La pandemia è diventata un acceleratore del lavoro agile. Perché non approfittare di questa opportunità? Questo è un elenco dei corsi che ho elaborato più di recente, se ce n’è qualcuno che è di tuo interesse segnalamelo. Io poi mi metterò in contatto con te per inviarti approfondimenti e per definire i dettagli, inclusa la possibilità di personalizzarlo secondo le tue esigenze o quelle della tua organizzazione.
Per tutti i corsi è possibile ottenere gli attestati di partecipazione come aggiornamento per CSP/CSE, RSPP, formatore, secondo gli Accordi Stato Regioni, come Formatore Qualificato Locale AIAS.
Quando capita un incidente, le buone pratiche vogliono che le sue cause vengano analizzate per fare in modo che non si ripeta.
A volte si ha un approccio delicato alle indagini sugli infortuni, per “non cercare un capro espiatorio”, ma così si finisce per svolgere un esercizio inutile. È ovvio che una organizzazione sana non è alla ricerca di una persona da incolpare e, probabilmente, il fatto che questo timore blocchi l’inchiesta, è un segno che l’ambiente aziendale non è proprio così disteso come si crede o che non esiste una buona cultura della sicurezza.
Durante il lockdown del 2020 ho deciso di realizzare questo blog, dove scrivo dei temi che affronto nella vita professionale e raccolgo le pubblicazioni che faccio sulle riviste, cartacee e online, del settore. Qualcuno mi ha chiesto da dove viene la fotografia che uso come banner, e che dà il titolo al blog, No PPE, no access beyond this point. È stata scattata nel deserto egiziano, nei pressi di Aswan, dove mi trovavo per fare un audit al Benban Solar Park Project, il più grande parco fotovoltaico in Egitto, in costruzione. Mi è sembrata subito una scena buffa: da una parte il deserto, dall’altra il deserto, in mezzo una catenella di plastica su due picchetti, e quel cartello…
Bene, questo blog sta avendo una buona riuscita, mi serve per aumentare le interazioni con i miei colleghi e con i potenziali clienti, e sto raggiungendo il mio obiettivo. Come auspicio per un buon, 2021 vorrei riepilogare qui i cinque post che sono stati più letti nel 2020:
Al quinto posto c’è Il vortice PDCA, un articolo che nasce dall’idea che i sistemi di gestione possano essere fortemente integrati nelle attività delle organizzazioni, tanto che i loro concetti fondamentali (il ciclo PDCA, appunto) diventino il consueto modus operandi per tutti i processi.
Al quarto posto un articolo di contenuto politico: Italia, Giappone e COVID-19 – numeri al confronto. Come tecnico, e con un lontano retaggio da sportivo agonistico, guardo ai numeri per valutare la riuscita o l’insuccesso delle cose. La pandemia ha chiesto all’Italia il pagamento di un pedaggio straziante: al 31 dicembre 2020 74.159 italiani erano ufficialmente morti a causa del COVID-19, una prestazione che ci mette al quarto posto mondiale della triste classifica dei decessi. L’Italia (60 milioni di abitanti), è superata dagli USA (328 milioni), Brasile (209 milioni), India (1 miliardo e 353 milioni) e Messico (126 milioni). Nella classifica di morti ogni 100k abitanti siamo terzi al mondo, con un punteggio di 119,5. Peggio di noi hanno fatto solo la Slovenia (124,8) e il Belgio (166,7).
Con questi numeri io non credo che il principale problema siano i criteri di come sono registrati i decessi, o la possibile attitudine di alcuni governi di addomesticare i numeri. Se fossi ancora uno sportivo mi chiederei cosa fanno gli altri meglio di me per copiare i loro metodi di allenamento. Come tecnico cercherei di individuare le mie debolezze e analizzerei le buone prassi altrui. Come cittadino non posso accettare il sopire e troncare come fondamento dell’azione politica.
Al terzo posto l’articoloISO 45001 requisito 8: attività operative. L’ottava puntata della serie che sto scrivendo da un po’, dove analizzo punto per punto il più recente standard sui sistemi di gestione per la salute e la sicurezza.
Il secondo posto è occupato da Gestione del rischio e genesi dell’errore umano nel metodo di Reason. Il lavoro di tanti precursori, tra i più conosciuti è W.E. Deming, qui parlo di James Reason, è ai fondamenti della nostra professione ma è poco conosciuto, almeno al livello dei “praticanti”. Qui ho solo iniziato il lavoro di scavo che mi propongo di continuare nel 2021.
