Cultura della sicurezza, tecnica e legge

La sicurezza sul lavoro è un aspetto fondamentale per garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro per i dipendenti. Mentre l’approccio legalistico si concentra sulla protezione dalle imputazioni legali, un approccio tecnico mira a identificare e ridurre le occasioni di incidenti, rendendo il luogo di lavoro intrinsecamente più sicuro. Questo articolo esplorerà le ragioni per cui un approccio tecnico è preferibile nell’ambito della sicurezza sul lavoro e come possa contribuire a creare un sistema di protezione più efficace.

La tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori è un tema fondamentale regolamentato da leggi, che fanno riferimento a principi nel più ampio contesto della tutela dei diritti umani. La protezione dei diritti umani rappresenta una parte essenziale dell’auto-rappresentazione della nostra società occidentale, e la legge stabilisce diritti e garanzie con l’obiettivo di assicurare la continuità dell’ordine sociale, basato sul presupposto che ogni individuo goda di diritti inalienabili in quanto esseri umani. Il riconoscimento e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori costituiscono un’importante espressione pratica della concezione dei diritti umani nella società. Le leggi sulla salute e sicurezza sul lavoro mirano a garantire che i lavoratori possano svolgere le loro attività in un ambiente sicuro e salubre, proteggendoli da pericoli e rischi che potrebbero minacciare la loro integrità fisica e mentale.

Proteggersi dal o nel processo?

La natura stessa di questa disciplina ha portato a trovarsi, più di altre, al crocevia di due campi di conoscenza coerenti: quello tecnico e quello legislativo. Anche se in altre situazioni esistono intersezioni tra questi due fattori, quando si parla di sicurezza è abbastanza comune osservare come gli sforzi siano rivolti a trovare metodi per difendersi in caso di un processo per infortunio, anziché, come sarebbe logico, concentrarsi sulla prevenzione per evitare che si creino le condizioni per un incidente sul lavoro. In altre parole, mentre un progettista strutturale non verrebbe mai proposto di adottare un sistema che non sia tecnico, né a un installatore elettrico verrebbe suggerito un modo per deviare le proprie responsabilità in caso di incidente causato da un loro errore, nel campo della sicurezza spesso si assiste a un’attenzione maggiore alla gestione delle responsabilità legali dopo un incidente, piuttosto che adottare misure preventive per evitare che l’incidente si verifichi in primo luogo.

È indubitabile che un professionista competente comprenda chiaramente che la sua disciplina mira a prevenire gli infortuni anziché fornire alibi o giustificazioni dopo un incidente. Tuttavia, credo che sia un errore di tattica e di strategia accondiscendere a clienti inesperti o superficiali, concentrando l’attenzione solo sulla prevenzione amministrativa e trascurando gli aspetti tecnici e organizzativi che veramente possono evitare gli infortuni.

Un errore di tattica e di strategia

Di tattica perché accorgimenti di questo genere, per definizione, non possono fare nulla per impedire gli incidenti, di strategia perché si asseconda quell’atteggiamento di chi ritiene che gli infortuni siano imprevedibili e che il sistema che la nostra società ha definito per prevenirne l’accadimento sia in realtà un accanimento burocratico senza senso. Fare perdere di importanza, di significato, tutta la disciplina che tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore, significa minare l’autorevolezza di quei professionisti che se ne occupano – inclusi coloro che hanno questo approccio – rendendo più difficile il loro lavoro e, in ultimo, facendo sì che la protezione offerta dal sistema produttivo sia meno efficace.

In fondo, è quello che sta accadendo in Italia: è incontestabile che una delle ragioni delle cattive prestazioni del nostro paese è il modo burocratico, lento e macchinoso, in cui sono stati applicati i concetti delle direttive sociali UE. Se guardiamo alle statistiche, a partire dalla diffusa applicazione della direttiva quadro, la 89/319/CEE, gli infortuni mortali sono diminuiti del 60%, nella media dei paesi dell’Unione, tranne che nel nostro.

