High Level Structure

La ISO 45001 Occupational health and safety management systems, in italiano UNI ISO 45001, Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro, è lo standard per i sistemi di gestione recentemente emesso dalla International Organization for Standardization, nel marzo del 2018: si tratta del primo standard realmente internazionale sui sistemi di gestione applicati a salute e sicurezza sul lavoro.

Gli standard per i sistemi di gestione sono degli insiemi di regole formali, sviluppati per supportare le organizzazioni nel raggiungimento dei loro obiettivi di business. La loro origine risale al tempo della Seconda guerra mondiale, quando i governi delle potenze alleate, la cui coalizione si definiva “Nazioni Unite”, crearono il United Nations Standards Coordinating Committee, in breve UNSCC, allo scopo di ottimizzare lo sforzo industriale attraverso la standardizzazione della produzione bellica. In questi anni si può datare la nascita dei sistemi di gestione per la qualità. Terminato il conflitto, nel clima di grandi speranze della ricostruzione, nel 1946 a Londra il UNSCC si fonde con la International Federation of Standardizing Associations, creata nel 1926 New York ma con sede in Svizzera, per creare la ISO, che non è una sigla ma la parola greca per “uguale” o “affine”, a simboleggiare gli obiettivi dell’organizzazione. La ISO è stata aiutata a muovere i primi passi dall’International Electrotechnical Commission (IEC, commissione internazionale per l’elettrotecnica) che, fondata nel 1908, ha ospitato il primo ufficio ISO a Londra.

Leggi l’articolo sul numero 8/2019 di Ambiente e Sicurezza

Caduta dall’alto

Per lavori in quota si intendono attività che possono implicare la caduta dall’alto da un’altezza spesso definita da leggi o regolamenti: in Italia due metri. Le conseguenze della caduta dei lavoratori, a causa delle condizioni dei luoghi di lavoro, possono però essere tali da consigliare l’applicazione delle tecniche di protezione anche ad altezze minori. Queste condizioni possono essere la presenza di situazioni di pericolo che si sommano a quelle della caduta, come, senza pretesa di esaustività, rischi meccanici causati dalla presenza di attrezzature con parti taglienti e appuntite, sostanze pericolose, acqua, conduttori elettrici attivi.

Il pericolo di caduta dall’alto deve essere prevenuto a partire dalle scelte tecniche, al momento della progettazione dell’edificio o dell’intervento, puntando ad eliminarlo o, se questo non è possibile, ad abbattere il rischio, secondo i criteri definiti dalle misure generali di tutela. L’eliminazione del pericolo può essere ottenuta spostando, in fase di progettazione, postazioni di lavoro in quota al livello del terreno. È questo il caso, ad esempio, dell’installazione di dotazioni impiantistiche. Un significativo abbattimento del rischio può essere ottenuto, ad esempio, per l’esecuzione di manufatti in carpenteria come ponti o coperture, assemblandoli a terra per poi sollevarli in quota invece di procedere direttamente con l’assemblaggio in quota.

Leggi il seguito sul numero 7/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015

Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015 La serie Construction Design Management Regulations 2015, il progetto e la sicurezza e l’Health and Safety File. Differenze e analogie tra Inghilterra e Italia

L’Health and Safety Executive è un’agenzia governativa britannica il cui obiettivo è la regolamentazione della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, la sua implementazione e incoraggiamento. Un poco come la nostra INAIL, uno degli strumenti che utilizza a questo scopo sono pubblicazioni relative a diversi argomenti. A seguito della riforma del 2015 della normativa relativa alle costruzioni edili (CDM), l’HSE ha pubblicato sei guide rivolte ai ruoli principali coinvolti in questi processi. Queste hanno come obiettivo aiutare a comprendere il ruolo e supportare le organizzazioni, specie le più piccole, nello svolgimento di progetti edili in modo da prevenire incidenti e infortuni.

Sicurezza e progettazione nel Regno Unito: alla scoperta della regola CDM 2015

Caduta di oggetti dall’alto

Il pericolo di caduta di oggetti dall’alto è una condizione comune nei cantieri edili, perché associata ad operazioni connaturate con le attività che vengono svolte negli stessi, nonché con il trasporto e il deposito di attrezzature e materiali utilizzati. In questi ambienti di lavoro, infatti, le lavorazioni eseguite ad altezze superiori a quella dell’uomo sono pressoché sempre presenti, e con esse la necessità di trasportare i materiali e gli utensili utilizzati in posizioni dalle quali possono cadere sugli altri lavoratori impegnati nei pressi delle zone di lavoro. Questi possono essere, ad esempio:

  1. materiali, rifiuti o ancora utensili depositati in luoghi elevati, quali ponteggi, casseri, scale, piattaforme o sui cigli o le pareti inclinati degli scavi;
  2. materiale movimentato con mezzi di sollevamento e di trasporto;
  3. materiale che può cadere dalle attrezzature durante le lavorazioni, come ad esempio terreno dalla benna dell’escavatore, calcestruzzo dall’impianto, dalla betoniera o dalla pompa utilizzata per il getto e, più genericamente, materiale che può essere proiettato utilizzando attrezzature, anche manuali;
  4. materiale in condizioni di instabilità, come durante la demolizione di manufatti, lo smontaggio degli impianti e degli accessori degli edifici, durante lo scavo di pozzi e gallerie.

