Protezione contro l’incendio: e il fattore umano? Procedure, esercitazioni, piani per la gestione delle emergenze predisposti a puntino servono a nulla se non si muta l’approccio mentale di tutti in azienda. Soprattutto a contatto con il fuoco
Periodicamente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla gestione delle emergenze viene risvegliata da qualche incendio spettacolare. C’è stata la tragedia della Greenfell Tower a Londra: il 14 giugno 2017 si sviluppò un incendio in una torre residenziale di 24 piani, portando alla morte di 72 persone, tra le quali due giovani italiani, e al ricovero in ospedale di altre 74. Il 15 aprile 2019 è bruciato il tetto in legno della cattedrale di Notre Dame a Parigi, uno dei più famosi gioielli dell’architettura gotica francese, mutilando irreparabilmente un edificio carico di 852 anni di storia. Il 9 agosto di quest’anno a Faenza, in provincia di Ravenna, è andato a fuoco un capannone di un’azienda di logistica, contenente svariate merci dei propri clienti, tra cui gomma, plastica e olio alimentare, precipitando nel panico il circondario a causa di possibili esalazioni di diossine e furani. I vigili del fuoco hanno impiegato circa trenta ore per spegnere l’incendio e le prime stime parlano che, per far fonte ai primi indispensabili interventi di bonifica, sarà necessario mettere sul campo in breve tempo 2 milioni di euro (dei 15-20 stimati complessivi) in attesa che vengano definite le responsabilità civili e penali.
Protezione contro l’incendio: e il fattore umano?
Autore: Antonio Pedna
Attrezzature in pressione in cantiere
In un cantiere edile le condizioni in cui si può avere a che fare con attrezzature in pressione possono essere di due tipi:
- quando per i lavori vengono utilizzate attrezzature in pressione;
- quando le attività lavorative vengono svolte in aree in cui sono presenti attrezzature in pressione per l’esecuzione di lavorazioni non connesse con il cantiere come, ad esempio, all’interno di stabilimenti industriali.
Le attrezzature in pressione che possono essere utilizzate durante i lavori di costruzione sono principalmente impianti ad aria compressa per il funzionamento di utensili quali martelli demolitori e simili, nonché gli strumenti meccanici utilizzati per le manutenzione delle attrezzature, sia nel caso nel cantiere esista una officina, che nel caso che questi interventi vengano fatti sul luogo dei lavori. Alcune attrezzature utilizzano l’aria compressa come propellente, ad esempio le attrezzature per la verniciatura o per l’applicazione del betoncino proiettato, utilizzato per lavori di consolidamento geotecnici o per interventi su grandi strutture in calcestruzzo, o di particelle di varia natura, per la sabbiatura di manufatti in acciaio o calcestruzzo, o la rimozione delle superfici di estese strutture in c.a. Nei cantieri poi possono essere presenti un numero ragguardevole di attrezzature che per il loro lavoro utilizzano fluidi in pressione, come escavatori e macchine movimento terra, autogrù e piattaforme aeree idrauliche, pompe di ogni genere, da quelle per la raccolta delle acque di scavo alle autopompe che proiettano boli di calcestruzzo a distanze considerevoli per i getti nelle posizioni più inaccessibili. Infine cantieri di ampie dimensioni possono essere attrezzati con una importante dotazione impiantistica che può comprendere sistemi di riscaldamento dell’acqua con generazione di vapore, scambiatori di calore e impianti di raffreddamento che vengono utilizzati per svariate attività, dal riscaldamento o raffreddamento del calcestruzzo, per lavori in ambienti estremamente inospitali, alle attività di supporto di officine, campi industriali o residenziali, costruiti per i lavori.
Leggi l’articolo sul numero 8-9/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.
High Level Structure
La ISO 45001 Occupational health and safety management systems, in italiano UNI ISO 45001, Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro, è lo standard per i sistemi di gestione recentemente emesso dalla International Organization for Standardization, nel marzo del 2018: si tratta del primo standard realmente internazionale sui sistemi di gestione applicati a salute e sicurezza sul lavoro.
