Intelligenza Artificiale per la gestione del personale, implicazioni sulla SSL e misure di prevenzione

Una recente ricerca di OSHA-EU, l’agenzia per la salute e la sicurezza sul lavoro dell’Unione Europea, ha voluto fare il punto su questa nuova tecnologia emergente con il rapporto Artificial intelligence for worker management: implications for occupational safety and health (Intelligenza Artificiale per la gestione dei lavoratori: implicazioni per la salute e la sicurezza sul lavoro). Si tratta di un lavoro che, più che illustrare soluzioni tecniche con tecnologie IA sviluppate per la tutela dei lavoratori, intende analizzare i potenziali rischi che l’adozione di queste tecnologie possono arrecare ad essi. La relazione descrive una galleria degli orrori che fa pensare che i grandi innovatori di Silicon Valley siano in realtà rimasti ai tempi del taylorismo, la teoria del management formulata da Frederick Taylor nella sua monografia dal titolo L’organizzazione scientifica del lavoro, pubblicata nel 1911.

Per fortuna, lungo il secolo abbondante che ci separa da questa visione distopica, si sono sviluppate alcune riflessioni culturali che sono le vere grandi conquiste della nostra epoca. Il progresso tecnologico non deve fare dimenticare che, nel nostro paese, è vietato l’uso di apparecchiature che abbiano come scopo il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Come le soluzioni tecnologiche che seguono questi concetti retrogradi, per quanto AI, monitorando il comportamento del lavoratore, quanto ci mette per svolgere una operazione, il tempo che impiega in bagno o l’intervallo tra un tocco di un tasto sulla tastiera e il successivo. La legge ammette impianti o apparecchiature di controllo che sono richieste da esigenze organizzative, produttive o di sicurezza del lavoro, che consentano anche il controllo a distanza del lavoratore, solo previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

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La tutela dei lavoratori all’estero | ISL

In questo inserto contenuto nel numero 10/2022 viene affrontato il tema della tutela dei lavoratori italiani all’estero con un contributo dell’avvocato Fabrizio Salmi e dell’avvocato Federico Saporiti.

Per molte organizzazioni, l’esternalizzazione è uno sbocco necessario per sviluppare l’azienda: mercati che hanno tassi di sviluppo maggiori del nostro promettono anche maggiori opportunità. Nel mondo ci sono molti spazi per imprenditori che abbiano soluzioni tecnologiche che fanno la differenza, assieme a dinamismo e visione. La globalizzazione, però, non si ferma alle produzioni a basso costo, ai telefonini e a internet: le organizzazioni internazionali della politica e della finanza, cercano di compensare il pericolo del dumping sociale, il mancato rispetto delle leggi in materia di sicurezza, diritti del lavoratore e tutela ambientale, che consente a un’impresa di ridurre i costi di produzione e quindi di vendere le proprie merci a prezzi molto più bassi di quelli di mercato, creando meccanismi che innalzino la soglia di attenzione verso questi temi, e l’ESG è uno di questi. Sotto questo aspetto, la banalizzazione dei viaggi in aereo, che consentono di raggiungere con relativa facilità, mete che solo l’altro ieri erano difficilmente accessibili, nasconde il pericolo di un approccio altrettanto banale ai temi della protezione dei lavoratori, locali come espatriati.

Ma i temi della protezione del lavoratore sono intrecciati a quelli dell’organizzazione e della produzione, in un modo da rendere molto difficile che, trattare superficialmente uno di questi, non si ripercuota negativamente sugli altri. La corretta organizzazione di una missione all’estero, di una permanenza più o meno lunga di un lavoratore o un gruppo, prima di una questione di sicurezza personale è una questione di organizzazione e di produzione. È difficile che possa essere affrontata con leggerezza, senza che il risultato dell’investimento stesso ne debba risentire.

Cos’è un comitato per la sicurezza e a cosa serve

Non essendoci requisiti normativi, il comitato per la sicurezza può essere costituito liberamente là dove può essere utile, senza intralci burocratici che ne irrigidiscano il funzionamento. Questo significa che è consigliabile che l’organizzazione che decide di creare un comitato per la sicurezza, ragioni approfonditamente sugli usi per i quali se ne può avvalere.

