HSE Manager Wolters Kluwer Italia: Numeri e indagini | LinkedIn

Quando capita un incidente, le buone pratiche vogliono che le sue cause vengano analizzate per fare in modo che non si ripeta.

A volte si ha un approccio delicato alle indagini sugli infortuni, per “non cercare un capro espiatorio”, ma così si finisce per svolgere un esercizio inutile. È ovvio che una organizzazione sana non è alla ricerca di una persona da incolpare e, probabilmente, il fatto che questo timore blocchi l’inchiesta, è un segno che l’ambiente aziendale non è proprio così disteso come si crede o che non esiste una buona cultura della sicurezza. 

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No PPE, no access beyond this point – i cinque post più letti del 2020

Durante il lockdown del 2020 ho deciso di realizzare questo blog, dove scrivo dei temi che affronto nella vita professionale e raccolgo le pubblicazioni che faccio sulle riviste, cartacee e online, del settore. Qualcuno mi ha chiesto da dove viene la fotografia che uso come banner, e che dà il titolo al blog, No PPE, no access beyond this point. È stata scattata nel deserto egiziano, nei pressi di Aswan, dove mi trovavo per fare un audit al Benban Solar Park Project, il più grande parco fotovoltaico in Egitto, in costruzione. Mi è sembrata subito una scena buffa: da una parte il deserto, dall’altra il deserto, in mezzo una catenella di plastica su due picchetti, e quel cartello…

Bene, questo blog sta avendo una buona riuscita, mi serve per aumentare le interazioni con i miei colleghi e con i potenziali clienti, e sto raggiungendo il mio obiettivo. Come auspicio per un buon, 2021 vorrei riepilogare qui i cinque post che sono stati più letti nel 2020:

Al quinto posto c’è Il vortice PDCA, un articolo che nasce dall’idea che i sistemi di gestione possano essere fortemente integrati nelle attività delle organizzazioni, tanto che i loro concetti fondamentali (il ciclo PDCA, appunto) diventino il consueto modus operandi per tutti i processi.

Al quarto posto un articolo di contenuto politico: Italia, Giappone e COVID-19 – numeri al confronto. Come tecnico, e con un lontano retaggio da sportivo agonistico, guardo ai numeri per valutare la riuscita o l’insuccesso delle cose. La pandemia ha chiesto all’Italia il pagamento di un pedaggio straziante: al 31 dicembre 2020 74.159 italiani erano ufficialmente morti a causa del COVID-19, una prestazione che ci mette al quarto posto mondiale della triste classifica dei decessi. L’Italia (60 milioni di abitanti), è superata dagli USA (328 milioni), Brasile (209 milioni), India (1 miliardo e 353 milioni) e Messico (126 milioni). Nella classifica di morti ogni 100k abitanti siamo terzi al mondo, con un punteggio di 119,5. Peggio di noi hanno fatto solo la Slovenia (124,8) e il Belgio (166,7).

Con questi numeri io non credo che il principale problema siano i criteri di come sono registrati i decessi, o la possibile attitudine di alcuni governi di addomesticare i numeri. Se fossi ancora uno sportivo mi chiederei cosa fanno gli altri meglio di me per copiare i loro metodi di allenamento. Come tecnico cercherei di individuare le mie debolezze e analizzerei le buone prassi altrui. Come cittadino non posso accettare il sopire e troncare come fondamento dell’azione politica.

Al terzo posto l’articolo ISO 45001 requisito 8: attività operative. L’ottava puntata della serie che sto scrivendo da un po’, dove analizzo punto per punto il più recente standard sui sistemi di gestione per la salute e la sicurezza.

Il secondo posto è occupato da Gestione del rischio e genesi dell’errore umano nel metodo di Reason. Il lavoro di tanti precursori, tra i più conosciuti è W.E. Deming, qui parlo di James Reason, è ai fondamenti della nostra professione ma è poco conosciuto, almeno al livello dei “praticanti”. Qui ho solo iniziato il lavoro di scavo che mi propongo di continuare nel 2021.

Al primo posto ancora un articolo di carattere politico: Chi ci governa non si è mai occupato di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro!, dove non mi lamento – come qualcuno ha pensato, fermandosi solo al titolo – della trascuratezza dei nostri governanti riguardo alla sicurezza sul lavoro. La mia analisi, piuttosto, riguarda i fallimenti dei nostri amministratori nel predisporre le misure di mitigazione per il contagio da SARS-CoV-2 al rientro dalle attività estive. Senza dubbio, ci sono state lacune nella loro programmazione e nella loro implementazione, problemi che sono familiari a chi si occupa di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e che i bravi tecnici e i manager competenti hanno imparato a prevedere, riconoscere e mitigare.