Al primo posto ancora un articolo di carattere politico: Chi ci governa non si è mai occupato di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro!, dove non mi lamento – come qualcuno ha pensato, fermandosi solo al titolo – della trascuratezza dei nostri governanti riguardo alla sicurezza sul lavoro. La mia analisi, piuttosto, riguarda i fallimenti dei nostri amministratori nel predisporre le misure di mitigazione per il contagio da SARS-CoV-2 al rientro dalle attività estive. Senza dubbio, ci sono state lacune nella loro programmazione e nella loro implementazione, problemi che sono familiari a chi si occupa di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e che i bravi tecnici e i manager competenti hanno imparato a prevedere, riconoscere e mitigare.
Comunque, ringrazio i miei lettori da trentacinque nazioni – da A di Albania a Z di Zimbabwe – diversi dei quali stanno mostrando il loro apprezzamento, visitando il sito con regolarità. Un risultato che mi soddisfa, per appena qualche mese di attività, e auguro loro un felice e prospero 2021.
Ho incrociato questo articolo interessante su come funziona un vaccino a RNA messaggero, del tipo di quello prodotto da BioNTech/Pfizer. Sono nato in una regione italiana, la Romagna, che ha prodotto due tipi umani, il vitellone e lo scazigné. Il primo è senza dubbio più famoso, ma il secondo è più nobile, con la sua voglia irrefrenabile di smontare le cose per capire come funzionano. Aristotele, con il suo “scire per causas” era senza dubbio uno scazigné.
I came across this interesting article about a messenger RNA vaccine works, like the one manufactured by BioNTech / Pfizer. I was born in an Italian region, Romagna, which has produced two human types, the “vitellone” and the “scazigné”. The first is undoubtedly more famous, but the second is more noble, with its unstoppable desire to tear things apart to understand how they work. Aristotle, with his “scire per causas” was undoubtedly a scazigné.
The BNT162b mRNA vaccine has this digital code at its heart. It is 4284 characters long, so it would fit in a bunch of tweets. At the very beginning of the vaccine production process, someone uploaded this code to a DNA printer (yes), which then converted the bytes on disk to actual DNA molecules.
L’internazionalizzazione è una realtà. L’economia non conosce frontiere e la necessità di inviare i lavoratori in missione all’estero, per durate più o meno brevi, è ormai una condizione comune a tante aziende italiane, di tutte le dimensioni. Le occasioni possono essere diverse: incontri di affari, nuovi stabilimenti, partecipazione a società locali, cantieri di costruzione, installazione o manutenzione di impianti. Il modo in cui gestire la sicurezza dei lavoratori impegnati all’estero può diventare un problema, e l’attuale pandemia di COVID-19 ha contribuito a complicare le cose.
Le fonti di informazione
Il primo passo per pianificare una missione all’estero è quello di fare una ricognizione delle leggi in vigore nel paese da visitare.
Valutazione dei fattori legati al sito
Una volta definito il panorama normativo, è necessario informarsi sulle condizioni locali che possono impattare sulle nostre attività: sicurezza personale, regime dei visti e dei permessi di lavoro, profilassi e vaccinazioni obbligatorie e consigliate, situazione sanitaria e possibilità di comunicare con l’estero.
Safety e security
Occorre considerare che la giurisprudenza ha iniziato a considerare rientranti nel perimetro delle responsabilità aziendali i rischi cui sono esposti i lavoratori all’estero in conseguenza dei viaggi e della presenza in aree con problemi di ordine pubblico, per non dire in zone di guerra. La cosiddetta “Sentenza Bonatti”, che nel gennaio del 2019 ha condannato i vertici dell’impresa di Parma per “cooperazione colposa in delitto doloso” per la morte di due dipendenti italiani rapiti in Libia, in questo caso ha fatto scuola.
La trasferta e il soggiorno
In ogni caso, anche nei paesi più tranquilli, l’azienda che invia lavoratori in trasferta dovrebbe pianificare i viaggi in modo da mantenere il contatto con i lavoratori in missione. In generale nella scelta del mezzo di trasporto le mere considerazioni economiche dovrebbero passare in second’ordine rispetto alla sicurezza del viaggiatore.
Alberghi e alloggi
Per missioni di breve durata, il soggiorno dovrà fare riferimento ad alberghi o altro tipo di ospitalità privata. La scelta dell’hotel deve essere improntata a criteri di igiene dell’alloggio e del vitto: in questo caso le grandi catene internazionali sono una relativa garanzia, anche nei paesi con gli standard più bassi. Nelle zone con problemi di ordine pubblico il consulente per la security potrà indicare quali sono le aree in cui è possibile alloggiare e quali quelle da cui è meglio tenersi a distanza, questione da tenere in considerazione anche nell’eventualità le persone in trasferta vogliano fare un po’ di turismo nel tempo libero, e visitare il luogo in cui si trovano.