Parlando di sicurezza sul lavoro è indubitabile che, poiché l’obiettivo principale dovrebbe essere la prevenzione di incidenti sul luogo di lavoro, la priorità dovrebbe essere quella di creare un ambiente di lavoro sicuro, adottando misure e protocolli che minimizzino i rischi e proteggano la salute e la sicurezza dei lavoratori. La dimensione giuridica è senza dubbio importante per garantire una corretta applicazione delle norme e la responsabilità in caso di incidente, ma gli obiettivi devono riferirsi necessariamente al miglioramento della protezione del lavoratore, e non essere autoreferenziali.

Cultura della sicurezza e approccio tecnico

Nel campo della sicurezza sul lavoro, l’approccio tecnico svolge un ruolo cruciale per garantire un ambiente sicuro e protetto per i dipendenti. Questo approccio si basa su un’analisi approfondita dei rischi specifici presenti nel luogo di lavoro, al fine di identificare le aree a maggior rischio e mettere in atto misure preventive mirate per ridurre le possibilità di incidenti.

Il processo di valutazione dei rischi consiste nell’individuare e valutare potenziali pericoli presenti nel contesto lavorativo e determinare le probabilità di incidenti. Sulla base di questa operazione, vengono definiti protocolli e dispositivi di sicurezza per ridurre o eliminare i rischi individuati, tra cui l’educazione e l’addestramento del personale riguardo ai pericoli e alle misure preventive da adottare, in modo da coinvolgerli attivamente nella promozione di una cultura aziendale incentrata sulla sicurezza.

Questo approccio mira a prevenire gli incidenti fin dalla radice, riducendo la probabilità che possano verificarsi. In questo modo, si promuove una maggiore consapevolezza individuale e collettiva riguardo alla sicurezza, riducendo il rischio di incidenti dovuti a negligenza o mancanza di attenzione. Un modo di fare particolarmente efficace nel lungo termine rispetto a una prospettiva legalistica, che si preoccupa della protezione dalle conseguenze legali solo dopo che un incidente è già accaduto. La prevenzione degli incidenti non solo protegge i dipendenti, ma comporta anche una significativa riduzione dei costi legati alle indagini, sanzioni e spese legali.

Un ulteriore vantaggio di adottare un approccio tecnico è che l’azienda tende a conformarsi automaticamente alle normative sulla sicurezza sul lavoro. La prevenzione degli incidenti e il rispetto delle norme procedono di pari passo, poiché le regolamentazioni sono state sviluppate proprio per ridurre i rischi e promuovere ambienti di lavoro sicuri.

Un sistema limitato e con scarsa collaborazione

Un approccio legalistico, incentrato principalmente sulla protezione dalle imputazioni e sulle responsabilità legali, potrebbe invece generare un ambiente lavorativo in cui i dipendenti si sentono spinti a nascondere gli errori o a non segnalare i rischi. La paura delle possibili ripercussioni legali può scoraggiare la collaborazione e la trasparenza riguardo agli incidenti o ai potenziali pericoli. Ciò porta a un clima di segretezza e sfiducia tra colleghi, rendendo difficile l’identificazione e la gestione tempestiva dei rischi.

Quando l’attenzione principale è rivolta solo alla protezione dalle responsabilità legali, potrebbe venir meno la volontà di investire nella prevenzione degli incidenti e nell’attuazione di misure preventive a lungo termine. Questo potrebbe mettere a rischio la sicurezza dei dipendenti e non garantire un ambiente di lavoro veramente protettivo.

Inoltre, un sistema incentrato sulla perimetrazione ossessiva delle responsabilità potrebbe scoraggiare i dipendenti dall’informare tempestivamente delle situazioni pericolose o degli incidenti verificatisi. Se i dipendenti temono di essere accusati o di subire conseguenze negative per segnalare un problema, potrebbero essere riluttanti a comunicare tali informazioni. Questo comportamento ritarderebbe la risoluzione dei problemi e potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza complessiva sul posto di lavoro.

Un approccio legalistico focalizzato sulla protezione dalle imputazioni promuove anche una mentalità a breve termine: una volta che le responsabilità legali per un incidente sono state evitate, l’azienda potrebbe considerare il problema risolto senza analizzare in profondità le cause sottostanti e senza implementare misure preventive a lungo termine. Questa mancanza di miglioramento continuo potrebbe rendere l’ambiente di lavoro meno sicuro nel tempo.