Gli standard per i sistemi di gestione sono degli insiemi di regole formali, sviluppati per supportare le organizzazioni nel raggiungimento dei loro obiettivi di business. La loro origine risale al tempo della Seconda guerra mondiale, quando i governi delle potenze alleate, la cui coalizione si definiva “Nazioni Unite”, crearono il United Nations Standards Coordinating Committee, in breve UNSCC, allo scopo di ottimizzare lo sforzo industriale attraverso la standardizzazione della produzione bellica. In questi anni si può datare la nascita dei sistemi di gestione per la qualità. Terminato il conflitto, nel clima di grandi speranze della ricostruzione, nel 1946 a Londra il UNSCC si fonde con la International Federation of Standardizing Associations, creata nel 1926 New York ma con sede in Svizzera, per creare la ISO, che non è una sigla ma la parola greca per “uguale” o “affine”, a simboleggiare gli obiettivi dell’organizzazione. La ISO è stata aiutata a muovere i primi passi dall’International Electrotechnical Commission (IEC, commissione internazionale per l’elettrotecnica) che, fondata nel 1908, ha ospitato il primo ufficio ISO a Londra.
Leggi l’articolo sul numero 8/2019 di Ambiente e Sicurezza
Caduta dall’alto
Per lavori in quota si intendono attività che possono implicare la caduta dall’alto da un’altezza spesso definita da leggi o regolamenti: in Italia due metri. Le conseguenze della caduta dei lavoratori, a causa delle condizioni dei luoghi di lavoro, possono però essere tali da consigliare l’applicazione delle tecniche di protezione anche ad altezze minori. Queste condizioni possono essere la presenza di situazioni di pericolo che si sommano a quelle della caduta, come, senza pretesa di esaustività, rischi meccanici causati dalla presenza di attrezzature con parti taglienti e appuntite, sostanze pericolose, acqua, conduttori elettrici attivi.
Il pericolo di caduta dall’alto deve essere prevenuto a partire dalle scelte tecniche, al momento della progettazione dell’edificio o dell’intervento, puntando ad eliminarlo o, se questo non è possibile, ad abbattere il rischio, secondo i criteri definiti dalle misure generali di tutela. L’eliminazione del pericolo può essere ottenuta spostando, in fase di progettazione, postazioni di lavoro in quota al livello del terreno. È questo il caso, ad esempio, dell’installazione di dotazioni impiantistiche. Un significativo abbattimento del rischio può essere ottenuto, ad esempio, per l’esecuzione di manufatti in carpenteria come ponti o coperture, assemblandoli a terra per poi sollevarli in quota invece di procedere direttamente con l’assemblaggio in quota.
Leggi il seguito sul numero 7/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.
Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015
Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015 La serie Construction Design Management Regulations 2015, il progetto e la sicurezza e l’Health and Safety File. Differenze e analogie tra Inghilterra e Italia
L’Health and Safety Executive è un’agenzia governativa britannica il cui obiettivo è la regolamentazione della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, la sua implementazione e incoraggiamento. Un poco come la nostra INAIL, uno degli strumenti che utilizza a questo scopo sono pubblicazioni relative a diversi argomenti. A seguito della riforma del 2015 della normativa relativa alle costruzioni edili (CDM), l’HSE ha pubblicato sei guide rivolte ai ruoli principali coinvolti in questi processi. Queste hanno come obiettivo aiutare a comprendere il ruolo e supportare le organizzazioni, specie le più piccole, nello svolgimento di progetti edili in modo da prevenire incidenti e infortuni.
Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015
Caduta di oggetti dall’alto
Il pericolo di caduta di oggetti dall’alto è una condizione comune nei cantieri edili, perché associata ad operazioni connaturate con le attività che vengono svolte negli stessi, nonché con il trasporto e il deposito di attrezzature e materiali utilizzati. In questi ambienti di lavoro, infatti, le lavorazioni eseguite ad altezze superiori a quella dell’uomo sono pressoché sempre presenti, e con esse la necessità di trasportare i materiali e gli utensili utilizzati in posizioni dalle quali possono cadere sugli altri lavoratori impegnati nei pressi delle zone di lavoro. Questi possono essere, ad esempio:
- materiali, rifiuti o ancora utensili depositati in luoghi elevati, quali ponteggi, casseri, scale, piattaforme o sui cigli o le pareti inclinati degli scavi;
- materiale movimentato con mezzi di sollevamento e di trasporto;
- materiale che può cadere dalle attrezzature durante le lavorazioni, come ad esempio terreno dalla benna dell’escavatore, calcestruzzo dall’impianto, dalla betoniera o dalla pompa utilizzata per il getto e, più genericamente, materiale che può essere proiettato utilizzando attrezzature, anche manuali;
- materiale in condizioni di instabilità, come durante la demolizione di manufatti, lo smontaggio degli impianti e degli accessori degli edifici, durante lo scavo di pozzi e gallerie.