Informazioni al personale
Lavorare in un paese straniero significa doversi confrontare con leggi e con mentalità che possono essere anche molto lontane da quanto siamo abituati, e solo persone con spiccate doti di apertura mentale e di flessibilità dovrebbero essere scelte per queste attività. Questa valutazione non è motivata solo da aspetti etici; ci sono importanti conseguenze pratiche in cui un’organizzazione può incorrere solo perché ha mandato la persona sbagliata nel paese sbagliato: rescissioni di contratti, ma anche incidenti, omicidi e arresti, causati da un approccio improvvido alle sensibilità dei locali, sono avvenuti in passato, e quindi potranno accadere anche in futuro.
Gestione delle emergenze
Un tema imprescindibile del lavoro all’estero è la necessità di potere fornire assistenza sanitaria ai propri lavoratori in qualsiasi momento, per cui la scelta di una assicurazione sanitaria internazionale è fondamentale. L’offerta ospedaliera nel mondo è molto varia, e le condizioni in cui questa viene erogata possono essere estremamente differenti da quanto noi siamo abituati.
Rapporti con le autorità locali
Quando la missione inizia a prendere consistenza, magari con l’apertura di un ufficio e la presenza continuativa di personale espatriato, è il momento di studiare come individuare e prendere contatto con le autorità locali che possono essere rilevanti per le attività svolte. Chiedere un incontro per presentarsi è una cosa che susciterà il loro apprezzamento, tantopiù se ci si trova in un’area remota, magari scarsamente popolata, dove anche la presenza di un piccolo gruppo di “forestieri” fa notizia.
Il COVID-19
Il COVID-19 ha introdotto una ulteriore criticità nella programmazione delle missioni dei lavoratori italiani all’estero. La pandemia ha investito tutto il mondo, ma il contagio si è sviluppato con modalità differenti in tempi differenti a seconda del paese. Ulteriori fattori di complicazione sono anche in modo in cui ha risposto sistema sanitario dei vari stati, nonché la capacità di raccogliere e processare le informazioni, unita ad una certa volontà politica di divulgarle o, al contrario, di mantenerle riservate.
Puoi leggere l’articolo completo sul numero 12 del 2020 di Igiene & Sicurezza del Lavoro.
Quando viaggiavo molto, prima della pandemia, mi ero reso conto che le istruzioni di sicurezza attiravano la mia attenzione solo quando erano raccontate in maniera divertente e interessante. Vorrei condividere questo video di Alaska Airlines, che vuole sensibilizzare sul comportamento da tenere per combattere l’infezione da COVID-19. Simpatico e che mi ha fatto tornare in mente le notti in discoteca da ragazzo, a ballare con i Men without hats.
It has been said that, in recent years, great progress has been made in the safety of work environments and equipment, as well as in the materials used. We have devised increasingly refined rules on how to organize companies, work environments, work processes and their interrelations, on how to train workers in various activities.
Sometimes, this effort was not matched by a similar decrease in accidents and injuries. The weak point seems to be the human factor: every now and then, workers are their own main enemies, because they resist the adoption of good safety practices in the workplace.
The worker, consciously or unconsciously, can engage in behaviours that result in little or no support for good safety practices. One of the most relevant issues in this respect is the relationship with the hierarchy, with the employer.
The worker, at times, develops a feeling of misunderstood loyalty with the employer which, often in small organizations, is perceived as “close”. These are those conditions in which, for example, safety is seen as a productive and economic burden, and the worker lends himself to relieving the employer, in part or in whole, of this burden. Often the company, the organization, is perceived as an extension of the family, and laws, regulations, and inspections, are seen as something that disturbs their tranquillity. For example, there are known cases of workers reluctant to apply for recognition of an occupational disease because of exposure to asbestos, given that they have developed a friendship with their employer for decades. Of course, the process by which safety is treated as a trivial matter, and of little importance, can take place in the good faith of the employer, with the misunderstanding of the informal messages it sends out. If the employer is more inclined to make observations relating to the time taken to work or to complain about the economic weight of running a business, and never reminds his collaborators to comply with safety regulations, it is normal that the latter are more careful to improve their work performance, rather than following the rules for safe execution.
Not to mention the messages that are explicitly issued by the employer or by the entire hierarchical chain: the underestimation of the dangers, the commiserating devaluation of everything concerning safety in the workplace, such as people, PPE, rules, are a tremendous example.
Returning to workers, the older or more experienced ones can sometimes refuse to adopt safe working practices for two reasons: the first is when it comes to the introduction of new activities, equipment or procedures, due to the natural resistance to innovation that characterizes the majority of people. But the problems may also be due to the claim, widespread among the most experienced workers, that their experience or the skills they have achieved can give them better control of operations. This is the reason for several accidents, due to lightness, to the fact that it was decided to follow a shortcut with respect to ordinary practice, to impromptu changes made on equipment and machines.