L’approccio tecnico per la cultura della sicurezza

Preferire un approccio tecnico alla sicurezza sul lavoro rispetto a quello legalistico è decisivo per garantire un ambiente di lavoro sicuro e protetto: ci si concentra sulla prevenzione degli incidenti attraverso l’analisi approfondita dei rischi specifici e l’implementazione di misure preventive mirate. In questo modo, si crea una cultura di sicurezza incentrata sulla protezione dei dipendenti e sulla consapevolezza riguardo ai pericoli. Un approccio legalistico, invece, oltre che essere meno efficace, perché non prende in considerazione come gli infortuni possono accadere, può generare un clima di segretezza e sfiducia tra i colleghi, rallentando il miglioramento continuo della sicurezza sul lavoro.

Nell’ambito della consulenza professionale sulla sicurezza sul lavoro, è essenziale che i professionisti adottino un approccio strategico e responsabile con i propri clienti. La priorità assoluta deve essere la prevenzione degli infortuni, evitando di compiacere i clienti e fornire scuse o giustificazioni per una mancanza di azione efficace. Sebbene la prevenzione amministrativa possa essere rilevante, non deve diventare l’unico punto focale.

I professionisti devono essere in grado di comunicare chiaramente e con efficacia l’importanza di considerare attentamente gli aspetti tecnici e organizzativi, poiché costituiscono la base per una sicurezza sul lavoro efficace e duratura. Questo approccio responsabile è fondamentale per proteggere i dipendenti e per aiutare le aziende a implementare misure preventive concrete, evitando così gli infortuni sul lavoro.

Educare i clienti riguardo ai rischi presenti nel loro ambiente di lavoro e proporre soluzioni concrete per affrontarli è un passo cruciale. Essere proattivi nel promuovere la cultura della sicurezza contribuisce a creare un ambiente di lavoro sano e protetto per i dipendenti, dimostrando il valore della consulenza professionale nel prevenire incidenti e proteggere la salute e l’integrità fisica dei lavoratori.

Della discussione nei social media professionali

Chi l’ha detto che LinkedIn non è utile? Qualche giorno fa, per un attimo, si è sviluppata questa discussione – che poteva essere interessante – sull’approccio della consulenza alle aziende. C’è differenza tra dire che si offrono modelli efficaci per proteggere le aziende da possibili conseguenze civili e penali in caso di infortunio o malattia professionale, e che si vogliono aiutare le organizzazioni a migliorare le prestazioni di prevenzione e protezione dei lavoratori?

Ho scritto che per un attimo si è sviluppata una discussione, che poteva essere interessante. Discutere con qualcuno che non la pensa come te può essere interessante per due motivi. Il primo è che ti mette nella necessità di organizzare in un modo coerente il tuo pensiero, per spiegarlo. Molto spesso, infatti, il comportamento è conseguenza di una serie di prassi che abbiamo adottato, perché siamo cresciuti con un certo atteggiamento. Un sistema che si autoalimenta, del quale non abbiamo esplorato al 100% la razionalità e i fondamenti. La discussione rende necessario farlo, ed è un arricchimento. Si possono rinforzare le proprie idee, così come accorgersi che erano limitate o sbagliate. Il secondo motivo è che si possono ascoltare idee nuove, che possono essere interessanti in sé, oppure possono mettere in moto nuovi ragionamenti.

Attaccare la persona anziché le idee, invece, dimostra una debolezza nel proprio pensiero perché si evita di confrontarsi con gli argomenti in modo razionale e costruttivo: quando si ricorre all’attacco personale, è perché si vuole deviare l’attenzione dalla sostanza delle idee.

Questa strategia può creare una sensazione di ostilità e conflitto, ostacolando una discussione aperta e produttiva. Nella comunicazione professionale, è essenziale mantenere un approccio rispettoso e concentrarsi sulle idee e sugli argomenti in discussione, evitando atteggiamenti polemici o offensivi. Questo favorisce un ambiente collaborativo e stimolante, dove le diverse prospettive possono essere esplorate e valutate in modo costruttivo per raggiungere soluzioni migliori e decisioni informate.

