Governare il vuoto: ISO 45001, modelli organizzativi e l’illusione normativa del decreto sicurezza | ISL

Per decenni l’idea che “piccolo è bello” ha spinto molte imprese a tagliare funzioni di struttura e governo, trattando l’organizzazione come un costo evitabile. Quando la complessità aumenta, quel vuoto viene riempito da soluzioni informali: urgenze che dettano l’agenda, responsabilità sfumate e dipendenza da poche persone chiave. Esaurita la compressione delle strutture, la competizione si è spesso spostata sul costo del lavoro, con salari reali fermi e fuga di competenze che rende ancora più difficile stabilizzare i processi.

Anche la “digitalizzazione” finisce per essere una toppa: chat, fogli Excel e strumenti sparsi che moltiplicano rumore e scarsa tracciabilità invece di integrare davvero i flussi. In questo scenario i sistemi di gestione (ISO 45001 in testa) diventano una stampella tardiva, con un PDCA applicato più per dimostrare conformità che per pianificare, verificare e migliorare sul serio. L’aggiornamento normativo dell’art. 30 verso la UNI EN ISO 45001:2023+A1:2024 può aiutare, ma senza competenze manageriali diffuse e una legislazione più “di progetto” resta il rischio di confondere la certificazione con il governo reale del rischio.

Leggi l’articolo Governare il vuoto: ISO 45001, modelli organizzativi e l’illusione normativa del decreto Sicurezza su ISL 2/2026.

Che cosa sono i near-miss? E perché se ne parla tanto? | Wolters Kluwer Italia

In questo video ti parlo di near-miss: eventi non voluti in cui “la dinamica c’era tutta”, ma è mancato poco e non ci sono stati danni. Parto da una cosa concreta: perché spesso li scambiamo per normali problemi operativi e perché, se la segnalazione è vissuta come colpa o burocrazia, finisce nel silenzio. Poi entro nel merito di cosa vuol dire analizzarli davvero: non un processo alle persone, ma un modo per imparare “a basso costo”, andando oltre la sensazione e risalendo alle cause fino a quelle organizzative. Chiudo con l’obiettivo pratico: una segnalazione rapida, un’analisi fatta bene e un riscontro su cosa è cambiato, così i near-miss smettono di essere fortuna e diventano prevenzione.

Nelle indagini sugli infortuni anche lo storytelling è importante | IPSOA

Nelle organizzazioni mature l’indagine sugli infortuni è spesso ben strutturata sul piano tecnico, ma inciampa proprio quando deve “restituire” ciò che ha imparato. Se i risultati restano chiusi nella relazione, l’analisi può essere impeccabile e comunque incidere poco su decisioni e comportamenti quotidiani. L’idea è semplice: la comunicazione non è un extra, è una fase del processo e va progettata perché sia compresa, discussa e ricordata.

Qui funzionano bene le rappresentazioni visive dell’evento: non sostituiscono l’analisi, la traducono in sequenze, interazioni, barriere e scelte leggibili a colpo d’occhio. Proprio perché ogni schema racconta una cosa diversa, conviene sceglierne uno coerente con l’apprendimento atteso ed evitare la tentazione di mettere “tutto” nello stesso disegno. Infine, quando lo schema viene ripulito dal rumore tecnico e portato nello spazio di lavoro, smette di essere un allegato e diventa una traccia stabile di apprendimento, che prolunga l’effetto preventivo dell’indagine.

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Prevenire prima di punire: 231, ISO 45001 e le responsabilità apicali | ISL

Negli ultimi mesi alcune condanne di amministratori delegati e dirigenti per gravi infortuni hanno riaperto il dibattito: non è realistico chiedere ai vertici di controllare il dettaglio operativo, ma fermarsi a “punire o assolvere” non spiega come evitare che l’evento accada. Mi riferisco a due articoli comparsi su Il Foglio: quello di Luciano Violante sul “wokismo giudiziario” e quello di Ermes Antonucci, sulla logica dello scalpo. Entrambi riflettono una tendenza che noto spesso anche su LinkedIn: criticare le condanne dei vertici aziendali per infortuni, sostenendo che un AD non possa occuparsi dei singoli dettagli.

