Sono un consulente QHSSE e sostenibilità con oltre 30 anni di esperienza in vari paesi, tra cui Africa, Europa dell'Est e Medio Oriente. Ho maturato una profonda conoscenza delle sfide e delle opportunità in ambienti culturali e normativi differenti.
Supporto le aziende a soddisfare requisiti normativi e a dimostrare impegno per sostenibilità e responsabilità sociale. Offro servizi di sviluppo di politiche e procedure QHSSE allineate a standard internazionali, con valutazioni del rischio e audit per identificare aree di miglioramento. Erogo formazione su QHSSE e sostenibilità per preparare il personale a operare in sicurezza, assisto nel rispetto di standard come ISO 45001, ISO 14001, ISO 9001 e ISO 44001, e fornisco consulenza su strategie sostenibili, quali efficienza energetica e gestione rifiuti.
La mia esperienza e competenza sono a disposizione per migliorare le performance QHSSE della tua organizzazione. Per informazioni, contattami.
Questi cambiamenti colgono il segno? Danno una risposta alle aspettative che fasce sempre più larghe dell’opinione pubblica e del mondo del lavoro richiedono? Forniranno strumenti efficaci per la lotta contro gli infortuni? La risposta è semplice: no.
Le lacune culturali e di competenza dovute alle dimensioni delle aziende del nostro paese, impediscono spesso di comprendere appieno gli obblighi e gli obiettivi della normativa e, di conseguenza, ciò che viene richiesto ai professionisti diventa spesso solo un adempimento meramente formale, senza una vera protezione dei lavoratori. Una certa quota della professione, poi si è orientata a soddisfare richieste inadeguate, legando l’asino dove vuole il padrone, e rinforzando questa spirale negativa.
In generale, le protezioni delle parti pericolose di attrezzature ed impianti non devono essere rimosse. Il Decreto legislativo 81 del 2008 lo mette ben chiaro, ad esempio descrivendo gli obblighi del lavoratore: non rimuove o modifica senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo. Esistono quindi condizioni in cui questo è ammissibile. Lo standard UNI EN ISO 14118:2018 Sicurezza del macchinario – Prevenzione dell’avviamento inatteso, elenca dodici situazioni in cui può essere necessaria la presenza di persone in zone pericolose delle attrezzature o degli impianti. Sono le ispezioni, le azioni correttive come la risoluzione di bloccaggi e simili, le regolazioni, il carico e scarico manuale, la sostituzione degli utensili, la lubrificazione, la pulizia, lo smantellamento, le manutenzioni e le riparazioni, le prove e le verifiche, il lavoro sui circuiti di alimentazione e i lavori di manutenzione straordinaria.
Le procedure LOTO sono state create dall’industria per garantire un livello di sicurezza accettabile anche in quelle condizioni in cui occorre rimuovere le protezioni che prevengono il lavoratore di entrare in una prossimità che può diventare pericolosa, rispetto all’attrezzatura o all’impianto sul quale sta operando. LOTO sta per lock-out (blocca) tag-out, (installa una etichetta), e sono misure di sicurezza che si applicano quando si lavora su impianti o macchinari elettrici, meccanici o idraulici. Lo scopo di queste procedure è quello di isolare le fonti di energia pericolose e impedire che vengano riattivate accidentalmente o intenzionalmente durante le operazioni di manutenzione o riparazione. In sostanza, si blocca il dispositivo di avviamento dell’attrezzatura e dell’impianto con un lucchetto (lock-out) la cui chiave è in possesso di chi sta svolgendo l’intervento, e si colloca una etichetta che spiega che quella attrezzatura è disattivata per motivi di sicurezza (tag-out). Nel caso si tratti di una attrezzatura o un impianto complesso, sul quale dovranno intervenire più squadre, ogni squadra può applicare il proprio lucchetto (se non esiste sufficiente spazio sono in commercio blocchi che permettono di farlo) e l’attrezzatura potrà ripartire solo quando l’ultima di esse avrà rimosso il proprio, perché i lavori sono terminati.