La capacità di discutere le idee senza attaccare personalmente gli altri è segno di maturità intellettuale e apertura mentale.

Direttiva macchine: analisi delle linee guida per la vigilanza del mercato e focus sull’iter procedurale | Teknoring

La Marcatura CE rappresenta un requisito fondamentale per le attrezzature messe a disposizione dei lavoratori sul mercato europeo. Questa regola, tuttavia, va oltre il semplice possesso del marchio, poiché impone che le attrezzature siano conformi alle specifiche normative e alle direttive comunitarie di prodotto.

Una volta completate le procedure, la macchina deve essere marcata con il simbolo CE, che simboleggia la conformità alla direttiva e consente la sua libera circolazione nel mercato interno.

Recentemente è entrato in vigore il nuovo “Regolamento macchine” n. 2023/1230/UE, che si prefigge di adeguare i requisiti di sicurezza delle attrezzature al progresso tecnologico, incluso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e la cyber security.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha rilasciato nuove linee guida per la vigilanza del mercato, fornendo indicazioni operative per segnalare presunte non conformità delle attrezzature alla Direttiva Macchine 2006/42/CE.

Puoi leggere l’articolo Direttiva macchine: analisi delle linee guida per la vigilanza del mercato e focus sull’iter procedurale su Teknoring.

Cosa abbiamo imparato dalla tragedia del sottomarino Titan? | Teknoring

Questo articolo analizza gli eventi tragici legati alla perdita di cinque vite umane nel sommergibile turistico Titan. Si esaminano le dichiarazioni del CEO riguardanti i limiti della sicurezza e si esplora la relazione con l’incidente fatale. L’articolo sottolinea le implicazioni di un approccio irresponsabile alla sicurezza sul lavoro e i rischi di esperienze estreme non sufficientemente controllate.

L’obiettivo è trarre una lezione dalla tragedia, mettendo in luce l’importanza di una cultura aziendale che ponga la sicurezza al primo posto e di un approccio responsabile per evitare rischi e tragedie evitabili. Si evidenzia che l’innovazione autentica deve considerare anche la sicurezza dei lavoratori, l’impatto ambientale e la responsabilità sociale. Una cultura aziendale focalizzata sulla sicurezza favorisce un ambiente di lavoro positivo e motivante, promuovendo la fiducia, la collaborazione e l’innovazione. Le lezioni apprese dalla tragedia del Titan includono l’integrazione della sicurezza fin dalle fasi iniziali di progettazione e sviluppo dell’innovazione e la responsabilità di proteggere i dipendenti e l’immagine aziendale per il successo a lungo termine.

Puoi leggere l’articolo Cosa abbiamo imparato dalla tragedia del sottomarino Titan? su Teknoring.

Novità in materia di whistleblowing e modello organizzativo ex D.Lgs. 231/2001 | OneHSE


Questo speciale analizza le principali implicazioni del Decreto Legislativo 10 marzo 2023, n. 24, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 marzo 2023, in relazione al D.Lgs. n. 231/2001 e alla Legge n. 179/2017. Il decreto disciplina la tutela delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione e delle norme nazionali, promuovendo il concetto di whistleblowing come strumento per denunciare pubblicamente comportamenti illegali o scorretti. La protezione del whistleblowing mira a compensare lo svantaggio di un individuo che denuncia un’organizzazione, fornendo una protezione legale contro ritorsioni o rappresaglie.

Il Decreto Legislativo n. 24/2023 recepisce la direttiva europea sul whistleblowing e si applica a soggetti del settore pubblico e privato che soddisfano determinate condizioni. L’articolo evidenzia anche l’importanza dell’ANAC nell’attività di segnalazione esterna e l’obbligo per le organizzazioni di implementare canali di segnalazione interni adeguati. Il nuovo decreto richiede una rielaborazione completa della compliance whistleblowing adottata fino ad ora, compresa l’integrazione nel Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo delle aziende.