At the other end of the experience, younger and less experienced workers are prone to lukewarmly accepting safety practices in the company because they are still disoriented, due to their lack of experience in the tasks and in the workplace: they have not yet evaluated the “measure” with which to relate in the company; whether their attitude will be considered acceptable or will they be regarded as troublemakers. The low evaluation they have of themselves is also relevant, especially when they are at the beginning of their career and occupy the humblest jobs: they consider any working condition acceptable, especially in conditions of joblessness, with gratitude because, precisely, they must gain experience.
A relevant aspect of the opposition, open or creeping, of workers to the use of good safety practices is a consequence of a recurring condition in human groups: the herd effect, when the personal critical capacity is completely cancelled while waiting for orders. And since a significant part of the behaviours that can be observed in the workplace can be the consequence of informal messages such as conducts, which workers observe or infer from company management, it becomes essential for this to be aware of the importance of behaving in public consistent with the objectives of the organization’s policy, considering that every occasion is important to give a message.
Clearly, it is the responsibility of the company management, in planning related to the OHS management, to bear in mind that these factors can have a heavy impact on the result. Whether the goal is the minimum, that is, compliance with the law, the more so if more ambitious goals are set.
Nella foto: Settembre 2013, i lavori di ampliamento sotto traffico della galleria Montedomini sull’Autostrada A14.
La decisione di intraprendere il percorso di costruire o modificare i propri processi di business in relazione ai requisiti dello standard ISO 45001, se non addirittura di puntare alla certificazione del sistema di gestione per la salute e la sicurezza, è una questione che può impegnare anche in maniera rilevante il presente ed il futuro prossimo delle organizzazioni che affrontano questo passo. Una valutazione delle risorse da utilizzare per la costruzione e per garantire il funzionamento del sistema di gestione è doverosa, soprattutto perché il pericolo è quello di lanciarsi in un’avventura senza avere la concreta possibilità di raggiungere gli obiettivi che ci si pone. Il capitolo 7.1 Risorse dello standard definisce i requisiti da rispettare, intese come le persone dedicate al sistema di gestione, ma anche infrastrutture (locali, attrezzature, mezzi di trasporto), in termini abbastanza generici, sufficienti però ad indirizzare l’analisi su quello che efficacemente contribuisce al successo del sistema di gestione. Alcune di queste specifiche, in particolare quelle relative alla competenza delle risorse strategiche per le prestazioni del SSL, vengono approfondite dai capitoli successivi.
Quali risorse
Occorre però considerare che l’accesso alle risorse più appropriate, potrà influenzare non solo il modo in cui il sistema di gestione sarà amministrato, ma anche e soprattutto come esso sarà progettato e determinati i suoi obiettivi. Nei sistemi di gestione costruiti secondo L’High Level Structure – il modello per questi standard elaborato dall’ISO – l’analisi del contesto dell’organizzazione definita dal capitolo 4, con le due specifiche relative alla comprensione dell’organizzazione e del suo contesto e alla comprensione delle esigenze e delle aspettative dei lavoratori e di altre parti interessate, è il momento in cui vengono definiti gli obiettivi, individuati i mezzi necessari e vengono analizzati quelli in possesso dell’organizzazione stessa. Onde evitare di eseguire analisi superficiali, che inevitabilmente impedirà di ottimizzare gli obiettivi, costruendo un sistema di gestione lontano dall’ottimizzazione dei processi, sarebbe opportuno assicurarsi il supporto di una persona esperta, esterna all’organizzazione per il supporto a queste attività. L’assenza del coinvolgimento nelle dinamiche interne dell’organizzazione, nonché l’attribuzione di un incarico ben definito e limitato al supporto per la progettazione del sistema di gestione, dovrebbero essere la garanzia di un punto di vista distaccato ed imparziale, e perciò funzionale agli obiettivi dello standard.
Leggi l’articolo ISO 45001: impossibile senza risorse adeguate sul numero 11/2020 di Ambiente & Sicurezza.
L’atto pericoloso, dice Reason, può essere voluto o non voluto. Gli atti involontari possono essere classificati in sviste, distrazioni o errori, a seconda di come si è generata la deviazione. È una svista quando si scambia un’azione per un’altra, evidentemente per un deficit dell’attenzione. Quante volte siamo usciti di casa prendendo il mazzo di chiavi sbagliate, ad esempio? O abbiamo preso l’attrezzo sbagliato dal bancone, fidandoci della memoria della sua posizione? Si tratta di una dimenticanza, invece, quando, letteralmente, dimentichiamo uno o più passi di un particolare procedimento. O, magari, quando, a metà del lavoro ci rendiamo conto di avere perso di vista l’obiettivo con cui avevamo iniziato.