Guardandola da tecnico, un infortunio grave è prima di tutto un fallimento di progettazione, gestione e controllo dei processi, e solo dopo diventa un tema giudiziario. Il D.Lgs. 231/2001 rende questo passaggio più chiaro perché sposta il baricentro sulla responsabilità dell’organizzazione: dietro l’errore individuale c’è quasi sempre un sistema che ha permesso l’errore, e quindi la prevenzione coincide con il governo dell’azienda, non con un alibi. L’art. 30 del D.Lgs. 81/2008 costruisce il ponte operativo: un MOG fatto bene, coerente con i principi dei sistemi di gestione (ISO 45001), serve a identificare rischi, assegnare ruoli, far circolare informazioni, verificare e migliorare, e non a produrre un manuale da esibire.

In questa logica “alta direzione” significa davvero AD e CdA: non basta firmare una politica e delegare, bisogna fissare obiettivi, dare risorse, pretendere riesami, e soprattutto garantire flussi informativi affidabili basati su evidenze (incluse verifiche indipendenti come gli audit), perché la delega regge solo se c’è controllo. Quando la leadership è visibile e i dati vengono letti e usati per decidere, la sicurezza smette di essere burocrazia e diventa pratica; così l’eventuale esclusione di responsabilità non nasce dal “non avevo tempo”, ma dal fatto che l’organizzazione ha fatto tutto ciò che la tecnica consolidata richiede e gli incidenti, di norma, non accadono.

Puoi leggere l’articolo Prevenire prima di punire: 231, ISO 45001 e le responsabilità apicali su ISL 1/2026

Comprendere l’impresa per gestire la prevenzione: strumenti e modelli per l’HSE Manager | ISL

Capire come funziona un’azienda è una competenza fondamentale per chi si occupa di salute, sicurezza e ambiente, perché ogni intervento HSE vive dentro strutture, processi e relazioni organizzative reali. I modelli organizzativi e di gestione servono proprio a questo: semplificare la complessità, rendere leggibili i ruoli, capire dove si prendono le decisioni e dove nascono i rischi. Struttura, processi, ruoli e responsabilità non sono concetti teorici, ma strumenti pratici per agire in modo efficace e coerente.

La funzione HSE non è un accessorio normativo, ma una parte integrante dell’organizzazione, con un ruolo trasversale che incide su produttività, reputazione, conformità e innovazione. Per questo l’HSE Manager deve saper leggere anche cultura aziendale e leadership, perché le regole funzionano solo se trovano spazio nei comportamenti quotidiani. In definitiva, conoscere l’organizzazione non serve a fare bei diagrammi, ma a costruire sistemi di prevenzione solidi, adattabili e davvero integrati nel lavoro di ogni giorno .

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L’articolo 97, la legge dimenticata nei cantieri | AIAS Academy

Da diciassette anni l’articolo 97 del D.Lgs. 81/2008 giace nei cantieri come un soprammobile istituzionale: tutti sanno che c’è, nessuno lo usa davvero. La norma aveva osato immaginare un’impresa affidataria capace di governare la sicurezza, ma il settore ha risposto con una soluzione più pratica e meno impegnativa: trasformare il governo in modulistica e la responsabilità in carta protocollata. Nel frattempo la sicurezza si è difesa benissimo da sola, producendo verbali, firme e fotografie, ma senza mai arrivare a disturbare davvero chi decide.

L’Accordo Stato-Regioni del 2025 irrompe in questo equilibrio perfetto come un promemoria scomodo: forse dirigere un cantiere significa assumersi potere reale, non solo dimostrarne l’esistenza a posteriori. Il nuovo modulo cantieri non aggiunge solo ore di formazione, ma introduce un’idea quasi sovversiva: che la sicurezza sia una questione di organizzazione, leadership e scelte, non di check-list ben compilate. Se farà paura, non sarà per la norma in sé, ma perché ricorda al sistema che ignorare una legge per diciassette anni non la rende meno valida, solo più imbarazzante.