Per questi motivi, le regole generali per la riduzione del rischio devono essere innanzitutto procedurali, quali principalmente l’analisi delle operazioni lavorative che sono eseguite e la gestione delle relative conseguenze. Le condizioni con pericolo di caduta di oggetti dall’alto devono essere consentite solo quando dall’analisi dei rischi si possa determinare che ogni altra soluzione è impraticabile, ovvero comporta rischi più elevati per i lavoratori.
Leggi il seguito sul numero 6/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.
Quattro passi per lavorare all’estero: la gara
Le imprese di costruzioni italiane cercano sempre più lavoro all’estero: Vistra ha definito quattro passi per supportare i loro sforzi. Ho già parlato del primo in un altro video: la strategia. Il secondo passo è l’analisi del bando di gara.
World No Tobacco day: la sicurezza non fuma
World No Tobacco day: la sicurezza non fuma
Il 31 maggio è la giornata mondiale senza tabacco.
Chi si occupa di sicurezza ha come obiettivo principale fare sì che chi lavora possa tornare sano e salvo ai suoi cari, finito il lavoro, e possa godersi in salute gli anni che gli restano, una volta terminata l’attività. Agli albori di questa disciplina, quando si iniziò a preoccuparsi della condizione dei lavoratori, era dato per scontato che chi lavorava avrebbe avuto, prima o poi, un infortunio o che il suo fisico si sarebbe potuto logorare, fino a renderlo inabile. È per questo motivo che nascono le casse di mutuo soccorso: per fare in modo da potere offrire un sussidio alle vittime degli incidenti, o alle loro vedove e orfani.
World No Tobacco day: la sicurezza non fuma
Lavori con pericolo di annegamento
Il rischio di annegamento è sempre presente laddove ci si trovi a lavorare nei pressi di bacini o corsi d’acqua. Questi possono essere fiumi, il mare o laghi. Ma anche canali artificiali, serbatoi o grandi bacini di origine artificiale come quelli delle dighe. Ci si può avvicinare a queste sorgenti di pericolo perché il luogo di lavoro si trova lungo i bordi o le rive dei corsi d’acqua o dei bacini, oppure perché ci si lavora sopra, come nel caso di ponti e viadotti che scavalcano fiumi e canali. Riguardo a quei bacini costruiti per le vasche di prima pioggia, fanghi e sostanze chimiche il discorso è più complesso: occorre sì considerare il rischio di annegamento, ma solo all’interno di una valutazione più estesa, che prende in considerazione tutti gli aspetti della pericolosità della situazione, che comunque esulano da questa trattazione. Sono altrettanto assenti da questa analisi i pericoli cui sono esposti i lavoratori che operano su natanti o in immersione, condizioni per le quali esistono regole ben specifiche.
Leggi il seguito sul numero 6/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro
Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety
Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety Alla scoperta degli standard del GRI su salute e sicurezza sul lavoro, aggiornati di recente con l’emissione della revisione 2018
Il Global Reporting Initiative è una organizzazione non-profit nata con l’obiettivo di aiutare le organizzazioni, come aziende, ma anche governi e NGO, a comunicare il loro impatto sull’economia, l’ambiente e la società. Il suo obiettivo è creare standard utili a rendicontare le performance di sostenibilità di organizzazioni di qualunque tipo, dimensione e paese. Il GRI è stato riconosciuto come organismo indipendente nel 2002 e lo United Nations Environment Program (UNEP) ne ha condiviso i principi.
I motivi per cui una organizzazione decide di produrre un report di sostenibilità possono essere diversi: vuole comunicare alle sue parti interessate, o stakeholder, il suo impegno a un comportamento virtuoso e costantemente migliorato a promuovere la sostenibilità dei suoi processi. Vuole dire che la sua azione non impoverisce il pianeta, nei suoi aspetti ambientali, economici e sociali, promuovendo anzi i potenziali e futuri per fare fronte ai bisogni e alle ispirazioni dell’uomo. Di conseguenza, i sustainability report è opportuno descrivano le prestazioni delle organizzazioni in termini di misurabilità; questo appunto per poterle illustrare al pubblico in generale e agli stakeholder in particolare, in maniera quanto più possibile oggettivo.
Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety