Un elogio del «buon risultato»- Corriere.it

Interessante articolo di Angelo Panebianco, oggi sul Corriere della Sera. Il riferimento è la campagna di vaccinazione, che stenta a decollare, ma questi ragionamenti possono essere applicati a tante altre cose, inclusa la normativa sulla sicurezza sul lavoro e sull’ambiente. In Italia il mezzo – la legge – è più importante degli obiettivi che nominalmente esso si pone, la protezione dei lavoratori e dell’ambiente.

Ma anche professionisti e datori di lavoro devono cambiare mentalità: quando capiremo che occorre arrivare ad una tutela efficace, e non limitarsi ad unire i puntini?

Le norme quotidianamente sfornate a livello nazionale e locale, formalmente varate da governi e rappresentanti eletti, sono sempre «cucinate» da burocrati e da consulenti giuridici. E raro che costoro si chiedano se tali norme siano congegnate in modo da essere efficienti, da consentire di raggiungere il risultato che ci si era proposti varandole, oppure se il reale scopo sia solo quello di «acchiappare i ladri», colpire quelli che le violano. Siamo pieni di norme acchiappa-ladri che, per come sono congegnate, rendono difficile perseguire con rapidità ed efficacia altri obiettivi socialmente utili.

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HSE Manager Wolters Kluwer Italia: L’efficacia delle mascherine | LinkedIn

Mentre l’utilizzo in comunità delle maschere non mediche e dei visori di protezione del volto si è dimostrato di scarsa utilità, l’uso delle mascherine di derivazione medica, per quanto di efficacia limitata, deve essere considerato come parte di una strategia più ampia nello sforzo di controllare la pandemia.

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Safety, Environment and Construction Companies Abroad – HSE People

The market for the construction of large infrastructures, highways, dams, subways, is now completely globalized. The main contractors are multinationals, present in different geographical areas, and they employ personnel from every nation, at different levels. The same can be said for the service companies that gravitate in this market: designers, consultants and engineers belong to a large transnational community, so much so that it is not difficult, over the years, for these people to meet again for work in different parts of the world, in new projects and roles. Under the name. Working abroad, however, you can still find more different scenarios, situations that require a reasoned approach and quite different solutions, in terms of health and safety in the workplace.

All countries have specific sector regulations, which are more or less taken into consideration, depending on how strong the pressure of public opinion is towards the protection of workers and environment. They are often enforced even with draconian measures. The contractors that intend to approach these countries must have a very well-developed organization and technological skills and, in any case, in practice, they cannot help but adopt local practices, management and even local workers. It is no coincidence that the main players in the sector have acquired companies or established important branches in these areas.

Elsewhere, unfortunately the protection of the human life and the environment is not so strongly felt, both at the government level and in public opinion. In these countries, legislation and local social pressure cease to be of reference: a responsible company must find its guidance in internal practices, having as a deterrent the social pressure of public opinion in its own country. Some nations have developed extremely strict rules on the corporate responsibility, including about offenses committed abroad. As a rule, the following are punished:

  • Extortion and corruption, undue inducement to give or promise benefits.
  • Manslaughter and negligent injuries committed in violation of the rules on the protection of health and safety at work.
  • Environmental crimes.

However, the situation also changes in these countries when dealing with projects financed by clients based in the most sensitive nations, or by international economic development banks, often identified under the collective name of Lenders. In this case it will be easy to face, often unexpectedly, the request for a remarkably high level of performance. We are living in a historical period in which great infrastructural works are sometimes viewed with suspicion: very frequently new roads, ports, railways, and infrastructures in general, are openly opposed and actively rejected by an often-noisy part of the population. In some countries it may happen that interventions by non-national capital or contractors can be interpreted as neo-colonial meddling by foreign powers, intent on reducing constituted states into economic dependence. Finally, there is always the possibility that the new infrastructure will be built in inhabited areas or characterized by particularly delicate ecosystems, causing opposition from local populations or public opinion, including international ones.

The international development banks, which are instruments of the foreign policy of the governments of the member states, have long since developed very sophisticated operational standards, which are incorporated into contracts and become the new references of construction companies, to avoid even the emergence of these problems as much as possible. These contractual requirements are frequently stricter than local mandatory legislation. Furthermore, owner companies from virtuous nations use to refer to these standards, even working outside their own country.

Basically, the areas of interest are three: environment, health and safety at work and relations with local communities and institutions. It is good to clarify: lenders pursue political objectives of maximizing consensus and minimizing negative effects, and the funded project is not their ultimate goal, but only the tool for these objectives. Thinking that, like an ordinary owner, they are exclusively interested in the realization of the project, and that for this reason they can have a negotiable approach to everything else, can lead to a rude awakening.

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Una guida operativa per CSE e imprese

Una norma sfortunata

Non si può dire che il Titolo IV del Decreto Legislativo 81/2008 abbia avuto un particolare successo: il recepimento italiano della direttiva 92/57/CEE è una norma involuta, che è stata scritta da qualcuno che non aveva particolari conoscenze relative al settore economico che andava a regolamentare. Per questo motivo, è stata calata dall’alto nel mondo dell’edilizia, con il semplice effetto di creare un nuovo processo, che si è affiancato a quelli esistenti, senza influenzarli più di tanto, al netto di poche esperienze positive, che risaltano tanto più in quanto svettano in un panorama di mediocrità desolante.

Sembra quasi che l’ignoto legislatore, dal momento che non aveva capito né la novità portata dalla direttiva europea, né le peculiarità del funzionamento del settore delle costruzioni, abbia pensato bene di essere il più criptico possibile nelle sue prescrizioni. E così, mentre nel recepimento italiano la fase di progettazione è stata dimenticata, lasciando completamente disatteso il sesto e il nono considerando della direttiva, perché normalmente il piano di sicurezza e coordinamento, così come si è venuto a configurarsi nella corrente pratica professionale, è uno strumento privo di ogni utilità, tutto il peso si è trasferito sull’azione del coordinatore in fase di esecuzione.

Il sesto e il nono considerando della direttiva 92/57/CEE

…considerando che le scelte architettoniche e / o organizzative non adeguate o una carente pianificazione dei lavori all’atto della progettazione dell’opera hanno influito su più della metà degli infortuni del lavoro nei cantieri nella Comunità;
…considerando che risulta pertanto necessario un rafforzamento del coordinamento fra i vari operatori fin dall’elaborazione del progetto e altresì all’atto della realizzazione dell’opera;

Leggi l’articolo sul numero 2/2021 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Il webinar ISO/PAS 45005: linee guida per la gestione della pandemia

AIAS, webinar con Carlo Bisio il 19 marzo 2021

ISO ha recentemente pubblicato la linea guida ISO/PAS 45005:2020 dal titolo Occupational health and safety management — General guidelines for safe working during the COVID-19 pandemic. Il documento, sviluppato nel tempo record di soli tre mesi da esperti di 26 nazioni, raccoglie buone pratiche per gestire la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle altre parti interessate e ha come obiettivo quello di integrare le leggi e le linee guida delle singole nazioni. A fianco di indicazioni di carattere tecnico e organizzativo, coerenti con l’High Level Structure, la linea guida affronta il tema della salute e del benessere psicologico con una sintesi molto interessante, suggerendo di considerare anche le conseguenze della perdita del supporto sociale, solitudine, e dell’isolamento fisico e problemi di comunicazione, dell’ambiguità dei ruoli, conseguenza delle nuove attività rese necessarie dalla pandemia e della relativa poca chiarezza sui ruoli e le responsabilità.

Carlo Bisio, è uno Psicologo delle Organizzazioni. Ha conseguito il Diploma NEBOSH, è Grad IOSH, AIEMA, Ergonomo e fa parte del Direttivo AIAS.

AIAS è da oltre quarant’anni l’Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (AIAS), impegnata nello sviluppo della cultura della sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e di vita e per una prevenzione efficace.

HSE Manager Wolters Kluwer Italia: Perché ogni tanto fa bene seguire il gregge | LinkedIn

L’immunità di gregge, perseguita con la vaccinazione, ha due obiettivi: quello a lungo termine è di eradicare la malattia. Il vaiolo, che si stima abbia ucciso circa 400.000 europei OGNI ANNO del XVIII secolo, è stato dichiarato estinto nel 1979…

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HSE Manager Wolters Kluwer Italia: Prestazioni SGSL | LinkedIn

Nell’individuazione degli indicatori dei sistemi di gestione per la sicurezza, spesso non si va molto lontano dai soliti indici di frequenza e, a volte, di gravità, regolati dalla norma UNI 7249:2007. Ma, se alziamo un poco lo sguardo, scopriamo che esistono standard internazionali che possono guidarci nella scelta di quelli più funzionali.

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ISO/PAS 45005, linee guida per la gestione della pandemia | Sistema Sicurezza Ambiente

Le nuove linee guida sono state redatte adottando come riferimento lo High Level Structure, il nuovo standard interno dell’ISO per sistemi di gestione integrabili, ed è un PAS, “Publicy Available Specification”, documento liberamente consultabile sul sito ISO. Trattandosi di una guida allineata allo HLS, il procedimento proposto parte dall’estensione dell’esercizio di comprensione del contesto dell’organizzazione, che è il momento fondante della progettazione di un sistema di gestione secondo ISO 45001. L’esame deve prendere in considerazione, prima di ogni valutazione sui rischi provocati dal COVID-19, gli elementi che possono avere influenza sulla sicurezza e la salute dei lavoratori e l’impatto che la pandemia può avere su di esse. Solo successivamente, occorrerà valutare che cosa potrà influire sulla capacità dei lavoratori di lavorare in modo sicuro in questa condizione, e come le modifiche, che sarà necessario apportare alle attività lavorative, potranno influire non solo sulle condizioni di salute e sicurezza, ma anche sul benessere dei lavoratori. Le linee guida sono correlate di due allegati: A, che fornisce considerazioni valide per gestire la sicurezza fisica dei luoghi di lavoro (security), in condizioni di pandemia; B che contiene considerazioni in relazione all’accessibilità e all’inclusione.

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La storia delle cinture di sicurezza

Lo sapevate che la prima casa automobilistica ad offrire come dotazione standard le cinture di sicurezza è stata la svedese SAAB, nel 1958? Anche se la loro ingegnerizzazione la si deve alla società di distribuzione dell’energia elettrica svedese Vattenfall, nel 1956, in conseguenza di uno studio sulle cause degli incidenti occorsi ai suoi lavoratori, che vedevano quelli alla guida di veicoli aziendali come principale causa di morte.

A questo link potete leggere questa storia.

Segnaletica di sicurezza sul lavoro: come e quando predisporla? – Teknoring

La segnaletica non è normalmente vista come una delle questioni prioritarie nella gestione della sicurezza. Non è difficile imbattersi in ambienti di lavoro in cui sono presenti segnali vecchi, danneggiati e scoloriti, relitti di condizioni lavorative passate e che oggi non sono più coerenti. Oppure magari segnali improvvisati, pizzini posticci applicati con nastro adesivo o, peggio, avanzi di un cartellone, senza potere capire quale prescrizione o avviso qualcuno, nel passato, ha reputato necessario trasmettere.

Leggi l’articolo Segnaletica di sicurezza sul lavoro: come e quando predisporla?