Ho frequentato un istituto tecnico e le regole della grammatica di gran parte delle materie che ho studiato erano le norme tecniche. Sono gli anni si in cui ci si appassiona alle cose. Qualcuno impara a suonare la chitarra, qualcun altro trova la sua vocazione professionale, magari politica. Alcuni religiosa. A me e ai miei compagni di classe piacevano i motori. Conoscere le norme tecniche ci metteva in grado di compiere quella magia per cui eravamo in grado di realizzare nelle officine della nostra scuola i pezzi speciali che avremmo montato sui nostri motorini: pulegge, ingranaggi. Con l’obiettivo di andare più veloce!
Vi siete mai chiesti perché un bullone M10 realizzato, facciamo, in Brianza, riesce ad avvitarsi perfettamente con un dado M10 prodotto, per dire, a Shangai? È perché il mondo industriale ha deciso di sviluppare regole condivise per i propri prodotti. In Italia abbiamo la UNI, l’ente italiano di normazione, che nasce nel 1921 come “comitato generale per l’unificazione meccanica”, UNIM. Negli stessi anni, per i medesimi obiettivi, ad esempio negli Stati Uniti viene fondata l’ANSI, American National Standards Institute e in Germania la DIN, Deutsches Institut für Normung, istituto tedesco per la standardizzazione, per dire.
Con il tempo gli enti di normazione hanno allargato il loro lavoro dai prodotti alle organizzazioni. Sono nati i sistemi di gestione. Prima con l’obiettivo della qualità, poi con quello di supportare le aziende a proteggere l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori.
La formazione sulla sicurezza sul lavoro è un aspetto cruciale per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori in qualsiasi ambiente lavorativo. Negli ultimi anni, ci sono state numerose tendenze nella formazione sulla sicurezza sul lavoro, che riflettono l’evoluzione delle tecnologie, delle normative e delle pratiche aziendali. Quali sono queste tendenze e come stanno influenzando la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
La formazione sulla sicurezza sul lavoro è un aspetto fondamentale per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti i settori. Le tendenze emergenti nella formazione sulla sicurezza sul lavoro stanno offrendo nuove opportunità per migliorare la formazione e proteggere i lavoratori da rischi e pericoli sul posto di lavoro.
Puoi leggere l’articolo Quali sono gli ultimi trend della formazione sulla sicurezza sul lavoro e come si evolvono? cliccando a questo link.
A partire dal 2008 in Italia le lesioni colpose gravi e gravissime e l’omicidio colposo, avvenuto con la violazione delle norme sulla tutela della salute sul lavoro, possono essere contestate anche alle persone giuridiche, alle aziende, oltre che alle associazioni prive di personalità giuridica. Se il reato è stato commesso per un interesse dell’organizzazione, o per procurarle un vantaggio, da una persona che risponde, in senso lato, all’organizzazione stessa, quindi non necessariamente un dipendente, un dirigente o un procuratore di questa, allora l’organizzazione può essere condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria, o a sanzioni amministrative che impattano sulla sua capacità di produrre valore per i proprietari o gli azionisti.
Nel nostro Paese è in corso un ampio dibattito sull’efficacia di un sistema meramente repressivo per la prevenzione degli infortuni, perlopiù tra gli attori tecnici e professionali, con una partecipazione molto scarsa di quelli istituzionali. È necessario osservare che la 231 non si limita ad allargare l’area della repressione dalle persone fisiche alle organizzazioni, ma propone una azione preventiva nei confronti di questi reati, con strumenti e finalità prettamente tecniche.