Puoi scaricare lo speciale Novità in materia di whistleblowing e modello organizzativo ex D.Lgs. 231/2001 qui, dopo la registrazione.

Sicurezza nell’affidamento di attrezzature contrattuali: valutazione dei rischi e precauzioni necessarie | ISL

L’affidamento di attrezzature o di responsabilità a un appaltatore richiede una valutazione accurata dei rischi e delle implicazioni associate. È fondamentale prendere le misure necessarie per garantire la sicurezza delle persone e delle attrezzature coinvolte, al fine di evitare conseguenze economiche e sulla reputazione dell’azienda.

Una corretta gestione di questi processi può contribuire a migliorare l’efficienza e il rendimento dell’organizzazione, prestando particolare attenzione alla gestione dei rischi e alla pianificazione delle attività. La gestione consapevole delle attrezzature e delle responsabilità è un elemento chiave per il successo complessivo dell’azienda. Nel caso di un’azienda che affida la manutenzione in house a un appaltatore esterno, è essenziale valutare l’idoneità dell’attrezzatura fornita. L’azienda committente deve garantire che l’attrezzatura sia conforme alle norme di sicurezza e che siano state eseguite le verifiche tecniche necessarie. È altrettanto importante fornire all’appaltatore informazioni dettagliate sui rischi legati all’uso dell’attrezzatura e sulle misure di sicurezza da adottare.

Le attrezzature marcate CE devono rispettare le direttive di prodotto dell’Unione Europea. Ciò richiede al fabbricante o al suo rappresentante di valutare la conformità dell’attrezzatura, compilare un fascicolo tecnico, emettere una dichiarazione CE di conformità e apporre la marcatura CE sull’attrezzatura. Questa responsabilità viene poi trasferita al committente quando l’attrezzatura viene prestata o concessa in uso. Per le attrezzature non marcate CE, l’Allegato V del Decreto Legislativo 81/2008 stabilisce i requisiti di sicurezza da soddisfare. L’attrezzatura deve essere progettata e costruita secondo le buone pratiche di ingegneria, essere corredata da istruzioni per l’uso e la manutenzione, essere sottoposta a verifiche periodiche e dotata di dispositivi di sicurezza adeguati.

La formazione dei lavoratori è un altro aspetto fondamentale. Il committente deve verificare che le attrezzature di lavoro siano utilizzate da lavoratori esperti e qualificati. Sebbene esistano percorsi di addestramento obbligatori per alcune attrezzature, è importante andare oltre i requisiti minimi e garantire una formazione e un addestramento approfonditi per garantire la sicurezza sul lavoro. Spetta al datore di lavoro valutare i rischi specifici legati all’uso dell’attrezzatura e adottare le misure necessarie per controllarli.

La capacità organizzativa dell’appaltatore è ancora un aspetto chiave da considerare. L’organizzazione che cede l’attrezzatura deve avere una cultura della sicurezza solida, mentre l’appaltatore deve dimostrare di possedere le competenze e le risorse necessarie per gestire in modo sicuro l’attrezzatura concessa.

Puoi leggere l’articolo Affidamento di attrezzature contrattuali: valutazione e prevenzione dei rischi sul numero 6/2023 di Igiene e Sicurezza del Lavoro.

Gli infortuni sul lavoro nelle statistiche nazionali e internazionali: analisi e prestazioni italiane | Teknoring

Gli incidenti sul lavoro sono sicuramente uno dei temi principali da qualche tempo: la tragica vicenda di Luana D’Orazio, giovane operaia e madre di un bambino di cinque anni, che ha perso la vita a causa dell’impigliamento in un ingranaggio dell’orditoio che stava utilizzando, ha suscitato grande interesse nell’opinione pubblica. Da quel momento, era il 3 maggio 2021, le notizie sugli altri incidenti mortali sul lavoro hanno superato i confini della stampa locale e sono diventate un argomento di dibattito politico nazionale.

