Nel luglio scorso la ISO – International Organization for Standardization , ha pubblicato lo standard ISO/TS 24179:2020 “Human resource management — Occupational health and safety metrics”, Gestione delle RisorseUmane – Metriche di salute e sicurezza sul lavoro.
da HSE Manager Wolters Kluwer Italia
Il blog
Chi ci governa non si è mai occupato di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro!
Il 30 aprile scorso, quattro giorni dopo che il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, aveva annunciato il D.P.C.M. della “fase due”, quella dove si iniziavano ad allentare gradualmente le misure di contenimento, pubblicavo su Teknoring l’articolo dal titolo “Il lockdown prossimo venturo“, dove analizzavo gli aspetti che dovevamo subito iniziare a preparare, per farci trovare pronti, qualora dovesse esserci una qualche recrudescenza della pandemia.
Il momento è arrivato e, secondo le nostre migliori tradizioni, sembra che ci siamo fatti sorprendere. Almeno, questa è l’impressione che ci si fa nel sentire la consueta cacofonia di “responsabili” a vario livello, ministri, assessori, sindaci, presidenti, nessuno dei quali dimostra di avere la soluzione in tasca, ma solo di respingere quella proposta da qualcun altro. C’è un piano? No, non c’è. Non ci abbiamo pensato. L’unica strategia è quella di chiedere agli italiani di fare i bravi: state a casa e mettetevi la mascherina se proprio dovete uscire. Ci sono poi personaggi che si permettono di trattare i loro elettori, che poi sono anche quelli che pagano loro lo stipendio, come bambini: se vi comportate male vi tolgo le caramelle! Inconcepibile.
Sembra che il problema principale sia l’affollamento dei mezzi di trasporto, specialmente durante le ore di punta. Eppure, avevamo fatto una bellissima ordinanza che ne limitava l’occupazione all’80%. Come ha potuto non funzionare? Posto che l’80% della calca che ci crea al mattino sugli autobus o nei vagoni del treno o della metropolitana, resta pur sempre una calca ragguardevole, chi crede che sia sufficiente scrivere una regoletta per vederla eseguire, evidentemente non si è mai occupato di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
L’approccio HSE-oriented
Chi lavora nell’HSE, infatti, non avrebbe mai commesso un errore del genere. Innanzitutto, la sicurezza deve essere ridondante. I processi umani sono per definizione soggetti a deviazioni ed anomalie, e solo la ridondanza li rende affidabili. Il modello del formaggio svizzero, elaborato originariamente da James T. Reason, dell’Università di Manchester, lo illustra efficacemente. Tutti i processi (le fette di formaggio) presentano difetti (i buchi). L’incidente (l’accadimento non voluto) accade quando tutti i buchi si allineano, e il sistema da ridondante diventa labile.

Ma non è tutto. Chi lavora nell’HSE (e – ripeto – chi ci governa non lo ha mai fatto) sa benissimo che l’essere umano non è estraneo al sistema che viene predisposto per proteggerlo, ma è esso stesso un fattore di vulnerabilità. Nella genesi di un incidente (sempre un fatto non desiderato), il fattore umano appare sempre, e spesso più volte, manifestandosi in modi diversi.

Essendo il comportamento dell’uomo una parte attiva nella genesi dell’incidente, quindi, un bravo pianificatore ne tiene conto, valutando i rischi e definendo di conseguenza azioni per limitare la possibilità che ciò accada.
Per questa volta è andata così. Speriamo che le cose cambino in tempo per il SARS-COV-3!
The Paradigm Shift of the ISO 45001:2018 Standard – HSE People
Risk assessment is a commonly used project management technique. The philosophical approach of risk assessment has been developing from North American experiences in the nuclear and aerospace industry since the 1950s and today it is a well-defined discipline, with facets ranging from mathematics to philosophy, and which finds its systematic and systemic application to the most diverse fields, from the process industry to health, from the construction of large infrastructures to insurance.