Un colpo di scena che ha lasciato tutti senza parole. Il sottosegretario al lavoro, Felipe Jesus Catenacci, ha annunciato oggi, primo di aprile, l’abolizione del testo unico sulla sicurezza (dlgs 81/08), la norma che regola la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
“Si tratta di una riforma storica, che semplifica e alleggerisce gli oneri burocratici e amministrativi per le imprese, senza compromettere la sicurezza dei lavoratori”, ha dichiarato Catenacci in una conferenza stampa. “Il testo unico era diventato un mostro normativo, che imponeva obblighi e sanzioni eccessivi e ingiustificati, creando solo confusione e contenzioso”.
Secondo il sottosegretario, il testo unico sarà sostituito da una serie di linee guida e raccomandazioni, che saranno elaborate da una commissione di esperti nominata dal governo. “Le imprese avranno maggiore autonomia e responsabilità nella gestione della prevenzione e della protezione nei luoghi di lavoro, potendo scegliere le soluzioni più adeguate alle proprie esigenze”, ha spiegato Catenacci.
La notizia ha suscitato reazioni contrastanti tra le parti sociali. Da una parte, le associazioni imprenditoriali hanno espresso soddisfazione e apprezzamento per la decisione del governo, definendola “un atto di coraggio e di buon senso”. Dall’altra parte, i sindacati hanno espresso indignazione e preoccupazione, accusando il governo di “dismantellare il sistema di sicurezza sul lavoro” e di “esporre i lavoratori a rischi inaccettabili”.
“Si tratta di una follia, che mette a repentaglio la vita e la salute di milioni di lavoratori”, ha dichiarato il segretario generale della CGIL, Landini. “Il testo unico è il frutto di anni di lotte e conquiste sindacali, che hanno portato a una riduzione degli infortuni e delle malattie professionali. Non possiamo permettere che venga cancellato con un colpo di spugna”.
Landini ha annunciato una mobilitazione generale dei lavoratori per contrastare la riforma del governo. “Saremo in piazza e in sciopero per difendere i nostri diritti e la nostra sicurezza”, ha affermato Landini. “Non ci faremo prendere in giro da questo scherzo di cattivo gusto”.
È facile prevedere che la Lieferkettengesetz avrà un impatto rilevante anche sugli operatori economici italiani. Le nostre aziende hanno una presenza significativa in diversi settori industriali in Germania e forniscono componenti e prodotti di alta qualità per molte grandi aziende tedesche in vari settori. In Germania, molte grandi organizzazioni sono approvvigionate da aziende italiane che operano in vari settori industriali. In particolare, queste fanno parte della catena degli approvvigionamenti in settori come l’automotive, l’industria dei macchinari, l’alimentare e l’elettronica.
Che questa nuova legge tedesca possa impattare sulle industrie italiane è un dato certo. È meno sicuro sbilanciarsi sull’entità dei cambiamenti che potrà mettere in moto. La Lieferkettengesetz ha suscitato un vivace dibattito pubblico in Germania, soprattutto nel mondo economico e politico, con posizioni contrastanti e molte critiche da parte di alcuni attori coinvolti. Da un lato, molti esperti e organizzazioni non governative hanno accolto favorevolmente la legge come un importante passo avanti per garantire il rispetto dei diritti umani e l’ambiente lungo la catena di approvvigionamento. La legge è stata vista come un modo per le imprese di assumersi maggiori responsabilità sociali e di contribuire a una maggiore sostenibilità globale.
D’altro canto, alcuni rappresentanti delle imprese e delle associazioni di categoria hanno espresso preoccupazione per gli oneri amministrativi e i costi aggiuntivi che la legge potrebbe comportare per le aziende, soprattutto per le piccole e medie imprese. In particolare, è stata disapprovata l’ambiguità e la vaghezza dei requisiti di due diligence e l’incertezza sulle possibili sanzioni in caso di violazione della legge. Inoltre, la legge è stata criticata da alcuni attori politici come insufficiente e troppo limitata nell’ambito della tutela dei diritti umani e ambientali. Alcuni hanno sostenuto che la legge dovrebbe essere estesa ad altri settori e a una più ampia gamma di diritti umani, mentre altri hanno criticato la mancanza di una sanzione penale per le imprese che violano la legge.