Secondo i dati INAIL pubblicati a maggio 2023, nel primo trimestre di quest’anno si sono registrati 196 incidenti mortali sul lavoro, di cui 148 avvenuti durante l’attività lavorativa e 48 in itinere. Ciò corrisponde a una media di oltre 65 decessi al mese e 15 alla settimana. Rispetto allo stesso periodo del 2022, il numero di vittime è aumentato di 7, poiché nel 2022 si erano registrati 141 morti. Il settore dei Trasporti e Magazzinaggio ha registrato il più alto numero di decessi in occasione di lavoro, con un totale di 30 casi. Seguono le Costruzioni e le Attività Manifatturiere, entrambi con 14 decessi.

Continua la lettura di Gli infortuni sul lavoro nelle statistiche nazionali e internazionali: analisi e prestazioni italiane su Teknoring.

Impostare un piano per migliorare la cultura della sicurezza | ISL

Il concetto di cultura della sicurezza definisce il modo in cui le organizzazioni e i lavoratori affrontano le questioni relative alla sicurezza sul lavoro. Riflette gli atteggiamenti, le convinzioni, le percezioni e i valori condivisi da tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione e nella gestione degli incidenti.

La cultura della sicurezza sta diventando sempre più un argomento attuale perché la tutela dei lavoratori non dipende solo dal rispetto delle norme o dall’assenza di infortuni, ma anche dall’impegno, dalla responsabilità e dalla cura che si manifestano a tutti i livelli dell’organizzazione. Una buona cultura della sicurezza richiede una leadership efficace, una comunicazione aperta, un apprendimento continuo e una condivisione dei rischi. In cambio, può portare a una maggiore produttività, qualità e soddisfazione dei lavoratori e dei clienti.

Puoi leggere l’articolo Impostare un piano per migliorare la cultura della sicurezza sul numero 5/2023 di Igiene & Sicurezza del Lavoro

Verificare l’efficacia della formazione durante il lavoro | ISL

Questo articolo nasce da una esperienza, fatta in AIAS Academy, nella quale un gruppo formato da Gilberto Crevena, l’autore di queste note e altri, si è domandato come realizzare concretamente il processo di valutazione dell’efficacia della formazione durante la prestazione lavorativa, che si è recentemente affacciato alla cronaca. Sono riconoscente a tutti i colleghi per la profondità dei loro stimoli. Chiaramente errori, omissioni o superficialità sono tutti da attribuire a me.

La necessità di misurare i risultati, per potere regolare lo sforzo in ragione degli obiettivi da raggiungere, non è solo una questione di buonsenso, ma anche un portato dei sistemi di gestione. In un ciclo PDCA, infatti, le attività operative sono tenute sotto controllo attraverso la predisposizione di un sistema di misurazione e di monitoraggio, per consentire di raccogliere dati utili a modificare la pianificazione vari processi, allo scopo di raggiungere gli obiettivi definiti. In sostanza si tiene sotto controllo che l’output delle attività raggiunga i risultati voluti, variando gli input dei vari sottoprocessi e la loro articolazione, che contribuiscono all’esito finale. In un viaggio, si accelera o rallenta il veicolo, in relazione alle condizioni del viaggio e al raggiungimento delle tappe intermedie, per assicurarsi di arrivare alla meta all’orario prestabilito.

Il singolo corso di formazione alla sicurezza ha un obiettivo più ampio di quello di fornire semplicemente nozioni: l’ambizione di mettere in moto un processo di rielaborazione interna al discente, che auspicabilmente dovrà sfociare in un miglioramento della sua consapevolezza dei pericoli e nel miglioramento della sua cultura della sicurezza. A questo obiettivo occorre concedere un certo tempo per potere essere raggiunto, durante il quale il lavoratore può essere esposto alle influenze negative provenienti dal proprio ambiente di lavoro che possono agire in senso contrario agli obiettivi della formazione, ma anche semplicemente abbassare il livello di priorità percepita verso il cambiamento, facendo dimenticare rapidamente le nozioni acquisite e la necessità di metterle alla prova.

Puoi leggere l’articolo Verificare l’efficacia della formazione durante il lavoro su ISL numero 4 del 2023.