It should not be surprising to find references to risk assessment in a safety management system: already BS OHSAS 18001:2009 dealt with it in requirement 4.3.1 Hazard identification, risk assessment and determining control. Very predictably, because we find the same approach in the European directives that generated the current legislative landscape of European countries, the standard provided that anyone wishing to structure the management system of their organization, would have to prepare a procedure for identifying hazards and assess risks, which takes into consideration all factors with the potential to cause negative effects on the health and safety of people working under the organization’s control. And so the standard deals with physical agents as well as organizational ones, materials as well as work organization criteria: all this is consistent with the definition of danger and risk proposed by the standard and with the references. These are the legal requirements, and there is nothing to say here.
In defining the requirements recalled by the new ISO 45001:2018 standard, the organization and the level of its performance, combined with the identification of the parties that may be interested in my company, will bring to define the level of reputation I intend to achieve for my organization, towards the stakeholders that my company itself is… interested in satisfying. Reputation which basically means the ability to access the reference market for my organization: with a low reputation I will not receive orders or in the execution of the orders that I will be able to access I will be more subject to controls that also impact on my production capacity. With a high reputation I will have access to more business opportunities and will basically be left freer to conduct them as I know.
Now, over thirty years after the issue of Directive 89/391/CEE, it is not reasonable to argue that there is a technical deficit to be filled: the problem is necessarily of a cultural nature. And ISO 45001:2018 has prepared these and other tools to bridge the gap.
Originally published on HSE People.
Scuola, la memoria corta dei Governatori | L’HuffPost
La situazione è eccezionale e irripetibile, come si è detto tante volte. Cerchino, tutti quelli che hanno responsabilità politiche, di essere all’altezza e non solo chiederlo agli italiani.
Scuola, la memoria corta dei Governatori | L’HuffPost
I piani della qualità nello sviluppo di un progetto
La prima operazione che una organizzazione deve svolgere per la redazione di un piano della qualità è quella di definire i ruoli e le responsabilità in relazione alla propria struttura. Trattandosi di uno strumento che viene diffusamente utilizzato nei contratti di appalto, nelle prossime pagine si farà comunemente riferimento al committente dei prodotti o dei servizi, chiaramente figure che invece non esistono per progetti interni all’organizzazione che li sviluppa, che comunque dovrà dotarsi un referente ultimo delle attività gestite con questo strumento, e quindi una sorta di “committente interno”. Questo passo è quindi finalizzato a definire:
- chi è responsabile per la redazione, quali sono le risorse a sua disposizione, chi sarà responsabile e come avverranno la verifica e l’approvazione finale;
- quali sono le responsabilità delle parti rilevanti interne, che possono essere coinvolte nel suo studio, e le modalità di comunicazione da tenere;
- quali sono le parti interessate esterne, incluso eventualmente il committente, chi rappresenterà l’organizzazione presso di loro, quali comunicazioni sono rilevanti e come saranno trattate.
In questa fase è già consigliabile valutare il coinvolgimento della squadra che si occuperà del progetto nella definizione dei contenuti, così come è opportuno prendere in considerazione la possibilità di eseguire più incontri con il committente o il referente interno, allo scopo di arrivare ad una definizione condivisa delle operazioni.
Leggi l’articolo su Igiene & Sicurezza del Lavoro numero 10/2020.
Comunicare il COVID-19
Fin dall’inizio, la comunicazione si è mostrata un elemento strategico per la gestione della pandemia, a tutti i livelli. Per le lunghe settimane di marzo, aprile e maggio, fino a che la curva dei contagi prima, e dei morti poi, hanno iniziato a tendere verso il basso, tanti italiani angosciati hanno atteso la conferenza stampa delle 18, quando la protezione civile comunicava i dati della giornata. Comunicare significa letteralmente rendere comune, condividere, e quindi non ci si riferisce solo alle informazioni, alle nozioni di utilizzazione pratica. Si condividono anche gli stati d’animo, le paure e le speranze. C’è un registro formale, che procede attraverso canali ben identificati e tenuti sotto controllo, ma c’è anche quello informale, che un’organizzazione, ma anche un professionista, devono tenere sotto controllo, perché può supportare, o affossare irrimediabilmente, il contenuto che con tanta fatica si è predisposto per il registro principale.