In generale, il dibattito sulla Lieferkettengesetz riflette la complessità delle questioni relative alla responsabilità sociale delle imprese e alla sostenibilità a livello globale, e la difficoltà nel trovare un equilibrio tra gli interessi delle imprese e il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. I report sulle due diligence inizieranno ad apparire con il 2024 e le imprese italiane coinvolte nella catena di fornitura che fanno capo a organizzazioni tedesche stanno già iniziando a sentire i primi echi delle attività iniziate. Il nostro tessuto imprenditoriale si farà trovare impreparato?
il sistema legale britannico di prevenzione è radicalmente differente dal nostro, ed è un fattore che ha reso semplice trapiantare i processi della sicurezza in altri paesi, supportando così la diffusione nel mondo di queste idee.
Ma la vera forza dei tecnici sono le associazioni professionali.
Un aspetto degli esami finali dei corsi progettati da questi enti, che spesso crea difficoltà ai candidati italiani, è la consuetudine legata alle command words. Queste sono le parole chiave che vengono usate nelle domande: la risposta infatti deve essere corretta non solo nel suo contenuto ma anche nella forma in cui viene articolata. Mentre nel nostro paese convenzioni di questo genere non sono diffuse, nel mondo dell’istruzione britannico sono tenute in alta considerazione, e si penalizza chi fornisce una risposta dal contenuto corretto, ma non rispettosa della command word usata.
Lo sviluppo di una forte cultura della sicurezza passa anche attraverso la corretta considerazione dei sistemi di regole all’interno delle politiche aziendali: non qualcosa da invocare quando le cose vanno male, per potere dimostrare che la direzione ha fatto la sua parte, ma un approccio sistematico ai diversi aspetti della governance aziendale.
Sembra che sempre più persone si siano spostando per garantirsi una vita dignitosa. Per quale motivo un essere umano, per la sola ventura di essere nato nell’Africa subsahariana o in Asia centrale, non ha il diritto di aspirare al medesimo livello di benessere del suo omologo che ha avuto la fortuna di venire alla luce a Treviso, Italia, o magari a Frensdorf, Germania, Crawfordville, USA, o Dandenong, Australia? Tutti questi avvenimenti rendono necessario ai governi dedicare sempre maggior risorse a controllare le conseguenze di questi avvenimenti, sottraendole alla difesa, all’istruzione, alla sanità e ai servizi sociali. Questo genera scontento tra i cittadini e pregiudica l’efficacia della politica pubblica.
I principi ESG sono la risposta che la leadership mondiale sta cercando di dare ai problemi epocali che si stanno manifestando in questi anni.
L’Unione Europea è stata fondata nel 1957 con il Trattato di Roma tra Francia, Germania, Italia e i Paesi Bassi, con il nome di Comunità economica europea (CEE). Lo scopo della CEE era quello di creare un’area comune di libero scambio e di stabilizzare gli scambi economici tra i paesi membri. Nel corso degli anni, la CEE si è evoluta in Unione europea (UE), che ha ampliato il suo obiettivo originale per includere la cooperazione politica e la creazione di un’unione monetaria. Nel 1992, il Trattato di Maastricht ha formalmente creato l’Unione europea e ha stabilito l’euro come moneta comune tra alcuni paesi membri. Attualmente, l’UE è composta da 27 paesi membri che lavorano insieme per raggiungere obiettivi comuni in materia di commercio, politica estera, ambiente e sicurezza.
Tra gli strumenti sviluppati per allineare le pratiche economiche nei paesi membri, ci sono anche le direttive UE sulla rendicontazione economica, che sono state studiate per garantire la comparabilità e la trasparenza dei bilanci delle società quotate in borsa in Europa. Questo allo scopo di consentire agli investitori e al pubblico in generale, di valutare la performance e la situazione finanziaria delle società e di prendere decisioni informate.