Per questi motivi, le regole generali per la riduzione del rischio devono essere innanzitutto procedurali, quali principalmente l’analisi delle operazioni lavorative che sono eseguite e la gestione delle relative conseguenze. Le condizioni con pericolo di caduta di oggetti dall’alto devono essere consentite solo quando dall’analisi dei rischi si possa determinare che ogni altra soluzione è impraticabile, ovvero comporta rischi più elevati per i lavoratori.

Leggi il seguito sul numero 6/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety

Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety Alla scoperta degli standard del GRI su salute e sicurezza sul lavoro, aggiornati di recente con l’emissione della revisione 2018

Il Global Reporting Initiative è una organizzazione non-profit nata con l’obiettivo di aiutare le organizzazioni, come aziende, ma anche governi e NGO, a comunicare il loro impatto sull’economia, l’ambiente e la società. Il suo obiettivo è creare standard utili a rendicontare le performance di sostenibilità di organizzazioni di qualunque tipo, dimensione e paese. Il GRI è stato riconosciuto come organismo indipendente nel 2002 e lo United Nations Environment Program (UNEP) ne ha condiviso i principi.

I motivi per cui una organizzazione decide di produrre un report di sostenibilità possono essere diversi: vuole comunicare alle sue parti interessate, o stakeholder, il suo impegno a un comportamento virtuoso e costantemente migliorato a promuovere la sostenibilità dei suoi processi. Vuole dire che la sua azione non impoverisce il pianeta, nei suoi aspetti ambientali, economici e sociali, promuovendo anzi i potenziali e futuri per fare fronte ai bisogni e alle ispirazioni dell’uomo. Di conseguenza, i sustainability report è opportuno descrivano le prestazioni delle organizzazioni in termini di misurabilità; questo appunto per poterle illustrare al pubblico in generale e agli stakeholder in particolare, in maniera quanto più possibile oggettivo.

Che cos’è il Global Reporting Initiative 403: Occupational health and safety

I lavoratori isolati

Il lavoratore isolato è quel lavoratore che si trova a svolgere la propria attività senza la presenza fisica di altre persone attorno a sé. Si tratta di una condizione che può diventare pericolosa, qualora l’isolamento possa precludere la possibilità di ricevere soccorso, in caso di necessità. Le responsabilità del datore di lavoro sono chiare, sotto questo aspetto: l’art. 15, comma 1), lettera a) stabilisce che «Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza».

Oltre a questo, è obbligato ad organizzare un efficace sistema di gestione delle emergenze che si adatti alle effettive condizioni di lavoro: «Il datore di lavoro, tenendo conto della natura dell’attività e delle dimensioni dell’azienda o della unità produttiva, sentito il medico competente ove nominato, prende i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati» (art. 45, comma 1)».

La condizione di lavoro isolato deve essere analizzata dal datore di lavoro nel rispetto delle priorità stabilite nell’articolo 15 del D.Lgs. 81/2008 Misure generali di tutela. In sostanza ragionando sull’applicabilità, in ordine di priorità:

  1. di limitazioni delle attività per le quali è previsto l’impiego di lavoratori isolati;
  2. della predisposizione di procedure per il controllo degli ambienti di lavoro in cui si trovano a prestare la loro opera i lavoratori isolati;
  3. della limitazione del numero dei lavoratori esposti ai rischi conseguenti al lavoro isolati, definendone i requisiti di idoneità sanitaria e di formazione;
  4. dell’utilizzo di tecniche e apparecchiature per il controllo e il soccorso remoto dei lavoratori isolati.

Leggi il seguito sullo speciale Soluzioni tecniche per la sicurezza numero 1/2019 allegato al numero 4 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.

I Toolbox Talks e le Job Safety Analysis per la sicurezza nei cantieri

I Toolbox Talks e le Job Safety Analysis per la sicurezza nei cantieri Alla scoperta di due pratiche semplici ma fondamentali in uso nel mondo anglosassone per gestire la sicurezza

Sembra di scrivere una banalità, ma la sicurezza è un aspetto importante del lavoro: è quella cosa il cui obiettivo fare sì che le persone possano tornare a casa dalle persone care alla sera. Da qui la necessità di gestire la sicurezza delle attività lavorative non affidandosi solo ad una soluzione tecnica, ma con sistemi ridondanti, e coinvolgendo e innalzando la consapevolezza dei lavoratori. Nel mondo anglosassone, che è mille miglia avanti a noi, per questi obiettivi vengono comunemente utilizzate, tra l’altro, queste tecniche. La prima è quella dei toolbox talks, letteralmente le chiacchierate della cassetta degli attrezzi.