Gli obiettivi di questo organismo, naturalmente, influiranno sulla sua composizione e sulle regole per la sua gestione. Di minima, un comitato per la sicurezza può diventare un’occasione in cui le varie parti dell’azienda si possono parlare specificamente di sicurezza.

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L’articolo 2087 del Codice civile | HSE Manager Wolters Kluwer

Prepotenza, volontà di controllo assiduo dei collaboratori, ricorso obbligatorio allo straordinario – pagato o meno – sono una patologia degli ambienti di lavoro che influisce negativamente sul rendimento dei lavoratori e sulla sostenibilità nel tempo dell’organizzazione.

Leggi il post L’articolo 2087 del Codice civile sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.

Formazione e certificazione del RSPP | ISL

In generale non è azzardato sostenere che l’atteggiamento che ha preso piede in Italia è quello per cui si ritiene che, per quanto ci si possa sforzare, la possibilità che un infortunio accada è sempre presente, perché provocato da fattori che non è possibile sempre controllare. Si fatica a comprendere gli aspetti tecnici della tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore, che per questo vengono approcciati timidamente, ma si è molto attenti a cercare di dimostrare la conformità alla legge. In sostanza, dal momento che non sembra essere possibile prevenire gli incidenti, e quindi difendersi DA un possibile processo penale per lesioni colpose gravi o gravissime o omicidio colposo, si prova a difendersi NEL processo, andando a cavillare sulle responsabilità e i tecnicismi.

E così, esistono corsi per RSPP interessanti o assolutamente banali – nel nostro paese definire uno strumento per valutare la capacità professionale dei tecnici e dei formatori è una chimera – ma lo stile ricorrente di questi è l’assoluto appiattimento al dettato normativo. Secondo questo orientamento, le tecniche che l’industria ha sviluppato per prevenire incidenti e infortuni traggono la loro giustificazione non dalla loro efficacia e funzionalità ma dalla necessità di adempiere ad un obbligo normativo altrimenti immotivato.

Leggi l’articolo Formazione e certificazione del RSPP, sul numero 8-9/2022 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Un approccio integrato agli appalti in azienda: Testo unico e Sistemi di gestione | ISL

Affidare all’esterno dell’organizzazione attività e processi è una scelta organizzativa ed economica che deve essere valutata in maniera approfondita. Oltre ad influenzare le prestazioni dell’azienda in relazione alla capacità di raggiungere i propri obiettivi di business, e per questo motivo sono condizioni considerate dagli standard sui sistemi di gestione, l’esercizio delle relazioni tra le due organizzazioni, committente e appaltatrice, può essere delicata e deve rispettare requisiti legali. Il Testo Unico su salute sicurezza, Decreto Legislativo 81 del 2008 all’articolo 26, definisce un processo che può essere di difficile interpretazione e che è efficace solo se inserito all’interno di una organizzazione funzionale. Gli standard ISO 9001, Sistemi di gestione della qualità, ISO 14001, Sistemi di gestione ambientali, ISO 44001, Collaborative business relationship management systems e ISO 45001, Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro, affrontano anch’essi il tema dell’esternalizzazione con importanti riflessioni.

ISO 37500, in particolare, definisce un percorso che parte dal soggetto che ha intenzione di esternalizzare alcuni suoi processi, analizzandone i presupposti e fornendo indicazioni su come sviluppare tutto il processo. Queste considerazioni non sono valide solo per gestire la parte commerciale, ma possono fornire suggerimenti su come meglio affrontare anche i temi collegati della protezione dei lavoratori, dell’ambiente e del rispetto dei requisiti volontari e obbligatori che regolano questi processi. La decisione di esternalizzare un processo si basa su una valutazione dei rischi e delle opportunità. Il modello di studio proposto dalla norma è utile per identificare i passi del processo anche se non si vuole adottare una strategia collaborativa.

Leggi l’articolo Un approccio integrato agli appalti in azienda: Testo unico e Sistemi di gestione, sul numero 6/2022 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Stress termico e gerarchia dei controlli: come gestire il lavoro in condizioni climatiche estreme? | Teknoring

La gerarchia dei controlli, in originale hierarchy of controls, è un concetto dovuto al National Safety Council, una organizzazione no-profit e non governativa, fondata nel 1913 da un gruppo di industriali e tecnici nordamericani, con l’obiettivo di promuovere la sicurezza della vita umana nelle industrie degli Stati Uniti. Questo modello è noto attraverso la rappresentazione grafica che ne ha dato NIOSH, il National Institute for Occupational Safety and Health, l’agenzia federale statunitense che ha come scopo la ricerca e la definizione di buone prassi per la protezione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali: la famosa piramide rovesciata suddivisa in quattro strisce.