Cosa dire, però, di coloro che hanno mostrato la loro ingenua impreparazione alla guida della cosa pubblica? A prescindere dai contenuti degli atti di governo, in un contesto sociale la comunicazione informale che ha origine negli atteggiamenti mostrati dai leader ha grande influenza nei comportamenti adottati dal pubblico: mostrarsi apertamente refrattari alle misure necessarie al contenimento della pandemia, l’uso della mascherina, il mantenimento delle distanze, anche solo in occasione di riunioni e conferenze stampa, così come quando si viene ripresi circondati da collaboratori, ha fatto passare il messaggio informale che la situazione non è seria e che quindi non è il caso di preoccuparsi delle precauzioni. Un comportamento appena un ette meno grave di quello dei demagoghi.
Leggi l’articolo sul supplemento del numero 8-9/2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.



Accelerare la ripresa
La fine della parentesi estiva ha reso ancora più palesi, assieme ai problemi sanitari provocati dalla ripresa del contagio, anche quelli economici. Tante aziende continuano con la cassa integrazione, molti esercizi pubblici restano chiusi e quelli aperti non sembrano passarsela poi così bene. Secondo i dati più recenti, l’OSCE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, stima che la #pandemia stia costando all’Italia la perdita di circa il 10% del prodotto interno lordo del 2020.
HSE Manager Wolters Kluwer Italia
CDM 2015 for Italians
La conoscenza della normativa locale è fondamentale per quelle imprese italiane che hanno interessi all’estero. Da queste considerazioni nasce il seminario “CDM 2015 for Italians”, che oggi ho tenuto presso un’azienda che sta sviluppando le sue attività in particolare nel Regno Unito, dove abbiamo esaminato gli obblighi e le responsabilità della normativa britannica su salute e sicurezza, approfondendo l’analisi delle Construction and Design Management Regulations 2015, il recepimento inglese della Direttiva 92/57/CE sui cantieri temporanei e mobili.
Se volete approfondire anche voi vi segnalo Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015 e Gli inglesi lo fanno meglio!
“Sottovalutiamo feste e incontri in casa, convinti di poter chiudere la porta al Covid” | HuffPost Italia Life
Claudio Mencacci, medico psichiatra, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e Past President della Società Italiana di Psichiatria, prova a spiegare cosa accade nella nostra mente. Cosa ci spinge ad organizzare una festa in famiglia “a cuor leggero”, cosa ci induce – proprio mentre siamo lì tranquilli a bere un cocktail al compleanno del nostro migliore amico – a considerare il pericolo del Covid lontano. Anzi, lontanissimo.
“Sottovalutiamo feste e incontri in casa, convinti di poter chiudere la porta al Covid” | HuffPost Italia Life
Next generation UE
In Italia abbiamo la mania di usare la lingua inglese, per sembrare più fichi, più cool. Il “#Recoveryfund”, questo strumento finanziario mitologico che inonderà la nazione di danari per risolvere tutti i nostri problemi non si chiama, in effetti “fondo per la #ripresa”; il suo nome ufficiale è “Next Generation EU”. In effetti, intitolare un fondo per la ripresa alla prossima generazione dell’Unione Europea è una scelta che la dice lunga sugli obiettivi che dobbiamo porci: come vogliamo lasciare l’Europa ai nostri figli? Next Generation, dice la Commissione, si basa su tre pilastri. Il primo è quello di sostenere la ripresa degli stati membri, attraverso programmi specifici come rescUE, per rafforzare la risposta alle calamità naturali delle strutture di protezione civile, REACT-UE, per le politiche di coesione per un recupero sostenibile e digitale. Il secondo è rilanciare l’economia e sostenere gli investimenti privati, con InvestEU, il nuovo programma per incrementare finanziamenti su crescita e occupazione. Il terzo pilastro è trarre insegnamenti dalla crisi.
Antonio Pedna | LinkedIn