I Toolbox Talks e le Job Safety Analysis per la sicurezza nei cantieri

Sicurezza sul lavoro: l’uomo non è una macchina

Sicurezza sul lavoro: l’uomo non è una macchina Abbiamo costruito un paradigma per la valutazione del rischio che tratta l’uomo come la macchina. Ma il fattore umano, chi può prevederlo davvero? Qualche riflessione

La gestione della sicurezza sul lavoro, ormai da anni, si basa sul procedimento deduttivo della valutazione dei rischi. Si analizzano le condizioni di lavoro, gli ambienti, le attrezzature, le macchine e le sostanze pericolose utilizzate per scoprire quali pericoli portano con sé, ovvero qual è il potenziale fatto negativo, non voluto, che può sorgere in conseguenza dell’utilizzo di questi oggetti, o della loro semplice presenza nell’ambiente di lavoro. Si passa poi ad immaginare qual è la probabilità che questo incidente accada; alcuni tipi di industrie hanno sviluppato sistemi di analisi probabilistica per questo, ma la maggior parte dei casi si fa affidamento all’esperienza ed alla sensibilità della persona che esegue la valutazione dei rischi. Vengono definiti “pesi” numerici per scala del pericolo relativamente alla probabilità di accadimento, vengono combinati e poi, sulla base del risultato, si definiscono impegni su come saranno processati i rischi. Di solito quelli più bassi, quelli che a conseguenze poco rilevanti affiancano basse probabilità di verificarsi, vengono accettati. Le condizioni, invece, più pericolose, quelle per cui esiste un’alta probabilità di avere conseguenze permanentemente invalidanti o mortali, di solito non vengono accolte così come sono, e l’organizzazione che esegue la valutazione dei rischi dichiara apertamente di non eseguire più operazioni di questo genere.

Sicurezza sul lavoro: l’uomo non è una macchina

Sistemi ridondanti e incidenti sul lavoro: il modello del formaggio svizzero

Sistemi ridondanti e incidenti sul lavoro: il modello del formaggio svizzero Il modello ideato da James T. Reason è stato criticato a lungo per poi essere riabilitato: resta un modo semplice ma efficace per spiegare come nascono gli incidenti sul lavoro

Chi lavora da qualche tempo nell’HSE sa per esperienza che gli incidenti non avvengono per una sola causa. Una investigazione ben fatta di solito porta a scoprire che un singolo fatto, di solito banale, è la causa scatenante di una serie, a volte anche complessa, di errori, trascuratezze, negligenze ed omissioni, che provoca l’incidente.

Il filosofo James T. Reason ha trovato il modo di inventare una simpatica illustrazione concreta di questa osservazione banale: il modello del formaggio svizzero. Le varie attività che considerate sono rappresentate ciascuna da una fetta di formaggio svizzero, quello coi buchi, poste fianco a fianco.

Sistemi ridondanti e incidenti sul lavoro: il modello del formaggio svizzero

Lavori in prossimità di linee elettriche

Nei cantieri edili una comune causa di incidente è il contatto di parti del corpo con linee elettriche attive, che possono essere le attrezzature utilizzate per le operazioni, i cavi usati per connettere i quadri di cantiere con le apparecchiature elettriche, ma anche linee utilizzate per la distribuzione elettrica per il cantiere stesso, che vengono avvicinate o toccate dal lavoratore o da un’attrezzatura con la quale sono in contatto, con la capacità di condurre l’energia elettrica. Incompetenza nella scelta delle attrezzature, trascuratezza nell’allestimento degli impianti e nella manutenzione delle attrezzature, superficialità e improvvisazione nell’utilizzo sono le cause di questi incidenti in un settore, invece, ben normato in cui le attrezzature, specialmente negli ultimi anni, hanno fatto passi da gigante nella sicurezza del loro utilizzo.

Una parte rilevante degli incidenti accade a causa del contatto dell’operatore con cavi alimentati che, pure attraversando le aree di lavoro sospesi a pali o in cavidotti interrati, non sono stati posati o non vengono utilizzati per i lavori: sono incidenti subdoli, perché letteralmente nessuno fa caso a queste installazioni fino che l’incidente avviene. Una organizzazione diligente, sia essa la committente di lavori che l’impresa selezionata per la sua esecuzione, deve definire e mantenere una procedura per controllare i pericoli relativi ai lavori nei pressi di linee elettriche.

Devono essere considerati lavori nei pressi di linee elettriche tutte quelle attività durante le quali è possibile entrare all’interno della distanza di sicurezza stabilita per esse. Lo scopo di questo lavoro è quello di argomentare solo relativamente alla gestione delle interferenze con le linee elettriche di distribuzione che attraversano l’area di lavoro, siano esse state installate per gli scopi dei lavori, siano già presenti perché a servizio di altro: le dinamiche della gestione del rischio di elettrocuzione durante l’utilizzo delle attrezzature di lavoro elettriche, così come i lavori elettrici, sono lasciati ad altra trattazione specialistica.

Leggi l’articolo sul numero 3/2019 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.