La hierarchy of controls è il fondamento del concetto di prevention through design, la prevenzione attraverso la progettazione. Quando questo strumento fu definito, si rivolgeva ad un ambito esclusivamente tecnico, ed è solo grazie al fatto che riguarda principi astratti, slegati da qualsiasi contingenza specialistica, che mantiene la sua validità anche oggi. Si tratta infatti di un sistema può essere applicato a qualsiasi tipo di rischio, sia infortunistico che strategico, e si presta tranquillamente a gestire il pericolo collegato ai lavori all’aperto dove i lavoratori sono esposti alle alte temperature tipiche di questa estate, resa torrida dal cambiamento climatico.

Puoi leggere l’articolo Stress termico e gerarchia dei controlli: come gestire il lavoro in condizioni climatiche estreme? su Teknoring.it

Gli obblighi del preposto | HSE Manager Wolters Kluwer

Il preposto non è un semplice osservatore, ma colui che “sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute”.

Leggi il post Gli obblighi del preposto e la sospensione delle attività sulla pagina di HSE Manager di Wolters Kluwer su LinkedIn.

Coinvolgere i lavoratori

Perché coinvolgere i lavoratori nei piani per la sicurezza? Perché coinvolgere i lavoratori nei piani per la sicurezza Già, perché? Molti pensano che sia sufficiente pagare lo stipendio ad una persona perché questa sia tenuta rispettare le indicazioni che le sono fornite per il lavoro. Questa cosa va fatta in questo modo, quella in quest’altro. Perché prendere in considerazione che si possa fare diversamente?

Dedichiamo al lavoro una parte importante della nostra vita, troppo perché questo debba essere necessariamente reso più pesante perché non ci si trova a proprio agio. Un lavoratore che condivide con la sua comunità lavorativa – fatta da colleghi, superiori e collaboratori – politiche e obiettivi per il lavoro, si sente parte di un gruppo e lavora meglio. Si diventa parte di una cosa più grande, orgogliosi di portare la propria parte di attenzione e innovazione, sviluppando un sentimento di attaccamento per la propria azienda.

Puoi scaricare gratis lo speciale Coinvolgere i lavoratori nei piani per la sicurezza: una guida in 10 passi cliccando qui.

I DPI di categoria III: quando utilizzarli e come gestirli | Teknoring

I dispositivi di protezione individuale, abbreviati spesso con la sigla DPI, sono attrezzature progettate per essere indossate dai lavoratori allo scopo di proteggerli dai rischi. I DPI devono essere necessariamente scelti dal datore di lavoro, perché si tratta di un output del processo di valutazione dei rischi, che è sotto la sua esclusiva responsabilità. I singoli DPI devono essere di norma assegnati e destinati ad essere utilizzati da un solo lavoratore, per ovvie questioni igieniche, e devono obbligatoriamente essere forniti dall’azienda, come specifica non solo la legge, ma addirittura una convenzione dell’International Labour Organization, l’ILO, l’agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite.

Come regola generale, l’utilizzo di un DPI deve essere sempre accompagnato dall’implementazione di misure di sicurezza che possono essere classificate ad un livello superiore nella gerarchia dei controlli. I DPI di categoria III, però, possono avere delle criticità a questo proposito, perché, per loro natura, gli eventuali controlli più efficaci non sono riusciti a ridurre significativamente il rischio residuo.

Anzi, normalmente, quando è necessario fare ricorso a DPI di categoria III, le misure di prevenzione e protezione adottate preliminarmente, al massimo possono avere raggiunto il risultato di limitare il numero dei lavoratori esposti al pericolo. Si tratta infatti di sbarramenti, ovvero controlli ingegneristici, per segregare le zone pericolose e utilizzare sistemi di segnaletica o procedure e permessi di lavoro – controlli amministrativi – per limitare l’accessibilità di queste aree al personale competente e attrezzato al proposito.

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