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Quando l’esperienza non è un fattore di prevenzione, ma elemento di esposizione al rischio? | Teknoring

Certe abitudini di lavoro portano alcuni operatori esperti a ignorare protezioni e procedure, convinti che la familiarità con i rischi basti a controllarli. In realtà, l’esperienza può trasformarsi in un velo che attenua la percezione del pericolo, generando la normalizzazione della deviazione e l’errore “esperto”. Anche l’errore “generico”, legato a scarsa formazione o distrazione, produce lo stesso effetto: un calo della vigilanza quando manca un sistema di difese multiple.

La competenza individuale resta preziosa, ma da sola non garantisce nulla, perché basta una distrazione, una variazione nelle condizioni o una pressione improvvisa per far cadere l’equilibrio. La sicurezza funziona solo quando è costruita su più livelli – tecnici, procedurali e organizzativi – che si sostengono a vicenda e compensano gli inevitabili limiti delle persone. Un’organizzazione matura evita la solitudine operativa: nessuno dovrebbe contare solo sulle proprie capacità, ma su una rete di barriere e di responsabilità condivise.

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Quanto costa un infortunio in azienda? | Teknoring

La sicurezza nasce come esigenza economica: l’industria capisce presto che ogni incidente pesa sulla produttività e sul bilancio, e questo principio rimane valido ancora oggi grazie anche a strumenti come il Safety Pays Estimator di OSHA, che mostrano quanto un singolo infortunio generi costi ben oltre la busta paga del lavoratore assente. Ad esempio, per un infortunio banale come la frattura di una gamba, l’azienda si trova a sostenere salari da integrare, burocrazia, straordinari, interinali e perdita di rendimento, mentre a queste spese si aggiungono attività amministrative interne, anticipi sanitari, rivalse, sanzioni e aumenti del premio INAIL.

Sommando tutto si superano facilmente i centomila euro per un incidente che, sulla carta, sembrerebbe ordinario, e questo dimostra che la prevenzione non è un costo da sopportare ma un modo concreto per proteggere sia la salute dei lavoratori sia la solidità economica dell’impresa.

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Travel risk management, come andare oltre la semplice procedura? | Teknoring

Organizzare trasferte è oggi più semplice, ma la facilità logistica non equivale a sicurezza: i rischi, anche banali, possono trasformarsi in crisi se non gestiti in modo strutturato. La responsabilità del datore di lavoro accompagna sempre chi viaggia per conto dell’azienda, e non si esaurisce con il confine dell’ufficio. La norma ISO 31030:2021 fornisce una guida per costruire un sistema di travel risk management basato su pianificazione, ruoli chiari e misure preventive, integrabile con gli standard di salute e sicurezza già esistenti.

Non si limita a elencare procedure, ma propone una politica consapevole, capace di orientare le decisioni nei momenti critici e ridurre l’improvvisazione. Il rischio di viaggio non va solo valutato, ma trattato con azioni concrete – dalla scelta degli alloggi alla gestione delle emergenze – seguendo il ciclo continuo plan-do-check-act. Adottare questo approccio significa passare da una logica difensiva a una cultura del rischio matura, che protegge le persone e rafforza l’organizzazione.

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Etica e sicurezza: cosa ci guida davvero nelle scelte HSE? | Teknoring

La sicurezza sul lavoro non è soltanto rispetto delle regole, ma una scelta etica che orienta ogni decisione di un HSE Manager. Superare la semplice conformità significa riconoscere che prevenire i rischi protegge le persone, l’ambiente e il futuro delle comunità. Anche quando entrano in gioco costi, tempi e pressioni produttive, l’etica rimane la bussola che indica la strada giusta.

Per questo l’HSE Manager non è solo un tecnico, ma un facilitatore culturale capace di diffondere consapevolezza, trasparenza e partecipazione. La coerenza tra principi dichiarati e comportamenti quotidiani è ciò che rende credibile e concreto ogni impegno sulla sicurezza.

Se vuoi approfondire come l’etica può guidare davvero la prevenzione, leggi l’articolo completo su Teknoring.