Le procedure LOTO | Teknoring

In generale, le protezioni delle parti pericolose di attrezzature ed impianti non devono essere rimosse. Il Decreto legislativo 81 del 2008 lo mette ben chiaro, ad esempio descrivendo gli obblighi del lavoratore: non rimuove o modifica senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo. Esistono quindi condizioni in cui questo è ammissibile. Lo standard UNI EN ISO 14118:2018 Sicurezza del macchinario – Prevenzione dell’avviamento inatteso, elenca dodici situazioni in cui può essere necessaria la presenza di persone in zone pericolose delle attrezzature o degli impianti. Sono le ispezioni, le azioni correttive come la risoluzione di bloccaggi e simili, le regolazioni, il carico e scarico manuale, la sostituzione degli utensili, la lubrificazione, la pulizia, lo smantellamento, le manutenzioni e le riparazioni, le prove e le verifiche, il lavoro sui circuiti di alimentazione e i lavori di manutenzione straordinaria.

Le procedure LOTO sono state create dall’industria per garantire un livello di sicurezza accettabile anche in quelle condizioni in cui occorre rimuovere le protezioni che prevengono il lavoratore di entrare in una prossimità che può diventare pericolosa, rispetto all’attrezzatura o all’impianto sul quale sta operando. LOTO sta per lock-out (blocca) tag-out, (installa una etichetta), e sono misure di sicurezza che si applicano quando si lavora su impianti o macchinari elettrici, meccanici o idraulici. Lo scopo di queste procedure è quello di isolare le fonti di energia pericolose e impedire che vengano riattivate accidentalmente o intenzionalmente durante le operazioni di manutenzione o riparazione. In sostanza, si blocca il dispositivo di avviamento dell’attrezzatura e dell’impianto con un lucchetto (lock-out) la cui chiave è in possesso di chi sta svolgendo l’intervento, e si colloca una etichetta che spiega che quella attrezzatura è disattivata per motivi di sicurezza (tag-out). Nel caso si tratti di una attrezzatura o un impianto complesso, sul quale dovranno intervenire più squadre, ogni squadra può applicare il proprio lucchetto (se non esiste sufficiente spazio sono in commercio blocchi che permettono di farlo) e l’attrezzatura potrà ripartire solo quando l’ultima di esse avrà rimosso il proprio, perché i lavori sono terminati.

Leggi l’articolo Procedure LOTO per la sicurezza di macchine e impianti: come funzionano e come implementarle? su Teknoring.it

Episodio 11 | Implementare i sistemi di gestione

Ho frequentato un istituto tecnico e le regole della grammatica di gran parte delle materie che ho studiato erano le norme tecniche. Sono gli anni si in cui ci si appassiona alle cose. Qualcuno impara a suonare la chitarra, qualcun altro trova la sua vocazione professionale, magari politica. Alcuni religiosa. A me e ai miei compagni di classe piacevano i motori. Conoscere le norme tecniche ci metteva in grado di compiere quella magia per cui eravamo in grado di realizzare nelle officine della nostra scuola i pezzi speciali che avremmo montato sui nostri motorini: pulegge, ingranaggi. Con l’obiettivo di andare più veloce!

Vi siete mai chiesti perché un bullone M10 realizzato, facciamo, in Brianza, riesce ad avvitarsi perfettamente con un dado M10 prodotto, per dire, a Shangai? È perché il mondo industriale ha deciso di sviluppare regole condivise per i propri prodotti. In Italia abbiamo la UNI, l’ente italiano di normazione, che nasce nel 1921 come “comitato generale per l’unificazione meccanica”, UNIM. Negli stessi anni, per i medesimi obiettivi, ad esempio negli Stati Uniti viene fondata l’ANSI, American National Standards Institute e in Germania la DIN, Deutsches Institut für Normung, istituto tedesco per la standardizzazione, per dire.

Con il tempo gli enti di normazione hanno allargato il loro lavoro dai prodotti alle organizzazioni. Sono nati i sistemi di gestione. Prima con l’obiettivo della qualità, poi con quello di supportare le aziende a proteggere l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori.

Puoi ascoltare l’episodio 11 del podcast “Il rischio è il mio mestiere” sulle principali piattaforme di podcast.