Comunque, ringrazio i miei lettori da trentacinque nazioni – da A di Albania a Z di Zimbabwe – diversi dei quali stanno mostrando il loro apprezzamento, visitando il sito con regolarità. Un risultato che mi soddisfa, per appena qualche mese di attività, e auguro loro un felice e prospero 2021.

ISO 45001 requisito 7 – le risorse per il sistema di gestione della sicurezza

Nella foto: Settembre 2013, i lavori di ampliamento sotto traffico della galleria Montedomini sull’Autostrada A14.

La decisione di intraprendere il percorso di costruire o modificare i propri processi di business in relazione ai requisiti dello standard ISO 45001, se non addirittura di puntare alla certificazione del sistema di gestione per la salute e la sicurezza, è una questione che può impegnare anche in maniera rilevante il presente ed il futuro prossimo delle organizzazioni che affrontano questo passo. Una valutazione delle risorse da utilizzare per la costruzione e per garantire il funzionamento del sistema di gestione è doverosa, soprattutto perché il pericolo è quello di lanciarsi in un’avventura senza avere la concreta possibilità di raggiungere gli obiettivi che ci si pone. Il capitolo 7.1 Risorse dello standard definisce i requisiti da rispettare, intese come le persone dedicate al sistema di gestione, ma anche infrastrutture (locali, attrezzature, mezzi di trasporto), in termini abbastanza generici, sufficienti però ad indirizzare l’analisi su quello che efficacemente contribuisce al successo del sistema di gestione. Alcune di queste specifiche, in particolare quelle relative alla competenza delle risorse strategiche per le prestazioni del SSL, vengono approfondite dai capitoli successivi.

Quali risorse

Occorre però considerare che l’accesso alle risorse più appropriate, potrà influenzare non solo il modo in cui il sistema di gestione sarà amministrato, ma anche e soprattutto come esso sarà progettato e determinati i suoi obiettivi. Nei sistemi di gestione costruiti secondo L’High Level Structure – il modello per questi standard elaborato dall’ISO – l’analisi del contesto dell’organizzazione definita dal capitolo 4, con le due specifiche relative alla comprensione dell’organizzazione e del suo contesto e alla comprensione delle esigenze e delle aspettative dei lavoratori e di altre parti interessate, è il momento in cui vengono definiti gli obiettivi, individuati i mezzi necessari e vengono analizzati quelli in possesso dell’organizzazione stessa. Onde evitare di eseguire analisi superficiali, che inevitabilmente impedirà di ottimizzare gli obiettivi, costruendo un sistema di gestione lontano dall’ottimizzazione dei processi, sarebbe opportuno assicurarsi il supporto di una persona esperta, esterna all’organizzazione per il supporto a queste attività. L’assenza del coinvolgimento nelle dinamiche interne dell’organizzazione, nonché l’attribuzione di un incarico ben definito e limitato al supporto per la progettazione del sistema di gestione, dovrebbero essere la garanzia di un punto di vista distaccato ed imparziale, e perciò funzionale agli obiettivi dello standard.

Leggi l’articolo ISO 45001: impossibile senza risorse adeguate sul numero 11/2020 di Ambiente & Sicurezza.

Gestione del rischio e genesi dell’errore umano nel metodo di Reason – Teknoring

L’atto pericoloso, dice Reason, può essere voluto o non voluto. Gli atti involontari possono essere classificati in sviste, distrazioni o errori, a seconda di come si è generata la deviazione. È una svista quando si scambia un’azione per un’altra, evidentemente per un deficit dell’attenzione. Quante volte siamo usciti di casa prendendo il mazzo di chiavi sbagliate, ad esempio? O abbiamo preso l’attrezzo sbagliato dal bancone, fidandoci della memoria della sua posizione? Si tratta di una dimenticanza, invece, quando, letteralmente, dimentichiamo uno o più passi di un particolare procedimento. O, magari, quando, a metà del lavoro ci rendiamo conto di avere perso di vista l’obiettivo con cui avevamo iniziato.

