bisio, è uno Psicologo delle Organizzazioni. Ha conseguito il Diploma NEBOSH, è Grad IOSH, AIEMA, Ergonomo e fa parte del Direttivo AIAS.

AIAS è da oltre quarant’anni l’Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (AIAS), impegnata nello sviluppo della cultura della sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e di vita e per una prevenzione efficace.

HSE Manager Wolters Kluwer Italia: Perché ogni tanto fa bene seguire il gregge | LinkedIn

L’immunità di gregge, perseguita con la vaccinazione, ha due obiettivi: quello a lungo termine è di eradicare la malattia. Il vaiolo, che si stima abbia ucciso circa 400.000 europei OGNI ANNO del XVIII secolo, è stato dichiarato estinto nel 1979…

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