Leggi l’articolo Gestione del rischio e genesi dell’errore umano nel metodo di Reason su Teknoring

HSE Manager Wolters Kluwer Italia: La cultura della sicurezza | LinkedIn

La cultura della sicurezza è il potente strumento che è necessario per affrontare e risolvere i problemi tecnici e organizzativi, e per garantire il mantenimento delle buone condizioni di lavoro raggiunte.

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ISO 45001 and COVID-19 – Part Two – HSE People

When the OHS management system has been designed and implemented for the first time, the activities that have been carried out to meet the requirement have probably been recorded, even if the standard does not deem it necessary. It is time to go back to these notes to evaluate what deviation has occurred in recent months, due to the consequences of COVID-19. In particular, it is possible that the policies, objectives and strategies implemented to achieve them have changed, because undoubtedly a new goal is the organization’s ability to survive the pandemic; this condition, however, will have seriously damaged the ability to pursue one’s objectives, because necessarily the prevention and protection measures that had to be implemented will lead to a reduction in production capacity and a collapse in productivity, at least in the short term.

In the following, information management has shown once again to be a critical aspect in the management of our organizations, to identify the methods for controlling the contagion to be implemented in the organization – therefore from the outside inwards – as well as for make workers aware of the new ways in which to carry out their work, and then internal communication. Risk control measures will probably require the introduction of new apparatus or services, and the modification of premises and equipment and the form of work performance, contracts, tenders, supplies, working hours, including shifts, and other working conditions. All this, ça va sans dire, will change, indeed, it has already changed relations with workers, their perceptions and values and the culture of the organization.

Similarly, as regards external factors, the pandemic condition has already profoundly changed the cultural environment and, perhaps, the market, depending on the characteristics of the various companies and at each of the international, national, regional and local levels they develop their business processes. The economic crisis that we are already perceiving is likely to have as a consequence the distortion of the pre-crisis reference market, with the disappearance of old and the coming to the fore of new partners and competitors, as well as the appearance of new professions, figures in charge of management and control of technical and organizational countermeasures against contagion. All of this will lead to significant changes in key factors and trends for the business sector and in relationships with internal stakeholders and their perceptions and values.

It will also be interesting to update the assessment of requirement 4.2 Understanding the needs and expectations of workers and other interested parties: probably, depending on the size of the organization, its territorial relevance and the one of the partners, new interested parties could be identified as, for example, local health emergency management and transport services, with new needs and expectations to be met.

On the basis of these new considerations, it will be necessary to evaluate the possibility of revising the scope of application of the health and safety management system, to introduce new processes such as, for example, the management of home-work transport. This basis will make it possible to redesign the processes of the management system, to adapt it to the new conditions in which the organization will find itself working: upon confirmation or redefinition of the policy statement, the definition of new roles, responsibilities and authorities for the system management and the new requirements for the exercise of leadership in the organization.

Photo by Tim Mossholder from Pexels. Originally published on HSE People.

Cultura e politica aziendale nella gestione della sicurezza ׀ Igiene & Sicurezza del Lavoro 11/2020

di Flavio Battiston e Luisa Perotti

Vi segnalo questo interessante articolo, il seguito di Yes man, Salute e cultura della sicurezza, dove gli autori affrontano il tema della cultura aziendale, in relazione alla gestione della salute e della sicurezza. Mi sento particolarmente affine alla considerazione dalla quale partono:

Le aziende e più in generale le organizzazioni sono delle comunità con tutte le implicazioni sociologiche, psicologiche ed etiche che accompagnano tale termine. È il luogo in cui si manifestano i bisogni, ma anche il luogo in cui si attiva la rete che ne consente la risoluzione. Ciò che determina lo sviluppo della comunità è la condivisione intesa come possibilità offerta a ciascuno di dare il proprio contributo e di sopperire alle mancanze del singolo che sono anch’esse condivise.

La cultura della tutela della salute e della sicurezza si è evoluta da un approccio fatalistico – quando era scontato che nella vita lavorativa di particolari gruppi di lavoratori occorresse un incidente, per cui gli sforzi erano volti a mitigare gli esiti di questi incidenti, con la nascita delle casse di mutuo soccorso – fino a sviluppare l’approccio contemporaneo, che prende in considerazione le modalità in cui è organizzato il lavoro e i ruoli e le responsabilità che vi sono connessi, inglobando ed estendendo la fase meccanicista, in cui l’incidente era la conseguenza di una anomalia tecnica.

Guardare alle organizzazioni ha reso necessario approfondire il modo in cui queste strutture vengono “popolate”, ovvero le comunità che si creano negli ambienti di lavoro. Questa è l’ultima frontiera da esplorare, e la lettura non superficiale degli standard dei sistemi di gestione ci sta portando in questa direzione.

ISO 45001 and COVID-19 part one – HSE People

Does an organization that has implemented an OHS management system according to the ISO 45001:2018 standard, needs to learn a lesson from what happened to it, because of the COVID-19 epidemic? Certainly. The decision to adopt a management system is made on a voluntary basis; there are no laws that impose it. Those who have taken this step did so because they intended to undertake a virtuous path, which detaches them from the ground of the minimum regulatory requirements defined for the protection of the psychophysical integrity of the worker, with the aim of accessing a higher level of good practices. And it is certainly a good practice to evaluate what has changed since December 31, 2019, when the World Health Organization collected a statement from the Municipal Health Commission of Wuhan, in the People’s Republic of China, relating to cases of viral pneumonia.

To be precise, the management system should have given itself a process for controlling the change, even if the requirement 4.1.3 foresees the need to keep under control the planned changes, temporary and permanent, which have an impact on the performance of the OSH. in terms of organization and working conditions, however, there remains a need to re-examine the consequences of involuntary changes.

We are therefore in the situation in which our organizations have had to take countermeasures in a hurry as a result of the epidemic, very often under impromptu instructions, and must now plan a coexistence with the virus that is expected to be long and complicated. How to operate to make the most of the management system? The most powerful tool in this regard is the management review, defined in requirement 9.3 of the standard. This is a step that usually marks the conclusion of a Deming cycle and the start of a new one, but nothing prevents it from being used for a new planning of activities, as a consequence of an epochal event such as the one we are experiencing.

In this case, the main topic to be evaluated is listed under letter b) of the content list of a typical management review: changes in internal and external factors that are relevant to the management system for OSH. And then we return to requirement 4: the context of the organization.

Photo by Anna Shvets from Pexels. Originally published on HSE People.

Lo standard ISO/TS 24179:2020 “Human resource management — Occupational health and safety metrics”

Nel luglio scorso la ISO – International Organization for Standardization , ha pubblicato lo standard ISO/TS 24179:2020 “Human resource management — Occupational health and safety metrics”, Gestione delle RisorseUmane – Metriche di salute e sicurezza sul lavoro.

da HSE Manager Wolters Kluwer Italia

The Paradigm Shift of the ISO 45001:2018 Standard – HSE People

Risk assessment is a commonly used project management technique. The philosophical approach of risk assessment has been developing from North American experiences in the nuclear and aerospace industry since the 1950s and today it is a well-defined discipline, with facets ranging from mathematics to philosophy, and which finds its systematic and systemic application to the most diverse fields, from the process industry to health, from the construction of large infrastructures to insurance.

It should not be surprising to find references to risk assessment in a safety management system: already BS OHSAS 18001:2009 dealt with it in requirement 4.3.1 Hazard identification, risk assessment and determining control. Very predictably, because we find the same approach in the European directives that generated the current legislative landscape of European countries, the standard provided that anyone wishing to structure the management system of their organization, would have to prepare a procedure for identifying hazards and assess risks, which takes into consideration all factors with the potential to cause negative effects on the health and safety of people working under the organization’s control. And so the standard deals with physical agents as well as organizational ones, materials as well as work organization criteria: all this is consistent with the definition of danger and risk proposed by the standard and with the references. These are the legal requirements, and there is nothing to say here.

In defining the requirements recalled by the new ISO 45001:2018 standard, the organization and the level of its performance, combined with the identification of the parties that may be interested in my company, will bring to define the level of reputation I intend to achieve for my organization, towards the stakeholders that my company itself is… interested in satisfying. Reputation which basically means the ability to access the reference market for my organization: with a low reputation I will not receive orders or in the execution of the orders that I will be able to access I will be more subject to controls that also impact on my production capacity. With a high reputation I will have access to more business opportunities and will basically be left freer to conduct them as I know.

Now, over thirty years after the issue of Directive 89/391/CEE, it is not reasonable to argue that there is a technical deficit to be filled: the problem is necessarily of a cultural nature. And ISO 45001:2018 has prepared these and other tools to bridge the gap.

Originally published on HSE People.